domenica 27 maggio 2007

Le ceneri di De Luca

All´indomani dei fatti di Serre- provincia di Salerno- dove i cittadini hanno protestato contro la possibilita´ di realizzare una discarica nel cuore dell´ oasi WWF della frazione Persano, si sta discutendo della riapertura della discarica di Parapoti di Montecorvino Pugliano (Salerno).

http://www.repubblica.it/2007/05/sezioni/cronaca/serre-discarica/parapoti-sit-in/parapoti-sit-in.html

Nella giornata di ieri, sul sito www.salernonotizie.it , e´ stata riportata la notizia dal titolo:
Salerno avra´ il termovalorizzatore

Guido Bertolaso ha deciso. Il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, avrà poteri straordinari per realizzare un impianto per il trattamento finale dei rifiuti nella città capoluogo. L’intesa tra il primo cittadino ed il commissario straordinario è stata formalizzata venerdì pomeriggio, durante un vertice in Prefettura.

In questo modo Bertolaso dà un implicito via libera ed un impulso decisivo al termovalorizzatore proposto già il 15 dicembre scorso dal sindaco De Luca, che nel frattempo ha chiesto uno studio dettagliato all’Università sulla tecnologia migliore possibile per un impianto che avrà un impatto ambientale limitato, pari a quello di un normale insediamento industriale. Oltre al conferimento dei poteri di subcommissario a De Luca, Bertolaso ha dato altre indicazioni sulla macchina organizzativa.

Alla Provincia spetterà la realizzazione degli impianti di compostaggio a Eboli, Pagani e Salerno, che ospiterà, come detto, anche il termovalorizzatore. Il Sub Commissario Angelo Villani avrà i poteri necessari alla progettazione della discarica in località Macchia Soprana, a Serre, individuata dai comitati locali in alternativa a Valle della Masseria. Al Consorzio di Bacini Sa/2 il compito di gestire la bonifica di Parapoti e Macchia Soprana.

Interessanti, a mio parere, i commenti scritti da due utenti del sito di cui sopra.

1) Marco Cattini -docente alla Bocconi- da sempre contro i termoinquinatori. Partendo da una riflessione intellettuale, il professore della Bocconi ha sviluppato una sensibilità ambientale che lo ha portato in prima linea nella battaglia per fermare il raddoppio dell’inceneritore a Modena. Cattini ha sviluppato una forma di ambientalismo che, negli ultimi anni, lo ha sempre più coinvolto, fino a farne il portavoce di “Modena salute e ambiente”, un comitato che si oppone al raddoppio dell’inceneritore del capoluogo emiliano, dove vive. “Li chiamano termovalorizzatori”, sostiene, “ma sarebbe più corretto dire termoinquinatori. Vengono accettati perché si cade in due trappole percettive. La prima è quella dell’invisibilità dell’inquinamento. I fumi emessi da questi impianti a più di 100 gradi di temperatura vengonosparati nell’atmosfera a 1.500-2.000 metri d’altezza. Le sostanze inquinanti, comprese polveri così sottili da non essere trattenute né dai filtri degli impianti, né dai filtri naturali che proteggono i nostri polmoni, ricadono ad ombrello entro un’area del raggio di molti chilometri. Paradossalmente, chi vive nei pressi degli impianti è come nell’occhio del ciclone e la sua salute corre meno rischi di chi abita o lavora entro una vastissima area circostante”. La seconda trappola è più sottile. “Si pensa che, con un inceneritore che crea energia bruciando rifiuti, si possa trarre ricchezza da sostanze che altrimenti andrebbero occultate nelle discariche. E invece il vantaggio è apparente, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico”, sostiene ancora Cattini. “Dal punto di vista ambientale dopo l’incenerimento rimane da smaltire un volume di ceneri iperinquinanti che, trattate per solidificarle, rappresenta comunque il 30% dei rifiuti bruciati, mentre gli impianti utilizzano e surriscaldano grandi quantità di acqua, che viene poi reimmessa nelle falde. Dal punto di vista economico, la produzione di energia dai rifiuti è conveniente solo in ragione delle sovvenzioni pubbliche. Senza di esse sarebbe più costosa di quella tradizionale”. Dal semplice compattamento meccanico all’utilizzo di microrganismi che degradano i rifiuti umidi, le soluzioni alternative non mancano, come dimostrano esempi virtuosi in giro per il mondo. E tutti partono da una capillare raccolta differenziata, che può sottrarre allo smaltimento anche l’80% del materiale di scarto, come accade in Svezia. “Nel sistema californiano”, dice il professore di storia, “i cittadini riescono addirittura a farsi pagare dalle imprese di riciclaggio per quanto riescono a differenziare. E si badi che Stati Uniti e Giappone, in passato le nazioni più entusiaste degli inceneritori, non ne costruiscono più da anni e stanno demolendo i più vecchi”. “Misuriamo le pm10, ma difficilmente le polveri più sottili come quelle degli inceneritori”, spiega, “non perché non siano nocive, anzi lo sono di più perché ci entrano direttamente nel sangue e nelle cellule, ma perché non sappiamo come farlo. E anche per le pm10 non siamo abbastanza determinati. L’Unione europea consente 35 giornate l’anno di superamento dei limiti (e di recente il parlamento europeo le ha portate sciaguratamente a 55!); ebbene, secondo i dati ufficiali di Arpa per l’anno 2004 a Milano si è oscillato fra 98 e 172 superamenti della media giornaliera ammessa come limite. Una recente indagine condotta su 13 città italiane con oltre 200 mila abitanti ha verificato che una morte su dieci degli ultra trentenni si deve agli effetti deleteri delle polveri sottili. Mentre tra gli scienziati cresce la consapevolezza della loro pericolosità, gli amministratori italiani se la cavano pagando le multe previste per gli sfondamenti”.


