venerdì 27 aprile 2007

The Clash's Story


Su tonisparsi-musica (qui a fianco) troverete un post che ho pubblicato della storia dei Clash tratta da Wikipedia.it nel quale tento di stimolare la lettura degli appartenenti al gruppo (sempre io e Giovanni...per ora) sulla storia del gruppo inglese cosiddetto The only band that matters - L'unico che conti. Questo perché erano coloro che fecero del genere punk rock un genere vero e proprio portandolo in giro in tutto il mondo ed abbinandolo naturalmente ad una condotta poco politically correct. Ovviamente sarebbe interessante apportare qualche contributo a questa "storia" altrettanto politically correct, in quanto la fonte in questione rimane pur sempre una fonte ufficiale. I punti di vista sono importanti e mettere il proprio appare la cosa più importante nella costruzione di una storia. Con essi intendo ovviamente recensioni di dischi o collegamenti storici che si possono fare tra il gruppo, il punk rock e l'attualità di allora che, lo si voglia o no, appare a più riprese strettamente legata a quella di oggi (o meglio ad essa derivata). Il rock e la sua carica culturale non sono ancora morti! (o mi sbaglio?). Di seguito posto un estratto per tutti gli appassionati degli anni '70 e del magnetismo che essa esercita ancora su chi continua a prediligere un mondo fatto di contrapposizioni dalle tinte forti piuttosto che l'ipocrisia dei "grazie" "prego"; delle strade senza carte a terra e con milioni di stronzi che le percorrono ogni giorno. Coloro che amano i letti disfatti, le ceneriere piene di sigarette, i libri ammucchiati ma letti (piuttosto che riposti e dimenticati). Insomma: per chi preferisce una realtà sbattuta in faccia con la forza di uno schiaffo "a vota mano", guardare negli occhi il proprio odio...piuttosto che di una realtà piena di merda profumata e tinteggiata di rosa. Buona lettura (pezzi di merda)!

<<I Clash condividevano con il movimento punk le critiche al sistema ed alla monarchia e borghesia inglese. Rifiutavano però le tendenze nichiliste di alcuni colleghi, come ad esempio i Sex Pistols. Trovarono invece la solidarietà di diversi movimenti di liberazione attivi all'epoca. Le loro idee politiche erano espresse nei loro testi, nelle prime canzoni come White Riot, che incoraggiava i giovani bianchi scontenti a diventare attivi politicamente come la loro controparte nera, Career Opportunities, che esprimeva il malcontento circa la carenza di posti di lavoro nel Regno Unito, e London's Burning, espressione della rabbia punk, ma allo stesso tempo estremamente analitica. Di fatto sono tra i primi gruppi ad utilizzare lo strumento musicale a fini manifestamente politici espressi però sempre in forma concreta (appoggio o critica a sistemi, a paesi o a semplici comportamenti).

In un caso, il 30 aprile 1978, ad un concerto di Rock Against Racism, organizzato dalla Anti-Nazi League, cui parteciparono oltre 80.000 persone, Joe Strummer indossò una controversa t-shirt su cui apparivano le parole "Brigade Rosse" con al centro l'emblema e la sigla della Rote Armee Fraktion. Egli disse in seguito che indossò la maglietta non per appoggiare le fazioni terroristiche di estrema sinistra in Italia e Germania, ma piuttosto per portare all'attenzione la loro esistenza. È significativo che proprio quel giorno i Clash suonarono la canzone Tommy Gun, canzone che richiama la banda Baader-Meinhof puntando l'attenzione su simili fenomeni e condannando la violenza, pur non senza qualche ambiguità.

I Clash offrirono il loro supporto al movimento Sandinista e ad altri movimenti marxisti dell'America Latina (da cui il titolo del loro album del 1980, Sandinista!). Nel dicembre 1979, all'epoca dell'uscita del loro album London Calling, i Clash (come i Dead Kennedys negli USA) stavano cercando di far quadrare il cerchio, mantenendo la loro energia punk mentre sviluppavano sempre più il loro essere musicisti. Erano in particolare timorosi della loro fama crescente: accolsero sempre i fan nei camerini dopo i concerti, mostrando un genuino interesse nella relazione con essi.

I Clash sono generalmente accreditati per aver fondato le radici del punk rock nella protesta liberale, ed erano noti per molti come i "rivoltosi dell'uomo pensante" per la loro visione politicamente astuta del mondo. Va notato che non furono mai completamente spinti dal denaro. Anche all'apice del successo, i biglietti dei concerti e i prezzi dei souvenir erano ragionevoli. Similarmente, il gruppo accettò delle royalty più basse per Sandinista! allo scopo di assicurarsi che l'album (triplo) venisse venduto allo stesso prezzo di un doppio LP.>>
continua su tonisparsi-musica

giovedì 26 aprile 2007

Chelsea - Liverpool: primo round ai "blues"


