mercoledì 27 giugno 2007

Granata South Force


Tempo addietro, sulle pagine virtuali di tonisparsi, ebbi a scrivere delle righe in merito al millenovecentoesettantasette. L'anno della rivoluzione che viene fu pure l'anno in cui il movimento ultras mosse i primi passi nella città di Salerno. In occasione del trentesimo anno di vita degli storici Granata South Force (GSF) , il sito web www.salernonotizie.it ha pubblicato una lettera che mi piace riportare qui di seguito.


“…Oggi ho in mente, più che mai, ogni angolo delle strade di questa città. E ricordo, perfettamente a memoria, i posti dove indelebili, vivono libere quelle tre lettere messe vicino, tinte con spray da un vecchio appartenente, da un ragazzino oggi uomo, da ogni tifoso che si è identificato con questa magica sigla, rendendola uno” status-symbol”. Ciò mi riempie l’anima.

Io, vecchio condottiero d’una impavida nave, che trionfante ha solcato i più avversi mar, ahimé, rischiando tuttavia, a volte, anche di affondar, son rimasto sempre al mio posto, stringendo, geloso, questo timone, anche se tanti amici, in lungo cammino, m’hanno abbandonato… Io, capitano di un’armata che in giro ha fatto paura, ho colorato di Granata l’Italia intera, e ci ho rimesso faccia, famiglia, e ogni sacrosanta domenica…

Io, temerario ma coerente, ho visto tre generazioni in questa curva, che, per quanto se ne dica, nel cofanetto del mio cuor conservo come la più bella del mondo… Io, maturo e vaccinato, ho fatto di tutto e continuerò a farlo, affinché divergenze e spaccature vengano sanate, pur sacrificando, l’antico nome mio… Io, amante di Salerno e Salernitana, ancor combatto per averVi tutti quanti, sotto lo striscione unico, perché se ancora non s’è capito, è la più breve delle strade…

Io, orgoglioso e fiero, di quel che porto dentro, MAI a nessuno chiederò il permesso di mettermi esposto, perché non ne ho bisogno, dopo trent’anni…Io abito SEMPRE in curva sud, e non mi SCIOLGO, nemmeno sotto questo sole. E se volete, fatemi gli AUGURI, perché questo, non è il mio ultimo compleanno…”
Braccio di Ferro

mercoledì 20 giugno 2007

C'è un'aria...

Ovunque vada questo governo di rappresentanza (perché ormai è solo sé stesso che rappresenta), prende fischi: assemblea di Confersercenti; riunione nazionale di Confcommercio; conferenze degli industriali...Non sono categorie di lavoro stimabili, ma mi chiedo come si faccia ad essere così impopolari. Sembra di ritornare al 1996 quando si diceva: "Il governo Prodi riesce a scontentare tutti". Anche il tanto celebrato "tesoretto", pubblicizzato come un sintomo di efficienza, alla fine finirà in gran parte nelle casse della Banca Europea, per risanare un bilancio disastroso che vede sempre l'Italia penalizzata dalle procedure d'infrazione che la (terribile) Commissione europea continua ad emettere nei confronti del paese più tassato al mondo. Ed il ministro Padoa Schioppa continua a stare dalla parte del torto, bacchettando i sindacati che si permettono di chiedere più soldi per le pensioni...
Il ministro degli esteri deve dare le dimissioni! Dopo quello che è stato pubblicato nella scorsa settimana sul suo conto con la comprovata affiliazione con i "furbetti" Ricucci, Consorte e CO., che più che altro sono solo sporchi affaristi stronzi dell'ultima ora, di questo capitalismo senza regole e senza scopi. Che cosa aspetta D'Alema (unico uomo di governo implicato nelle intercettazioni pubblicate sui giornali) a dare le sue giuste dimissioni? Ed invece no: Egli, dopo aver attraversato il mare senza sprofondare nelle acque, salì sul suo yatch e disse: "La giustizia è colpevole, la stampa è colpevole" e benedice la legge Mastella sulla limitazione alla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche che riguardano indagini della magistratura. Una vergognosa limitazione della libertà di stampa, che solo un regime dittatoriale potrebbe tollerare e che in un paese che si autodichiara civile avrebbe portato allo scandalo. Tutto è talmente chiaro: un governo abusivo che non vuole mollare la presa, spalleggiato da un'opposizione politica che lamenta (forse) solo posizioni di subordinazione.


Le ultime dichiarazioni del Presidente della Repubblica (avete sentito chi?) Giorgio Napolitano, ex comunista e non certo filo Berlusconiano, sono a dir poco allarmanti per tutti: "Sono preoccupato per le istituzioni", ed ancora: "Ci vuole più rispetto per l'opposizione (Cdl)", ed oltre: "Mi chiedono cose che non posso fare (ovvero fare da paciere tra una classe politica futile e litigiosa...)". Ed allora, ci si chiede, qual è lo stato delle cose in un paese dove il Presidente della Repubblica, carica rappresentativa e non di governo debba assumere posizioni scomode e screditanti nei confronti delle stesse istituzioni che in primis egli rappresenta?


Stiamo assistendo a fenomeni pericolosi, a dir poco preoccupanti, quando sentiamo alla tv e leggiamo (poco) sui giornali le dichiarazioni di L.C.d.M. Zemolo, Presidente di Confindustria parlare come Hitler: dichiarando l'inutilità dei sindacati e la deficienza endemica della classe politica. Se quest'uomo, che di certo non è uno sconosciuto, dovesse candidarsi alle prossime elezioni forse vincerebbe, cavalcando il dissenso e la demagogia nonché il populismo più incontrollato che affonda nella assoluta mancanza di una critica credibile. Ma i suoi discorsi, al di là di quello che è stato in passato, sono e restano reazionari alla democrazia.


Ma, diciamocelo pure, la democrazia è e resta un'idea (come diceva Giorgio Gaber): "se potessi mangiare un'idea/ avrei fatto la mia/ rivoluzione". La democrazia non la tocchiamo, non la sentiamo...figuriamoci se possiamo mangiarla. Forse perché qualcuno si è dimenticato di fare la "sua" rivoluzione; forse perché ci ha solo provato senza troppa convinzione; forse perché non ne ha avuto realmente la possibilità; o addirittura perché pensava di farla ed intanto qualcuno stava giocando con un joypad davanti ad uno schermo, con quel congegno elettronico commercializzato trent'anni più tardi e buono per rincoglionire giovani menti.


