lunedì 19 marzo 2007

I nuovi mostri



A volte diciamo che l'informazione televisiva monopolizza la nostra vita e costruisce la realtà in cui viviamo. Ma, inevitabilmente, la buona informazione o comunque i tentativi che singoli individui o entità professionali cercano di portare al grande pubblico, per la maggior parte dei casi vengono ignorate. Il meccanismo è semplice: basta non ripetere o passare per nessun telegiornale o qualsivoglia trasmissione di approfondimento quella notizia o quel servizio andato in onda dopo la mezzanotte, oppure durante le trasmissioni della domenica sul calcio. E' forse per questo che trasmissioni come Report di Milena Gabanelli o W l'Italia di Riccardo Iacona (non so se ex o militante come santoriano) che hanno il merito di approfondire senza troppe chiacchiere o sotterfugi l'attualità vanno in onda la domenica sera, facendo concorrenza all'ultimo gol di Totti o Ronaldo.
Proprio W l'Italia trasmissione (presentata male e posta in palinsesto peggio) da Raitre nella terza (forse ultima!) puntata ha illustrato in maniera chiara e inevitabilmente cruda il cammino del governo Prodi dalla finanziaria fino alla caduta del governo con la crisi innescata dalla mancanza di fiducia al Senato. E in questo ultimo passaggio Iacone ha documentato la scabrosa situazione politica nella quale si è formata la maggioranza del centro sinistra legata alla vicenda di uno dei nuovi “mostri” del sistema elettivo parlamentare: il senatore Sergio De Gregorio. Come ogni mostro che si rispetti il senatore De Gregorio è una creatura inconsapevole, che ha l’unica colpa di aver seguito la sua natura partorita dalla volontà malata della nuova democrazia italiana del dopo tangentopoli. Prodotto esclusivo di un sistema bipolare che a tutti sembra stare benissimo e che invece, come conferma ulteriore alla già inesistente differenziazione minimamente etica, morale e “di indirizzo politico” tra centro destra e centro sinistra; il senatore De Gregorio è stato uno dei protagonisti, se non il principale, delle vicende politiche degli ultimi tempi. Sbeffeggiato e disprezzato da tutta la stampa, disprezzato dai suoi colleghi di partito in primis dall'onorevole Antonio Di Pietro, De Gregorio ieri sera nella trasmissione di Iacone ha azzittito uno dei giornalisti più intraprendenti e irriverenti della televisione italiana mostrando ai telespettatori (probabilmente assenti per assistere ai non-gol di Totti e Toni) la cruda realtà di una compravendita di voti che non è che il male minore. Infatti De Gregorio ha messo letteralmente in mutande sia il suo capo di partito, che Prodi e tutta la maggioranza di centro sinistra.
Domanda a Di Pietro: “Lei non controlla i suoi deputati?”
Di Pietro: “Si che li controllo, ma non posso certo controllare anche la loro coscienza!”.
Battuta ad effetto per definire il tradimento di De Gregorio che nello stesso giorno del suo “voto di sfiducia” al governo Prodi è passato (fisicamente!) dai banchi del centro sinistra a quelli del centro destra. Ma che cosa risponde De Gregorio a queste accuse di Di Pietro?
“Era un accordo politico. Dovevano stanziare in finanziaria un miliardo di euro (…) che avevano detto di voler fare. Non l’hanno fatto ed io, che avevo fatto presente della situazione di voto, li ho sfiduciati”. E poi: “Io non voglio essere in un paese dove il capo del governo è Romano Prodi!”
Ma quali sarebbero le certezze che fanno forte questo senatore-editore televisivo con un buco di 600 mila euro delle sue aziende? La risposta è: Gianfranco Fini, presidente di Alleanza Nazionale e qualche potenziale migliaio di voti di cani sciolti della politica, capitanati da capetti e sindacalisti improvvisati, che si vendono (direi a questo punto, giustamente!) a chi gli promette il primo posto di lavoro.
Iacone: “Ma lei ha fatto più del salto della quaglia…”