CHELSEA - LIVERPOOL 1 - 0
Il Chelsea batte di misura il Liverpool nel primo incontro di semifinale della Champions League in una partita molto tattita e, a dispetto dei veleni della vigilia, molto corretta. A brillare non sono state le stelle (soprattutto del Chelsea), ma i rispettivi allenatori che hanno messo in campo due squadre ben accorte a non scoprirsi e disposte a concedere pochissimo allo spettacolo. Una gara molto fisica dove i piedi vellutati di Andry Shevcenko, tra i peggiori in campo, hanno faticato a mettersi in moto; mentre la forza fisica di Drogba ha fatto la differenza. Il livoriano si è dimostrato un giocatore di quelli che si fanno sentire nelle partite importanti con un'azione dirompente rifinita con grande classe per Joe Cole che ha messo dentro il gol partita per i blues. Un Chelsea che ha sfruttato a pieno, come di sua consuetudine, le occasioni da gol affidandosi ai suoi campioni per vincere una partita con un risultato ottimo che gli permetterà di andare ad Anfield Road a giocare di rimessa, proprio come ama fare Mourinho. Dal canto suo il Liverpool (quest'anno sulla carta nettamente inferiore) si è dimostrato squadra solida e difficile da battere per chiunque. La gara di ritorno rimane comunque aperta per le caratteristiche dei reds di Liverpool, capaci in casa di qualsiasi impresa.
La cronaca della gara vede subito il Chelsea padrone del campo nel possesso palla, con un centrocampo superiore ai reds che non riescono a mettere la loro stella e capitano, Steve Gerrard, in grado di essere efficace. Forse merito della forza e tecnica dei blues che con Lampard e Makelele hanno costruito una gabbia che ha costretto il fuoriclasse inglese e capitano del Liverpool a defilarsi molto sulla destra, costretto a rincorrere le scorribande di Ashley Cole, più che ad impostare il gioco dei rossi. E' così che il gioco è tutto in mano del Chelsea che però, creano i maggiori pericoli sull'asse Cole - Drogba, con il fluidificante inglese che scende sulla sinistra e pennella lunghi traversone per la testa della punta di colore. Sua un'azione di sponda di testa al 13' che mette Lampard in condizione di calciare al volo all'altezza del dischetto di rigore, ma il portiere del Liverpool Reina compie un miracolo respingendo la conclusione. Poi ancora Cole sulla sinistra, al 20', per Drogba che fa sponda per Shevcenko, il quale manca l'aggancio a pochi metri fuori area di rigore con l'azione che sfuma e con Joe Cole che impreca da solo in area, in attesa dell'assist decisivo. Poi ancora Drogba che se ne va sulla destra in contropiede ma non riesce a servire l'attivissimo Joe Cole a sinistra solo soletto involato verso la porta. L'anticipa Reina. Il Liverpool, senza attaccanti di ruolo e quindi impossibilitato a sfruttare le ottime giocate e cross di Zenden dalla sinistra, sta per crollare ma tenta una reazione. Risulterà, però, fatale lo sbilanciamento dei reds in occasione dell'azione del gol decisivo in spaccata in mezzo all'area di Joe Cole, servito dalla destra da Drogba dopo una cavalcata sulla fascia ed una giocata di tacco per liberarsi del suo marcatore. Un contropiede fatale che gli uomini del tecnico Rafa Benitez cercavano di evitare a tutti i costi, costretti adesso a dover attaccare a testa bassa. La reazione del Liverpool avviene nel secondo tempo con l'ingresso di Crouch, il giovane gigante che mette scompiglio nell'area di rigore dei blues, senza però riuscire ad incidere più di tanto nelle conclusioni. Il Chelsea offre sempre una difesa perfetta e le poche sbavature arrivano dalla sua destra con le incursioni di uno Zenden ritrovato dopo anni di anonimato sui palcoscenici internazionali. Ma nell'area c'è sempre il raddoppio del Chelsea che lo sfiora con Riccardo Carvalho con un imperioso colpo di testa fuori di poco, su calcio d'angolo di Lampard, nei minuti finale e con Reina che esce alla disperata per cercare di tamponare l'aviazione blues con Terry, Drogba appostati ai limiti dell'area piccola. Va bene al Liverpool che ora può sperare di fare una grande partita in casa; mentre il Chelsea andrà ad Anfield a giocare la sua partita, ben consapevole che quest'anno la finale è assolutamente a portata di mano. Una partita certamente altrettanto tattica, ma che probabilmente ci regalerà molti più gol e colpi di scena visto che da una parte i reds si giocano tutto in casa e presteranno il fianco al micidiale contropiede degli uomini di Mourinho. Messo che il Chelsea non vada ad Anfield con l'intento di chiudere definitivamente la pratica.

MANCHESTER - MILAN 3 - 2.
Lo spettacolo non è mancato martedì sera all'Old Trafford dove è successo veramente di tutto. Il Milan di Kakà che ha dato spettacolo per un'ora, impartendo lezioni di calcio ai vecchi e giovani del Manchester. All' "infortunio" di Dida che ha regalato il gol del vantaggio iniziale ai diavoli rossi, gli altri divoletti di Milano hanno imbastito un gioco alla brasiliana che ha fatto venire i giramenti di testa ai centrocampisti del Manchester che tentavano un inutile pressing sui palleggiatori del centrocampo milanista. Primo tra tutti proprio Clarence Seedorf che alla metà del primo tempo imbeccava perfettamente il treno Kakà che, involatosi nell'area di rigore inglese, umiliava Heinze in velocità trafiggendo lo sbillungone Van der Sar con un preciso rasoterra. Il Manchester un po' ingenuamente veniva avanti per raggiungere il vantaggio ma, dopo aver consumato già molte energie, veniva punito per la seconda volta dall'asso brasiliano del Milan che, dopo esser partito in contropiede e aver fatto a spallate con Brown, eludeva l'intervento di Ferdinand con un giochetto di prestigio e facendo scontrare i due centrali del Manchester entrava solo soletto in area battendo rasoterra il nibelungo portiere olandese. Il Milan entrato negli spogliatoi con boria del più forte non aveva però fatto i conti con l'indomabile spirito inglese di non arrendersi mai e l'atteggiamento arrembante del Manchester in tutto il secondo tempo ha infine premiato i diavoli rossi. Un pressing asfissiante degli uomini di Ferguson: questa è stata la mossa vincente degli inglesi su un Milan già con la testa alla gara di ritorno. Ma la doppietta di Rooney, prima di misura sotto rete e poi con un gran gol da fuori area (dove c'è di nuovo lo zampino di Dida...) rimette i piedi per terra agli uomini di Ancellotti e li rimanda ad una gara di ritorno certamente altrettanto infuocata. E forse ha ragione il vecchio saggio Seedorf quando dice: "Per fortuna che abbiamo perso, così staremo più attenti..." La sa lunga il fuoriclasse olandese sul vizietto del Milan di specchiarsi in sé stesso e, nonostante i proclami della "lezione di Istanbul" non sembra ancora pago di beffe.