Il problema non è stato non cambiare le cose. Il problema è stato lasciare che le cose non cambiassero ed oggi ci troviamo con un capo del governo nemico dell'Italia "che voleva cambiare, che voleva fare la rivoluzione". Nemico da sempre della buona amministrazione (Eni), della responsabilità politica (che cosa ha fatto da Presidente della UE?), di un qualsivoglia principio morale (militanza nei Sacchi degli Uomini d'Oro); affiliato da sempre ad interessi atlantici, abietto ad una qualsiasi costruzione di un'identità nazionale che sfuggisse ad un bieco moralismo cattolico, reazionario di una cultura che vada oltre il proprio naso. Ed è sempre lì a premere quei bottoni, a sbarazzarsi del residuo (o anche moltitudine) e succhiare soldi dalla nostra economia per regalarla ad un infame patto europeista che rema decisamente verso un americanismo residuato. Non è il capo del governo: è ciò che egli rappresenta, ovvero una classe politica viscida e ruffiana, che mentre dice una cosa è capace di fare esattamente l'opposto; sempre col sorrisetto sulle labbra, sempre a predicare calma e riflessione e a prendere tempo sulle proprie responsabilità. Sono loro, quella tecnocrazia democristiana ereditiera di quel mezzo golpe americano in Italia dopo l'8 settembre, quando le truppe americane entrarono nel Paese senza andarsene mai più, con i loro missili, con le loro basi, con l'arroganza della cultura del privilegio. E proprio questi uomini ed il loro patto col "diavolo" continua e continua e continua...Ed oggi stiamo diventando il paese più sottosviluppato al mondo (parlo di cultura!), che paga più tasse, che più lavora e produce ma che è sempre indebitato; sempre costretto ad inseguire, a chiedere scusa, a fare a spallate per un tozzo di pane. Il paese dei commissari straordinari, prefettizi; dei falsi in bilancio; dei faccendieri che devastano l'economia e rimangono impuniti; il paese venduto: in realtà un pacco, che gli europei sono stanchi di trovare sempre vuoto.

giovedì 14 giugno 2007

Genova per noi



E invece sto sdraiato

senza fiato
scotto come il tagliolino al pesto che ho mangiato
e resto qui disteso
sul selciato ancora un po'
ma prima o poi ripartirò.
(Saliro´, Daniele Silvestri, 2002)



Sei anni fa, sul finire del luglio del duemilaeuno, si tenne a Genova il G8. In quell´occasione, disobbedienti, no-global, pacifisti, e sinistra radicale riempirono e attraversarono le strade del capoluogo della Liguria.
Durante quegli stessi giorni, tennero banco la morte di Carlo Giuliani, e i fatti della scuola Diaz ; in merito a queste ultime vicende il compianto giornalista di Diario Enzo Baldoni ebbe a commentare di aver trovato un clima degno dell´Argentina dei tempi di Videla.

Sulla edizione on-line, di ieri tredici giugno duemilasette, de "La Repubblica" un interessante articolo


G8, Fournier: "Sembrava una macelleria"
"Non dissi nulla per spirito di appartenenza"


GENOVA - "Sembrava una macelleria messicana": è con queste parole che Michelangelo Fournier, all'epoca del G8 del 2001 a Genova vicequestore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma, descrive quello che vide al momento dell'irruzione nella scuola Diaz. Una descrizione ben diversa da quella che Fournier, uno dei 28 poliziotti imputati per la vicenda, fornì inizialmente. "Durante le indagini non ebbi il coraggio di rivelare un comportamento così grave da parte dei poliziotti per spirito di appartenenza", ha confessato oggi in aula a Genova, rispondendo alle domande del pm Francesco Cardona Albini. Nelle dichiarazioni rese inizialmente da Fournier ai pubblici ministeri Zucca e Cardona Albini, il poliziotto aveva raccontato di aver trovato a terra persone già ferite e non pestaggi ancora in atto. "Arrivato al primo piano dell'istituto - ha detto - ho trovato in atto delle colluttazioni. Quattro poliziotti, due con cintura bianca e gli altri in borghese stavano infierendo su manifestanti inermi a terra. Sembrava una macelleria messicana". "Sono rimasto terrorizzato e basito - ha spiegato - quando ho visto a terra una ragazza con la testa rotta in una pozza di sangue. Pensavo addirittura che stesse morendo. Fu a quel punto che gridai: 'basta basta' e cacciai via i poliziotti che picchiavano", ha raccontato ancora Fournier. Sollecitato dalle domande del Pm Cardona Albini, ha aggiunto: "Intorno alla ragazza per terra c'erano dei grumi che sul momento mi sembrarono materia cerebrale. Ho ordinato per radio ai miei uomini di uscire subito dalla scuola e di chiamare le ambulanze".
Fournier ha poi raccontato di aver assistito la ragazza ferita fino all'arrivo dei militi con l'aiuto di un'altra manifestante che aveva con sè una cassetta di pronto soccorso. "Ho invitato però la giovane - ha raccontato - a non muovere la ragazza ferita perché per me la ragazza stava morendo". Fournier però ha anche cercato di ridimensionare in parte le responsabilità dei poliziotti: "Sicuramente nella scuola c'erano persone che hanno fatto resistenza, issato barricate, per cui non mi sento di dare la patente di santità a tutti gli occupanti dell'istituto". "Non posso escludere in modo assoluto che qualche agente del mio reparto abbia picchiato", ha detto ancora. In merito poi all'episodio del vice questore Troiani, il poliziotto che avrebbe portato le due bottiglie molotov nella scuola, come prova a carico dei 93 no global, poi arrestati, Fournier ha raccontato di aver visto il collega vicino alla camionetta con addosso il casco del Reparto Mobile di Roma. "Casco e cinturone del nostro reparto - ha spiegato - erano stati distribuiti in occasione del G8 anche ad altri reparti mobili".

mercoledì 13 giugno 2007

Avanti!



D'Alema che parla con Consorte? Ricucci che scambia quattro chiacchiere con Latorre? Fassino che viene definito al telefono da un suo collega ad un banchiere "Uno stupido!"? Ma che cos'è uno show di Beppe Grillo? Oppure è tornato a fare satira la prole Guzzanti? No, è la meno creativa e sicuramente più incisiva giudice per le indagini preliminari Clementina Forleo, che dopo due anni di lavoro ha depositato l'altro ieri le intercettazioni presso la procura della Repubblica. Intercettazioni pubblicate poi ieri da tutti i giornali e dalle quali emergono tracce di rosso nella finanza. Ma di queste clamorose scoperte di conversazioni tra i più alti vertici politici dello Stato (e della politica diessina) con inquisiti e pregiudicati per reati finanziari gravissimi, nessuno si è troppo scandalizzato se non il ministro dell'interno Amato che ha tuonato subito parole di condanna per i "cattivoni" giornalisti e magistrati. I primi perché pubblicato le intercettazioni con l'aiuto dei secondi. Ehh...Cose che capitano caro Amato! In un paese dove succede di tutto, succede anche questo! Anzi, direi: in un paese dove la classe politica controlla tutto, sembra che ci siano ancora spiragli di informazione, seppure forse manipolata, seppure un po' strumentalizzata: ma pur sempre informazione. Ci farà bene quando vedremo tornare gli italiani al voto, e voi lì con i vostri nastri colorati, i treni itineranti, un bel transatlantico della solidarietà...viaggiare per l'Italia nel "segno del cambiamento". Sarà ancora più divertente..!


