sabato 31 marzo 2007

In mezzo scorre il punk


Ho letto con molto piacere e vivo interesse quanto scritto da Lazarus in merito al movimento punk; i Sex Pistols e i Clash ne rappresentarono i campioni musicali. Le band capitanate da Sid Vicious e Joe Strummer operarono un taglio netto lungo le convenzioni musicali della propria epoca. In quegli anni- seconda meta´ dei settanta- il rock rappresentava il genere musicale politically correct, e sembrava avere perso la forza propulsiva e la spinta innovatrice che lo avevano contraddistinto sul finire degli anni sessanta; esso sembrava avviato verso una cristallizzazione culturale, i cui germi di nucleazione si cominciavano a ravvisare in una parossistica ed eccessiva attenzione nei confronti della tecnica di chi suonava. L´attitudine punk delle band che abbiamo citato si concretizzava nel portare sul palco e tradurre su disco l'anima di chi faceva musica.
Anche in Italia, e' esistito un momento storico nel quale si e' aperta una parentesi punk. Massimo Zamboni e Giovanni Lindo Ferretti fondarono i CCCP, gruppo, nato in Emilia, autore di un punk che essi stessi definivano filo-sovietico. Sara' proprio la voce di Lindo Ferretti a risuonare nel vuoto musicale degli anni ottanta (eccezion fatta per la new-wave italiana della quale Firenze fu capitale indiscussa) e a rompere la monotonia di un periodo segnato dal riflusso e dall'edonismo. Giustappunto nel connotato di porsi come rottura rispetto all'esistente e ai movimenti divenuti tendenze e mode vuote, risiede la trasversalita' rispetto ai generi culturali e la metastoricita' dell'essere punk. Difatti, il tentativo degli Umanoidi Associati si compie nel mondo del fumetto; alla stregua di quanto fatto in Francia nel mondo dei cartoons, potremmo considerare punk (ante-litteram) un autore come Luciano Bianciardi che con il suo romanzo La vita agra si poneva in piena controtendenza rispetto al pensiero dominante che esaltava il miracolo economico italiano (il cosiddetto boom) dei primi anni sessanta. Il tratto caratterizzante l´animo punk di un intellettuale come Bianciardi e´ stato quello di fare scorrere il proprio flusso creativo nell´alveo di un sistema pre-costituito, apportando critiche e muovendo obiezioni a quello stesso establishment che gli consentiva di lavorare e di pubblicare. D´altronde gli stessi Sex Pistols ed i Clash ebbero modo di incidere le proprie canzoni per case editrici che erano organiche al sistema.



Metal Hurlant


Con questo articolo apro la sezione fumetti del blog. Per la verità la connessione tra questo e gli ultimi articoli che ho scritto precedentemente è evidente in quanto voglio condividere con i rari lettori di questo spazio la scoperta di Les Humanos, casa editrice nata negli anni '70 ed ancora esistente (attenzione!) vera e propria icona della nascita del genere punk nel fumetto. Per la verità non è che sia una caratteristica eslcusiva della Umanoidi Associati, quella di dedicarsi esclusivamente al punk; ma sono stati sicuramente tra i primi a dare vita ad un prodotto in un ambito, quello dei fumetti, che si mescolasse con la musica dei Clash e dei Sex Pistols, che proprio all'alba del 1976 firmarono il manifesto del punk e dei quali loro redassero albi proprio dedicati alla biografia dei Clash.Tutto partì con la rivoluzionaria rivista Metal Hurlant, nata qualche anno prima, nel 1974, aveva raccolto attorno a sé la delusione dei fumettisti di fantascienza, seccati da un genere che non appagava il desiderio di attualizzazione del fumetto negli anni in cui si credeva dover vivere pienamente gli eventi che stavano facendo la storia. I grandi cambiamenti nella società degli anni '70, prodotto dell'embrione del decennio precedente, creavano una necessità di rinnovamento negli autori francesi. Fu così che Marcel Gotlib, Nikita Mandrika e Claire Brétécher iniziarono a uscire da riviste di vecchio stampo come "Pilote" e ad approdare a Metal Hurlant. Ma il talento più grande partorito dalla rivista è stato Jean Giraud, in arte Moebius. Autore ribelle al genere fantascientifico disimpegnato figlio degli anni '50 si getta nell'esperienza insieme a quelli che diverranno poi i personaggi storici della rivista francese: lo sceneggiatore Jean Pierre Dionnet, il poeta e amministratore Bernard Farkas e Philippe Druillet, ancora fresco del personaggio di Lone Sloane. Ecco formato il gruppo degli Umanoidi Associati che creano un genere nuovo: la fantascienza visionaria ed apocalittica che non attinge da mondi fantasiosi, ma prende dalla realtà degli anni '70 (emergenza ecologica, degrado politico) le loro storie e l'essenza dei suoi personaggi. Una storia che vale la pena leggere (Les Humanos, Coniglio Editore, 96 pagine illustrate, 23 euro) per tutti gli appassionati non esclusivamente di fumetti, proprio perché il genere lanciato dai francesi degli anni '70 era una sfida di contaminazione tra fumetto, musica e nuove idee sulla realtà quotidiana.

giovedì 29 marzo 2007

Brutto vizio!