2) In Giappone, come già detto, i limiti di rilascio di diossina nell’ambiente sono severissimi. In Belgio un esperimento scientifico ha dimostrato che lo sviluppo puberale di adolescenti di sesso maschile residenti in un quartiere vicino a due inceneritori è risultato statisticamente più lento (rispetto al gruppo di controllo) e analogamente è stato osservato un ritardato sviluppo del seno nelle ragazze adoloscenti del quartiere vicino agli inceneritori. Negli Stati Uniti, paese precursore degli inceneritori, già nel 1993 il “Wall Street Journal” avvertiva che l’uso degli inceneritori, per smaltire i rifiuti urbani, era una vero disastro economico per le amministrazioni pubbliche e per i contribuenti. In Svezia la costruzione degli inceneritori è stata abbandonata a favore della raccolta differenziata dei rifiuti. 62 PAESI DEL MONDO (21 dell’Europa, 18 dell’Asia e Pacifico, 12 dell’Africa, 8 dell’America Latina e 3 del Nord America) hanno aderito all’Alleanza Globale Contro gli Inceneritori (GAIA). La Direttiva 2000/76/CE dell’Unione Europea afferma testualmente: “Misure più restrittive dovrebbero ora essere adottate per la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento atmosferico provocato dagli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e le direttive attuali (89/369/CEE) dovrebbero pertanto essere abrogate”.

3 commenti:

Lazarus ha detto...

