sabato 5 maggio 2007

Che cosa sta succedendo?




Due fatti duri, allarmanti, inaccettabili balzano ai disonori della cronaca di un’Italia che non c’è più ma che ci ostiniamo a vedere. I casi in questione sono due. Il primo, a Roma la morte della giovane Vanessa Russo, 23 anni, ragazza di borgata Fidene, andata in centro e lì, in piena stazione Termini, infilzata dalla punta di un ombrello da una ragazza romena, spalleggiata da un’amica, accusata di omicidio colposo e che ha confessato di “non essersi resa conto di quello che faceva” dopo essersela battuta a gambe fino nelle Marche per sfuggire alla cattura della polizia. Il secondo caso a San Paolo Belsito, Nola, provincia di Napoli. Un fatto assurdo, che fa ancora più rabbia e ribrezzo è quello della morte della piccola Karolina, 5 anni, uccisa da un colpo di pistola alla testa, sparato da un uomo incensurato che è piombato in casa sua per sparare al padre col quale aveva avuto una lite in un bar.
Che cosa sta succedendo all’Italia della famiglia, della Chiesa, della pace sociale; ma soprattutto, l’Italia della solidarietà, della giustizia sociale, dell’integrità morale. Un’Italia forse mai esistita, ma che qualcuno ci ha raccontato un giorno essere tale e così gli abbiamo creduto e dicemmo tutti in coro: “Italiani, brava gente”. Siamo alla stregua, alla stregua: siamo al conflitto sociale. L’era dello spazio pubblico (o aperto), della solidarietà tra poveri, di una massa coerente… è finita. Non è più così! Nel nostro paese gli spazi si stanno stringendo; i denari finiscono (e se ne vorrebbero sempre di più); gli inganni aumentano.
È forse così da anni. Tanti, troppi comunicatori truffaldini tentano di tenere in vita questa immagine falsa, deviante, che diffonde il virus della menzogna in tutti noi.
Questa è l’Italia che non si vuole far emergere, della quale si racconta troppo poco e fin troppo male; ma soprattutto, quell’Italia della quale nessuno si occupa più se non per segnalare fatti di cronaca mostruosi. È l’Italia proletaria, non quella operaia ed impiegatizia, quella ormai borghese (tanto per usare una brutta parola) e benestante ma quella dei lavoratori a progetto, a contratto giornaliero, dei CoCoCo, CoCoPro, CoCo…bo’! Ma soprattutto quello dei lavoratori in nero; quella degli immigrati che si mischiano nei sobborghi delle città o ai margini delle metropoli e che entrano spesso in conflitto con chi, come loro e pur essendo italiani, sono fuori dai grandi numeri, fuori dalle manovre finanziarie, fuori dagli incentivi all’industria o ai nuovi stanziamenti alla Regione. Bensì da questi solo sfruttati, strumentalizzati e buoni solo per la campagna elettorale. Di questa larga fetta della popolazione, in crescendo al centro-sud, non se ne interessa più nessuno; nessuno ne affronta seriamente i problemi.
Che cosa sta succedendo, dunque, a quell’Italia dei tanti che sognano il benessere dei pochi. La risposta che mi viene in mente assistendo a fatti come quelli elencati è che la nostra società ha mollato la zavorra: ha scaricato chi del lavoro fa la sua sopravvivenza, in contesti sociali che non danno e non pretendono nulla in cambio. Una lotta sociale tra poveri che non fa che ridurre ai minimi termini le loro stesse problematiche. Un numero abnorme di sfruttati e disadattati che mai aveva conosciuto il nostro “bel paese”, una realtà con la quale prima faremo i conti e prima sarà facile tentare di saldarli e con i quali abbiamo già un debito enorme.

4 commenti:

Lazarus ha detto...

Posto il commento di F.

"Condivido in pieno le considerazioni che hai fatto procedendo dai due fatti di cronaca, che sono spia di un imbarbarimento che rientra nella più ampia problematica della guerra fra poveri: scontro strumentale a mantenere e a consolidare lo status quo.
Le due morti, avvenute una a Roma e l'altra nell'agro nolano, sono segno e sintomo di un
di un Paese che oramai sta perdendo la bussola, e ha smarrito i riferimenti per la costruzione di una pacifica e civile convivenza.

Due tragici episodi. Protagonisti due persone provenienti da nazioni diverse tra loro. Riunire i due accaduti, nel medesimo pezzo, è una azione assai meritoria e meritevole di attenzione; soprattutto alla luce di quella perdita di civiltà, in termini della quale lo straniero racchiude implicitamente il germe del male e della cattiveria, o propende naturalmente alla violenza.

Franco Battiato cantava: << non servono calmanti, o ideologie,..., ma un'altra vita>>"

Lazarus ha detto...
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Lazarus ha detto...

