mercoledì 8 marzo 2017

L'agnello cattivo di Katja Lange-Muller Neri Pozza Editore

Harry e Sonja si conoscono in una Berlino ancora divisa dal Muro che separa capitalismo e comunismo. Tra loro nasce un rapporto d'amore tenero e libero, fatto di gelosia ma anche di spazi e libertà. Proprio come la Berlino di quegli anni, descritta nelle strade e nelle piazze come se i dettagli scrupolosi dell'autrice volessero mostrare un percorso di vita più che uno spazio urbano. Un percorso tortuoso quello di Katja Lange-Muller, berlinese di nascita, reazionaria fin dalla scuola da dove viene espulsa giovanissima, giornalista nella stessa capitale tedesca, poi studentessa a Lipsia e operaia in Mongolia.
Quella che descrive l'autrice berlinese è il suo universo cognitivo di spazio e di sentimenti. L'amore che prova per Harry può essere considerato simile a quello che prova per la sua Berlino: contraddittorio e contrastante con la sua realtà idealizzata, ma profondo e radicale; tanto da rimanere vicino a lui fino alla morte che arriva dopo una lunga agonia in un centro di malati di Aids; tanto da ritornare a Berlino dopo una lunga permanenza in Svizzera, quando la sua vita poteva prendere un'altra piega.

lunedì 6 marzo 2017

Il viaggio di Vittorio Arrigoni

Difficile non commuoversi già dalle prime pagine di questo libro che racconta la storia normale di un ragazzo speciale, nato e cresciuto in Brianza e barbaramente assassinato a soli 36 anni a Gaza. A narrarla è la viva voce in prima persona della madre di Vittorio Arrigoni, Egidia Berretta, una donna religiosa, lavoratrice, che rinuncia al posto fisso per fare la mamma e crescere i suoi due figli. Vittorio viene su come un bravo ragazzo, stretto tra l'affetto familiare ed un'esistenza agiata che si avvia verso la più assoluta normalità. "Vivere con le ali recise non fa per me" scrive Vittorio alla madre in una lettera, a testimonianza che quel ragazzo non sarebbe mai voluto diventare "normale". La storia di Vittorio è una di quelle storie che diventano note al grande pubblico subito dopo la sua fine, quando si accendono le telecamere e svanisce l'ipocrisia; ma subito dopo scatta l'operazione di normalizzazione delle idee, delle azioni, che sono e restano individuali, che sono e restano spinte da una forza straordinaria e che vengono poi rinchiuse nella più rassicurante e compiacente categoria del martire, dell'eroe. No, questo libro dimostra il contrario.

giovedì 2 marzo 2017

Luciano Bianciardi, "Il precario esistenziale"

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Luciano Bianciardi,
"Il precario esistenziale"
a cura di Gian Paolo Serino,
Edizioni Clichy
www.edizioniclichy.it
Luciano Bianciardi è uno di quei personaggi che ti accendono qualcosa dentro, una fiammella che poi messa insieme ad altre forze possono dare la spinta ad un incendio di cambiamento. Era forse questa l'idea principale dello scrittore di La vita agra, "la storia di un'incazzatura in prima persona singolare", è anche un romanzo che spopola negli anni '60 con ventimila copie vendute e arrivato alla quarta edizione in poco tempo, fino all'ultima di oggi, ripubblicato da Feltrinelli nel 2013. Il romanzo che lo rese famoso fu anche l'occasione che colse Bianciardi impreparato a vivere ciò per cui combattè per tutta la vita. Il successo, proprio non lo sopportava questo scrittore che fu anche uno dei redattori nella prima redazione di Feltrinelli a Milano e che ebbe poi il coraggio di licenziarsi per dedicarsi alla traduzione e alla scrittura. Bianciardi è stato autore di nove romanzi, traduttore di autori come  Miller e Faulkner, dei classici Conrad e Stevenson, oltre che dello strepitoso Ritorno al mondo nuovo di Aldous Huxley e tanti altri, collaboratore di "Guerin Sportivo" e di quotidiani come "l'Avanti", "Il mondo" sui quali scriveva i suoi memorabili editoriali contro Milano e il miracolo economico italiano. «Bastano pochi mesi – , scrive Bianciardi nel libro Luciano Bianciardi – Il precario esistenziale a cura di  Gian Paolo Serino, Edizioni Clichy – perché chiunque si trasferisca qui si svuoti dentro, perda linfa e sangue, diventi guscio: tra 20 anni tutta Italia si ridurrà come Milano».

giovedì 23 febbraio 2017

Raymond Carver: "Quello che Ralph non capiva"