Le dichiarazioni del ministro dell'Interno Amato, che sempre più assomiglia ad un vecchio gerarca DC più che ad un funzionario dello Stato, sono state ben accolte da tutta la classe politica: da destra a sinistra. L'emergere delle intercettazioni telefoniche sui giornali di ieri sono dimostrazione sicuramente di una sete di scoop e di vendite dei giornali (soprattutto), ma anche di garanzia di democrazia (quella più imperfetta certo, ma della cui imperfezione non parte da qui) con la quale la classe politica non vuole fare i conti. E si difende, accusando l'Italia di essere amorale e colpendo gli unici collegamenti rimasti tra il potere ed i cittadini, sempre più impotenti di fronte ai ricatti del mondo politico: la giustizia e l'informazione. Forse entrambi stanno andando verso una minore autonomia, soprattutto dopo il ddl Mastella, vera e propria legge liberticida non solo per la stampa e per la magistratura. Le conversazioni registrate tra l'attuale ministro degli esteri Massimo D'Alema ed il numero uno di Unipol, Giovanni Consorte; le telefonate tra lo stesso Consorte e Piero Fassino (segretario DS), poi nominato anche nelle conversazioni tra un altro esponente parlamentare, Nicola Latorre, intercettato al telefono di Stefano Ricucci. In un paese non sottomesso ad un regime di inefficienza ed aparchia come l'Italia, queste pubblicate dai giornali sarebbero notizie che porterebbero alle dimissioni di tutti i protagonisti delle intercettazioni che, seppure non dimostrano alcuni coinvolgimenti diretti nelle scalate ad Antonveneta, Bnl ed RCS, comunque chiariscono in maniera inequivocabile quali sono i legami tra finanza creativa (indagati dalla magistratura!) Fiorani-RiCucciana e gli esponenti DS in Italia, che rappresentano il centro pulsante del potere del governo Prodi in Italia in questo momento. Sarebbero mine che scoppierebbero sotto ai piedi del lento ma costante cammino del governo Prodi verso la delegittimazione della democrazia in Italia e l'affermazione del potere di casta della politica. E quindi si va avanti, con nessuno che pensi di chiedere scusa a qualcuno (magari a qualche ex Pci che avrebbe ancora il coraggio di crederci) oppure dare spiegazioni. Avanti così, con una puntuale delegittimazione della magistratura, della stampa; avanti così con le pensioni a vita per quattro anni di mandato parlamentare e sconti e risconti pure al ristorante; avanti così, con il mantenimento di uno status quo che sempre più delegittima il cittadino e sempre più lo inganna sperando sempre che egli resti un disperato sociale con l'unico scopo di sostenere sé stesso dimenticando quello di sostenere la democrazia.

sabato 9 giugno 2007

Lalli (All´improvviso nella mia stanza)

Torino. Sergio Chiamparino, Mercedes Bresso. La Juventus dei Moggi, dei Giraudo, dei dottor Agricola.

Torino. Valentino Mazzola, e la collina di Superga. Le ali di una farfalla granata di nome Gigi Meroni.

Torino. La Mole Antonelliana illuminata dai numeri della serie di Fibonacci. Mirafiori da trasformare in una serra di rose.

Torino. La voce di Lalli ci ipnotizza, ci culla e ci trascina in un ballo lento.




Da http://it.wikipedia.org/wiki/Lalli_(cantautrice)

Biografia

Calca le scene fin dalla seconda metà degli anni '70 come voce del gruppo torinese dei Franti in cui militano anche Stefano Giaccone, Marco Ciari e Vanni Picciuolo. Anche se apparentemente misconosciuti, i Franti costituiscono il seminale punto di partenza del movimento dark-punk anarchico italiano. Precursori del movimento no-copyright (definito senza paura "una legge fascista che limita la diffusione delle idee"), autoproducono sette dischi incitandone la libera distribuzione. Lalli è fin dall'inizio la voce del progetto Franti ed oggi porta avanti con indiscutibile coerenza il prosieguo di quel filo iniziato trent'anni fa.

Dopo lo scioglimento dei Franti, nel 1987, con Stefano Giaccone Lalli dà vita a numerosi progetti (tra i quali vale la pena ricordare Ishi, Howth Castle, Orsi Lucille, Environs e la riunione dei Franti, nel 1991, per incidere le canzoni del gruppo-progetto collaterale Il lungo addio).

Per l'esordio solista bisogna però aspettare il 1998 quanto incide un album - Tempo di vento - prodotto da Mario Congiu e pubblicato dalle edizioni il manifesto che ottiene un buon successo di pubblico e di critica; è infatti considerato da "Rockerilla" il miglior disco di rock italiano del 1998 e "Il Mucchio Selvaggio" le assegna il Premio Fuori dal Mucchio come miglior disco d'esordio italiano.

Nel 1999, sempre con la produzione di Congiu, è la volta di un mini cd intitolato Tra le dune di qui. Cinque canzoni che le fruttano il Premio speciale della Giuria nella quinta Edizione del Concorso nazionale di musica d'autore Piero Ciampi.

Nel 2000, insieme al chitarrista Pietro Salizzoni scrive un nuovo brano, "Testastorta", per la colonna sonora del film Preferisco il rumore del mare diretto da Mimmo Calopresti.

Nel frattempo, Lalli è interprete, insieme al chitarrista argentino Miguel Angel Acosta, di uno spettacolo tributo alla musica sudamericana intitolato "Vengo a ofrecer mi corazón".

Sempre nel 2000, collabora al disco d'addio alle scene dei Kenze Neke, band di combat punk di Siniscola(Nuoro), reinterpretando magistralmente una splendida versione del brano "Barboni".

Nel 2002, sempre per le edizioni "il manifesto" esce il suo terzo lavoro: All'improvviso, nella mia stanza che contiene anche il brano "Testastorta". L'album è completamente scritto a quattro mani con Pietro Salizzoni che, insieme a Carlo U. Rossi, ne è anche produttore.

Partecipa nel 2003 ad un album-tributo a Fabrizio De André - Mille papaveri rossi pubblicato da "A/Rivista Anarchica" - interpretando "Ave Maria" incisa dal cantautore genovese nell'album La buona novella. Nel 2004 è la volta di una collaborazione di prestigio. Lalli è infatti - insieme a Nada, Marina Parente e Fiamma - una delle voci soliste dell'apprezzato primo album dell'ex chitarrista dei CCCP e dei C.S.I., Massimo Zamboni: Sorella sconfitta. Bisogna però aspettare il 2006 per trovare un nuovo lavoro a suo nome: Èlìa che non è solo il titolo dell'album ma quello di un progetto artistico di Lalli e di Pietro Salizzoni (che non a caso firma l'album) che coinvolge anche una serie di musicisti che avevano già collaborato alla realizzazione del precedente All'improvviso, nella mia stanza. Nel 2006 i Franti si sono riuniti per due concerti in occasione dell'uscita della raccolta completa delle loro registrazioni.

Nel 2004 Lalli ha esordito come attrice nel film Nemmeno il destino di Daniele Gaglianone in un ruolo particolarmente difficile e intenso.

Discografia

Album

Raccolte AA.VV.

Collaborazioni


All´indirizzo http://www.lalli-info.it/pgs/mp_3.html quattro files .mp3 contenenti altrettante canzoni di Lalli.




venerdì 8 giugno 2007

Rette parellele tagliate da una trasversale





















Paralleli corrono i binari della ex-capitale morale d´Italia e della capitale del Regno delle Due Sicilie. Una trasversale li taglia. Dirigenti superpagati, consulenti dalle capacita´ piu´ o meno provate, curricula scritti estemporaneamente in un tram che corre verso Palazzo Marino, o sul marmo del bancone di un bar di Santa Lucia. Parcheggi sotterranei, "monnezza", corsie degli ospedali e poltrone delle aziende sanitarie locali occupati dagli amici degli amici, le lunghe ombre di qualche grande vecchio della Prima Repubblica. Donna Letizia e O´ Presidente. Milano-Napoli andata e ritorno.


