sabato 20 gennaio 2007

Dal barbiere Salvatore

Al sabato mattina, quando l'aria della fabbrica è intrisa dell'odore di grasso rappreso sulla catena di montaggio ferma, e i banchi della frutta del mercato sono presi d'assalto da impiegati che si improvvisano a fare la spesa, il salone del barbiere è sempre molto affollato.
Da una certa ora in poi, tutti i personaggi del quartiere vi si cominciano a radunare, come se tutto fosse stabilito da un codice di appuntamenti mai scritto.
Salvatore sta facendo la barba ad un signore che ad occhio e croce avrà una sessantina d'anni. Il "mastro" , le gambe divaricate, il rasoio stretto tra le prime due dita della mano destra mentre le altre sono lasciate libere di rimanere per aria, fa scorrere la lama lungo la pelle bruna e tesa dell'uomo. Durante la giornata ne seguiranno molti altri, e la lametta esplorerà ora pelli ruvide come carta-vetro, ora guance morbide come il sederino di un bimbo di pochi anni.
Il salone è pervaso dagli odori di dopobarba, quelli di colore giallo contenuti nella boccetta con lo spruzzatore arancione, di cipria e di gel al cocco per capelli ribelli. L'atmosfera si impregna di rumori prodotti dalle voci di Spaghetto, storico tossicomane della Piana del Sele e di Tommasino, ultras mai pentito. I due si rimproverano a vicenda le loro fedi calcistiche, i loro credo politici, ed è tutto un susseguirsi di saluti romani, di pugni chiusi alzati, di cori curvaioli, di inni a Benito a destra, e a Baffone a sinistra.
Otto o nove persone siedono sulle poltroncine di finta pelle rossa, di quella che nei giorni di estate pieni di zanzare e grondanti umidità e sbuffi per il caldo, ti si appiccica al culo. Tra uno sguardo all'ultimo numero di Cronaca Vera, e una lettura della prima pagina del quotidiano rosa, si godono lo spettacolo. Vi prende parte pure Salvatore, che agita il rasoio con il quale disegna nell'aria una serie di circonferenze per sostenere le sue strane tesi sul movimento dei taxisti, dei panificatori, sulle paure dei farmacisti che temono di vedere trasformato il loro camice in un grembiule da pizzicagnolo. I tre intranittori estemporanei si guardano. Tacciono per un istante. E' il momento del caffé.
Tommasino mette la mano nella tasca destra dei suoi pantaloni, e tira fuori un telefono cellulare del quattro, come si dice da queste parti. Chiama il bar più vicino. Dopo qualche minuto, si vede arrivare un ragazzo con i capelli neri, gli occhi piccoli, che camminando come cammina chi ha giocato a pallone per molto tempo, porta un vassoio in braccio. E' il giovane del bar. Qui tutti lo chiamano Perry Nason, per un suo particolare anatomico importante, e perchè, a tempo perso, studia legge.
Ognuno accorre al vassoio appoggiato sul pianale di marmo accanto alle confezioni da schiuma da barba, alle lozioni per capelli deboli, agli stracci bagnati con i quali Salvatore pulisce i lavandini.
Il signore bruno si discosta dallo schienale della poltrona e facendo perno sulle braccia si tira su per stare più comodo. Libera il bicchierino di plastica dalla pellicola di alluminio che lo copre e manda giù il caffè. Mentre sorseggia guarda nello specchio che ha di fronte per vedere cosa c'è alle sue spalle.
Solo una poltronicina in finta pelle rossa. Vuota. Una volta, al sabato mattina, vi sedeva un ragazzo con i capelli legati nell'attesa che Salvatore gli dicesse che era il suo turno.

1 commento:

toni lanza ha detto...

Che buffo! Anch'io una volta avevo un barbiere di nome Salvatore. Era proprio sotto casa mia, se ne stava freneticamente a fare capelli la sera per finire il lavoro presto; flemmaticamente a far la barba la mattina, con quegli occhi lucidi e sempre impregnati di sonno a quell'ora, da buon napoletano secondiglianese. Salvatore...quante volte passavo davanti al suo salone la mattina, e poi, di nuovo a ritorno per pranzo e lui sempre lì impegnato con i suoi clienti, boccheggianti d'estate e infreddoliti d'inverno. Salvatore, che alla sera ripassavo e stava sempre lì, pensavo: "Quanti tagli ha fatto, Salvatore, nella sua vita; quante ciocche di capelli e rasoi ha consumato..."
Quanti anni ha vissuto e vivrà in quel salone.