Bush mette il veto al parlamento

“Rispettare il parere dei comandanti militari ed assicurare la sicurezza degli americani”. Un brutto rospo da ingoiare per i militari impegnati nel contingente militare in Iraq le parole del portavoce della casa Bianca, Dana Petrino, che arrivano per annunciare il veto che il Presidente degli Stati Uniti porrà sul disegno di legge in favore del ritiro delle truppe dall’Iraq entro il marzo del 2008 (qui). Un incubo che sembra non finire mai per i soldati americani, dopo una due giorni di sangue in tutto il paese. Parole che ormai non sembrano avere più effetto nella lettura di una cronaca quotidiana di un paese in guerra, che continua a proporre ogni giorno notizie di attentati e stragi, unica vera costante del conflitto iraqueno nel quale le azioni militari del contingente americano sono ormai diventate azioni di difesa del territorio. Tra ieri ed oggi si sono consumati nuovi attentati nel nord del paese.



Oggi a Khalis (qui), nella provincia del Diyala, a nord ovest di Bagdad, un kamikaze si è lanciato con la sua autobomba contro un posto di blocco facendo strage di 9 soldati iraqueni, causando anche 15 feriti civili. Già ieri le vittime degli attacchi kamikaze erano salite a 18 nella settimana, dopo l’esplosione di un kamikaze in un commissariato a Balad Ruz, precedete da un primo attentato di lunedì nel quale nove erano i soldati americani rimasti uccisi tra le macerie del loro avamposto di al-Sadah, alle porte del capoluogo provinciale Baquba, raso al suolo da due camion carichi di esplosivo. È ormai quella di Diyala la provincia più colpita dalla guerra e che strappa il tragico primato a quella occidentale di al-Anbar. Ma ancora oggi a Zumal (QUI), vicino alla città di Mosul, sempre nord dell’Iraq, invece, un triplice attentato alla sede del partito democratico del Kurdistan, il cui presidente curdo, Mossud Balzani era entrato nelle mira dei guerriglieri nella zona già da tempo. Sembrai ormai chiaro che il centro del conflitto sia proprio nella zona a nord di Bagdad (qui), laddove si sono concentrati gli odi settari della popolazione mista sciita e sannita, altro leitmotiv del conflitto in Iraq. Un incrocio di interessi di guerra che sfugge al controllo non solo degli organi d’informazione, ma anche agli stessi militari impegnati nel nuovo diktat del governo iraqueno: “Imporre la legge”, partita il 14 febbraio scorso. Una legge che artificiosamente si è voluta creare in un paese da anni tenuto sotto la dittatura di Saddam Hussein che da un lato, di fatto, impediva l’esplosione dei conflitti settari tra sunniti e sciiti; e dall’altro, tutelava gli interessi occidentali in Medio Oriente. Interessi che oggi gli Stati Uniti stanno tentando di tutelare in prima persona e che indubbiamente vanno molto al di là delle questioni di “sicurezza degli americani”. Altrimenti non si spiegherebbe la ferma e dura presa di posizione del presidente George Bush, nell’affermare il suo diritto di veto alle volontà della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti che con 218 voti favorevoli e 208 contrari ha approvato a maggioranza un disegno di legge che stanzia 124,4 miliardi di dollari per il ritiro delle truppe statunitensi dall’Iraq e dall’Afghanistan (QUI).

mercoledì 25 aprile 2007

25 aprile


In occasione della festivita´ del venticinque di aprile, vi spedisco
il testo di una canzone dei Gang, gruppo marchigiano-vedi alla voce combat rock- attivo sulla scena italiana da molti anni, e che al loro esordio furono definiti i Clash italiani. Il pezzo e´ firmato Severini-Bubola. Il Severini in questione e´ uno dei due fratelli presenti nella band, e precisamente la voce. Massimo Bubola, originario di Verona, e´ uno dei piu´ bravi autori della musica italiana. Basti ricordare le sue collaborazioni con Fabrizio De Andre´ nella scrittura di memorabili canzoni come Hotel Supramonte, Volta la carta; inoltre Max Bubola ha anche scritto per Fiorella Mannoia la bellissima Il cielo d´Irlanda.
Hasta siempre,
Giovanni.


Eurialo e Niso
Severini - Bubola

La notte era chiara,
la luna un grande lume
Eurialo e Niso uscirono
dal campo verso il fiume
e scesero dal monte,
lo zaino sulle spalle
dovevan far saltare
il ponte a Serravalle.
Eurialo era un fornaio
e Niso uno studente
scapparono in montagna
all'otto di settembre
i boschi già dormivano,
ma un gufo li avvisava
c'era un posto di blocco
in fondo a quella strada.
Eurialo fece a Niso
asciugandosi la fronte
Ci sono due tedeschi
di guardia sopra al ponte.
La neve era caduta
e il freddo la induriva
ma avevan scarpe di feltro
e nessuno li sentiva.
Le sentinelle erano
incantate dalla luna
fu facile sorprenderle
tagliandogli la fortuna
una di loro aveva
una spilla sul mantello
Eurialo la raccolse
e se la mise sul cappello.
La spilla era d'argento,
un'aquila imperiale
brillava nella notte
più di un'aurora boreale
fu così che li videro
i cani e gli aguzzini
che volevan vendicare
i camerati uccisi.
Eurialo fu sorpreso
in mezzo a una radura
Niso stava nascosto
spiando di paura
Eurialo circondarono
coprendolo di sputo
a lungo ci giocarono
come fa il gatto col topo.
Ma quando vide l'amico
legato intorno al ramo
trafitto dai coltelli
come un San Sebastiano
Niso dovette uscire
che troppo era il furore
quattro ne fece fuori
prima di cadere.
E cadde sulla neve
ai piedi dell'amico
e cadde anche la luna
nel bosco insanguinato
due alberi fiorirono
vicino a quel cimitero
i fiori erano rossi
sbocciavano ogni inverno

giovedì 19 aprile 2007

Google group music

Ho appena aperto un Google Group per sviluppare il progetto Musica su tonisparsi. Ognuno degli utenti registrati ha ricevuto un invito per partecipare attivamente ad una discussione che durerà circa 30 giorni durante i quali dovremmo sviluppare idee e fare proposte riguardo al gruppo di ricerca dell'argomento. L'idea del progetto musica parte da me e Giovanni che abbiamo subito lanciato idee diverse. La mia quella di occuparsi della storia del punk: come e dove nasce, i gruppi più importanti e rappresentativi, sviluppi del genere nella storia della musica successivi. L'idea di Giovanni, invece, vorrebbe far partire la ricerca da un punto di vista diciamo pure archeologico: partendo dalla musica italiana d'autore (citandolo) "da da Domenico Modugno per giungere a Cristina Dona´". Questi post li troverete sul Group di Google nel quale preferisco dedicare uno spazio apposito così da lasciare a tonisparsi la libertà di continuare a parlare di sé stesso (proprio come l'ultimo post di Giovanni ha dimostrato). In ultimo ribadisco per quanti leggono e vogliono info ed altro di scrivere a tonisparsi-musica@googlegroups.com, mentre la pagina del gruppo è http://groups.google.it/group/tonisparsi-musica?hl=it.

