lunedì 28 maggio 2007

Commissione rifiuti: "Per la malavita meglio i rifiuti della droga"

Qui di seguito riporto un articolo tratto dal Sole24Ore del 16 maggio, intitolato: "La spazzatura hi-tech in viaggio verso la Cina" e nel quale spiccano due dati allarmanti: il primo le dichiarazioni di Camillo Piazza, vicepresidente commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti che ha affermato che "alla mafia oggi conviene più investire nel traffico dei rifiuti piuttosto che in quello degli stupefacenti"; il secondo dato è che ogni anno finiscono in Cina 150 milioni di televisori, lavatrici, e frigoriferi: circa il 70% della produzione dei paesi occidentali. Ovvio che tale dato è un paradigma adeguato per valutare la mancanza di regole nello sviluppo capitalistico della Cina e che i danni sull'ecosistema ambientale rimarranno incalcolabili nel tempo.


"Un investigatore racconta: "Dopo questa indagine non mi fido più neanche a consumare l'acqua minerale". Da Roma, ma anche da Frosinone, da Pescara, da Milano e da Catania stipati dentro container, destinazione Cina. Rifiuti, ma di un genere particolare: rifiuti industriali e tecnologici. Un'inchiesta coordinata da Italo Ormanni e Adriano Iasillo, della direzione distrettuale antimafia di Roma, ne ha di recente scoperto un mega traffico: con la complicità e la copertura di alcuni italiani, reponsabili di ditte di spedizione, venivano stoccati in capannoni (una decina quelli scoperti nel Lazio tra la zona Prenestina e Guidonia), poi ammassati in container e quindi trasferiti in Cina, dove si sospetta venissero trasformati in materie prime, come bachelite e policarbonati. In questo modo riprendevano la rotta dell'Italia per essere rivenduti ad alcune fabbriche. Solo con questa operazione sono state sequestrate due tonnellate di rifiuti. Solo una goccia, dato che, in Italia si sono perse le tracce di 18,8 milioni di tonnellate di rifiuti industriali, secondo Legambiente, di circa 23 milioni ince per la commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Una montagna con una base di tre ettari e una altezza di 1880 metri, fatta di scarti di lavorazione, ma anche di vecchie carcasse di lavatrici e frigoriferi, e sempre più spesso computer e cellulari.

La chiamano spazzatura hi-tech e si calcola che in Europa ce ne siano almeno 11 milioni di tonnellate da smaltire. Un business illegale destinato ad aumentare: "Se si pensa - spiega il rapporto Ecomafia 2007 - che nel 2004 sono stati ritenuti obsoleti 315 milioni di computer e che si stanno trasformando in apparecchiature elettroniche molti oggetti di uso quotidiano. Inevitabili le mire della criminalità organizzata: "Finalmente - ha spiegato il vicepresidente della commissione sul ciclo dei rifiuti Camillo Piazza - il Parlamento e la commissione d'inchiesta hano presentato un disegno di legge che spero passerà entro luglio, che classifica i reati contro l'ambiente come reati penali". Per Piazza, alla mafia oggi conviene molto più investire nel traffico dei rifiuti piuttosto che quello degli stupefacenti. "E' un investimento che rende fino al 3 mila per cento a fronte di un costo medio per lo smaltimento di 70 euro per ogni tonnellata di firiuti pericolosi". Questo vuol dire che finché non costruiranno impianti per smaltire correttamente i 103 milioni di tonnellate di rifiuti speciali e industriali prodotti dal nostro Paese "mafia, n'drangheta e camorra continueranno a fare affari d'oro".

(...)

Nella Silicon Valley il traffico illegale di rifiuti tecnologici è un affare dalla convenienza a più zeri: dalle componenti elettroniche vengono veongono estratti metalli preziosi come platico argento e oro. Poco importa se questo viene fatto da operai a mani nude, usando acidi, senza maschere, precauzioni o partiolcari competenza, In America riciclare un computer costa circa 20 dollari, i trafficanti indiani sono invece disposti a pagarne fino a 15 per portarli nel loro Paese.

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