mercoledì 28 febbraio 2007

Alla fine della strada.

Inchiodati i minuti sull'asfalto ruvido, corrono lentamente le ore da un vuoto ad un altro. Non piu' pomeriggi assolati trascorsi all'ombra di un portico, dove, bambini, ci prendevamo per mano e facevamo cascare la terra. Chiusi per sempre i cantieri polverosi dove sulle pagine di qualche finzione erotica sperimetavamo la nostra puberta'. Non ci chiameranno piu' da una finestra di ringhiera. Alla fine della strada solo un volto di donna immaginato.

domenica 25 febbraio 2007

In fuga verso il centro

The Picasso Fractal (link sito)
I dato è tratto: il governo di centro sinistra, dopo dieci mesi è caduto. E' caduto perché non ha raggiunto il quorum di voti favorevoli al senato sull'interrogazione del centro destra sulla maggioranza dei voti per la politica estera. Una trappola dicono in molti ma fatto sta che la coalizione di governo non ha raggiunto il quorum necessario nella votazione al Senato dove aveva già dei voti risicati di base; dove, lo si sapeva, che due senatori di Pdci e Rifondazione Comunista avrebbero votato contro.
In merito alle scelte del governo sul prossimo rifinanziamento della missione in Afghanistan "non fa altro che seguire con coerenza la politica italiana degli ultimi cinquant'anni", come si complimentava proprio lui, il senatore Giulio "Cesare" Andreotti. Proprio lui, insieme all'altro senatore a vita Pininfarina è stato altresì doppiamente determinante: prima nel promettere di votare sì, facendo credere di poter sopperire ai "dissidenti"; poi per la loro improvvisa astensione dal voto che ha messo il governo in una situazione che mai avrebbe voluto.

Da tre giorni non si parla d'altro che del Prodi-bis che dovrebbe appoggiarsi ai voti di dissidenti del centro destra e di Marco Follini, ex appartenente all'Udc di Casini, nonché dai voti dei senatori a vita che, seppure rappresenta il punto nodale del nuovo governo a venire con il capo dello Stato che ha detto che "non devono essere decisivi a formare una maggioranza". Rifondazione e Comunisti Italiani sono ora segnalati come "inaffidabili", bacchettati anche dal ministro degli esteri D'Alema.

Ha tenuto quindi neanche un anno il governo di centro sinistra di Prodi che dimostra ancora una volta di come in Italia sia estremamente difficoltoso lasciare spazio ad una coalizione social democratica che abbia al suo interno partiti che rappresentino la sinistra comunista. Proprio nel momento che il governo di Prodi avrebbe dovuto cacciare le unghie e mostrare uno spostamento a sinistra del Paese, è caduto impunemente sotto le astensioni di due vecchi senatori democristiani e soprattutto dei dissidenti che, a giusta ragione, contestavano l'atteggiamento arrogante del premier e dei membri del futuro partito democratico durante tutta la durata della legislatura. Fin dall'inizio infatti lo stesso Romano Prodi è sembrato ingiustamente punitivo nei confronti delle prese di posizione della sua ala meno moderata, apparendo spesso imbarazzato (vedi Vicenza) e addirittura paziente e snob (vedi Dico). Quasi fosse un padre maturo che deve tenere a bada i suoi figlioletti insolenti. Ma a leggere la lettera di difesa sul Manifesto di Franco Turigliatto e considerando tutto quello che il partito gli ha rimproverato (compresa l'aggressione subita da un suo "compagno"!), c'è un atteggiamento di coerenza e buona fede del senatore che si è reso protagonista del primo stop del progetto della sinistra italiana al governo. Inutile prendersi in giro: la politica estera di D'Alema, nonostante i numerosi proseliti a sinistra come a destra, non ha rotto la discontinuità dell'atteggiamento dell'Italia sui fronti di guerra (avrebbe potuto?). Se è vero che il ritiro dall'Iraq è stato rispettato, è anche vero che l'Italia è il paese che guida la missione di "pace" in Libano, per la quale abbiamo portato lì più di tremila soldati e numerosa artiglieria pesante. L'afghanistan, idem con patate, visto che ad oggi sembra essere diventato uno dei punti nevralgici degli interessi mondiali, come dimostra anche la politica militare attuata dal premier inglese Blair che ha mandato in Afghanistan tutto il suo contingente destinato all'Iraq. Del resto, della guerra in Iraq nessuno sa più che farsene: oggi rappresenta solo una pericolosa esposizione ad attacchi terroristici in casa e ad una gestione impossibile su di un territorio ormai indomabile dalle faide tra sciiti e sunniti, appesantiti dall'amministrazione fantoccio voluta dagli Stati Uniti dopo la deposizione di Saddam Hussein.