Caro F.,
qualcosa mi dice che si tratta molto di più di una simulazione. Come cerco di rendere l'idea nel titolo del post non vedo dei segnali positivi da questa situazione che ho segnalato ma che, basta leggere le cronache degli ultimi anni, la sua origine arriva all'inizio degli anni '90. Mi gira e rigira nella testa che questa non sia un vetero e forse semplicicistico tentativo da parte del governo italiano di mantenere il cosiddetto "status quo" (un concetto interessante e sul quale scriverò al più presto qualcosa, perché ci sono delle cose da dire...), ma piuttosto si sta innescando una serie di fenomeni pericolosi per l'incolumità - finanziaria, culturale e fisica - della middle class italiana che in questo paese ha prodotto negli anni '70 la classe degli intellettuali, dei musicisti, degli scrittori (o anche semplicemente la maggior parte dei lavoratori e degli elettori italiani!) che, allora, non arrivavano certo dai grandi centri commerciali ed economici; e non certo da famiglie ricche (come nella maggior parte dei casi appare ora), ma bensì dal ceto medio e spesso provinciale che, anche se un po' ipocritamente produceva un dissenso all'interno della famiglia e quindi all'interno della società. Questa classe, a parer mio ancora esistente, si sta cercando di estinguere cercando di elevarla a valori propriamente più "da ricchi" o di ridurla al limite della miseria. Ovviamente in entrambi i casi verrebbe messa a tacere.

Sensazioni, solo sensazioni...

terranova ha detto...

Mi permetto di intervenire, in modo più o meno ”barbarico”, tanto per utilizzare un vostro termine, sulle vostre intense e validissime riflessioni. Cercare la verità dell’attuale, avendo a disposizione solo il suo recente passato non è cosa facile ma sicuramente nobile.
Iniziamo da quella originaria di Toni. Capisco che la sua è una provocazione, ma ci siamo accorti tutti, da un bel po’ di anni e da un bel po’ di avvenimenti, che ormai questo non è più il Paese della famiglia, della società solidale, della brava gente, del famoso bel paese che si vuole far credere. Non a caso qualcuno, credo un certo Schettino (comico napoletano) sta per iniziare un nuovo spettacolo che avrà per titolo “di bel paese in Italia c'è rimasto solo il formaggio”.
Ma non lo è più da molto tempo, non certo da qualche anno, o a valle di quegli ultimi avvenimenti citati.
Questo paese è stato tale ed ha avuto una storia degna di tale nome, fino agli anni 50. Quando ancora la politica, la società, la cultura, erano frutto di una tradizione e di un processo di sviluppo graduale e, se posso permettermi, con tanta voglia di migliorarsi, ma soprattutto con l'illusione di creare una società nuova. Non più dittatura, guerre, conflitti sociali, divisioni di classe. Ecco spiegato l'iniziale successo del centro prima e della sinistra poi, nella politica italiana. Entrambi fallimentari hanno consegnato il paese in mano alla destra, come ultima speranza con le conseguenze e d i risultati che sappiamo.
A questo punto non è difficile capire, visto le conseguenze vissute e pagate dalle classi sociali più deboli, che cosa sia realmente successo in questo paese.
Se in altri paesi occidentali si sono fusi potere economico e potere politico progettando insieme, senza il benestare delle masse, il futuro di quello stesso paese, in Italia a questo connubio si è aggiunto il potere del malaffare.
Le conseguenze sono davanti agli occhi di tutti quelli che vogliono vedere e sapere.
Cosa ci si aspetta da una società costretta a subire una continua violenza e violazione dei propri diritti dallo stesso stato che ne dovrebbe tutelare il rispetto. Una politica che detta e scrive leggi di cui i suoi rappresentanti ne sono gli stessi trasgressori. Cosa ci si aspetta da una società che si è vista passare sulle proprie teste tangentopoli, bancopoli, calciopoli, vallettopoli e di cui mai nessuno, a nessun livello ne ha mai pagato le conseguenze. Per non parlare degli anni di piombo della campagna di manifestazioni di piazza soffocate nel sangue e del buio periodo del terrorismo e delle stragi di massa.
Secondo me è un vero miracolo che questo paese continui ad avere qualcosa che assomigli ad una società civile fatta ancora di persone oneste, operai, impiegati, piccoli imprenditori animati ancora da una coscienza di continuare a fare la propria parte.
Se riteniamo che l'uomo, la famiglia e gli ideali che li sorreggono sono frutto della società di cui fanno parte la mia teoria del miracolo è bella che giustificata.
La cosa che mi fa sempre più sorridere invece, ai giorni nostri, è sentire sempre più spesso che questi fatti strani, ingiustificabili, di cui Toni accenna e di cui sempre più spesso (purtroppo) ne accadono, sono frutto della decadenza degli ideali e dei valori morali che si stanno perdendo. E' come dire che quando vai in chiesa, la domenica, la predica sul cattivo comportamento nei confronti della fede con i peccati che da esso scaturiscono è sempre indirizzata a tè, ed ai presenti.