Il brutto vizio di comprare libri che leggerò poi non mi abbandona! Il fatto è che da tempo mi sto interessando al punk...Da quando, in un viaggio da Firenze a Grosseto ho ascoltato su Radio 24 la storia dei Clash. Proprio quelli che fecero scalpore oltre che con la loro musica, anche con i loro atteggiamenti sul palco durante i concerti. Accusati di fagocitare sentimenti eversivi tra i giovani di allora, i loro concerti finivano sempre con mega risse tra folla e polizia con loro stessi che le prendevano di santa ragione. Del resto le loro uscite pubbliche non erano da meno, come quando dichiararono che "Le Brigate Rosse facevano bene a rapire i politici e ad ucciderli perché la società, il potere erano altrettanto violenti ogni giorno". Altri tempi, vero?

Poi per caso (ma neanche tanto!) mi sono imbattuto in un libro che scriveva della storia della rivista di fumetti francese Metal Hurlants, che lancia un genere nuovo e contaminato dalla musica punk: Les Humanos (gli Umanoidi) . Proprio su Metal Hurlant, nel febbraio 1977, appare il manifesto del movimento punk, inaugurato dai Sex Pistols redatto con il loro album Anarchy in the UK. Tra l'altro ho parlato anche con un paio di amici di inaugurare una parte di questo blog (o anche un blog a parte, perché no!) proprio sul punk...Chissà! Chi vivrà vedrà. Intanto posto l'incipit del libro Il sogno inglese. I sex pistols e il punk rock (Arcana, 715 pagine, 18 euro) di John Savage, a detta dell'editore, un'autorità del genere pop culture. Buona lettura!

"E' l'inizio degli anni settanta. tutti coloro che prenderanno parte a ciò che verrà chiamato punk sono attivi, ma in pochi si conoscono tra loro. Entreranno in contatto tra il 1976 e il 1977 formando una rete di relazioni complessa come i sobborghi londinesi ad alveare dei romanzi di Dickens. le altre premesse del punk - soggetti musicali, manifesti d'avanguardia, letteratura di serie B - esistono già, ma prima dobbiamo individuare il luogo, lo spazio libero, in cui quei fiori potranno sbocciare, come buddleia sulle macerie ancora numerose dei bombardamenti. Quello spazio è un piccolo negozio (SEX, ndT) dalla forma strana al 430 di King's Road, nel World's End; l'ampio piano sterra di un antico edificio vittoriano a quattro piani ristrutturato con poca spesa nei primi anni del Novecento. un pilastro in ferro che si erge in mezzo al locale, sorregge la volta. L'unica luce naturale proviene dalla vetrata dell'ingresso. Dentro non c'è il bagno. Occupa una posizione donante in fondo a una fila di negozi piuttosto ampi e simili fra loro; appena verso Est ha sede la locale lega Conservatrice."

martedì 27 marzo 2007

Perché il dottor N. è diventato matto




Lucca, 26 marzo 2007

Nicola Malara, 54 anni, diabetologo in stanza a Lucca ma nativo di Reggio Calabria uccide suo figlio Francesco di dieci anni brandendolo con un coltello e colpendolo ripetutamente all’addome, poi alle mani, mentre lui si cercava di difendere, poi, dopo averlo immobilizzato sul suo letto nella sua cameretta, gli ha squarciato la gola. Il dottor Nicola Malara, ha commesso l’omicidio nella prima mattinata, in un giorno nel quale suo figlio non era andato a scuola. Erano circa le 9 del mattino. Dopo l’omicidio si è recato nel salotto ed ha gettato il coltello nell’acquario. Poi è uscito di casa per tornare dopo poche ore, intorno alle 11, rivedere il corpo del figlio e uscire di nuovo per andarsi a togliere la vita buttandosi sotto un treno locale diretto a Migliarino. Nicola Malara era per tutti uno stimato professionista, un uomo per bene che conduceva una vita regolare, tranquilla; un medico stimato, che quando parlava usava sempre toni pacati e usava parlava a bassa voce, quasi per non disturbare le persone che lo circondassero. La spiegazione della prima ora data dagli inquirenti “può essere solo una” dicono: “ quell’uomo era cambiato: dopo la morte della madre era seguita – solo dieci giorni fa – quella del padre di 97 anni. L’uomo è rimasto sconvolto, senza punti di riferimento, atterrito e pensava che la sua vita fosse trascorsa inutilmente. L’uomo già viveva il malessere di una probabile separazione dalla moglie. Una situazione che si sarebbe appesantita dal distacco totale (essendo morti entrambi i genitori) dalla sua terra d’origine: la Calabria”. Dice poi il cronista del Tirreno, il giorno dopo il fatto di sangue: “Ancora non trova conferma pure la voce che, a scatenare il dramma, possa essere stata anche una telefonata (di un legale?) in merito alla sua situazione matrimoniale, che il medico forse riteneva essere ormai vicina al capolinea. La crisi che non voleva accettare in alcun modo, si potrebbe essere aggiunta, al pesante fardello del distacco totale dalle sue radici in Calabria. Agli occhi del medico il bilancio della sua esistenza poteva essere diventato fallimentare.

Non ne posso più

Ogni volta ricominciare: vivere nell'incertezza e mettersi in discussione. E' il mio limite e la mia più grande forza.

lunedì 26 marzo 2007

Al lupo, al lupo

ll presidente della camera, Fausto Bertinotti, e´ stato contestato da una cinquantina di studenti del Coordinamento dei collettivi universitari romani. Occasione e teatro dell´accaduto, l´ arrivo del "sub-comandante" Fausto alla Facoltà di Lettere dell'Università 'La Sapienza' di Roma per un dibattito sulla cooperazione internazionale e lo sviluppo.

