giovedì 11 gennaio 2007

Carlo Ponti

Nella giornata di ieri e' venuto a mancare Carlo Ponti, produttore cinematografico il cui nome e' legato a pellicole di vario genere. Ai fini della comprensione del personaggio e di un modo di fare cinema che non c'e' piu', due titoli su tutti. La Ciociara di Vittorio De Sica e Blow-up di Michelangelo Antonioni.
La morte di Ponti mi induce a riflettere sull'attuale stato di salute del cinema italiano. In particolare, sulla drammatica invasione di campo da parte di produttori cinematografici il cui ruolo si esaurisce in quello di meri finanziatori di pellicole che garantiscano un massiccio riscontro al botteghino.
Piu' precisamente. Con il passare degli anni, la parallela trasformazione della societa' nella sua interezza, e la abnorme importanza assunta dal piccolo schermo, la figura del "produttore-cinefilo-mecenate" e' stata quasi del tutto soppiantata da quella di produttore tout court, il quale consegna all'esterno della industra cinematografica un prodotto rispondente a precise e determinate esigenze di mercato allo scopo di garantire utile e profitto all'azienda.
Cio' che potrebbe sembrare un semplice segno del tempo che passa e del cambiamento generale dei valori di riferimento, e' in realta' la miccia che ha innescato e continua ad innescare una reazione a catena. La quasi totale scomparsa di un cinema popolare di intrattenimento dotato di un alto spessore qualitativo ne rappresenta un meccanismo paradigmatico, il quale ha condotto ad una schizofrenia delle pellicole che popolano le sale. Nei cinematografi, assistiamo o alla proiezione di commedie pasticciate e scollacciate o alla proiezione dei film cosiddetti di nicchia. In mezzo esiste, come dire, una "zona grigia" che stenta e stentera' ad allargarsi.
Il tempo va veloce e non ritorna. E mi ritrovo a scegliere tra uno sguaiato Vanzina e un piatto Calopresti. Mai piu' tra Dino Risi e Marco Ferreri.


Nessun commento: