martedì 13 febbraio 2007

A volte ritornano : ma sanno quel che fanno ?


Sarà che sono passati 10 anni da quel 1977 che di tanto sangue ha imbrattato le pagine della storia d' Italia. I corsi e ricorsi storici di vichiana memoria. Ma oggi sui giornali si legge di 15 arresti per sradicare (o tentare di) quelle che tanto facilmente si chiamano nuove BR.


Da quel che si legge, sembrerebbe davvero che si debba dar ragione a Vico. Stesso linguaggio attorcigliato in astruse spirali intessute di termini tanto altisonanti quanto vuoti. Stessa ideologia mutuata da letture di comodo di vecchi testi scritti per un mondo diverso da quello di oggi. Stesso sfondo sociale fatto di problemi economici e difficoltà di dialogo tra chi ha e non vuole dare e chi non ha ed è stanco di aspettare che qualcosa giri finalmente nel verso giusto. Stessa volontà di passare da uno sterile parlare ad un attivismo militare nella convinzione che le parole siano frecce spuntate che solo atti eversivi possono affilare.



Ma forse non è affatto sorprendente se si fanno due semplici conti. E allora si scopre che i presunti capi di oggi sono i ventenni di quella stagione. Restati ai margini allora (forse per paura, forse per convinzione) e decisisi ad entrare in prima linea oggi, forse delusi da come trent' anni non abbiamo portato quel cambiamento in cui avevano sperato. Ma poi leggi anche di un gruppo di ventenni di oggi, pescati in quelle manifestazioni di piazza dove la violenza latente in loro si annega nel mare indistinto dei movimenti no global, dove troppe anime si uniscono per un attimo in cerca di una visibilità mediatica che solo l' unione riesce a dare.



So troppo poco della storia di quegli anni passati e ancor meno saprei dire delle complessità del moderno contesto socio - economico. Ma mi chiedo se ne sappiano qualcosa i 15 protagonisti di cui sopra. Scriveva Toni in un commento su questo blog "Quando hai appurato con i fatti che una strada è sbagliata, perché continuare ad insistere ?". Già, perchè continuare ? Credono forse i nostri moderni eroi (come loro sicuramente si considerereanno) che ciò che un tempo fallì possa oggi aver successo ? Magari, la loro strategia sarebbe stata diversa. Con omicidi simbolici per rafforzare il consenso verso le loro presunte idee politiche. Ma la storia ha dimostrato che quando il rosso del sangue comincia a colorare un' idea, qualcuno le sta già scavando la fossa.



Ma poi : davvero un' idea può valere più di una vita ? Davvero, si può uccidere per un ideale ? Giusta o sbagliata che sia, un' ideologia vale più del dolore che essa può causare ?



Se lo domandino i profeti di queste nuove BR. E si diano una risposta da uomini. Guardando in faccia la realtà. Smettendola di specchiarsi nell' utopia di un mondo che non potrà mai nascere dal dolore.


"Credere, obbedire, combattere" era il motto di quei fascisti che loro avversano come il peggiore dei mali (ed è sicuramente questa l' unica idea certamente condivisibile). Ma "credere, obbedire, combattere" è in realtà il motto di chiunque anteponga la propria idea alla vita di un qualsiasi essere umano. Ma questo, di certo, non lo sanno ancora.

3 commenti:

Giovanni ha detto...

Caro Vincenzo,
mi trovo a leggere le righe che hai scritto in merito alle attuali e sedicenti Brigate Rosse.
Sommessamente e con il solo scopo di chiarificare le vicende e i fatti, vorrei sottolineare che i protagonisti di quella stagione di sangue, a cui tu fai riferimento, nulla avevano a che spartire con il nucleo originario delle Brigate Rosse (Curcio, Franceschini, Cagol,...) e con il progetto originario che esse disegnarono all'inizio degli anni settanta.
Le donne e gli uomini che in "...quel 1977 ... di tanto sangue hanno-ti chiedo scusa per il cambiamento-imbrattato le pagine della storia d' Italia" nient'altro furono che il prodotto di una ben chiara strategia, pianficata (lo
so che tu non ami le tesi "gomblottistiche") con il fine di alzare il livello della tensione nel Paese con la conseguenza di stabilizzare il blocco conservatore alla guida dell'Italia.
Venendo a quanto sta accadendo ai giorni nostri.
In primis, eviterei di mettere all'interno dello stesso calderone tutte le anime del movimento no-global. Nonostante, in esso, esistano personaggi non proprio onesti dal punto di vista intellettuale o non del tutto pacifici, credo che la "violenza latente" non sia l'esatto modo di qualificare in toto tutto il movimento. Il mio pensiero va alle ore del G8 che si tenne a Genova e ai fatti della caserma-lager di Bolzaneto.
In secundisi, come direbbe Andrea Camilleri, la questione dei quindici uomini arrestati. Lungi da me la tentazione di trovare giustificazioni ideologiche o sociologiche per persone che tolgono la vita ad altri individui.Ma talune azioni,assumono un significato chiaro e complessivo solamente se si e' capaci ad individuarne la giusta relazione causa-effetto, e riconoscere la mente o il sistema che ha armato la mano "criminale". Assodato che le idee marxiste non potranno mai trovare applicazione per dare origine alla societa' che vogliamo, e' innegabile che quello in cui viviamo non e' il migliore dei mondi possibili, e che qualcuno possa sentirsi soffocare. E cio' va ben al di la' di una semplice questione ideologica.
Finalmente. Resistere, resistere, resistere.

Winny ha detto...

Dear Giovanni,
come ho già scritto so troppo poco della storia di quegli anni per cui le tue precisazioni erano da me attese con vivo interesse. Quella stessa poca conoscenza dei fatti mi ha forse portato a confondere anni e persone. Ricordavo vagamente uno speciale di Blu Notte in cui Lucarelli raccontava di un anno (forse non era il 1977 ?) in cui ci fu un' alternanza di morti (di destra e di sinistra) uccisi in una insensata catena di azioni e reazioni. Sulle BR e la svolta militare avrai probabilmente ragione tu, ma resta il concetto dell' ideologia che si trasforma in violenza.

Ricordo nello stesso speciale un tipo (scusa il mio oblio dei nomi) condannato per aver ucciso a colpi di chiave inglese un fascista ventenne. Poco prima di colpirlo a morte si rese conto che era solo un ragazzo uguale a lui in tutto e per tutto. Avrebbe voluto fermarsi, ma in quel momento prevalse l' idea dell' altro come nemico. Se un' ideologia riesce a farti vedere un tuo simile come un nemico da eliminare, qualcosa comincia a non andare. Questo intendevo dire con "strada sbagliata".

Mi sono espresso male per quanto riguarda il movimento no global. Non intendevo affatto dire che esiste una violenza latente nelle diverse anime del movimento, anche se ammetto che da quel che ho scritto si può facilmente fraintendere.

Ed ovviamente concordo con te che il "migliore dei mondi possibili" non è di certo quello in cui viviamo per una infinità di ragione che vanno ben oltre ogni questione ideologica. Discutevamo appunto con "Peppe" Di Lisi (che inviterei a postare i suoi commenti) che è proprio questa congerie di ingiustizie sociali e non a generare quel senso di insoddisfazione e di soffocamento che può sfociare in una sorta di ribellione. Incanalare questa giusta volontà di cambiamento in un movimento positivo è sicuramente difficile. Farlo sfociare in una forma violenta altrettanto sicuramente esecrabile.

toni lanza ha detto...

Entro in questo dibattito con un po' di ritardo e questa volta non per questioni logistiche (!) ma di opportunità. Rispondere qualche giorno fa avrebbe significato andar giù duro con giudizi (che fondamentalmente non servono nel giornalismo (editoriale) – quello che forse si tenta di fare qui – e in letteratura tanto meno e nella vita chissà: voi che dite?) su una questione che era "calda" per l'arresto imminente dei "compagni", come qualcuno li avrebbe chiamati qualche anno fa, quando la maggioranza non era formata da sbirri (poliziotti, dottori, avvocati, giornalisti...) ma da gente che chi più chi meno pensava; quando i discorsi c'erano; la puzza di polvere da sparo era sempre nell’aria. Per chi ricorda la storia (vissuta realmente da pochi Reduci pentiti ormai) deve ammettere che la maggioranza di giovani di allora non cercava lavoro, ma era guerrafondaia: di destra o di sinistra; o anche di niente perché la cultura della violenza imperava. Volevo soffermarmi proprio su questo punto, che penso sia il nodo cruciale del discorso tirato in ballo da Winni, e cioè la violenza. Visto che si è tentato di fare un discorso storico potremo ripercorrere la strada che ha portato il dibattito sociale sulla politica a sfociare in atti violenti. Alberto Franceschini ha affermato: “Non è stata solo una mia decisione quella di dedicarmi alla lotta armata: i compagni, il pci, la storia lo ha voluto. Io ho seguito solo un percorso segnato da altri”.
Mi sembra ovvio che oggi, di fronte ad un Bertinotti che dice “vi lascio la pace vi do la mia pace” affermando: “La non violenza deve essere la nostra bandiera” (Repubblica di oggi), non c’è argomento che tenga sull’inopportunità di ricorrere alla violenta per una lotta o un tentativo di minare condotte politiche dei governi, dobbiamo ammetterlo, non propriamente trasparenti e giuste. Il nostro sistema capitalistico è arrivato a superare se stesso e c’è chi parla da anni come Jean Baudrillard di “capitale virtuale” o di Paul Virilio di “oblio percettivo” per chi vive in questo sistema. Tutt’al più basta leggere un libro come “Mara, Renato ed io” di Alberto Franceschini per far proprio un punto di vista di colui che già alla fine degli anni ’70 decise di dissociarsi dalla lotta armata perché, diceva, “non esisteva più una piazza in grado di ribellarsi”. Certamente il pensiero brigatista è andato oltre, in un certo senso è tornato indietro, nello sviluppare concetti come “risveglio di una coscienza di classe” che oggi può applicarsi solo ai realmente disperati della società, in quanto i lavoratori salariati (o proletari) sono con il conto in banca in rosso impegnato in automobili di lusso e tv al plasma; quelli senza contratto a sbattere dalla mattina alla sera per tenere un ritmo di vita assurdo dei prezzi in questi anni che ci ha avvicinato ad economie ipersviluppate, senza avere adeguate risorse economiche al pari di paesi come Gran Bretagna o Stati Uniti. Di tutto ciò sarebbe interessante discutere insieme, ma non ora. Questa è solo una risposta ad una serie di interrogativi storici che ci si sta ponendo e sui quali ci deve essere una riflessione: quanto vale la pena continuare a pensare come e in funzione di vecchie strutture di pensiero? Insomma, se si parla di Br oggi non si rischia di cadere nella banalità oltre che nella rete di controllo di chi controlla la internet bit x bit? Ma questa non vuole essere una presa di posizione contraria al dibattito che Winni e Gio’ hanno iniziato su questo tema perché tutto ciò che va oltre il ’77, oltre la lotta di classe, oltre il comunismo ed il socialismo reale…ed al di là di tutto questo mare di chiacchiere con le quali siamo cresciuti, laddove si comprenda l’opportunità o meno di continuare a leggere vecchi libri o quella di iniziare a sfogliare i nuovi: vedrete che i vecchi avranno tutto un altro sapore.