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Quella che segue è una dettagliata sinossi di "Vuoi star zitta per favore?", uno tra i più famosi racconti di R. Carver, quello che dà il titolo alla sua prima raccolta pubblicata per la prima volta nel 1976 in America di cui la foto illustra una delle tante edizioni che furono pubblicate del libro. Successivamente vi propongo un estratto dallo stesso racconto. In questo brano che precede il finale del racconto leggeremo la scena in cui Ralph torna a casa dalla notte passata per la strada, a fare i conti con la sua decisione di lasciare o no la moglie. E' un racconto molto intenso, scritto con uno stile molto curato ed allo stesso tempo efficace. Dopo una serie di tentativi di studiare prima medicina, poi legge all’università, Ralph trova la sua strada grazie al dottor Maxwell, un professore di lettere e decide di diventare professore. Conosce Marian Ross, una ragazza molto bella, ma anche una studentessa molto seria di cui si innamora subito e, appena laureati, i due si sposano e vanno a vivere in California. Dal loro matrimonio nascono due figli Dorothea e Robert. La vita di Ralph e Marian sembra perfetta, ma Ralph porta dentro di sé un atroce dubbio.

mercoledì 4 febbraio 2015

Forbici: un romanzo biografico su Raymond Carver





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Guardare il proprio mito attraverso una lente d’ingrandimento, scoprire retroscena della sua vita fino a comporne un’opera letteraria, può servire a comprenderne meglio gli insegnamenti, a svelarne la dimensione reale, i limiti che ne fanno un uomo in carne e ossa. Vuol dire anche liberarsi dall’ossessione che nel tempo si sviluppa per il mito stesso, svestirlo dai panni della “sacralità” e metterne in evidenza il carattere puro, per avvicinarsi alla sua essenza e comprenderne la natura delle scelte. In una parola, scoprire la verità. È quello che Stéphane Michaka fa nel suo romanzo Forbici che racconta l’ascesa verso la notorietà come scrittore di Raymond Carver, considerato anche in Italia il più influente tra gli scrittori americani di racconti brevi della sua generazione. La storia indaga il rapporto tra lo scrittore e Gordon Lish, editor della rivista Esquire di New York che fu il primo a scoprire in lui il massimo esponente della nuova narrativa realistica degli anni ’80. Nel suo terzo romanzo, pubblicato in Francia nel 2012, Michaka racconta la storia umana e professionale consumatasi alla fine degli anni ’70 tra Raymond e Douglas (trasposizione letteraria di Gordon Lish) e ricostruisce i retroscena che portarono l’editor più famoso d’America a far “salire a bordo” sulla grande nave degli autori più promettenti e noti degli Stati Uniti. Il prezzo da pagare da Raymond è molto alto. “Hai troppo cuore” dice Douglas a Raymond nel giustificare le pesanti correzioni e i tagli brutali fatti ai suoi racconti per renderli agili, ficcanti e pubblicabili sulla sua prestigiosa rivista di New York. In questo rapporto si intromette la moglie dello scrittore, Marianne che prende spunto dal nome vero di Marianne Burk, moglie, musa e preziosa consigliera dello scrittore in quasi tutti i suoi racconti pubblicati nella raccolta uscita nel 1976, Vuoi star zitta per favore? dedicata proprio a lei da Carver.

mercoledì 18 aprile 2012

Le rose della mamma*

*Racconto pubblicato sul numero 47 della rivista Sagarana diretta da Julio Monteiro Martins


La mamma non la sopportavo più. Ero proprio arrivato ad un punto di non ritorno. Fin da piccolo non riesco a comprendere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Ora le cose mi sono un po’ più chiare.
Le rose, queste benedette rose. Oggi è giunto il giorno, il giorno di piantarle. Per la mamma ho scelto questo pezzo di terra fresca nella corte dietro casa. Le voglio piantare proprio qui le sue rose, quelle che diceva sempre di voler piantare quando la facevo arrabbiare, diceva, con quel suo sbuffo eterno, diceva che era meglio il giardino, occuparsi del giardino, più che dei figli. Le piante e i fiori forse qualche soddisfazione te la danno, diceva.
A ripensarci, ha proprio un brutto carattere la mamma. In fondo lo so che non è cattiva.
Ma quel suo difetto, quell’orrendo difetto che aveva di parlare senza ascoltare. Lo odiavo quel modo di fare. Quando qualcosa non le andava bene iniziava a borbottare, agitando la testa e facendo vibrare quella sua gota cadente sotto il mento e pronunciando, ogni tre parole, quel suo “Non lo so” con cui dava sfogo alle sue continue lamentele. Li infilava ovunque quei suoi “Non lo so”: all’inizio, alla fine o in mezzo a quelle che parevano essere sempre le sue sentenze di morte. “Non lo so, la Gina dice che il tetto perde acqua e vuole soldi da me, non lo so!”. Oppure: “Dove credi di andare, non lo so, conciato così”, e ancora: “Non lo so, vuoi stare veramente con quella poco di buono!”. Mi faceva disperare la mamma.