Le contestazioni all´indirizzo dell´ex segretario del Partito della Rifondazione Comunista sono la spia di un malessere e di una insofferenza generali che serpeggiano tra talune fasce di giovani cittadini; laddove, cioe´, si avverte con sensibilita´ piu´ profonda la esistente contrapposizione tra due fronti. Da un lato i sacerdoti di un modo di fare politica parolaio, datato, e chiuso in se´ stesso; ivi, gli officianti della democrazia rappresentativa celebrano un mondo che e´ altro alla realta´ reale, dove donne ed uomini che affondano le mani nella terra dei problemi quotidiani tentano di combattere. Queste donne, questi uomini, nella stragrande maggioranza dei casi, conoscono una mole di strumenti e sono dotati di idee di gran lunga piu´ vasta ed originali rispetto a quelle di un D´ Alema o di un Bertinotti qualsiasi, in special modo nell´universo dell´ informatica. Ad esempio, essi sanno ben districarsi tra le maglie della "internet"; la rete con le sue smisurate potenzialita´ garantirebbe il raggiungimento di ogni tipo di informazione, e la possibilita´ di avere una retroazione in tempo reale relativamente a quanto viene trasmesso e propinato dai canali tradizionali dell´informazione. La conoscenza diretta dei problemi globali, potrebbe permettere di portare, dal basso, un assedio alla cittadella del potere.

Gli insulti con i quali Bertinotti e´ stato apostrofato rappresentano l´emergere macroscopico di un comune sentire i partiti tradizionali, i sindacati confederali, e la sinistra istituzionale in generale come catalizzatori di interessi e difensori di rendite ideologiche che garantiscono i pochi a svantaggio dei molti.


Cosa hanno prodotto la sinistra post-comunista ed ex-comunista?
Un ipocrita gridare al lupo al lupo ad ogni minimo avvistamento del cavaliere "nero", salvo chiedere al suo impero editoriale di pubblicare libri dei quali non se ne avverte il benche´ minimo bisogno letterario, o invadere le sale cinematografiche con pellicole ininfluenti per mano di meduse produttrici.

giovedì 22 marzo 2007

Tiromancino


Scorrendo l´edizione on-line del quotidiano "La Repubblica", ho appreso che Federico Zampaglione ha diretto un lungometraggio intitolato "Nero bifamiliare", e ha composto un nuovo album discografico: "L´alba di domani". Chi segue le sorti della pop(ular)-music italiana, ben conosce il nome di Federico Zampaglione, e del gruppo musicale di cui egli e´ il front-man: I Tiromancino, complesso (come si diceva negli anni sessanta) presente sin dal1989 sulla scena romana e italiana in generale. Il gruppo romano conquista gli onori della cronaca e scala le vette delle classifiche dei dischi piu´venduti all´indomani dell´uscita nelle sale cinematografiche del film"Le fate ignoranti" diretto da Ferzan Ozpetek. Ricordate la bella "Due destini"?


Premetto che a me la musica suonata da Zampaglione e compagni e´sempre piaciuta, e pure molto. La stella di Zampaglione sembra brillare nel firmamento artistico italiano. Tuttavia, vale la pena ricordare il vero artefice dello status quo dello Zampaglione musicista. Sto parlando di Riccardo Sinigallia, deus ex machina di quasi tutta l´odierna scena cantautoriale romana. Qualche tempo fa Riccardo Sinigallia venne intervistato dalla storica rivista musicale "Il Mucchio Selvaggio". Nel corso della bella intervista rilasciata al mensile diretto da Max Stefani, Sinigallia stigmatizzava come egli avesse dato tanto a Zampaglione senza ricevere in cambio nulla, sottolineando anche il fatto che Federico avesse estromesso dal gruppo l´altro fratello Zampaglione. A ben vedere, o meglio ascoltare, il contributo fornito da Sinigallia, del cui nome ( fatti salvi gli identificativi degli autori dei testi) non viene fatta menzione sul sito www.tiromancino.com, e´a dir poco inestimabile. Provate ad ascoltare le canzoni di Sinigallia, e scorgerete le stesse atmosfere, gli stessi passaggi. Impressionante. Capita spesso che le "persone silenziose" di carboniana memoria, stentino ad imporsi ad un pubblico molto vasto rimanendo nell´ambito di una nicchia di persone. Mi preme ricordare i casi dell´immenso Piero Ciampi, dell´ironico Stefano Rosso, del valente Claudio Lolli. Alle volte, una bella faccia tosta fa piu´rumore di una grande canzone.

mercoledì 21 marzo 2007

Dall´altra parte

Durante questi giorni ho riflettuto a lungo su una conversazione che ebbi con il fraterno amico Toni Lanza e la sua compagna durante una piacevolissima passeggiata in macchina da Anguillara a Battipaglia. Il sole e´oramai tramontato, e sull´asfalto delle tre corsie autostradali si riflette solamente il rosario luminoso dei fari delle auto incolonnate per il rientro natalizio.