Da http://milano.blogosfere.it

Il 9 maggio e´ uscito "Milano da morire", di Luigi Offeddu e Ferruccio Sansa. Ci scrive la Rizzoli inviandoci la presentazione del testo, che riportiamo più sotto.

La presentazione del libro e´ avvenuta Mercoledì 16 maggio 2007 alle ore 18.00 a Milano presso la Libreria Feltrinelli, Corso Buenos Aires. Interverranno, oltre agli autori Peter Gomez e Marco Travaglio. Vi presentiamo ora l'evento per stimolarvi al dibattito.

Milano, specchio d’Italia: un’inchiesta durata un anno, piena di verbali e documenti mai prima trapelati nelle cronache, svela il malessere profondo di quella che fu la “capitale “morale”. E l’ombra di una seconda Tangentopoli, forse peggiore della prima perché coinvolge anche i semplici cittadini: è il business miliardario dei parcheggi anti-smog, 200 terreni pubblici affidati a imprese edilizie legate ai partiti di destra e sinistra, che stipendiano direttamente i controllori inviati dal Comune per sorvegliare i loro cantieri, fra gare d'appalto dove compaiono anche verbali alterati.

Migliaia di milanesi sborsano prezzi raddoppiati per box-auto mai costruiti, o sono costretti a pagare per i danni causati ai loro palazzi. Mentre il traffico strangola la città, l’inquinamento sfonda tutti i limiti fissati dall’Unione Europea, e Comune e Regione ammettono nei loro documenti riservati di aver comunicato per anni ai cittadini dei dati erronei sulle polveri sottili.

Il malessere riguarda anche l’istruzione e i servizi sociali, dove le nomine sembrano dettate solo dalla politica: infatti scuole e asili sono stati affidati a una persona scacciata dalle Asl della Calabria per storie di buchi contabili, e accusata pubblicamente da Francesco Fortugno, il leader regionale ucciso dalla 'ndrnagheta.

Ma si ammala anche la sanità: 8 grandi ospedali sotto inchiesta per rimborsi gonfiati o estorsioni ai pazienti, 11 medici lasciati a “curare” i milanesi di notte o nei giorni di festa, quando invece i dottori della guardia medica dovrebbero essere almeno 60 o 70. E dulcis in fundo, il ticket sanitario più caro d’Italia,. mentre si cerca di appaltare ai privati perfino i servizi di pronto soccorso..

Milano, per fortuna, è molte altre cose: per esempio, la capitale italiana del volontariato e della ricerca universitaria. Una grande città, che soffre ma non muore. Questo libro raccoglie il suo grido. Perché se Milano si arrende, si arrende l’Italia.

_____________________________________________________________________________________

Na' tazzulella e' cafè
(Pino Daniele, 1977)


Na' tazzulella e' cafè e mai niente cè fanno sapè
nui cè puzzammo e famme, o sanno tutte quante
e invece e c'aiutà c'abboffano e' cafè
Na' tazzulella e' cafè ca sigaretta a coppa pe nun verè
che stanno chine e sbaglie, fanno sulo mbruoglie
s'allisciano se vattono se pigliano o' cafè
E nui passammo e uaie e nun puttimmo suppurtà
e chiste invece e rà na mano s'allisciano se vattono se
magniano a città
Na' tazzulella e' cafè acconcia a vocca a chi nun po'
sapè
e nui tirammo annanz che rulore e' panze
e invece e c'aiutà c'abboffano e' cafè
Na' tazzulella e' cafè ca' sigaretta a coppa pè nun verè
s'aizano e' palazze fanno cose e' pazze ci girano
c'avotano ci iengono e' tasse..


Di seguito, un articolo scritto da Roberto Galullo e apparso sul quotidiano "Ilsole24Ore" in data sette di giugno duemilasette.


Rifiuti, sanita´, consulenze, il <<vicere´>> Bassolino sotto assedio.


