sabato 27 gennaio 2007

All'italiana, again

I giorni passano. Le rotative, quelle meccaniche e quelle elettroniche, imprimono sui fogli vergini e sugli schermi vuoti i caratteri che si comporanno l'uno con l'altro a formare i titoli, gli articoli, e i fondi che rimandano a vicende di malasanita', a faccende di mafia universitaria, ad accatastamenti di allegra e spensierata gestione della burocrazia giudiziaria. Ho avuto come l'impressione, cantava qualcuno, che tutto questo sia stato reso noto alla pubblica opinione quando i giochi oramai sono fatti e le regole stabilite. L'impianto del mondo universitario italiano e' quello delle baronie e rimarra' tale, nonostante i proclami, i falsi sbigottimenti, e le prese di posizione delle verginelle di turno. E' una questione di mentalita'. Per una serie innumervole di aspetti della vita quotidiana che veicola pure un comportamento di carattere macroscopico, noi italiani siamo un popolo feudale, a cui piace cullarsi nel grembo delle strutture che prevedono vassalli e valvassori. Amiamo la figura carismatica del plenipotenziario, alla quale riconosciamo dei poteri a dir poco divinatori, e per accedere alle sue grazie e beneficiare delle trame dei suoi rapporti, siamo pronti a disporci in poszione prona. Odiamo la meritocrazia. Troppo faticoso mettersi in gioco e in discussione sul tappeto delle competenze e dei meriti. Meglio aggirare l'ostacolo chiedendo di nasconderci sotto l'ala protettiva del barone di turno. Ci comportiamo in modo da non scontetare il capoccia. Sissignore, mi dispiace ho fatto male.
Da troppi oramai appariamo come l'Alberto Sordi de "L'arte di arrangiarsi" di Luigi Zampa.
Chissa' se ci sara' un giorno in cui potremmo riconoscerci nell'Alberto Sordi che si riscatta nell scena finale de "La vita e' difficile" di Dino Risi.

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