Un'altra prova del fuoco, per non dire un patto del governo con la sua ala più estrema (non rappresentata certamente dai soli deputati di Rifondazione Comunista o del PdCI, ma anche da parte dei Ds), era rappresentata dall'approvazione dei Dico, i patti per le unioni civili che, se è vero che rimangono un progetto di legge agli atti in Parlamento, sono diventati il primo strumento di ricatto delle fazioni centriste e filo papali del nuovo governo che andrà a formarsi.

In conclusione, questo nuovo scenario dell'Italia che verrà appare come vecchio e sbiadito, come una foto già scattata ed ingiallita, per non dire un falso dejavù. Sì, perché non è una proiezioni della memoria né un'immagine onirica ma la realtà, che vede una coalizione di centro sinistra sempre più votata a diventare "democentrista", con probabili concessioni ad un opposiozione del centro destra che non sta vivendo certo un momento esaltante e preferisce accennare ad un inciucio di vecchia memoria con gli avversari politici. Ecco il quadro dunque, dopo nove mesi di governo di centro sinistra, abbiamo: a) una politica di sinistra inattuata; b) una caduta prematura del governo con conseguente perdita di credibilità tra l'elettorato; c) uno spostamento dell'asse governativo al centro; d) una finanziaria approvata e che sta per far emergere i suoi effetti solo adesso quando, svegliatici, ci riscopriamo ancora una volta più poveri. Mi chiedo: non si sentono presi in giro gli elettori dei partiti di estrema sinistra che hanno appoggiato questo governo e che probabilmente non vedranno cambiare le condizioni dei lavoratori precari e super tassati? Senza parlare poi degli ideali di pace in un mondo (inevitabilmente) in guerra, sventolati per tutta la campagna elettorale come i vessilli del cambiamento dopo l' "oscurantismo" berlusconiano?

Come disse in quella sua felicissima trasmissione dal nome l'Ottavo Nano, in una felice imitazione di Prodi, Corrado Guzzanti nel '96, quando forse c'era una maggiore libertà di espressione politica anche in tv: "Oggi le nostre promesse non valgono più... Allora bisogna fare nuove promesse!"

sabato 24 febbraio 2007

La ballata di Eli


Eli sta per Elian, israeliano non ebraico, laico. Elicotterista a 19 anni, tre anni di militare tra le bombe, quelle vere; due anni di lavori saltuari. Poi Londra per quattro mesi ed ora qui a Firenze per vivere, conoscere e meravigliarsi. Eli è venuto per riprendere ossigeno e cercare lavoro. "If i find the job...Fucker Mother! Florence is very nice only for the tourist". Ha vissuto dieci giorni nella speranza di trovare un lavoro che avrebbe potuto prolungarne la sua permanenza. Ha viaggiato per l'Europa con in tasca pochi soldi ed il sogno di una macchina fotografica digitale, per fissare le bellezze che man mano si lasciava alle spalle. Dopo pochi giorni con me ha imparato subito a parlare un inglese "spicciolo": forme verbali semplici, parole sempre le stesse: altrimenti non capivo. Ciò ci ha permesso per alcuni giorni di comunicare. Ma a farla da padrone è stato il non verbale, il non dicibile. Così in piazza della Signoria, l'altra sera, mentre un violino suonava nella semioscurità dei pochi lampioni accesi noi dicevamo poche parole, ci scambiavamo molti sguardi, con i quali ci venivano sentenze, giudizi. Ammirare per poi mozzicare qualche parola di incredulità di fronte alla bellezza delle statue in marmo, delle loro scene scabrose, pagane. Della maestosità di facciata di Palazzo Vecchio, fatto di quel brullo marrone, di quella sensazione di caduta imminente. "The tower is near...": la torre è vicina, dissi, passandoci sotto ed ancora quella facciata scoscesa e che sembra levigata nella pietra di una roccia: perfetta, monumentale. La torre viene verso di noi, il vertice sembra abbassarsi oppure schiacchiarci. "Che sera quella sera!" sentivo cantare...Poche parole, mal dette. Intensità di sguardi, di sorrisi, di "all right" tanti e tali da far resuscitare vecchi amici sepolti, in quel momento dimenticati. "I nostri popoli sono vicini (sempre e solo "near"!), gli dicevo spesso quando mi spiegava le tradizioni delle famiglie di Gerusalemme, il sesso e le ragazze; oppure la paura di un disastro imminente impresso in quegli occhi. Flussi di disperazione mi arrivavano dal fronte arabo-palestinese, e un senso d'incertezza proprio di chi non sa che sarà domani. Sud, pensavo: speranza di arrivare a domani. Forzatura, certo, a specchiarsi in Chi, come Eli, ha vissuto e vive la guerra sulla sua pelle non ha eguali se non i suoi simili nel mondo. Chi come Eli ha pilotato elicotteri che sganciano soldati di morte; chi come lui, distrutto da una perdita causata dalla deflagrazione di una bomba in un centro commerciale o in un caffè. Quella sera ero senza parole: le statue, la musica, il cielo che prometteva pioggia. "Sai cosa significa non sapere niente di cosa sarà domani, neanche se esisti?" disse. "Si, lo so". Da una parte il suo terrore, nel ricordo vivo della follia, della morte; dall'altra, incredulità ed inquietudine. Due esistenze per un attimo a contatto. Firenze è bella, la guerra è morte, Dio non è un giusto giudice, non esiste! Esistono solo gli splendidi marmi raffiguranti scene incentuose o grandi capi militari e prodi scrittori e letterati raffigurati nei più svariati modi. Solo musica e violini e barlumi di luminosità e piazze calde dove ti ci puoi adagiare sotto un cielo di nuvole gonfie e minacciose. Il dopo non c'è, ci coglie di sorpresa alle spalle. Foglie al vento, rami secchi da tagliare: definizioni astruse. Chi mai ci libererà dal male.

mercoledì 21 febbraio 2007

Il giorno finisce

Il giorno finisce. Lunghe ombre si adagiano sui marciapiedi in linoleum. Una donna irachena piange al telefono. La guardo in silenzio. Le sue lacrime. Calde. Le mie dita. Incerte.
Il giorno finisce. Gira piu' lento il vortice dei miei pensieri. Meno affannoso il mio respiro. Meno pesanti le gambe che mi guideranno fino alla prossima locanda. Un robusto oste spagnolo versera' del tinto in bicchieri fatti con la terracotta. Ne berro' a piccoli sorsi. Tutto, allora, apparira' piu' chiaro. Forse.
Il giorno finisce. Alla fermata del tram. Poche persone. Strette nei cappotti. Attendono un alito che dissolva il ghiacchio.

martedì 20 febbraio 2007

Ogni volta che ritorno


Lascio una realtà ovattata, fatta di omini e pezzi di vetro, plastiche e carte nascoste sotto il bordo della strada. Vengo verso lande prima desolate: colline verdi che non immagineresti; poi grovigli di palazzi; e gesti crudi e tenerezza gratuita e strutture fatiscenti e malfunzionanti. Piano piano mi avvicino al brutto, che è anche bello, che è vita, ma è anche morte. Via sulle rotaie verso il deserto dell'anima, verso il trionfo della vita; laddove per secoli hanno gridato inutilmente, sul giaciglio della disperazione, anime perse e ritrovate su una nave, su un barcone; ai margini della speranza di una stazione. Via verso il sud, verso la meraviglia, verso la strada sempre ritrovata e mai agognata, sempre detestata. Verso il sud, verso la strada da tutti osannata, da nessuno considerata come approdo, come meta, ma solo ripiego. Dolce disimpegno del vivere.

martedì 13 febbraio 2007

A volte ritornano : ma sanno quel che fanno ?


Sarà che sono passati 10 anni da quel 1977 che di tanto sangue ha imbrattato le pagine della storia d' Italia. I corsi e ricorsi storici di vichiana memoria. Ma oggi sui giornali si legge di 15 arresti per sradicare (o tentare di) quelle che tanto facilmente si chiamano nuove BR.


Da quel che si legge, sembrerebbe davvero che si debba dar ragione a Vico. Stesso linguaggio attorcigliato in astruse spirali intessute di termini tanto altisonanti quanto vuoti. Stessa ideologia mutuata da letture di comodo di vecchi testi scritti per un mondo diverso da quello di oggi. Stesso sfondo sociale fatto di problemi economici e difficoltà di dialogo tra chi ha e non vuole dare e chi non ha ed è stanco di aspettare che qualcosa giri finalmente nel verso giusto. Stessa volontà di passare da uno sterile parlare ad un attivismo militare nella convinzione che le parole siano frecce spuntate che solo atti eversivi possono affilare.



Ma forse non è affatto sorprendente se si fanno due semplici conti. E allora si scopre che i presunti capi di oggi sono i ventenni di quella stagione. Restati ai margini allora (forse per paura, forse per convinzione) e decisisi ad entrare in prima linea oggi, forse delusi da come trent' anni non abbiamo portato quel cambiamento in cui avevano sperato. Ma poi leggi anche di un gruppo di ventenni di oggi, pescati in quelle manifestazioni di piazza dove la violenza latente in loro si annega nel mare indistinto dei movimenti no global, dove troppe anime si uniscono per un attimo in cerca di una visibilità mediatica che solo l' unione riesce a dare.



So troppo poco della storia di quegli anni passati e ancor meno saprei dire delle complessità del moderno contesto socio - economico. Ma mi chiedo se ne sappiano qualcosa i 15 protagonisti di cui sopra. Scriveva Toni in un commento su questo blog "Quando hai appurato con i fatti che una strada è sbagliata, perché continuare ad insistere ?". Già, perchè continuare ? Credono forse i nostri moderni eroi (come loro sicuramente si considerereanno) che ciò che un tempo fallì possa oggi aver successo ? Magari, la loro strategia sarebbe stata diversa. Con omicidi simbolici per rafforzare il consenso verso le loro presunte idee politiche. Ma la storia ha dimostrato che quando il rosso del sangue comincia a colorare un' idea, qualcuno le sta già scavando la fossa.



Ma poi : davvero un' idea può valere più di una vita ? Davvero, si può uccidere per un ideale ? Giusta o sbagliata che sia, un' ideologia vale più del dolore che essa può causare ?



Se lo domandino i profeti di queste nuove BR. E si diano una risposta da uomini. Guardando in faccia la realtà. Smettendola di specchiarsi nell' utopia di un mondo che non potrà mai nascere dal dolore.


"Credere, obbedire, combattere" era il motto di quei fascisti che loro avversano come il peggiore dei mali (ed è sicuramente questa l' unica idea certamente condivisibile). Ma "credere, obbedire, combattere" è in realtà il motto di chiunque anteponga la propria idea alla vita di un qualsiasi essere umano. Ma questo, di certo, non lo sanno ancora.

sabato 10 febbraio 2007

Claudio Lolli a Milano


Milano non si è certo scomposta più di tanto per l'arrivo di Claudio Lolli in concerto. Non mi riferisco certo al fatto che il "nostro" Claudio si potesse esibire alla Scala o al Piccolo (cosa che oggi meriterebbe in quanto teatrante e non più solo cantante). Bensì mi riferisco al piccolo ma accogliente e funzionale Teatro Spazio 89, posto nella periferia milanese nella zona dell'ospedale San Carlo, e che ha organizzato questo unico appuntamento milanese di quest'anno per Lolli e il suo compagno di viaggio, Paolo Capodacqua. Nel concerto milanese, infatti, il cantautore bolognese si è esibito con i Gang e altri cantautori di minore valore artistico o comunque poco confacenti al tipo di musica che oggi Claudio Lolli vuole esprimere al suo pubblico di nicchia. La musica di Lolli oggi ha tendenzialmente spostato l'asse di interesse del cantautore dalla politica all'individuo (La scoperta dell'America!), dalla ribellione di piazza, alla liberazione dell'erotismo rattrappito dopo tanti anni di politicizzazione dell'individuo. E' difficile che il messaggio di Claudio Lolli, cantautore capace sempre e comunque di andare oltre se stesso ed evolversi, sia oggi compreso da un pubblico che continua ad accettarlo perché "Compagno Gramsci", perché "Borghesia", che sono pezzi che, pur non rinnegando assolutamente e facenti parte ancora del suo repertorio live, fanno parte del suo passato non solo artistico ma anche umano. Claudio Lolli è andato oltre con il suo nuovo album La scoperta dell'America e lo testimonia soprattutto la canzone che Bisogno Orizzontale, vero e proprio spartiaque dal Lolli politico al Lolli intimista e più individualista. Purtroppo bisogna dire, che la nicchia, quella nella quale a suo e nostro malgrado (nostro di tutti!) Claudio Lolli è stato costipato in questi anni di musica, è rimasta quella degli anni '60, con i sogni e le illusioni di una generazione che non riuscendo più a trovare risposte si attacca al passato come se fosse ad una religione. "Basta con le piazze inondate di bandiere rosse - dice Lolli dal palco del TeatroSpazio 89 di Milano dopo l'esibizione dei Gang e di altri cantautori - Sono trenta cinque anni che sono solo, ormai, nella nostra immaginazione!". Frasi come queste hanno gelato i più di trecento spettatori del teatro milanese; ma hanno anche indotto alcuni a riflettere su chi siamo e su dove e perché si continua a ricordare il passato quasi con nostalgia. Forse è proprio questo che bisognerebbe ricordare: non smettere mai di ribellarsi, non smettere mai di far rivoluzioni. Claudio Lolli, con quel poco di voce che ancora gli è rimasta, con quel pubblico romantico ed esigente, sta tentando di fare una ulteriore rivoluzione in sé stesso e in chi lo ascolta. "L'amore è una forza ben più grande del comunismo" decretava al cantande dei Gang che lo incentivava a cantare gli zingari felici delle piazze bolognesi degli anni '70. Non che gli altri ci rimangano male, ma quello che oggi Claudio Lolli dice quando parla al suo pubblico nei suoi concerti fa riflettere come e più immediatamente delle sue canzoni. Oggi Lolli non solo musica, parole e cuore ma anche ironia, sempre più ironia, di sé stesso e dei suoi compagni. Ma soprattutto Lolli è ancora un album, un lavoro che non ti aspetti, che sorprende. Un disco che continua a raccontare la storia di colui che "aspettando Godot" ne ha fatte di rivolte, dentro e fuori di sé, fino ad arrivare a scoprire l'America. Ma l'america di Claudio Lolli è un'america colorata, che si è tolta l'abito grigio per donarsi, per riscoprirsi, per amarsi. E' la scoperta di qualcosa di nuovo, di un ulteriore volo di "un gabbiano ipotetico" che tenta un ultimo colpo d'ali in un cielo blu erotico e non più rosso sbiadito.

giovedì 8 febbraio 2007

Intervista a Primo Levi

Il buon Antonio Di Lisi ci segnala l'intervista a Primo Levi al sito:

http://www.radio.rai.it/radio3/podcast/lista.cfm?id=1230

qui trovate il file mp3 dell'intervista a Primo Levi che radio rai fece in occasione dell'uscita de "I sommersi e i salvati".

mercoledì 7 febbraio 2007

A Salerno

Questa mattina mi son svegliato ed ho trovato l’invasor

Mentre era in corso il tentativo di mediazione con la Prefettura, a cui hanno partecipato con il loro appello contro lo sgombero dodici parlamentari, con una forzatura militare l’amministrazione comunale di centro sinistra ha provveduto a chiudere la sede del laboratorio diana. Il Centro storico di Salerno è stato militarizzato e occupato da uno spiegamento incredibile di forze dell’ordine.
Questa è stata la risposta della coppia De Luca-Apolito ai tentativi di dialogo, e di risoluzione pacifica del problema. Si è voluto chiudere una esperienza di partecipazione, di socialità, di cultura autogestite dal basso, che da cinque anni abbiamo portato avanti in apertura e in collaborazione con la città, con le associazioni, con il quartiere.
Mentre in altre città, come Roma o Napoli, i Centri Sociali vengono tutelati e riconosciuti dalle amministrazioni di Centro-sinistra, a Salerno il Sindaco dei Democratici di Sinistra ha attaccato a testa bassa il movimento, chiudendo ogni possibilità di ragionamento.
E’ chiaro che la nostra lotta non finirà qui. Anzi, insieme ai tantissimi che ci sono stati vicini in questi giorni, che ringraziamo fraternamente uno per uno, rilanceremo a partire da oggi la mobilitazione per gli spazi sociali.
De Luca non si preoccupi, continueremo a costruire un’altra Salerno possibile, in un mondo che contenga molti mondi.