NOTA. Anche se dovesse partire il progetto musica, per noi tonisparsi rimarrà sempre un punto di riferimento puramente blogger, inteso come punto di incontro delle nostre esperienze personali a diversi livelli. In pratica lasciamo che questo blog rimanga una zona franca, sì, ma sempre piena di contenuti e spunti nuovi.

mercoledì 18 aprile 2007

Piange il telefono

Attraverso una spessa cortina fumogena, riesco ad intravedere appena le giacche scure e le gonne al ginocchio di un consiglio di amministrazione al completo. Sotto al tavolo scorre un fiume di acqua limpida. Trote e carpe di un colore innaturale si muovono a gran velocità. Qualche metro più in là, un uomo in tuta blu mangia una bistecca al sangue; affonda i suoi denti nella carne. Siede su di una poltrona di vimini. Ogni tanto, il piatto mantenuto con entrambe le mani, si sporge col busto in avanti nel tentativo di guardare i pesci nuotare e i raggi di luce dei puntatori laser essere diffusi dalla nebbia che lo separa dalla grande sala. Oggi è tempo di pianificare, di nominare, di fondere, di scorporare. Qualcuno ha consigliato, qualche altro non sapeva, un comico genovese ha inveito. Così il piombo si ricomponeva sui quotidiani fogli di carta nelle edicole.

Gli anni passano, le mode pure. I colori dipingono scenari diversi, e sembrano fondersi in una unica grande macchia irrisolvibile. Nelle piazze e nelle strade, un tempo, valanghe di rosso colore parevano travolgere gli eventi reclamando che anche l'operaio vuole il figlio dottore. Poi vennero i giorni in cui, come canta qualcuno, le strade vennero disoccupate dai sogni. E di rosso colore si sono tinti solo mille spolverini, in giro tra le poltrone dei salotti allestiti sulle terrazze romane dove il sindaco buono benedice tutti, si agitano, fanno il tifo al telefono, reclamano il diritto alla banca di famiglia.

Discutono gli uomini e le donne seduti alla tavola rotonda dell'amministrazione. Si dimette il loro presidente. Ora a comandare e´ l´uomo del silicio.
Viraggio verso il torbido, e le carpe e le trote si mangiano a vicenda nel contendersi i bocconi di carne che quell'uomo di tanto di tanto getta in acqua. Si sente lo scricchiolare della poltrona di vimini, mentre la nebbia si dirada completamente. Le giornate si allungano.

Lo scorrere del tempo rende tutto più chiaro. O più confuso. Dipende da quale punto si guarda la conseguenza degli eventi.

Se mi sforzo, riesco a sentire il rumore delle rotative dei giornali. Di quegli uomini blu, seduti su poltrone scricchiolanti, solo qualche riga in cronaca.

sabato 14 aprile 2007

E sona mo´


In una delle recenti chiacchierate elettroniche, l´amico Lazarus proponeva di "aprire" una sezione del blog dedicata alla musica. I pezzi, apparsi su tonisparsi, dedicati al movimento punk sviluppatosi in Europa durante la seconda meta´degli anni settanta, alla new wave italiana, e al compianto Rino Gaetano sono un pó le prove generali di quella volonta´.


A questo punto della storia, la mia idea e´quella di dare una maggiore sistematicita´ agli scritti che parlano dei sussulti del pentagramma, ad esempio, iniziando dalla canzone d´autore italiana; seguendo un filo conduttore che si dipani, attraverso l´asse del tempo, da Domenico Modugno per giungere a Cristina Dona´.

Nella speranza di tenere fede a tale impegno, l´appuntamento viene rinnovato per le prossime puntate.

venerdì 13 aprile 2007

Vecchio Moebius


Per fortuna i dinosauri non sono tutti morti! Neanche a farlo apposta dopo aver conosciuto la storia della casa editrice Les Humanos Associé, è appena uscita sul Lanciostory di questa settimana una storia disegnata dal mitico Jean Jiraud, meglio conosciuto dai fumettari come Moebius, proprio quello di Metal Hurlant e della cricca settantottina degli Umanoidi, uno dei più prolifici generi del fumetto francese poi diventato celebre in tutto il mondo, fino a sbarcare negli Stati Uniti quando Giraud affermò: “Siamo finalmente riusciti a conquistare gli yankee!”. Giraud è affiancato dall’autore Jean Michelle Charlier che dimostra di integrarsi bene con il disegnatore francese dando al fumetto testi originali: molto diretti ed efficaci. Jim Cutlas è un eroe libertino che si muove nell’America della schiavitù e che esalta il genere western tanto caro a Giraud che con il successo Blueberry, serie a fumetti di grande successo anche in Italia, ora lancia un personaggio nuovo e da subito affascinante. Jim Cutlas si presenta al pubblico di Lanciostory come un eroe romantico che fa a pugni invece di usare le armi; che lotta per affermare i diritti degli schiavi nel sud degli Stati Uniti (nei quali la schiavitù e il razzismo xenofobo verso i neri permarrà fino agli anni ’60, do you remember Ku-kux-clan?); un impavido personaggio che rispetta le donne ma che non se le riesce a portare sempre a letto… Nel primo episodio di Jim Cutlas la storia lo porta a sbarcare come detto in un paese del sud dove deve riscuotere un’ingente patrimonio lasciatogli da uno zio che non conosce neppure. Dopo essersi congedato e recatosi nel “caldo sud” con i soldi della paga, ad accoglierlo ci sono mercanti schiavisti e loschi individui come Playcard, un baro al quale Cutlas da subito una lezione. Un ambiente ostile per i “lincoliani del nord” come viene subito definito Cutlas e dove la legge ha da poco condannato al linciaggio un pastore cristiano che si prese la briga di difendere un gruppo di negri. Dopo aver salvato Bas Rouge, il ribelle del gruppo di schiavi sulla nave di Slide, cinico mercante schiavista, Cutlas viene anch’egli imprigionato dal capitano della contea e condannato il giorno seguente al linciaggio. Ma già dal primo episodio capiamo come Cutlas abbia mille risorse che gli permetteranno di cavarsela e di continuare la sua avventura appena iniziata e che, a detta dell'editoriale della scorsa settimana pubblicato da Lanciostory, ci accompagnerà ancora per molti numeri.