La discussione verte sulle preferenze elettorali. Mentre l´Opel Corsa grigia di Toni si lascia alle spalle chilometri di linea discontinua, un interrogativo risuona nell´abitacolo della vettura. Preso atto del laicismo del tempo presente: continuare ad assegnare le preferenze elettorali
sulla base di vuoti simulacri ideologici o in virtu´delle reali capacita´amministrative delle parti in gioco, svincolandosi da collocazioni che oramai differiscono solamente per le differenti posizioni coccupate sugli scranni del Palazzo?

Alle ultime elezioni politiche ho votato, come sempre, per il centro-sinistra. Per motivi ideologici. Non certo per fiducia o ammirazione vero la persona di Romano Prodi, la cui storia di uomo dei "poteri forti" era ben nota. La fede e i sentimenti oscurano la ragione.
Seguendo le "gesta" del governo guidato da Prodi, sono rimasto profondamente deluso dal suo operato ravvisando in esso solo un´infima percentuale di provvedimenti ascrivibili ad una condotta politica progressista. Ancora una volta, un esercito di elettori in buona fede e´stato raggirato con la solita menata del "meno peggio" e con la minaccia di altri cinque anni di Berlusconi primo ministro.

Cosa accade a questo punto della storia?
Se dall´altra parte si configurasse un insieme di forze politiche di gran lunga piu´credibili ed amministrativamente piu´capaci delle "sinistre", mi troverei dinanzi ad un bivio. Percorrere la strada egoistica che mi porterebbe a non recarmi alle urne onde evitare di votare l´altra parte, o vedermi con un elemento di una comunita´per il bene colletivo della quale e´necessario scegliere le persone amministrativamente piu´valide e convincenti?

Al momento, francamente, non ho certezze.

martedì 20 marzo 2007

La linea della fermezza.

Contestualmente alla liberazione del giornalista de "La Repubblica", Daniele Mastrogiacomo, e´spuntato qualche stravagante commento sulla linea della fermezza, seguita dal Partito Comunista Italiano, nel corso dei tragici giorni della prigionia dell´onorevole Aldo Moro.

Non e´mia intenzione levare gli scudi in difesa delle scelte della allora classe dirigente comunista, ne´ tantomeno condannare chi, durante quelle ore, scelse di non trattare con i brigatisti rossi comandati da Mario Moretti.
Tutto dipende dal sistema di riferimento adottato per "giudicare" le mosse degli uomini del PCI. Cerchero´di guardare e di vedere attraverso l´ottica di Enrico Berlinguer. Cio´che fu detto e che fu messo in atto dai comunisti italiani in merito al rapimento Moro, appare quanto mai autoconsistente e coerente; segnatamente con la politica di compromesso (storico) a cui si pervenne con l´altra grande forza popolare italiana, la Democrazia Cristiana, al fine di blindare l´assetto democratico italiano contro il piombo di quegli anni. Non solo. Il segretario del piu´importante partito comunista occidentale intese lanciare un segnale verso quel sentimento che nel nostro Paese, antistoricamente ancora oggi, e´viscerale: l´anticomunismo. Porsi come difensori dello stato democratico e fieri memici di un terrorismo rosso e sanguinario, aveva per Belinguer un significato essenziale. Tale posizione avrebbe consentito al PCI di configurarsi come partito di massa approdato ad una sponda realmemte democratica, e avrebbe potuto garantire ai comunisti un ruolo rilevante nelle scelte di programmazione economica e finanziaria in seno ai governi in senso realmente riformista e social-democratico, consentendo all´Italia di compiersi in quella democrazia pensata e progettata nella Carta Costituzionale nata dalla Resistenza.

lunedì 19 marzo 2007

Andare, camminare, lavorare


Bologna. Diciannove di marzo duemiladue. Il giuslavorista Marco Biagi rimane vittima di un vile attentato delle Brigate Rosse.


Nel giorno del quinto anniversario della morte di Biagi, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lo ricorda sottolineando la necessitá di proseguire ed approfondire quelle analisi sul mondo e sul mercato del lavoro che Marco Biagi aveva intrapreso e sviluppato.

La galassia dei lavoratori dipendenti rappresentava il bacino dal quale la sinistra istituzionale attingeva una parte massiccia della sua riserva elettorale. Almeno sino ad un certo momento storico.


All´indomani dello sgretolamento del muro di Berlino e della conseguente corrosione della cortina di ferro, i vecchi equilibri-sia ideologico, sia economico- vacillarono. Gli assetti economici si sono stabilizzati su un piano globale innescando delle dinamiche improntate alla mobilita´e alla flessibilita´, non solamente geografiche. Una sinistra sedicente riformista ha identificato nella prerogativa del mercato del lavoro contemporaneo -la flessibilita´- una tigre da cavalcare allo scopo di conquistare i voti dei nuovi lavoratori, tentando di configurarsi come garante dei loro diritti per mezzo della istituzionalizzazione del lavoro flessibile, senza, pero´, che in Italia esistesse un "substrato" di aziende capace di ammortizzare le posizioni a tempo determinato.

Purtroppo, la mancanza di una fitta rete di imprese in grado di assorbire in tempi ragionevoli i lavoratori in uscita, ha reso tale progetto fallimentare, con il risultato che le destre si son viste consegnare i voti di tanti giovani lavoratori.


Ribadisco l´inutilita´ e la stupidita´ dei gesti che hanno prodotto la scomparsa di Ezio Tarantelli, di Massimo D´Antona, e di Marco Biagi; tuttavia, allo stesso tempo, continuo ad avere paura di chi persevera, diabolicamente, nell´errore di piangere i morti senza curarsi di creare le condizioni per evitare che l´ideologia si prenda patetiche rivincite.




A valle di questa lettura "buonista" dei fatti, e´mia intenzione scrivere, brevemente e semplicisticamente (e me ne scuso), di un´altra interpretazione, "dietrologica" e "complottista", riconducibile a quelle che dopo l´arresto di Curcio e Franceschini sono state definite Brigate (Rosse) di Servizio. Si prende atto che lo scenario mondiale e´ mutato e che le multinazionali, nell´ambito di questo nuovo assetto dove la parte e´uguale al tutto, sfrutteranno la forza lavoro secondo i dettami della mobilita´e della flessibilita´. Tale logica deve passare in tutto il mondo. Occorre adeguarsi: agevolare ed affrettare il processo. Dunque, creare dei martiri laddove si sta lavorando a gestire e a legiferare in materia di nuovo mercato del lavoro. Si armano quattro imbecilli, intese come persone senza guida, che sulle ali di un patetico entusiasmo post-ideologico, uccidono uomini dello Stato. E´necessario rendere omaggio alla loro memoria e al lavoro da essi compiuto. Impossibile innestare la retomarcia.

Testimone dei tempi

/un giorno, non so quando/

Per uno scrittore, o anche solo per colui che si appresti a scrivere, un foglio bianco vuol dire tutto...E', come si dice, lo specchio dei tempi: senza idee, assente di iniziative, vuoto di pulsioni. Dietro un foglio bianco si celano tante parole, infinite parole; almeno tutte quelle che non si pronunceranno mai. Non sapremo mai da dove arriva questa inerzia, se non riconducendola alle origini prima di poterla identificare, distruggere e sbarazzarci dei cocci. Per adesso possiamo solamente cercare di riempire un foglio bianco (che è già tanto; che di per sé dice tutto!) descrivendo solo e solamente quello che anticamente si chiamava mondo. Il mondo che ci circonda. Ed ecco allora che abbiamo finalmente trovato un lavoro da compiere. In una realtà di sovrapproduzione dove il lavoro è una chimera per molti e un cattivo auspicio per pochi, e nel quale tutti giochiamo con la meraviglia del “capitale elettronico”, ecco che potremmo sperare di recuperare una delle più antiche occupazioni dell'uomo (o almeno cerchiamo di): Essere. “Bella pretesa!” asseriranno i seguaci delle scienze orientali: “A volte passa un intera vita di ricerca e l'uomo non riesce ad Essere nulla”. Ovvio mi verrebbe da rispondere subito: non ne ha più il tempo! Invece noi abbiamo tempo e per questo dobbiamo essere Testimoni dei tempi che sono. Non nostalgici di quelli che furono o precursori di quelli che verranno; bensì de-scrittori e quindi dotati di un doppio compito o lavoro: evitare di scrivere di se stessi per se stessi (distruzione dello scrittore) ed allo stesso tempo raccontare la realtà circostante, unica vera Dea da adorare!

I nuovi mostri



A volte diciamo che l'informazione televisiva monopolizza la nostra vita e costruisce la realtà in cui viviamo. Ma, inevitabilmente, la buona informazione o comunque i tentativi che singoli individui o entità professionali cercano di portare al grande pubblico, per la maggior parte dei casi vengono ignorate. Il meccanismo è semplice: basta non ripetere o passare per nessun telegiornale o qualsivoglia trasmissione di approfondimento quella notizia o quel servizio andato in onda dopo la mezzanotte, oppure durante le trasmissioni della domenica sul calcio. E' forse per questo che trasmissioni come Report di Milena Gabanelli o W l'Italia di Riccardo Iacona (non so se ex o militante come santoriano) che hanno il merito di approfondire senza troppe chiacchiere o sotterfugi l'attualità vanno in onda la domenica sera, facendo concorrenza all'ultimo gol di Totti o Ronaldo.
Proprio W l'Italia trasmissione (presentata male e posta in palinsesto peggio) da Raitre nella terza (forse ultima!) puntata ha illustrato in maniera chiara e inevitabilmente cruda il cammino del governo Prodi dalla finanziaria fino alla caduta del governo con la crisi innescata dalla mancanza di fiducia al Senato. E in questo ultimo passaggio Iacone ha documentato la scabrosa situazione politica nella quale si è formata la maggioranza del centro sinistra legata alla vicenda di uno dei nuovi “mostri” del sistema elettivo parlamentare: il senatore Sergio De Gregorio. Come ogni mostro che si rispetti il senatore De Gregorio è una creatura inconsapevole, che ha l’unica colpa di aver seguito la sua natura partorita dalla volontà malata della nuova democrazia italiana del dopo tangentopoli. Prodotto esclusivo di un sistema bipolare che a tutti sembra stare benissimo e che invece, come conferma ulteriore alla già inesistente differenziazione minimamente etica, morale e “di indirizzo politico” tra centro destra e centro sinistra; il senatore De Gregorio è stato uno dei protagonisti, se non il principale, delle vicende politiche degli ultimi tempi. Sbeffeggiato e disprezzato da tutta la stampa, disprezzato dai suoi colleghi di partito in primis dall'onorevole Antonio Di Pietro, De Gregorio ieri sera nella trasmissione di Iacone ha azzittito uno dei giornalisti più intraprendenti e irriverenti della televisione italiana mostrando ai telespettatori (probabilmente assenti per assistere ai non-gol di Totti e Toni) la cruda realtà di una compravendita di voti che non è che il male minore. Infatti De Gregorio ha messo letteralmente in mutande sia il suo capo di partito, che Prodi e tutta la maggioranza di centro sinistra.
Domanda a Di Pietro: “Lei non controlla i suoi deputati?”
Di Pietro: “Si che li controllo, ma non posso certo controllare anche la loro coscienza!”.
Battuta ad effetto per definire il tradimento di De Gregorio che nello stesso giorno del suo “voto di sfiducia” al governo Prodi è passato (fisicamente!) dai banchi del centro sinistra a quelli del centro destra. Ma che cosa risponde De Gregorio a queste accuse di Di Pietro?
“Era un accordo politico. Dovevano stanziare in finanziaria un miliardo di euro (…) che avevano detto di voler fare. Non l’hanno fatto ed io, che avevo fatto presente della situazione di voto, li ho sfiduciati”. E poi: “Io non voglio essere in un paese dove il capo del governo è Romano Prodi!”
Ma quali sarebbero le certezze che fanno forte questo senatore-editore televisivo con un buco di 600 mila euro delle sue aziende? La risposta è: Gianfranco Fini, presidente di Alleanza Nazionale e qualche potenziale migliaio di voti di cani sciolti della politica, capitanati da capetti e sindacalisti improvvisati, che si vendono (direi a questo punto, giustamente!) a chi gli promette il primo posto di lavoro.
Iacone: “Ma lei ha fatto più del salto della quaglia…”
De Gregorio: “No, io ho rispettato i patti e loro no!”
Iacone: “Quali patti?”
De Gregorio: “Vede…In campagna elettorale Prodi mi ha chiamato per portare il mio pacchetto di voti nel centro sinistra. È stato uno scambio equo: io gli ho portato i miei voti degli italiani all’estero e lui mi ha appoggiato qui in Italia. Così l’accordo si è fatto ma io ero pronto in qualsiasi momento, e lui lo sapeva, a portare i miei voti al centro destra se lui non avrebbe saputo orientare la sua politica anche nella nostra direzione”. De Gregorio, documentate dalle immagini del programma di Raitre, è il presidente di un partito chiamato Italiani nel mondo convogliando attorno a sé i voti degli italiani con sede all’estero che sono stati decisivi per l’elezione del governo di centro sinistra.
Chiusura di De Gregorio: “Io non sono un mostro, né un caso isolato. Nel governo ci sono decine di parlamentari, tra i quali sette sottosegretari, che si muovono come me…” e cioè si vendono al miglior offerente. Ecco dunque il prodotto non di una legge elettorale sbagliata, ma di un sistema bipolare che è una farsa vera e propria in quanto non contrappone nulla e non fa altro che annacquare il voto del paese. Un esempio concreto: la politica del centro sinistra. Proprio nel programma di Iacone, infatti, sono emersi dettagli inquietanti riguardo gli emendamenti alla finanziaria non approvati dal parlamento. Nel migliaio e più di emendamenti solo della stessa coalizione di Prodi alla legge di programmazione economica e finanziaria redatta dal governo, c’era indicato l’importo del budget da destinare alle consulenze esterne (i cosiddetti manager) dallo Stato centrale ai Comuni. Ebbene, l’emendamento chiesto dagli stessi parlamentari della maggioranza riguardava un taglio del budget da 500 mila euro a 250 mila, rientranti nella logica di arginare la spesa pubblica. Già in cabina di regia (un gabinetto creato ad hoc prima di passare gli emendamenti in parlamento) i rappresentanti del governo hanno chiarito che non era possibile, ma la sorpresa vera è stata quando in Parlamento hanno proposto l’aumento del budget a 750 mila euro, espandibili a discrezione dell’amministrazione, con un adeguamento del salario al costo della vita negli anni. Una scala mobile: un principio abolito anni fa sui salari dei lavoratori dipendenti e ora ritirato fuori per i manager! Proprio su un punto che sembravano tutti d’accordo abolire: gli stipendi d’oro di consulenti esterni che, secondo le parole degli stessi intervistati tra cui Cesare Salvi, “nel pubblico sono pagati a peso d’oro, ma se lavorassero nel privato non potrebbero fare neanche i ragionieri!”. Altro punto. Per chi non lo sapesse i nostri sindaci, presidenti regionali e vari passano molte settimane all'anno in quello che gli stessi intervistati da Iacone definiscono "turismo istituzionale". Praticamente vanno all'estero e con la scusa di "impegni istituzionali", si passano una meritata vacanza con i soldi dei contribuenti. E su questo punto come ha votato il governo? Delegando alle Regioni: ogni regione deve pagare da sé queste "scampagnate"; cioè ogni Regione utilizza i soldi dei propri contribuenti per pagarsele senza poter usufruire dei fondi pubblici. Questo cosa significa? Significa che gli impegni di spesa per queste meritate vacanze gli amministratori li tirano fuori dal bilancio di spesa, magari destinando a qualche fondo di solidarietà internazionale la spesa di un asilo o di un ospedale. Come da sempre avviene soprattutto al sud, dove lo Stato (e precisamente la Corte dei Conti) non ha assolutamente il controllo sui bilanci per un ritardo delle amministrazioni pubbliche ad adeguarsi alle norme sulla trasparenza. Morale della favola: lo sponsor è sempre il cittadino.

martedì 13 marzo 2007

Pigiamamedia: un giornalismo possibile



Il mio vecchio amico d'infanzia Valerio Lo Monaco, ribeccato magicamente su internet nei giorni scorsi, è un giornalista di esperienza e sta ultimando un progetto d'informazione su internet molto interessante chiamato, con una sorta di autodisimpegno dissacratorio, Pigiamamedia, un portale di informazione che ha lo scopo di creare un'alternativa seria e professionale ai circuiti informativi tradizionali. Con questa definizione intendo non solo i "canali" tradizionali della tv, radio e giornali; ma mi riferisco a gli stessi maggiori editori italiani che, com'è ovvio che sia, si stanno dedicando ad internet sempre più e fino a colonizzarla. Voglio dire: una notizia che senti alla tv l'andrai poi a leggere su Repubblica.it o su Rai.it per risentirla la sera stessa alla tv o alla radio, o vederla sul giornale della sera (per chi abbita in Europa e ce ne siano ancora). Questo si chiama "monopolio dell'informazione": quando una stessa notizia ti viene presentata in salse diverse ma sempre col medesimo taglio e punto di vista. Pigiamamedia sta cercando di creare una collaborazione con persone che vogliano portare contenuti nuovi (ovviamente secondo i criteri di validità documentata della notizia) o presentare punti di vista alternativi anche su un fatto di cronaca preponderante in quel momento. Io penso che sia un progetto mirato e coraggioso e che possa essere un buon banco di prova per chi si voglia confrontare con il lavoro di giornalista, in quanto quella di Valerio è una vera e propria testata on line. La dimostrazione che lo sviluppo di un circuito informativo che parta dal basso per poi autodeterminarsi come "autorevole" è possibile finché c'è chi lavora per poterlo realizzare. un lavoro scuro, che all'inizio non paga, anzi, nel quale ci metti e non prendi mai. Ma che alla fine da, come potrete vedere anche voi, le sue soddisfazioni.

sabato 10 marzo 2007

Altro che Travaglio!


Mi vanto di non aver mai letto "Regime" di Marco Travaglio perché quando uno non è daccordo con il titolo del libro, a mio parere, non dovrebbe neanche azzardarsi ad avvicinarsene. Perché le parole non contano più nulla...Infatti se l'Italia è in un "Regime" che parola dobbiamo usare per definire quell'elité di potere che gestisce il potere in Cina? (Della quale sembra che nell'ultimo periodo i media abbiano deciso di parlare in termini di progresso civile e democratico). Se l'Italia è un Regime non sarebbe certo tanto di moda parlare contro il governo di turno in maniera spesso demagogica come in nessuna epoca prima si è fatto. Regime è quando un governo entra nella tua privacy e ti arresta; ti toglie la libertà di parola e di manifestazione di pensiero, di associazione. In Italia e nei paesi europei questa è pubblicistica partigiana travagliesco-santoriana, forse inventata per continuare a cavalcare tigri editoriali e dare supporto a politiche prive di idee, fa comodo non solo a coloro che ne beneficiano direttamente (...) In Cina, il regime è regime! Il caso di oggi di Wang Xiaoning è la prova che la parola "regime" non può essere ancora sdoganata dal vocabolario dal significato originario inaugurato dai totalitarismi dei primi anni del '900. Lo dimostra il fatto che il magico e libero mondo del web si fermi di fronte regime poliziesco di Pechino. Solo denunciando Yahoo! nei "fascisti" Stati Uniti la moglie del dissidente cinese potrà far valere il diritto di risarcirsi dei danni causati dall'arresto del marito. Proprio nel parlamento del temuto nemico capitalista yankee, lo stato cinese è stato paragonato al Reich nazista per come ha arrestato e condannato a dieci anni quello che da noi verrebbe considerato un semplice blogger. Allora vi chiedo: vi fa più tanto schifo il Regime democratico?

lunedì 5 marzo 2007

Psicologia adultera

Autodeterminazione. Forse è questa la parola chiave che dimentichiamo, quando rimaniamo impantanati in una adolescenza dalle profonde radici. Il problema non è estirpare, il problema è avere una visione esterna di sé. Lasciar cadere ogni punto di vista soggettivo, per abbracciare una visione d'insieme, prima di sé (di tutti i pezzi di sé); poi delle cose, del mondo circostante: profonda ambizione dell'esistenza umana, così misera, così chiusa in sé stessa.

domenica 4 marzo 2007

Cristicchi vince Sanremo

Se non fosse stato perché ne ho parlato con qualche mio amico appassionatissimo di musica e ne fosse nato un dibattito (breve ma intenso), non avrei neanche fatto caso stamattina alla notizia che Simone Cristicchi è stato premiato al primo posto al festival di Sanremo. Avrei passato sulla notizia anche con un certo snobismo, boffonchiando mentre ricordavo di aver più volte commentato con battute al vetriolo la ricerca di una improbabile ironia del cantautore romano in canzoni come "Studentessa universitaria" o "Vorrei cantare come Biagio Antonacci". Rimango piantato (sicuramente a torto!) sulle mie convinzioni riguardo quelle canzoni che spesso sono passate alla radio siano la fine della musica d'autore, affatto perché permeate da quella ironia che ci sta bene e che può solo far piacere in un mondo mediatico dove si parla facile o volgare; ma perché in fondo strizzano l'occhiolino ad un tipo di pubblico che vede in Alex Britti, Tiziano Ferro e Laura Pausini un momento di massimo godimento dei sensi. Non prendiamoci in giro: la musica leggera non punta a niente se non a rendere piacevole qualche ora nel traffico o tentare di baciare qualche bella e un po' ingenua ragazza sotto "la luce di una notte di luna piena".