De Gregorio: “No, io ho rispettato i patti e loro no!”
Iacone: “Quali patti?”
De Gregorio: “Vede…In campagna elettorale Prodi mi ha chiamato per portare il mio pacchetto di voti nel centro sinistra. È stato uno scambio equo: io gli ho portato i miei voti degli italiani all’estero e lui mi ha appoggiato qui in Italia. Così l’accordo si è fatto ma io ero pronto in qualsiasi momento, e lui lo sapeva, a portare i miei voti al centro destra se lui non avrebbe saputo orientare la sua politica anche nella nostra direzione”. De Gregorio, documentate dalle immagini del programma di Raitre, è il presidente di un partito chiamato Italiani nel mondo convogliando attorno a sé i voti degli italiani con sede all’estero che sono stati decisivi per l’elezione del governo di centro sinistra.
Chiusura di De Gregorio: “Io non sono un mostro, né un caso isolato. Nel governo ci sono decine di parlamentari, tra i quali sette sottosegretari, che si muovono come me…” e cioè si vendono al miglior offerente. Ecco dunque il prodotto non di una legge elettorale sbagliata, ma di un sistema bipolare che è una farsa vera e propria in quanto non contrappone nulla e non fa altro che annacquare il voto del paese. Un esempio concreto: la politica del centro sinistra. Proprio nel programma di Iacone, infatti, sono emersi dettagli inquietanti riguardo gli emendamenti alla finanziaria non approvati dal parlamento. Nel migliaio e più di emendamenti solo della stessa coalizione di Prodi alla legge di programmazione economica e finanziaria redatta dal governo, c’era indicato l’importo del budget da destinare alle consulenze esterne (i cosiddetti manager) dallo Stato centrale ai Comuni. Ebbene, l’emendamento chiesto dagli stessi parlamentari della maggioranza riguardava un taglio del budget da 500 mila euro a 250 mila, rientranti nella logica di arginare la spesa pubblica. Già in cabina di regia (un gabinetto creato ad hoc prima di passare gli emendamenti in parlamento) i rappresentanti del governo hanno chiarito che non era possibile, ma la sorpresa vera è stata quando in Parlamento hanno proposto l’aumento del budget a 750 mila euro, espandibili a discrezione dell’amministrazione, con un adeguamento del salario al costo della vita negli anni. Una scala mobile: un principio abolito anni fa sui salari dei lavoratori dipendenti e ora ritirato fuori per i manager! Proprio su un punto che sembravano tutti d’accordo abolire: gli stipendi d’oro di consulenti esterni che, secondo le parole degli stessi intervistati tra cui Cesare Salvi, “nel pubblico sono pagati a peso d’oro, ma se lavorassero nel privato non potrebbero fare neanche i ragionieri!”. Altro punto. Per chi non lo sapesse i nostri sindaci, presidenti regionali e vari passano molte settimane all'anno in quello che gli stessi intervistati da Iacone definiscono "turismo istituzionale". Praticamente vanno all'estero e con la scusa di "impegni istituzionali", si passano una meritata vacanza con i soldi dei contribuenti. E su questo punto come ha votato il governo? Delegando alle Regioni: ogni regione deve pagare da sé queste "scampagnate"; cioè ogni Regione utilizza i soldi dei propri contribuenti per pagarsele senza poter usufruire dei fondi pubblici. Questo cosa significa? Significa che gli impegni di spesa per queste meritate vacanze gli amministratori li tirano fuori dal bilancio di spesa, magari destinando a qualche fondo di solidarietà internazionale la spesa di un asilo o di un ospedale. Come da sempre avviene soprattutto al sud, dove lo Stato (e precisamente la Corte dei Conti) non ha assolutamente il controllo sui bilanci per un ritardo delle amministrazioni pubbliche ad adeguarsi alle norme sulla trasparenza. Morale della favola: lo sponsor è sempre il cittadino.

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