Un uomo sempre più solo protetto da una pattuglia di fedelissimi. Ma non è più un uomo in fuga: tenta di risalire il gruppone per arrivare almeno al traguardo.
A seguire Antonio Bassolino, Governatore della Campania dal 2001,è rimasta un'elite di politici in cui spiccano Michele Caiazzo, Andrea Cozzolino, Ennio Cascetta, Gianfranco Nappi e Costantino Boffa che in Consiglio o in Parlamento lo difendono a spada tratta e guidano l'esercito bassoliniano.
Molti altri hanno più o meno preso le distanze: a cominciare dagli amici dei Ds, pur beneficiati negli anni da nomine e attenzioni. Ma non sono solo i politici ad avere raffreddato gli entusiasmi. Anche gli intellettuali e ampi strati della società criticano e fanno marcia indietro: da Massimo Galluppi ad Antonio Guarino, da Roberto De Simone a molti salotti culturali di Napoli, per finire con i centri sociali che hanno contestato il Governatore il 4 febbraio 2007 all'inaugurazione delle mostre di Rachael Whitereade Marisa Merz. Tra i sindacati la Cgil tiene botta, ma la Cisl e soprattutto la Uil si allontanano sempre più.
Se la Campania e l'Italia fossero una regione e un Paese normale, la sorte politica di Bassolino sarebbe segnata, come hanno fatto capire alcuni giorni fa il sindaco di Torino Sergio Chiamparino e il presidente del Piemonte Mercedes Bresso (entrambi Ds). 'O Presidente dovrebbe solo scegliere la fine della sua lunga vita politica: una montagna di rifiuti, la voragine di debiti sanitari, la vergogna per le nomine profuse a piene mani o l'isolamento delle zone interne da quelle costiere.
Eppure queste debolezze per il più influente dei bassoliniani, l'assessore alle Attività produttive e agricoltura, Andrea Cozzolino, vanno contestualizzate. «Stiamo parlando — dice — di un leader che si confronta a viso aperto con la gente. È un errore identificare la sua gestione con i rifiuti. Come si fa a non vedere ciò che è stato fatto per infrastrutture, politiche per l'industria, liberalizzazioni riconosciute dallo stesso Governo, buon andamento dei contratti di programma e crediti d'imposta, incentivi alle imprese ridotti da 100 a 4 e infine i passi in avanti nella ricerca e l'innovazione?».
Difesa d'ufficio — che ha le sue ragioni —ma che viene messa in dubbio quasi ogni giorno da (ex) compagni di cordata. Come Angelo Giusto, passato con Fabio Mussi. «Vogliamo parlare di ricerca e innovazione? Bene, allora raccontiamo due paradossi, anche se innovazione e ricerca restano fiori al'occhiello di questa regione. C'è il centro di ricerca sugli alberi ad alto fusto —ha denunciato recentemente Giusto —che l'attuale ministro per l'innovazione nella Pa, Luigi Nicolais e assessore nella precedente Giunta Bassolino, individuò nel Comune di Fontanarosa, dove risiedo e dove abbiamo speso 7 miliardi di vecchie lire. È attrezzato con strutture di primo ordine, ma non riesco a parlare con nessuno per capire perché questo centro non cammina. E che dire dell'assenza delle amministrazioni campane sul progetto di ricerca sulla genetica umana ad Ariano».
«Non è certo questo il momento — conclude il ragionamento Cozzolino — di rimettere le responsabilità. Il tempo e la gente ci daranno ragione anche sulla gestione industriale sui rifiuti». Buona parte dei campani sembra però aver abbandonato
'o Presidente e per rendersene conto basta prendere un taxi o entrare in un mercato. «Ricordo quando era sindaco di Napoli — sintetizza Luisa Bossa,consigliere Ds — e a Piazza del Plebiscito c'erano le famiglie che facevano toccare sulla testa i figli da Bassolino. Sembrava San Gennaro».
Ma il Santo-Governatore per molti non ha più fatto miracoli. «Il compagno comunista — va avanti Bossa — si è fermato a Napoli dove ha fatto bene, ma non ha saputo reggere l'urto della Campania e ha subito una mutazione genetica. È come se avesse perso la sua forza contrattuale, guida la Regione piegandola a un disegno che solo lui conosce».
Ma come si lega il Bassolino che non contratta ai problemi irrisolti in regione? «Tutto si tiene — continua Bossa — con il fatto che lui non decide nulla. Ha lasciato la Sanità nelle mani degli ex Dc e non ha risolto nulla sul ciclo dei rifiuti per paura di scontrarsi con le popolazioni. Ha sbagliato ad accettare la seconda candidatura. Si credeva invincibile ».
Per capire meglio Bassolino è utile spostarsi lungo l'asse mediano, la statale 126 che da Napoli corre parallela all'autostrada Salerno-Reggio Calabria, raggiungere Afragola e poi tornare indietro verso via Santa Lucia, sede della Giunta regionale. Unica deviazione permessa — per poi fare ritorno alla base— è l'uscita per Avellino, ancora feudo del collega-rivale-amiconemico, Ciriaco De Mita.
La distanza che separa Afragola da Napoli è tappezzata del potere che Bassolino è riuscito a costruirsi in sette anni da Governatore, che si sommano ai 10 da sindaco di Napoli e a un enorme potere politico (e di voti) costruito da funzionario del Pci prima e uomo di punta dei Pds e Ds poi.
Afragola ospita da fine '98 il centro commerciale "Porte di Napoli", uno dei più grandi d'Italia. Ci vogliono ore per girare il centro Mandi (di proprietà di Zamparini) con oltre 60 negozi, Unieuro, Castorama e Ipercoop. Forse è per questo che il "Consorzio operatori centro commerciale Le Porte di Napoli" — che gestisce l'area commerciale — ospita anche McDonald's per chi vuole rifocillarsi e una multisala cinematografica per chi vuole fare notte fonda.
Il centro non è nato né a Casoria ( davvero alle porte di Napoli) né a Casalnuovo e neppure ad Acerra. Le aree anche lì non mancano. No, è nato ad Afragola, la città che diede i natali a Bassolino il 20 marzo 1947 e che gli diede la spinta per iniziare a 17 anni — giovanissimo come tiene a dire attraverso il sito Internet della Regione — la sua carriera politica nel Pci. E ad Afragola ci sono anche Ikea, Leroy Merlin e Mediaworld.
Coincidenze (nella migliore delle ipotesi), malignità (nella più sprezzante) o scelta oculata presa prima della sua scalata al potere regionale (la più facile delle difese): fatto sta che sono lì e non altrove e lì e non altrove hanno dato ossigeno a un paese piegato dalla disoccupazione e dalla camorra.
È il ritratto del profilo materiale del governo di Bassolino, quello che vive e lascia vivere, edifica potere e lascia edificare palazzi, strade, ponti e centri futuribili. «Ha sostenuto molto le infrastrutture e il sistema della mobilità campana, così come ha dato grande impulso al sistema logistico» conferma Cristiana Coppola, presidente da quasi due anni di Confindustria Campania. E in effetti l'interporto- gioiello di Nola è li a testimoniarlo, come cartine di tornasole dell'attenzione di Bassolino allo sviluppo economico sono i distretti Tarì e il Polo della Qualità.
Neppure una critica allora dagli imprenditori? Pacate. «Ci saremmo aspettati di più sulla lotta alla burocrazia, una migliore gestione dei fondi Ue — va avanti Coppola — e senza dubbio politiche adeguate su sanità, rifiuti e costi della politica».
Ecco l'altra faccia del potere di Bassolino, quello che da Afragola imbocca nuovamente l'asse mediano e si dirige veloce a Napoli verso via Santa Lucia dove ha sede la Giunta e il suo potere immateriale per dirla con le parole di Luciano Passariello, consigliere regionale di Forza Italia, «fatto di investimenti in materia grigia, che soddisfa tutti, dai medici di base agli avvocati, dai commercialisti ai consulenti».
L'investimento in materia grigia — afferma Fulvio Martusciello, capogruppo di Forza Italia in Consiglio —ha a esempio il volto di Antonio Abalsamo, il primo in ordine alfabetico dei beneficiati da un decreto del Presidente, e si conclude con Ermando Zoima. In mezzo una lista di 313 altri nomi —scrupolosamente censiti — che infarciscono servizi e commissioni, come quella per il rientro nella gestione ordinaria dei rifiuti: con quali risultati è sotto gli occhi di tutti.
La politica del consenso dalla A alla Z non poteva non avere il suo culmine che nelle società partecipate dalla Regione, a cui l'ultima Finanziaria regionale cerca di porre un argine. Tutti gli uomini del Presidente o congeniali al potere del Presidente, che non sono sparsi in giro per la Campania, sono nelle 37 Spa regionali censite alla fine del 2006 da una commissione consiliare d'indagine, alle quali si aggiungono gli oltre 50 organismi societari partecipati da enti strumentali o altre società partecipate. Neppure il Consiglio è riuscito a sapere quante sono. Delle 37 società, ben 33 sono state costituite o partecipate nel periodo 2001/2006 con una media di sei all'annonell'ultimo quinquennio.
In soli due anni le società hanno accumulato perdite per 23 milioni, nonostante dal 2001 la Regione ha partecipato con 80,7 milioni di azioni. L'indagine è un distillato di perle politiche: doppioni, mancati controlli, incaricati affidati a terzi anzichè alle società, gare senza evidenza pubblica, assunzioni fatte sulla base della conoscenza diretta e non attraverso concorsi, distacchi presso le segreterie di consiglieri o gruppi politici.
Nomine e soldi a fiumi, anche quando ci si sposta sul fronte del welfare. La Campania è stata la prima ad introdurre un reddito di cittadinanza regionale, così come è l'unica ad avere assegnato a una società —Soresa — il compito di rientrare dal debito sanitario che negli anni ha galoppato verso i 6 miliardi.
La sanità è però un capitolo a parte che corre lungo l'asse Napoli- Afragola-Avellino. Anzi meglio: Nusco. E ancora qui infatti il regno di Ciriaco De Mita, che tiene per le redini un suo fedelissimo, Angelo Montemarano, classe '51,di Torella dei Lombardi (Avellino), assessore regionale alla Sanità e per anni direttore generale dell'Asl 1 di Napoli, la più grande d'Europa e la più indebitata al mondo.
La sanità è in mano agli uomini della Margherita, che Bassolino lascia vivere per incassare consenso. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: esperti, medici e pazienti. Basti pensare che su 1.000 interrogazioni consiliari, oltre il 50% ha avuto per oggetto lo sfascio in cui versa il sistema sanitario campano che assorbe il 60% di un bilancio che ha numeri da paura (oltre 20 miliardi).
Sulla sanità si scatenano tutti: l'opposizione (ovvio) ma anche la maggioranza. «È possibile — afferma Giusto — che l'Ospedale Monaldi abbia 850 posti letto e una trentina di primari e che il Policlinico universitario, avendo lo stesso numero di posti letto ne abbia 150? Montemarano li cacci». Giusto spara a zero anche contro l'uso dei fondi Ue. «Vedo rinascere —spiega —la regione dei burocrati parallela a quella del governo locale. Vedo mestieranti che girano i Comuni vendendo fondi Ue chiavi in mano. Imbroglioni che dovremmo avere insieme il coraggio di cacciare perché inquinano l'uso delle risorse pubbliche».
Mancano tre anni alla (verosimile) fine del regno di Antonio Bassolino, ma 'o Presidente,
inossidabile alle critiche salvo ammettere solo la scorsa settimana qualche "mancanza" sul ciclo dei rifiuti, non ha nessuna intenzione di mollare.