La tua segnalazione merita tutta l'importanza che ha una situazione assurda che si è venuta a creare in Campania per la perenne "emergenza rifiuti" e meriterebbe ben altro approfondimento che una striminzita risposta. In questo senso mi impegno a postare anch'io articoli in merito.
Penso che la soluzione finale di costruire i/il termodistruttore sia inevitabile in una situazione che ormai ha superato la drammaticità nella nostra regione, in quanto i rimedi proposti dagli autori citati nel tuo articolo sono impossibili da applicare nell'immediato in quanto la situazione è stata portata (forse volontariamente?) ad un punto limite di non ritorno. Si deve cercare una soluzione immediata e tutto è stato predisposto negli anni per la costruzione degli impianti (che sono un buon affare per chi gestirà licenze ed appalti)!
Comunque, il problema è più napoletano che salernitano ma che, come è chiaro ormai da tempo, noi salernitani siamo sempre alla mercé dei poteri centrali di Napoli. Il capoluogo della Campania ha vissuto negli ultimi anni uno sviluppo abnorme e caotico e questo che sta succedendo è diretta conseguenza della totale disorganizzazione di un sistema economico e produttivo che cerca di stare al passo con i tempi e che, come Roma e Milano si mangia il territorio circostante creando solo sottosviluppo. Dal degrado, noi salernitani potevamo rimanere fuori se avessimo avuto un capoluogo di provincia, Salerno, efficiente e non asservito. Ma evidentemente lo scontro Bassolino - De Luca non regge...Da questo punto di vista la cosa assume caratteri beffardi per noi che, non avendo avuto i benefici di carattere economico che comunque e nonostante tutto ha avuto Napoli, siamo costretti a prenderci solo danni e svantaggi di questo sviluppo.
Ma tutto questo è figlio di una mancanza di programmazione regionale che perdura dagli anni '90 quando, la giunta regionale di Rastrelli (AN), proponeva già il termovalorizzatore. Mi chiedo: che cosa è stato fatto da allora? Mi rispondo con facilità: Nulla! Nonostante questo nessuno ha pagato e sta pagando e gli amministratori di allora sono o stanno per tornare al potere nelle nostre isituzioni: da Bassolino, passando per De Luca fino a Zara (probabilmente prossimo sindaco di Battipaglia) che diede il via libera per la costruzione dell'impianto di CDR. Siamo come sempre vittime di una politica assolutamente incosciente di tutto e solo interessata ai consensi; ma anche di noi stessi e della nostra incapacità, come salernitani, di organizzare un potere alternativo di contrapposizione a tutto questo. Ma forse non abbiamo nessuna colpa: solo molti limiti.

Anonimo ha detto...
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Anonimo ha detto...

La considerazione che la soluzione finale sia la costruzione di uno o
piu´termovalorizzatori e´ riconducibile ad un fatto dotato di una certa plausibilita´.
D´altro canto, pero´, riportare voci, citare pareri, e articolare pensieri in
controtendenza, e´ altrettanto logico e doveroso. In primis, in ossequio alla laicita´ che deve contraddistinguere ogni scelta di carattere scientifico e tecnologico. In secondo luogo, per capire che le (non)scelte
di chi ha governato la regione Campania dalla meta´ degli anni novanta ad
oggi, conducono a decidere nel segno del ritardo strategico e tecnologico.
Inoltre, e´ bene tenere a mente la stratificazione storica dei popoli che hanno "dominato" il meridione d´Italia; oltre che della civilta´ della Magna Graecia, le nostre vene sono intasate pure del sangue blu di borbonica ascendenza. Cio´ implichera´ una gestione allegra dei futuribili termovalorizzatori della Campania; stiamo sperimentando un controllo di tale risma a discapito dei nostri polmoni sul versante dell´impianto di CDR di
Battipaglia, il quale presenta bachi tecnici su piu´ fronti.

In merito alla questione del Napoli-centrismo, non sono molto convinto, a dire la verita´, della tua interpretazione. Mi spiego meglio.
L´elezione a sindaco di Vincenzo De Luca, con tutti i proclami che ad essa
sono seguiti, ha alimentato ed acuito una sorta di complesso di
inferiorita´ latente che i salernitani nutrivano e continuano a nutrire nei confronti della citta´ di Napoli. Dunque, nei fatti, De Luca ha mirato a progettare e a gettare le prime pietre propedeutiche alla realizzazione di opere ambiziose ed eccessive al tempo stesso. In questa direzione, penso che la cittadella giudiziaria possa essere un buon paradigma, come d´altra parte lo e´ la "minaccia", degli ultimi giorni, di costruire a Santa Teresa una piazza piu´grande di Piazza del Plebiscito in Napoli. Dette opere, o quanto meno la
velleita´ di metterle in piedi, hanno solamente alimentato, e continuano a
farlo, un´aspettativa di sviluppo fallace ed illusorio, effimero, considerata la assenza di connessione a qualsiasi accezione di progresso sociale della citta´, tralasciando pero´ la concretezza di una serie di problemi che giacciono ancora irrisolti tra le pagine di qualche agenda politica.

Giovanni