mercoledì 24 gennaio 2007

All'italiana

Nel corso delle ultime settimane, Fabrzio Gatti-giornalista del settimanale "L'Espresso"- ha reso manifeste le condizioni igienico-sanitarie in cui versa uno dei piu' grandi ospedali d'Europa: il Policlinico "Umberto I" di Roma. In uno degli ultimi numeri, il periodico di casa De Benedetti, ha riportato un'intervista di Gatti al direttore generale della struttura ospedaliera romana, e un articolo sul ruolo dell'accademia (intesa nel senso dei cosiddetti baroni universitari) nell'ambito della gestione dell' ospedale "Umberto I". Ebbene, partendo da alcune constatazioni riguardanti Luigi Frati, preside della Facolta' di Medicina e Chirurgia dell 'Universita' "La Sapienza" di Roma, segnatamente sul ruolo che egli svolge per l'assegnazione (all'italiana) di cattedre e reggenze di vario genere, e' possibile giungere a delle considerazioni riguardanti il rapporto perverso che si e' venuto ad instaurare tra Policlinico ed Universita'. Nei fatti, i rapporti di forza esistenti tra le varie componenti del mondo accademico, e la conseguente necessita' di stabilizzarli allo scopo di non fare esplodere il sistema delle clientele e delle raccomandazioni, hanno condotto e conducono a "giocare" una partita senza fine, le cui regole si basano sulla creazione e sulla proliferazione di nuove cattedre per l'assegnazione delle quali scendono in campo i luminari. Conseguenza. Esisteranno piu' cattedre che posti letto da dedicare alla degenza ospedaliera. Tutto sulla pelle di quanti si affidano alle cure del personale medico e paramedico.
Un siffatto braccio di ferro tra fazioni accademiche e' un confronto che si svolge in qualsivoglia ambito universitario. Tutto e sempre con il risulato di sacrificare la qualita' , l'efficienza, e la reale formazione di nuovi quadri realmnte competenti nei settori di pertinenza, in nome del prestigio e del narcisimo di pochi.
Attenzione. L'Europa ci guarda.

1 commento:

toni lanza ha detto...

Ne so veramente poco per esprimermi in merito al mondo dell'università e ad i suoi "delicati" equilibri... Ma l'impressione è che il potere baronale (come lo definisci tu e come illustrerebbe il lavoro del giornalista dell'espresso) risulta influenzare da sempre strati ben più profondi della società e che vanno ben al di là dell'apparentemente chiusa vita universitaria. Ci sarebbe da fare una serie di riflessioni che ci condurrebbero a chiederci quanto sia opportuno che strutture pubbliche come gli ospedali siano così pesantemente oppresse da un tipo di logiche che rifuggono dalla sua stessa strutturam, ma che si intersecano in maniera macabra con logiche clientelari legate a piccoli interessi di veterani delle cattedre universitarie. Senza contestare il fatto che i professori, i baroni, che occupano ruoli di spicco nel panorama universitario italiano possano assumere posizioni strategiche e politiche di rilievo (fatto questo già vergognoso di per sé, in quanto si allontana completamente dal loro ruolo accademico e sociale!), perché ormai fanno parte della normalità dei fatti e di endemica e malata consuetudine di contesto; la conseguenza più grave di tale tipo di tendenza è il crescere di una classe dirigente e del suo benessere economico - ed incremento in termini di potere - a dispetto di una decente funzionalità di strutture - come gli ospedali - legate alla società e da essa profumatamente sostenute attraverso tasse e tributi. Forse il problema è eternamente quello di chiederci il perché la classe politica e chi la spalleggia possano continuare con il nostro consenso a proliferare e rinsaldare logiche meritocratiche basate sull'appartenza politica oppure ad un determinato "lignaggio". Basti pensare che i "Professori", oggi, sono al governo...