martedì 3 aprile 2007

Onda su onda


Non ha mai venduto un cazzo la new wave
(Federico Fiumani)

Nel pezzo dal titolo In mezzo scorre il punk, ho fatto riferimento alla new wave italiana. A tal proposito, riporto qui di seguito un articolo scritto da Alberto Campo, direttore del mensile musicale Rumore.

C'era una volta la new wave... E in Italia Firenze ne fu roccaforte. Che lo snodo fondamentale del fenomeno stesse là e non altrove - la Bologna "bruciata" dal '77, una Milano ancora troppo autoreferenziale, la timida e decentrata Torino di allora - fu chiaro al principio degli anni Ottanta. La prima edizione dell'Indipendent Music Meeting (raduno delle etichette discografiche "alternative" varato nel 1983), gli album che segnarono gli esordi di Diaframma (Siberia, 1984) e Litfiba (Desaparecido, 1985), ambedue targati IRA, marchio discografico locale creato dal produttore Alberto Pirelli... Inequivocabili indizi di vivacità creativa e imprenditoriale.

La scena rock cittadina aveva cominciato a fermentare già nella seconda metà del decennio precedente, come spiegano le note di copertina della compilation Firenze sogna, edita nel 1993 da Materiali Sonori: panoramica sonora su ciò che accadde musicalmente in città fra il 1976 e il 1983 - dalle intuizioni dei veterani Sensation's Fix ai primi vagiti emessi dai gruppi di Pelù e Fiumani-nella foto in alto a sinistra- (voce de "I Diaframma", ndr), passando dai Cafè Caracas (in cui suonavano Ghigo Renzulli, poi nei Litfiba, e Raf!). Perciò, quando dal fronte angloamericano cominciarono a propagarsi i sussulti del punk e della new wave, Firenze più di altri luoghi in Italia seppe captarli, interpretarli e farli propri.

Esistevano posti in cui suonare, il Banana Moon e la Rockoteca Brighton (dove si esibirono per la prima volta dal vivo Litfiba e Diaframma, rispettivamente nel dicembre 1980 e nel novembre 1981), ed emittenti radiofoniche - Controradio e Centofiori - disposte a dar voce ai giovani artisti locali: le cosiddette infrastrutture, indispensabili per allevare talenti e professionalità. E si sarebbero ben presto moltiplicate: da locali come Tenax e Manila a etichette indipendenti quali Contempo

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