martedì 27 marzo 2012

Oltre il libro niente

Era il 2008 e lavoravo come responsabile commerciale in una piccola casa editrice. Avevo messo i miei manoscritti nel cassetto anche se continuavo a scrivere questo blog. Una domenica in libreria comprai un libretto su come "diventare scrittore", uno di quei manuali che molti definiscono indispensabili per impratichirsi dell'arte della scrittura. Volevo tornare a scrivere di nuovo. Ancora dovevo aprire una pagina di quel libro ed era già un pezzo che avevo questo piccolo tomo nella mia libreria che richiamava continuamente la mia attenzione. La libreria la tenevo in camera da letto, non essendoci molto spazio nel resto della casa, ed a fianco, vicino alla finestra, un tavolino con sopra una vecchia macchina da scrivere comprata in un mercato di roba usata a 20 euro. Ogni volta che passavo di là, mentre mi avviavo verso la mia ora di scrittura "a mano", notavo il David Copperfield. Doveva essere letto, presumo. Inizia ma non lo finii mai. Ero troppo concentrato sulla scrittura e la lettura allora mi pareva una divagazione troppo lussuosa. Poi nel leggere quel libretto sulla scrittura, mi veniva dato il consiglio di leggere con attenzione i libri degli scrittori migliori e di carpire le tecniche, la forma, anche accoglierne le idee se ne fossi stato convinto tanto quanto l'autore. 
Con gli anni ho imparato l'importanza della lettura e la dedizione che ho messo in essa ho cercato di trasportarla anche nella scrittura. 
David Copperfield è una palestra dove esercitare parole. Del resto lo dice anche in un passo del libro Dickens quando Trotwood incontra il suo vecchio medico di Blunderstone, una volta raggiunta la fama di scrittore, il quale curioso della sua carriera osserva che deve essere una bella fatica quella di scrivere un libro. "Lo è anche quella di leggerlo!" risponde acutamente Trotwood.

venerdì 23 marzo 2012

Dino Campana e la Firenze del '900




Ardengo Soffici
I rapporti tra un uomo e una città sono sempre, per lo meno, abbastanza complessi. Se poi l’uomo è Dino Campana e la città si chiama Firenze, allora le complicazioni aumentano”. Era questa la dichiarazione di massima dell’articolo scritto da Gino Gerola e pubblicato da Paolo Panigiani, su Dino Campana a Firenze.
Diciamoci la verità: Campana non è un poeta considerato come dovrebbe nella storia della letteratura di Firenze. Se un critico di fama mondiale come Harold Bloom inserisce Campana tra i maggiori poeta italiani moderni sul “Canone occidentale” insieme a Pirandello, Calvino, Ungaretti e altri mostri sacri, nella critica italiana si è ritagliato costanti ma troppo sparute nicchie di consenso all’autore di unico libro, i “Canti Orfici”, ricco però di sperimentazione linguistica e integrità poetica. E Firenze non si è mai neppure sognata di celebrare il poeta nativo di Marradi che ha trovato più fortunati lidi nella sua provincia più vicina di Scandicci e Lastra a Signa o in città come Bologna e Genova.  La sua epopea e fascinazione, sua e del suo manoscritto “Il più lungo giorno” smarrito nel lontano 1913 e ritrovato nel 1971 nella soffitta della casa di Poggio a Caiano del pittore Ardengo Soffici, sono legati ad emisferi che furono a cavallo, prima e dopo, la storia di Campana a Firenze. Troppo lirico per i futuristi, troppo avanti per il purismo linguistico dei poeti ermetici, Campana ha trovato fortuna solo dopo gli anni ’50 quando in Italia ci si cominciava a disfare di un passato pedante o burrascoso, nella poesia come nella politica, ed iniziava ad emergere la figura dei poeti “bohemien” come, forse riduttivamente fu definito Campana.

mercoledì 30 novembre 2011

martedì 22 novembre 2011

Avanti Tecnocrati!

La classe politica italiana e tutto il suo chiacchiericcio mediatico e burlesco è stato spazzato via in questi giorni dalle facce serie e austere del nuovo governo. I miei amici politici e politicanti tacciono. E questo mi preoccupa. L'Europa sembra apprezzare e questo anche mi preoccupa e non poco. Sembra che la democrazia non riesca a far funzionare le cose ed allora ecco entrata in campo la tecno-crazia montiana. Avvocati, prefetti, banchieri, amministratori delegati. Ma è questo il governo che ci meritiamo? Dimostrazione ulteriore che a Berlusconi non c'era alternativa, che nessuno in Italia si vuol prendere la responsabilità, forse non ne ha le capacità?, di assumere il comando in questa situazione. Forse perché invece di pensare a fare il loro lavoro per bene, la classe politica in questi anni si è barricata in difesa di vecchie idee e privilegi che il cavaliere voleva in parte mettere in discussione.