mercoledì 11 aprile 2007

Ancora da Feltrinelli


La vendetta de "La" Feltrinelli

La vendetta de “la” Feltrinelli “Mai più Il Mucchio in libreria” In seguito alla pubblicazione di un’intervista/inchiesta sul numero di aprile del mensile il Mucchio, relativa alle condizioni di lavoro all’interno degli 89 punti vendita de “la” Feltrinelli, l’azienda ha annullato senza nessuna spiegazione le presentazioni di alcune pubblicazioni della casa editrice del Mucchio, in programma il 4 a Milano e il 10 aprile a Roma. “Ognuno è padrone d’invitare a casa sua chi più gli aggrada” dichiara Max Stèfani, direttore della rivista, “ma questa forma di censura non fa altro che confermare quanto purtroppo esce fuori dall’inchiesta del giornale”. Dalla pagine del Mucchio si evince che “la” Feltrinelli era un’azienda dove lavorare era un piacere, oggi trasformata in un megastore in mano a manager senza scrupoli, per i quali un libro equivale a una bistecca, dove la qualità della risorsa umana non è più considerata, dove i lavoratori sono sfruttati, dove non esiste più il rapporto umano, dove intimidazioni e ricatti sono all’ordine del giorno e dove soprattutto non c’è più niente di “sinistra”.

Tratto da www.ilmucchio.it

Scherzi a parte...


Il barbiere Salvatore continuava a ripetermi stamattina, con un po' di schiumetta tra gli occhi: "Mha! Io nun capisc sta' Roma...sti' sette gol!" un po' ridacchiando e sbattendo gli occhi che non volevano svegliarsi. Giustamente si chiedeva come potesse una squadra che sette giorni prima sembrava poter schiacciare il Manchester United, poi sgretolarsi in maniera così lampante di fronte Ronaldo (Cristiano!) e Co? Proprio la faccia di Spalletti dice che non sembra credere ai suoi occhi...E verrebbbe da dirgli: "Non preoccuparti Luciano, perché sei su Scherzi a parte!" e via la sigla... Ed invece no, non sei su Scherzi a Parte ma su "Alex Ferguson after day", ovvero, il giorno dopo il giorno del manager del Manchester che raramente aveva vissuto una giornata così trionfale in Champions League, arrivando a dichiarare: "Non era la Roma che ha sbagliato partita: è il Manchester che non ha sbagliato nulla!" Insomma, questa è grossa! Ser Ferguson questo giro ha fatto proprio lo sborone, cancellando un po' di savoir faire inglese che in queste occasioni non da' proprio grandi soddisfazioni. Sì perché un po' bisogna lasciarsi andare e nel calcio poi il bon ton anglosassone viene spesso meno. Soprattutto se ne sono accorti i romanisti che sono andati a prendere schiaffi dalla polizia inglese che se ne stanno lì buonini ad aspettare proprio occasioni come questa per dire: "Finalmente! Se' mena! (meno male che ogni tanto ce fanno sfogà!)Eh sì, è dura vivere in un paese civile che della sportività fa una sua bandiera. Ma è dura soprattutto andarci a giocare senza gambe e senza testa e rendersi conto che dopo il terzo "golle questi continuano a'attaccà. E quanno se fermano!?" si poteva leggere sul labiale dei giocatori romanisti, che ieri sera erano l'ombra di quei centurioni che si pensavano de' spaccà er monno solo una settimana fa. Evidentemente non si sono fatti i conti con una competizione che si gioca, nella fase eliminatoria, sul doppio confronto...A questo punto mi rivolgo al MR. Spalletti: "A' mr, ma nun ce se poteva risparmià un po' d'energie invece de giocacce a vita tutta in una partita!?" Eh sì, perché per non finire su scherzi a parte ci si deve anche aspettare che l'agonismo che hai tu in casa ce l'ha l'avversario in casa sua e che quando questi del Manchester si incazzano non sono proprio teneri perché corrono,menano e c'hanno i piedi buoni (ahò! so' primi in campionato, o no?). E poi: "A' Mr, ma era prpprio il caso de' sperimentà Vucinic-Totti dopo che hai giocato un anno senza punte? Sto' sta a dimostrà che nun c'hai tanto le idee chiare, o no?". No, no...Scherzi a parte il mr. è stato dichiarato uno dei migliori tecnici italiani e la Roma considerata una squadra all'altezza delle migliori. Ma mi chiedo: senza i punti di penalizzazione il Milan dove sarebbe? Più in alto. E con la Juve in serie A, la Roma (di quest'anno...) dove sarebbe finita. Beh, sicuramente si deve ammettere che il tanto elogiato calcio italiano, quello più difficile, quello più bello - è finito da tempo e che in questo momento gli inglesi sono quelli che vanno più forte con Chelsea, Manchester (e probabilmente Liverpool) nelle semifinali. Scherzi a parte, io penso che il campionato inglese sia duro, tanto duro che in Champions League beato chi arriva in finale con le inglesi...se non una stessa inglese (ovviamente!). Chissà magari saranno cotti.

venerdì 6 aprile 2007

BREVE COMUNICAZIONE

Da oggi ho aperto la possibilità di commentare anche ai visitatori occasionali (messo che ce ne siano...).
lanza280@yahoo.com

giovedì 5 aprile 2007

Da Feltrinelli

Di seguito un articolo scritto da Massimo Del Papa. Il pezzo, apparso sulla versione on-line del periodico musicale Il Mucchio Selvaggio, illustra come la media e grossa distribuzione possa giocare un ruolo determinante ai fini della diffusione di quelle idee e di quegli scritti in grado di veicolare una informazione alternativa a quella fornita dalla editoria allineata e coperta.