mercoledì 6 giugno 2007

I giorni contati

Fermarsi, prendere le distanze, guardare e guardarsi da un altro sistema di riferimento. Sperimentare per un un momento o per sempre la vacanza di quello che crediamo certezza, prassi consolidata. Allontanarsi per un momento o per sempre da quei legami consumati dal tempo, divenuti quasi catene. Durante un ballo sulla sabbia, negli occhi di una persona conosciuta per caso, nella generosita´ che non vuole nulla indietro, riscrivere le righe e ripensare alle ideologie che credevamo punto cardinale delle azioni di ogni giorno. Farlo subito, ora, e´ la consegna. Abbiamo i giorni contati, cara.







I giorni contati, film di Elio Petri (1962)


Cesare (Salvo Randone), un idraulico di cinquantacinque anni, che ha lavorato sodo per tutta la vita, dopo la morte della moglie si trova veramente solo. Un giorno Cesare vede morire un uomo della sua età, e quell'episodio folgora Cesare come una rivelazione: egli sapeva che alla sua età si può morire, ma ora lo ha "visto". Questa consapevolezza matura in lui una decisione imprevedibile: smetterà da oggi, e per sempre, di lavorare, per potersi godere la vita prima che sia troppo tardi. Ma è già troppo tardi per lui. I giorni di vacanza di Cesare non sono che un inutile rincorrere la giovinezza; ogni strada presa da Cesare è un vicolo chiuso, ogni speranza una delusione. È rimasto irrimediabilmente indietro di diversi decenni. Perfino il modo di divertirsi della gente non è più il suo. È per questo che Cesare, arrendendosi alla società che lo circonda, ritorna a lavorare. La sua breve vacanza è servita solo ad aprirgli gli occhi e a spegnere, uno dopo l'altro, tutti i suoi sogni.


_____________________________________________________________________________________


Pane e tulipani, film di Silvio Soldini (1999)


Rosalba (Licia Maglietta) e´ una casalinga di Pescara in gita con il marito (Antonio Catania) e i due figli con una comitiva di compaesani. Durante la sosta in un autogrill, Rosalba si attarda alla toilette - per recuperare l´anello nuziale finito nel water- e l´autobus riparte senza di lei. Dopo un primo momento di smarrimento, la donna fa l'autostop e si ritrova a Venezia, dove non e´ mai stata. Roslaba decide di prendersi una vacanza dalla famiglia e dalla routine. Conosce un cameriere filosofo (Bruno Ganz) che le dara´ ospitalita, fa amicizia con la vicina di casa di lui (Marina Massironi)- massaggiatrice- trova lavoro da un vecchio fioraio anarchico e bisbetico (Felice Andreasi), e infine trova posto in questa eterogenea compagnia di nuove amicizie e nuovi amori, tra cui pure l'improbabile detective privato (Giuseppe Battiston) che il marito di Rosalba le ha messo alle costole. Rosalba tornera´, si, a casa: ma per ripartire subito dopo per la sua nuova vita.


_____________________________________________________________________________________

Caos calmo, romanzo di Sandro Veronesi (2005)

(Il romanzo Caos Calmo diverra´, presto, un lungometraggio diretto dal regista Antonello Grimaldi; nel cast del film anche Nanni Moretti)

Pietro Paladini è un uomo apparentemente realizzato, con un ottimo lavoro, una donna che lo ama, una figlia di dieci anni. Ma un giorno, mentre Pietro salva la vita a una sconosciuta, accade l'imprevedibile- sua moglie muore- e tutto cambia. Pietro si rifugia nella sua auto, parcheggiata davanti alla scuola della figlia, e per lui comincia l'epoca del risveglio, tanto folle nella premessa quanto produttiva nei risultati. Osservando il mondo dal punto in cui s'è inchiodato, scopre a poco a poco il lato oscuro degli altri, di quei capi, di quei colleghi, di quei parenti e di tutti quegli sconosciuti che accorrono a lui e soccombono davanti alla sua incomprensibile calma. Così la sua storia si fa immensa, e li contiene tutti, li ispira fino a un finale inaudito eppure del tutto naturale.

martedì 5 giugno 2007

Popular physics



The social aspects of quantum entanglement


Confessions of a theoretical physicist. Our readers might be wondering how and why an article with such a strange title fits in a journal of popular culture. Actually, the common reaction when people meet a theoretical physicist is to look at him like an alien, or an autistic psychopath unable to conduct a normal life enjoying more "popular" subjects. Well, there are many reasons why theoretical physics is not so popular even among people with a passion for culture. Everybody would be puzzled when hearing the absurdities that we often profess about how Nature works! Quantum theory, specifically, affirms that our everyday experience of the "macroscopic" world (things that we see and touch) is useless to describe how the "microscopic" world (the minuscule components of the same things that we see and touch) behaves.
These tiny objects don´t even know whether they are particles (like billiard balls) or waves of energy (like sun rays), and not because we are unable to detect them with enough precision, but because there is an ultimate a priori limit to the knowledge that can be gained. Thus, depending on how we look at them, they behave as particles or as waves, answering randomly to our tests.
Now go and tell everybody that the best minds of the last century discovered this (confirmed by over 70 years of experimental evidences): that the world is intrinsically random and it´s impossible to have complete information of its components, and this implies that there are for example poor kittens which are at the same time dead and alive? I guess they will feel a bit depressed, and/or will think that you are completely drunk!! Indeed, quantum theory might come handy! This "uncertainty" principle says that if you know perfectly where a particle is, you cannot know its speed, and viceversa. So next time a policeman stops you saying you´re running too fast with your car, try to tell him (and let us know if it works) that according to a Mr Heisenberg, as you are in a given place there´s no way to know which was your speed; and if he insists that he has recorded your speed, you answer that you couldn´t be in that given place at that moment, as you are delocalized in the entire universe!!!
Now, if a couple of brave readers arrived alive at this point, they must have at least a terrible headache! Relax, you are in good company. Mr Einstein eventually refused quantum ideas because "God - he said - does not play dice". And Mr Feynman (and I´m mentioning all Nobel Prize winners!) honestly said: "Nobody understands quantum mechanics?. So, do I have any hope to make quantum physics a popular piece of culture" I will now tell you something about the most counterintuitive and radical feature of quantum mechanics.. yet I will try to make it as natural as the feeling that everybody experiences from the moment of birth and before: love.

