sabato 20 gennaio 2007

Lontano, sui binari

Il treno ha lasciato la stazione da pochi istanti. Nell'aria sono rimaste solo le scintille prodotte dal pantografo. Lontano, lungo i binari si intravede la sagoma dell'ultimo vagone pronto a fermarsi alla prossima stazione. Fra un minuto, tutto scomparirà, inghiottito dalla distanza. Lo sferragliare delle carrozze sui binari andrà a fare compagnia alle note disperse dalle radio attorno e alle briciole di fuoco della linea elettrica.
Aspettano il treno di dopo, sedute su una panchina in legno, delle giovani donne alle prese con i loro amori telefonici e le dispute sul cinema del sabato sera. Tra le gambe di una di loro, estranea a quel fitto inciuciare, una ferita aperta brucia ancora, e a nulla servono gli sforzi che ne vorrebbero bloccare le mille piastrine impazzite. Il tempo sigillerà con una cicatrice tutto quello che nessun uomo è riuscito a curare. Invano Giada aveva cercato di salvare il privato con il politiico. Ora, mentre il sangue cola tra le sue cosce, molti randagi leccano le gocce che quella piaga continua a stillare lungo le strade del mondo. E' tutta una questione di prospettive, pensava Giada alla fermata del treno. Ognuno trasforma il prorprio dolore alla sua maniera. Lei lo ha trasformato in sangue vivo con cui nutre chi stenta a campare e a vedere il nuovo giorno. Qualche altro lo trasforma in cattiveria colpendo i compagni e i fratelli alle spalle.
Una volta ci guardavamo negli occhi. Ed avevamo gli occhi belli, cantava il poeta.
Se tu fossi qui, non cercherei di medicare la tua ferita, ma mi basterebbe tenerti la mano per arginare il fiume in piena che vedresti nei miei occhi.

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