Feltrinelli, quella risposta che non c'è

Feltrinelli, quella risposta che non c'è

La faccenda sta girando in queste ore: appresa l'esistenza, nel numero appena pubblicato, di una inchiesta sulle critiche condizioni di lavoro all'interno della catena “Feltrinelli”, il prestigioso marchio editoriale ha reagito rimuovendo il Mucchio dai suoi scaffali e cancellando alcune presentazioni del giornale già fissate a Milano e Roma. La tesi di fondo, sviluppata dal direttore Stéfani (mentre chi scrive ha proposto, di spalla, un servizio generale sull'attuale situazione del precariato in Europa e in Italia), è che questo nome storico della cultura si è ormai, come altri, managerializzato, dal che consegue lo sfruttamento più o meno sistematico di chi per questo nome a vario titolo lavora.

La reazione fulminea di Feltrinelli ha avuto in sé qualcosa di paranoico e di paradigmatico insieme: vorrei dire di manageriale. Personalmente non credo che nel sancta sanctorum di Feltrinelli si siano stracciati le vesti: più verosimilmente, si sono limitati a depennare una rivista caduta in disgrazia, con gelido e pavloviano approccio manageriale: il che significa pragmatico, acritico, impersonale.

La situazione, naturalmente, travalica l'ambito ristretto della vicenda in questione per sconfinare nel rapporto, a tutt'oggi mai precisato nei suoi limiti e confini, fra cultura e gestione della stessa. Naturalmente, dati i tempi, l'evoluzione dell'economia, la vittoria della democrazia sul comunismo e, in parallelo (ma non automaticamente!), l'affermarsi della dinamica di mercato, non sarebbe pensabile gestire realtà culturali-editoriali-commerciali fattesi così complesse senza un approccio tecnico-scientifico adeguato; il problema sorge quando l'area delle decisioni invade la sostanza dell'oggetto deciso, ovvero della merce trattata, che nello specifico è merce culturale. In un caso come questo, riemerge in tutta la sua urgenza la necessità di stabilire freni ragionati, meditati, ma fermi, tra ciò che viene trattato e le figure che, salendo di sovrastruttura, lo trattano.

Più nello specifico, non è vero che ogni merce sia fungibile ai fini del mercato, e che ogni manager (qualsiasi cosa questa categoria ormai inflazionata significhi oggi) sia di per sé competente a maneggiare qualsivoglia tipo di prodotto. Non stiamo ad allungare il brodo con il solito dramma dei vincoli imposti ad un foglio considerato come dissidente, perchè di questo passo si finisce senza scampo nell'autocompiacimento del vittimismo, del martirologio, della censura subita, degli eretici di professione. Ciascuno tragga le conseguenze che crede di fronte a una situazione come questa che ci riguarda: a noi basta, qui, fermare che rimuovere una rivista che si occupa di attualità, cronaca, manifestazioni legate all'arte e alla cultura, non è (non può essere) come eliminare dal catalogo una marca d'acqua minerale o di telefonini. Non solo perchè si investe il delicato, fragile - per consistenza e per resistenza - ambito delle opinioni espresse. Ma anche, e forse principalmente, perchè un veicolo in senso lato culturale negato equivale a una censura non tanto su chi la subisce: ma su chi fruisce abitualmente di quel veicolo, e non può più trovarlo in quella sede. Feltrinelli avrebbe potuto mandare una nota di protesta o di precisazione o di risposta agli assunti nell'inchiesta; avrebbe potuto anche invitare i rappresentanti della rivista a un confronto pubblico, magari in loco, magari per smentire coi fatti quanto affermato nel servizio “incriminato”: che nessuna di queste opzioni siano state adottate, qualcosa vorrà dire: anche su questo, lasciamo l'interpretazione a chi legge (anzi, non legge più).

Un'altra cosa, infine, va fermata, per amore di verità e per il rispetto che si deve alle parole. Qualcuno ha sostenuto che la scelta di Feltrinelli di rimuovere un giornale fattosi sgradito è una scelta pienamente democratica e come tale da rispettare: e, fino a qui, siamo nel campo della tautologia, che non viaggia mai sgravata dalla soma della banalità: a casa sua, ciascuno fa quello che crede. Il discorso, però, non sta più in piedi se, in esso, si contesta una matrice censoria: questa matrice c'è. Perchè un conto è rifiutare una testata dall'inizio, in quanto incompatibile con il ventaglio ideologico e culturale normalmente offerto (che in Feltrinelli è praticamente onnicomprensivo); un altro conto è rimuoverla di punto in bianco, quella testata, per fatto personale. Se non è censura questa, non so che cos'altro lo sia.

Massimo Del Papa

mercoledì 4 aprile 2007

Grande Milan ma...troppi parenti!