sabato 3 marzo 2007

L'Italia nel Sacco


Che la Goldman Sachs, grande banca d'affari americana con sedi in ogni dove del mondo: da New York a Parigi, da Milano a Bangkok, sia da sempre interessata all'Italia questo si sapeva... Si sapeva dai bei tempi del dopo tangentopoli, nel 1993 quando l'ex presidente dell'ex Iri Romano Prodi (toh!) presiedeva la compravendita delle azioni della banca Credito Italiano alla Goldman Sachs. Proprio la stessa banca dove aveva svolto l'incarico di consulente esterno solamente pochi giorni prima. Tale vale anche per Mario Draghi, nel '92 al Ministero del Tesoro come "direttore", ed anche lui mai disoccupato perché quando non si trovava ancora sul trono di presidente di Bankitalia, era assunto alla corte della GS nel 2007 una delle banche che vanta il maggior numero di consulenti esterni al mondo (1). Si sapeva che la Goldman Sachs ha avuto sempre un certo feeling con la classe politica nostrana e che si interessava particolarmente al nostro paese dall'inizio delle carica di Draghi alla Banca d'Italia dal gennaio 2006, quando Jim O'Neall, manager della GS International, ci accusava di non essere flessibili né competitivi nel mercato del lavoro e affondando il colpo affermava: "Vi restano soloncibo e calcio!" (2).
Insomma, chi doveva sapere, sapeva... E non ci si sarebbe certo sorpresi se con l'ultima manovra finanziaria del governo Prodi l'andamento già galoppante del fatturato Goldman Sachs si sarebbe arricchito ulteriormente, proprio in concomitanza dell'ulteriore privatizzazione del patrimonio pubblico italiano. Ma c'è chi sa e tace e chi sa e divulga, come gli amici della Voce della Campania che nel mese di febbraio si sono occupati delle magagne del ministro dell'economia italiano Padoa Schioppa che è stato accusato dalla Adusbef, associazione di consumatori, di agevolare proprio la Goldman Sachs nei provvedimenti di legge che hanno coinvolto l'ultima finanziaria approvata alla fine di dicembre, proprio alla vigilia di una imminente crisi di governo. Qualcuno potrebbe pensare che parlare di trasversalità dei poteri forti potesse essere come fare "demagogia" o "qualunquismo". Evidentemente questi stessi anche in presenza di prove accertate continueranno a negare, appellandosi all'opportunità di mantenere un governo di centro sinistra in nome del "salviamo il salvabile". Io continuo ad affermare che non c'è niente da salvare in questo mare magnum di con-fusione tra politica ed economia e l'unica scelta possibile è la presa di coscienza (ammesso sempre che ne rimanga una) per una degna sopravvivenza più intellettuale che materiale. Filosofia spicciola, in difesa dell'unico valore per il quale vale la pena combattere: il pensiero.
Buona lettura di I talenti di Mr. Padoa

venerdì 2 marzo 2007

A mio padre

A mio padre

L'uomo che torna solo
a tarda sera dalla vigna
scuote le rape nella vasca
sbuca dal viottolo con la paglia
macchiata di verderame.
L'uomo che porta cosi` fresco
terriccio sulle scarpe, odore
di fresca sera nei vestiti
si ferma a una fonte, parla
con l'ortolano che sradica i finocchi.
E' un uomo, un piccolo uomo
ch'io guardo di lontano.
E' un punto vivo all'orizzonte.
Forse la sua pupilla
si accende questa sera
accanto alla peschiera
dove si asciuga la fronte.
(Leonardo Sinisgalli)

A mio padre

Se mi tornassi questa sera accanto

lungo la via dove scende l'ombra
azzurra gia` che sembra primavera,
per dirti quanto e` buio il mondo e come
ai nostri sogni in liberta` s'accenda
di speranze di poveri di cielo
io troverei un pianto da bambino
e gli occhi aperti di sorriso, neri
neri come le rondini del mare.

Mi basterebbe che tu fossi vivo,
un uomo vivo col tuo cuore e` un sogno.
Ora alla terra e` un'ombra la memoria
della tua voce che diceva ai figli:
- Com'e` bella notte e com'e` buona
ad amarci cosi` con l'aria in piena
fin dentro al sonno - Tu vedevi il mondo
nel plenilunio sporgere a quel cielo,
gli uomini incamminati verso l'alba.

(Alfonso Gatto)












A Perugia


Luci e profumi di mezza estate. Eco di un festival appena concluso. Inglesi. Tedeschi. Zaini in spalla e guide alla mano. Corso Vannucci. Per riposare distesi sull'erba davanti San Pietro. Poi le scale Pellini.
Un appartamento a pochi passi dalla piscina comunale. Appena fuori le mura. A tavola accenti diversi e burro e salvia. Domani si va al lago.