Entanglement: passion at a distance. Mr Schrödinger (another pioneer of quantum mechanics, and Nobel Prize winner: he promoted the cat example) coined the term "entanglement" (entrelazamiento) in 1935 to describe a peculiar connection between quantum systems:

"When two systems enter into temporary physical interaction due to known forces
between them, and when after a time of mutual influence the systems separate again,
then they can no longer be described in the same way as before. I would not call
that one but rather the characteristic trait of quantum mechanics, the one that
enforces its entire departure from classical lines of thought. By the interaction
the two systems have become entangled."

Entanglement thus manifests as a somehow puzzling correlation (Einstein blamed it as a "spooky action at a distance") between parties who once came into contact, and mantain their contact even miles away. This has been experimentally demonstrated with individual atoms or light beams: but how can it fit in our everyday experience of life? The closest feeling which comes into my mind is love. Think of a mother and a child, or two lovers who shared an intense emotion, and are now living at the opposite sides of the world. They feel each other, perceive the happiness or the sadness of the distant partner, and are influenced by this. Schrödinger added:

"Another way of expressing the peculiar situation is: the best possible knowledge
of a whole does not necessarily include the best possible knowledge of all its
parts. The lack of knowledge is due to the interaction itself."

In our metaphor, nobody of the two lovers is complete on its own. Only when taken together, they complement each other. They are non-separable halves of the same entangled entity. No proper and complete understanding, on both physical and psychological grounds, is available for this phenomenon. But the language of art, probably, can make it clearer: entanglement is admirably depicted by Pamela Ott (see the picture above), who has almost zero knowledge of quantum mechanics (I asked her!) and paints "from her subconscious". The waveness of the lines, the choice of complimentary colors, the faded entwining of bodies and souls is what in my opinion most closely resembles a true image of entanglement, and of loving passion.

Entangled families: monogamy versus promiscuity. Now the subject becomes intriguing. What happens if there are three or more parties in this love game? Technically, we are addressing the complex topic of "multipartite entanglement". In this context, there´s a fundamental law: entanglement is monogamous! If our two lovers, traditionally called Alice and Bob, really love each other a lot - they are maximally entangled - there´s no way for Alice to be even a little bit in love with a Carlos (or the same for Bob and a Clara). This is maybe a bit controversial, as in our modern culture it´s becoming more and more popular to violate monogamy in human relationships...but at least let me say that entanglement, now that we look at it with the eyes of love, is not that bad beast that people (even eminent ones) thought it to be. Are you starting to like it? Be advised though that if the love between Alice and Bob is not total, each of them can share some love with extra parties!! So back home, be sure that your partner is maximally entangled to you, otherwise, suspicions are legitimate!!
Another interesting aspect can arise in multi-party entangled relationships. The above picture (total entanglement excludes third parties) strictly applies to very simple, "binary" objects (or persons), only capable of answering either yes or no to any question without more structured argumentations (we call them "qubits"). But suppose now that Alice and Bob are more complex characters (we call them "continuous-variable systems"), capable to answer questions providing a series of elaborate motivations. Such kind of more reliable persons, may at some point think to enrich their family life with a baby. Can they love their baby while being monogamous to each other? Yes, they can! In this scenario, the entanglement (love) between any two of them in their family can be arbitrarily strong, and this enhances the genuine entanglement (love) shared by the three of them (mom, dad, and the baby). Isn´t it a nice romantic picture? Actually, an alternative description could be in terms of a group of three or more people, which might also be all of the same sex! And this "freedom" that arises if their personality is multifaceted and not binary, is a sort of promiscuity: the more any two of them are attracted by each other, the more they like to stay altogether acting in threesomes and more intricate orgies! The quantum society, you see, is not that much different from ours after all: we are made of quanta and immersed into them... who´s influencing who?

Is there a serious quantum impact on our society? These are just funny ways to try to relate the microscopic world (in which entanglement has probably nothing to do with love) to the world in which we are used to live. Everybody may imagine the situation which in his fantasy best applies to this strange quantum realm. Already at the ages of Romans and Greeks, people invented figures (gods) associated to natural events, and pictured them as banqueting and being involved in love affairs.
Entanglement is surely one of the mysterious ´gods´ of the Book of Nature as we know it today, and "when it comes to entanglement - according to V. Vedral - we´ve only ust discovered the tip of an iceberg".
I conclude by hinting at what entanglement can really do for us. Apart from its quite interesting social aspects at the microscopic level, the new technological quantum information revolution is taking place, based on entanglement and its properties. In particular, Alice and Bob can send flirting emails to each other with the unconditional security that nobody can eavesdrop, as they encrypt their data via a secret key established from the intrinsic randomness of quantum particles, and protected by the monogamy of entanglement. And this is reality: quantum cryptosystems are plug-and-play devices which you can buy from MagiQ www.magiqtech.com or IdQuantique www.idquantique.com, and install on your PC to definitely solve the problem of (quantum) hackers. Similarly, we are working to build quantum computers, which exploit quantum superpositions (wave and particle, dead and alive..) to do parallel calculations billions of times faster than current supercomputers!!! And there is much, much more?
I´ve enjoyed speaking about one particular aspect of science, which is entering into and gradually affecting popular culture. Like this, there are many others. Now, next time you meet a theoretical physicist, please don?t look at him in that strange way :) and remember... we are all entangled!


Gerardo Adesso

Universita´ degli Studi di Salerno (Italia)
& Universita´ Autonoma di Barcellona (Spagna)

gerardo.adesso@gmail.com

Il coefficiente di Viscosita´

Nel corso delle ultime settimane, sulle pagine dei giornali, stanno tenendo banco le vicende che vedono protagonista il vice ministro delle Finanze Vincenzo Visco, in merito ad una sua presunta interferenza nelle azioni della Guardia di Finanza (GdF), mirata a decapitarne i vertici milanesi. Secondo alcuni canali informativi, Visco sarebbe intervenuto per evitare che le indagini della GdF portassero alla luce alcuni "reperti" relativi alla scalata alla Banca Nazionale del Lavoro (BNL) da parte delle assicurazioni UNIPOL- caposaldo della finanza rossa in Italia- di cui fu attore Giovanni Consorte, uomo forte delle cooperative rosse, vicino a Massimo D´Alema e Piero Fassino.

In questo calderone di notizie e di vicende, e´ opportuno riportare uno stralcio tratto dall´editoriale scritto da Eugenio Scalfari:
http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/economia/visco-gdf/scalfari-destra-giacobina/scalfari-destra-giacobina.html

_________________________________________________________________________
Ma ora risaliamo a quanto è accaduto tra il vice ministro delle Finanze e
il generale Speciale. Ecco i fatti nella loro crudezza.