Ma sì...Parliamo di pelota! Il Milan di ieri sera mi ha fatto davvero eccitare! Stavo davanti alla televisione e parlavo da solo... Un pressing a centro campo e un movimento a scalare aggressivo sui tedeschi che non riuscivano a capì da dove se' passava e se c'era er trucco!
Un'armonia di gioco che sembrava un'orchestra! Io dico che solo gli squadroni giocano una partita così importante in un modo così esemplare. Merito pure al sor Carlo che ha schiaffato un 4-5-1 che ha esaltato i piedi buoni del centrocampo e coperto una difesa che oltre ad essere datata (ma no!) è anche terrorizzata da ogni palla che entra in area. Non parliamo di quel portiere brasiliano che assomiglia a Dida che oggi sta in porta nel Milan. Ma che è na' controfigura! Figuriamoci che mi ricordavo sto' ragazzone di unmetroenonfiniscomaidicrescere che esce nei piedi degli attaccanti come fosse una piovra, con la rapidità di un cobra e vola da un palo all'altro manco fosse Benjamin Price! Deve essere successo qualche corto circuito nel milanlab oppure, er secco, c'ha un po' di problemi co la donna...Chi lo sa. Fatto sta che una partita da incorniciare per i vecchietti del Milan è stata rovinata da due cazzate del cugino di Dida che se non la finisce de volé pe' forza gioca a pallone al posto de' quello vero prima o poi busca!
Festa rovinata anche a mr. President, pe' nun parla poi da a faccia de' quer gufo de Galliani..! Era giallo!
Comunque mi è dispiaciuto pure a me perché quando una squadra gioca come ha giocato ieri Pirlo e CO meriterebbe di vincere con margine. 2-0 era giusto. Peccato che Gilardino, pure, sta alle Bahamas ed ha lasciato a giocare lo zio barbone che proprio sull'1 a 0 nel primo tempo s'è magnato un go' che manco Battistuta dei tempi migliori... Un peccato, perché proprio i più giovani e meno esperti sono clamorosamente venuti meno. Compreso Kakà che però, da grande che è, ha messo dentro il rigore con uno stile da arrivare nelle mutande! PHAF: portiere spiazzato come un pivello(ve lo ricordato quello che regalò il gol ad Emerson poggiandogli la palla del 4 a 3 in un Juventus Werder Brema...Sì proprio lui!). I vecchietti sono stati dunque i migliori: Pirlo con un gol da fenomeno; Maldini impeccabile; Seedorf corsa e piedi da paura (come se' vede quanno vo' core!)e Gattuso, incredibile ma la coieva pure lui!
Mi chiedo solo un'ultima cosa: ma per che cazzo non ha giocato Ronaldo!!!!!!!
Poteva almeno manda' la sorella!

martedì 3 aprile 2007

Al quarto piano

Uno straccio usato per pulire delle mensole in formica. Strati di polvere depositati dal tempo e dall´incuria; guardandovi in mezzo, ci ho visto le impronte delle tue dita umide dell´amore appena finito, le illusioni di un altro mondo. Figurato, raccontato, possibile. Vi ho rivisto le espressioni, risentito le battute degli attori dei film che ci aiutavano a distrarre la noia e ad addolcire la delusione, ad illuderci ancora.
La primavera e´ alle porte. I raggi di un insolito sole si incantano sul pulviscolo che si alza dai mobili e dagli scaffali di una camera al quarto piano; danzano i granelli di polvere sospesi per tutta la stanza. Con gli occhi ne assecondo il ballo, termico ed ipnotico. Ne scelgo uno. Lo seguo sino a quando esce a far parte del mondo. Mi sporgo dal balcone. Un´intermibabile fila di auto ferme al semaforo; il numero cento che percorre la solita strada, e tu vestita solo di te, che mi domandi se oggi sara´ uguale a ieri. Ti guardo, lego i miei capelli con un elastico amaranto. Cara, e´ la fine





Mio fratello e´ figlio unico


Nel dopo cena della domenica ultima scorsa, ho avuto modo di vedere una vecchia puntata- precisamente quella del nove giugno duemilasei- di Ritratti (programma di RaiTre "moderato" da Giancarlo Governi) dedicata a Rino Gaetano, cantautore morto in seguito ad un incidente stradale nella serata del due giugno millenovecentoeottantuno. A ventisei anni dalla scomparsa del "folletto sempre piu´ blu", ci si rende conto di come le liriche scritte dal cantante nato a Crotone risultino attuali quanto mai. Gaetano fu un cantautore sui generis rispetto ai cantautori "canonici" dell´epoca in cui egli visse (e come lui Alberto Fortis, Franco Fanigliulo, Stefano Rosso, solo per citarne alcuni) che forse prima degli altri avevano compreso che, forse, l´ideologia non era il grimaldello per scardinare l´infelicita´ e le frustrazioni quotidiane.
Rino Gaetano cantava l´Italia facendo di una ironia malinconica ed arrabbiata al tempo stesso, che tradisce uno sviscerato amore per il suo Paese, la chiave di volta di tutta la sua poetica; cantava il suo disicanto nei confronti di una politica serva dei partiti; portava sul palco la sua disillusione nei confronti delle ideologie intrappolate nelle logiche di segreteria. Cantore di tanti fratelli che prendono coscienza del loro essere figli unici, del loro essere uomini e non caporali e che escluso il cane non riusciranno a trovare comprensione negli occhi del mondo.

Onda su onda


Non ha mai venduto un cazzo la new wave
(Federico Fiumani)

Nel pezzo dal titolo In mezzo scorre il punk, ho fatto riferimento alla new wave italiana. A tal proposito, riporto qui di seguito un articolo scritto da Alberto Campo, direttore del mensile musicale Rumore.

C'era una volta la new wave... E in Italia Firenze ne fu roccaforte. Che lo snodo fondamentale del fenomeno stesse là e non altrove - la Bologna "bruciata" dal '77, una Milano ancora troppo autoreferenziale, la timida e decentrata Torino di allora - fu chiaro al principio degli anni Ottanta. La prima edizione dell'Indipendent Music Meeting (raduno delle etichette discografiche "alternative" varato nel 1983), gli album che segnarono gli esordi di Diaframma (Siberia, 1984) e Litfiba (Desaparecido, 1985), ambedue targati IRA, marchio discografico locale creato dal produttore Alberto Pirelli... Inequivocabili indizi di vivacità creativa e imprenditoriale.

La scena rock cittadina aveva cominciato a fermentare già nella seconda metà del decennio precedente, come spiegano le note di copertina della compilation Firenze sogna, edita nel 1993 da Materiali Sonori: panoramica sonora su ciò che accadde musicalmente in città fra il 1976 e il 1983 - dalle intuizioni dei veterani Sensation's Fix ai primi vagiti emessi dai gruppi di Pelù e Fiumani-nella foto in alto a sinistra- (voce de "I Diaframma", ndr), passando dai Cafè Caracas (in cui suonavano Ghigo Renzulli, poi nei Litfiba, e Raf!). Perciò, quando dal fronte angloamericano cominciarono a propagarsi i sussulti del punk e della new wave, Firenze più di altri luoghi in Italia seppe captarli, interpretarli e farli propri.