Laboratorio Sociale Diana

sabato 3 febbraio 2007

In coscienza

Un uomo delle forze dell'ordine ha perso la vita nel corso degli scontri verificatisi in occasione di una partita di calcio. Un coro indistinto di voci si alza sdegnato e propone di sospendere il campionato. Paradossalmente, ma non troppo, il fiato di tali personaggi e' lo stesso che ha alitato per anni sulla societa' con lo scopo di creare delle sacche in cui far defluire la rabbia delle masse insoddifatte, che altrimenti avrebbero copiosamente riempito i bacini delle piazze e delle strade con la linfa della insoddisfazione e del risentimento degli uomini nei confronti dei caporali.
Le curve degli stadi, le piste delle discoteche, l'eroina consolatrice, sono dei luoghi e dei mezzi che servono per stordire e per fare dimenticare.
Sospendere le partite, anticipare la chiusura delle balere notturne, promulgare fittizie leggi antidroga, sono solo degli alibi per la coscienza da fariseo che il potente si ritrova.

venerdì 2 febbraio 2007

Laici non laici

Pier Paolo Pasolini, in uno dei suoi "Scritti Corsari", ebbe a riflettere sulla trasformazione in senso laico cui la societa' si stava avviando. Il laicismo di cui "Pa'" parlava era inteso come un inesorabile svincolarsi dai lacci della fede e dalle maglie della ideologia. Il poeta di Casarsa tendeva ad evidenziare come a valle di un affrancamento ingannatore si sarebbe configurato l'assoggettamento dell'agire sociale e di quello politico a logiche personalistiche, familistiche, e di lobby. L'interesse privato sopra tutto. Il denaro come movente delle azioni umane.
Il mutamento preconizzato da Pasolini, si e' realizzato in maniera drammatica durante quel periodo storico che va sotto il nome di riflusso, e compiuto definitivamente all'indomani della fine delle ideologie.
Viviamo strani giorni, cantava il maestro Battiato. L'odierno laicismo, nella accezione pasoliniana del termine, e tutto quello che ne consegue, conduce i componenti la classe politica ad intraprendere azioni e promuovere manovre che si rivelano ispirate dalla mera quadra del bilancio, e dall'urgenza di adempiere ai compiti affidati loro dai gruppi di potere o dalle famiglie che li esprimono. D'altro canto, un siffatto atteggiamento laico, impedisce la costituzione e la costruzione di una classe dirigente che si possa definire formata da veri public servants, che abbiano come unico fine quello della gestione della cosa pubblica nell'esclusivo rispetto del corpo elettorale che li colloca sugli scranni del potere.

giovedì 1 febbraio 2007

Laboratorio Diana

Questa mattina il Comune di Salerno ci ha comunicato di voler sgomberare il Laboratorio Diana Martedì prossimo. Lo strumento dello sgombero sarebbe l'inizio di fantomatici "lavori" all'interno dello spazio. Pochi giorni di preavviso per una decisione tutta politica, volta a far tacere una delle poche esperienze culturali e sociali libere di questa città.
In questi 5 anni di vita abbiamo trasformato uno spazio non utilizzato in un luogo aperto alle associazioni, al quartiere, ai giovani, ai disoccupati, alle famiglie disagiate, agli immigrati, ai cittadini di Salerno.
Abbiamo prodotto e organizzato eventi culturali, dibattiti, mostre, cineforum, concerti, assemblee, uno Sportello dei Diritti, la consulenza per la legge sul Reddito di Cittadinanza, corsi di lingua italiana per migranti, laboratori di mediattivismo, laboratori di giocoleria, corsi e spettacoli di teatro, il Carnevale, le cene sociali aperte al quartiere, lo spazio degli anziani, spettacoli e feste per i bambini e tante altre iniziative pubbliche e gratuite. Migliaia di persone si sono avvicinate ed hanno conosciuto ed apprezzato il nostro lavoro.
Ora il Comune vuole sgomberare il Laboratorio senza neanche una trattativa, senza dialogare con le decine di associazioni che utilizzano lo spazio per le loro attività.
E' chiaro che non possiamo far passare liscia questa ennesima operazione di azzeramento della vita sociale e culturale di Salerno, non possiamo arrenderci di fronte a chi vuole fare della nostra città un deserto in cui governare la miseria ed elargire nel nulla piccoli favori, fare ricatti e costruire clientele.
Domani, Venerdì 2 Febbraio alle ore 19 ci riuniremo in assemblea per decidere le prossime iniziative di difesa dello spazio. Invitiamo a partecipare tutti i cittadini, le associazioni, le forze politiche e sociali che hanno a cuore la libertà di espressione a Salerno.

Laboratorio sociale Diana - www.laboratoriodiana.org

per aderire all'appello in difesa del lab*diana manda una mail a info@laboratoriodiana.org