1. Speciale presenta a Visco qualche mese fa un piano di avvicendamenti comprendenti l'intero quadro di comando della G. d. F. Motivazione: è
prassi che ogni tre anni gli incarichi siano avvicendati per ragioni di funzionalità.

2. Visco esamina il piano e vede che l'avvicendamento riguarda tutti i
comandi salvo quelli di Milano e della Lombardia. Ne chiede ragione.
Speciale, in ottemperanza, si impegna a riformulare il piano includendovi i comandi della Lombardia.

3. Visco sa benissimo il motivo dell'esclusione dei generali e dei
colonnelli che hanno incarichi dirigenti a Milano: si è formato da anni in
quella provincia un gruppo di potere collegato con il comando generale di
Roma. Risulta a Visco che quegli ufficiali abbiano "chiuso gli occhi" su
gravissime irregolarità verificatesi nel sistema delle intercettazioni
telefoniche, avvenute nel corso di scalate finanziarie a banche e a giornali.

Alcuni di quei documenti sono stati trafugati e consegnati a giornali di
parte per la pubblicazione. In alcuni casi le intercettazioni non sono
neppure arrivate all'ufficio del Pubblico Ministero ma trafugate prima e
consegnate ai giornali senza che la magistratura inquirente ne avesse preso visione.

4. Passano i giorni e le settimane ma Speciale non consegna il nuovo piano di avvicendamento.

5. Nel frattempo lo stesso Speciale avvisa, all'insaputa di Visco, il procuratore della Repubblica di Milano che i comandi della G. d. F. milanese stanno per essere sostituiti. Il procuratore si preoccupa per i nuclei di polizia giudiziaria che operano ai suoi ordini effettuando inchieste delicate e importanti. Speciale lo invita a mettere per iscritto quelle preoccupazioni. Arriva la lettera del procuratore. Speciale la mostra a Visco.

6. Visco, dopo aver riesaminato la pratica, telefona a Speciale per manifestare la sua sorpresa e il suo malcontento. Speciale mette in vivavoce la telefonata alla presenza di due alti ufficiali che ascoltano la conversazione.

7. Il tribunale di Milano, richiesto di verificare lo stato dei fatti in
via di accertamento, esclude che esista alcuna indebita interferenza da parte di Visco.

8. Speciale rende pubblico il conflitto in atto presentandolo come
un'interferenza di Visco sull'autonomia della G. d. F.
Di qui i seguiti politici che conosciamo e che portano all'autosospensione
di Visco dalla delega sulla G. d. F. e alla rimozione di Speciale dal
comando generale per rottura del rapporto fiduciario tra lui e il governo.

Dove sia in questa arruffata vicenda l'attentato alla Costituzione e alla
democrazia denunciato con voce stentorea da Berlusconi e da tutti i suoi
alleati, Casini compreso, è un mistero.

Il vice ministro delle Finanze aveva - ed ha - il fondato sospetto di
gravi irregolarità compiute da alcuni comandi collegati con il comando
generale. Rientra pienamente nei suoi poteri stimolare il comando generale
ad avvicendare i generali non affidabili. Alla fine, accogliendo le
preoccupazioni del procuratore di Milano, lo stesso Visco consente ad
escludere i comandi milanesi dall'avvicendamento dei quadri nel resto
d'Italia.

Tra i dettagli (dettagli?) incredibili c'è quella telefonata messa in
vivavoce all'insaputa dell'interlocutore ed ascoltata da due ufficiali di
piena fiducia dello Speciale. Basterebbe questo dettaglio a rimuoverlo dal
comando. Del resto - e purtroppo - non è la prima volta che il comando generale
della G. d. F. dà luogo a gravissimi scandali. Almeno in altre due
occasioni dovette intervenire la magistratura penale e fioccarono pesanti
condanne di reclusione.

Ovviamente ciò non lede il valore e l'affidabilità di quel corpo militare,
così come i tanti casi di pedofilia dei preti non vulnerano l'essenza
della Chiesa quando predica il Vangelo. Certo ne sporca l'immagine e
quindi danneggia fortemente la Chiesa. Così le malefatte di alcuni
generali e perfino del comandante generale pro-tempore non inficiano
l'essenza d'un corpo chiamato a tutelare le finanze dello Stato ma
certamente ne sporcano l'immagine.

Quanto a Visco, quando il conflitto si è fatto rovente tracimando nella
politica e in Parlamento, ha restituito la delega in attesa che si
pronunci la magistratura di Roma che nel frattempo ha aperto un'inchiesta
contro ignoti su quel tema.
___________________________________________________________________________


Contestualmente, qui di seguito, una intervista rilasciata a Gianluigi Nuzzi de "Il Giornale" dall´ex direttore dell´ANSA Pierluigi Magnaschi, il quale riconduce il suo licenziamento alle pubblicazioni relative al caso Visco-GdF.

____________________________________________________________________________


Gianluigi Nuzzi per Il Giornale


Direttore Pierluigi Magnaschi, l’estate scorsa l’Ansa per prima diffuse in
rete la notizia dell’imminente trasferimento dell’intera gerarchia della
Guardia di finanza di Milano. Erano passate da poco le 22 del 16 luglio
2006: lo scoop aprì un durissimo scontro politico.
«E determinò anche il mio licenziamento».

Scusi?
«Il mio licenziamento da direttore dell’Ansa, avvenuto, non senza
difficoltà (perché molti soci erano contrari) alla fine di novembre 2006,
è dovuto alla pubblicazione, da parte dell’Ansa, della notizia che il
viceministro Vincenzo Visco aveva chiesto la decapitazione del vertice
della Guardia di finanza di Milano».


Direttore sta avanzando delle accuse gravi di ingerenza dell’attuale
governo sulla prima agenzia di stampa italiana.
«Io mi limito ai fatti. E che il mio licenziamento sia proprio connesso al
caso Visco-Gdf lo dimostrano i fatti».

Queste sono valutazioni personali.
«No, perché oltre ai fatti ebbi la conferma anche da diversi leader
politici della maggioranza. A suo tempo mi hanno riferito che il mio
licenziamento era dovuto a quella pubblicazione».

Ma scusi l’Ansa mica è di proprietà di Palazzo Chigi o del governo. Mica
possono chiedere la testa del direttore dell’agenzia per uno scoop non
gradito. E poi lei lasciò l’agenzia per raggiunti limiti d’età.
«Guardi non diciamo fesserie e torniamo ai fatti».

Ovvero?
«Subito dopo la pubblicazione degli avvicendamenti della Guardia di
finanza di Milano, notizia che era vera e verificata, il presidente
dell’Ansa, Boris Bianchieri, 77 anni, scoprì improvvisamente che, cinque
mesi prima, avevo compiuto 65 anni e quindi dovevo andare in pensione».


Non è previsto nel contratto come il Corriere?
«Il contratto non lo prevede tassativamente ma lo consente solo come
opzione. Ma non è finita. Biancheri, in pubblico, aveva precedentemente e
ripetutamente lodato la mia direzione e aveva detto che i bravi professionisti sono una risorsa e con essi l’età non conta. E in privato, sia pure alla presenza di altre persone, alla vigilia della sua ultima conferma triennale come presidente dell’Ansa, avvenuta alla fine del 2005, Biancheri aveva chiesto il mio sostegno perché la nostra, disse lui “era una squadra vincente”».