Esistevano posti in cui suonare, il Banana Moon e la Rockoteca Brighton (dove si esibirono per la prima volta dal vivo Litfiba e Diaframma, rispettivamente nel dicembre 1980 e nel novembre 1981), ed emittenti radiofoniche - Controradio e Centofiori - disposte a dar voce ai giovani artisti locali: le cosiddette infrastrutture, indispensabili per allevare talenti e professionalità. E si sarebbero ben presto moltiplicate: da locali come Tenax e Manila a etichette indipendenti quali Contempo

lunedì 2 aprile 2007

Punk continued...

Continua imperturbabile la mia scoperta del punk. Ora, dopo aver letto l'avvincente storia della nascita ed epopea di Metal Hurlant ed della correlata casa editrice Umanoidi Associati, continuo a vagare nel fumetto d'autore con Tank Girl di Jamie Hewlett e Alain Martin (foto qui a fianco). Dopo la lettura delle prime due storie scorgo già le possibilità di divertimento con un genere narrativo che inizio ad amare per il fatto che fa del disimpegno una bandiera dietro la quale si cela (e neanche troppo!) uno spirito eversivo più che integro e, da tempo ormai, sconveniente all'industria editoriale. In questo periodo ho la fortuna (?) di poter leggere queste perle del fumetto anglosassone tradotto in Italia dove, mi sembra palese, si latita nella grande distribuzione. Infatti, oltre le riviste di musica specializzate tipo Heavy Metal e roba varia, c'è praticamente niente alla portata di tutti, ovvero del grande pubblico. Tank Girl è un'idea di David Vecchiato che ha preso vita in una rivista pubblicata tra il settembre 1995 ed il luglio/agosto 1997. Alla fine la Coniglio editore ne ha comprato i diritti e pubblicato lo scorso anno questo albo che contiene storie pubblicate su Dead Line, rivista inglese nata alla fine degli anni '80 che ha pubblicato il personaggio femminile della "ragazza carroarmato" impegnata in missioni distruttive che spesso la portano a scontrarsi con tribù di canguri assassini. Come spesso capita con questo ed altri generi letterari che non appartengono ad un immaginario collettivo diffuso, il genere punk approda in Italia dieci anni dopo, alla fine degli anni '90, anche grazie a redattori intraprendenti come Vecchiato che ci prova prima con Katzyvari, rivista funzine goliardica che uscì tra il 1993 e il 1994; e successivamente con Tribù, che vide la luce solamente una volta, nel marzo '94 per poi chiudere precocemente. Artista illustratore e fumettista di origine romana, David Vecchiato cerca di spingere il genere punk nel "condominiale mondo dei fumetti italiani". Tank Girl è il magazine lanciato da Roma che, dalle speranze del numero zero mandato in edicola tra il febbraio e l'agosto del 1995, arriverà a durare ben due anni con un proclama di partenza dello stesso Vecchiato che afferma: "Faremo un magazine di musica e fumetti delirante che spaccherà i culi."
Ed ora due storie. La prima: Una banda di canguri teppisti e assassini prende di mira un vip party ("barby di vippetti") dove uccidono gli uomini e stuprano le donne. Tank Girl che li seguiva da prima, irrompe sulla scena schiacciando con il suo carrarmato sia i vip snob e volgari che tutti i canguri, tranne uno: il capo che si da a gambe per finire stremato a riposare sulla cima di una roccia. Sdraiato il canguro capo si trova con Tank Girl altrettanto stremata dall'inseguimento e mentre i due si stiracchiano, Tank girl sente un'attrazione irresistibile verso il suo nemico e dopo esserselo fatto, lo uccide, consegnando la sua testa per riscuotere la sua taglia.
Nella seconda storia a Tank Girl viene assegnato un compito importantissimo: rifornire il presidente del consiglio, che soffre di turbe merdaiole, di sacchetti post-colostomia durante un'importante conferenza politica. Ma quella mattina Tank Girl si sveglia già troppo ubriaca e ad ostacolare il suo cammino verso il rifornimento sarà un'improbabile tarzan che piove dall'alto e la scambia per Jane...Alla fine Tank finirà sulla prima pagina del giornale che dice: "PRESIDENTE CACCA! IL CAPO DELLO STATO SE LA FA ADDOSSO. E' COLPA DI TANK GIRL".

The Violent Enemy



Come al suo solito Fuori Orario propone sempre pellicole d'autore imperdibili per gli amanti del cinema. Ieri notte tre film firmati Fritz Lang, John Ford e Don Sharp, quest'ultimo l'unico che sono riuscito materialmente a vedere, perché oltre le tre diventa difficile tenere gli occhi aperti...
The violent enemy di Don Sharp (nella foto) è la storia di Sean Rogan, terrorista dell'Ira imprigionato in un carcere londinese. Rogan è un mito in patria per la lotta dei cattolici irlandesi contro i protestanti inglesi. Così l'organizzazione fa di tutto per liberarlo e dopo un viaggio clandestino Sean riesce a raggiungere i suoi compagni. Ma Rogan è cambiato ed ora si rifiuta di lottare con la violenza una battaglia che crede ancora attuale, ma per la quale non è più disposto a perdere la sua libertà. Ora Sean passeggia per le strade della città ed osserva la sua gente muoversi nella nuova normalità di una realtà che, come lui, è stanca di vedere spargimento di sangue per motivi politici e vuole ricominciare a vivere la propria vita. Ma i vecchi militanti dell'Ira vogliono ancora "vedere versare sangue" e costringono Sean a partecipare ad un attentato contro una delle più grandi centrali elettriche inglesi, posta sul confine tra i due paesi. Così Sean Rogan non può venire meno al compito assegnatogli dalla storia. Ma la realtà sta cambiando in fretta e presto i suoi compagni, a partire da Colum, vecchio compagno che appartiene alla generazione più radicale che fatica ad accettare il cambiamento, se ne accorgeranno suo malgrado.