mercoledì 20 giugno 2007

C'è un'aria...

Ovunque vada questo governo di rappresentanza (perché ormai è solo sé stesso che rappresenta), prende fischi: assemblea di Confersercenti; riunione nazionale di Confcommercio; conferenze degli industriali...Non sono categorie di lavoro stimabili, ma mi chiedo come si faccia ad essere così impopolari. Sembra di ritornare al 1996 quando si diceva: "Il governo Prodi riesce a scontentare tutti". Anche il tanto celebrato "tesoretto", pubblicizzato come un sintomo di efficienza, alla fine finirà in gran parte nelle casse della Banca Europea, per risanare un bilancio disastroso che vede sempre l'Italia penalizzata dalle procedure d'infrazione che la (terribile) Commissione europea continua ad emettere nei confronti del paese più tassato al mondo. Ed il ministro Padoa Schioppa continua a stare dalla parte del torto, bacchettando i sindacati che si permettono di chiedere più soldi per le pensioni...
Il ministro degli esteri deve dare le dimissioni! Dopo quello che è stato pubblicato nella scorsa settimana sul suo conto con la comprovata affiliazione con i "furbetti" Ricucci, Consorte e CO., che più che altro sono solo sporchi affaristi stronzi dell'ultima ora, di questo capitalismo senza regole e senza scopi. Che cosa aspetta D'Alema (unico uomo di governo implicato nelle intercettazioni pubblicate sui giornali) a dare le sue giuste dimissioni? Ed invece no: Egli, dopo aver attraversato il mare senza sprofondare nelle acque, salì sul suo yatch e disse: "La giustizia è colpevole, la stampa è colpevole" e benedice la legge Mastella sulla limitazione alla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche che riguardano indagini della magistratura. Una vergognosa limitazione della libertà di stampa, che solo un regime dittatoriale potrebbe tollerare e che in un paese che si autodichiara civile avrebbe portato allo scandalo. Tutto è talmente chiaro: un governo abusivo che non vuole mollare la presa, spalleggiato da un'opposizione politica che lamenta (forse) solo posizioni di subordinazione.


Le ultime dichiarazioni del Presidente della Repubblica (avete sentito chi?) Giorgio Napolitano, ex comunista e non certo filo Berlusconiano, sono a dir poco allarmanti per tutti: "Sono preoccupato per le istituzioni", ed ancora: "Ci vuole più rispetto per l'opposizione (Cdl)", ed oltre: "Mi chiedono cose che non posso fare (ovvero fare da paciere tra una classe politica futile e litigiosa...)". Ed allora, ci si chiede, qual è lo stato delle cose in un paese dove il Presidente della Repubblica, carica rappresentativa e non di governo debba assumere posizioni scomode e screditanti nei confronti delle stesse istituzioni che in primis egli rappresenta?


Stiamo assistendo a fenomeni pericolosi, a dir poco preoccupanti, quando sentiamo alla tv e leggiamo (poco) sui giornali le dichiarazioni di L.C.d.M. Zemolo, Presidente di Confindustria parlare come Hitler: dichiarando l'inutilità dei sindacati e la deficienza endemica della classe politica. Se quest'uomo, che di certo non è uno sconosciuto, dovesse candidarsi alle prossime elezioni forse vincerebbe, cavalcando il dissenso e la demagogia nonché il populismo più incontrollato che affonda nella assoluta mancanza di una critica credibile. Ma i suoi discorsi, al di là di quello che è stato in passato, sono e restano reazionari alla democrazia.


Ma, diciamocelo pure, la democrazia è e resta un'idea (come diceva Giorgio Gaber): "se potessi mangiare un'idea/ avrei fatto la mia/ rivoluzione". La democrazia non la tocchiamo, non la sentiamo...figuriamoci se possiamo mangiarla. Forse perché qualcuno si è dimenticato di fare la "sua" rivoluzione; forse perché ci ha solo provato senza troppa convinzione; forse perché non ne ha avuto realmente la possibilità; o addirittura perché pensava di farla ed intanto qualcuno stava giocando con un joypad davanti ad uno schermo, con quel congegno elettronico commercializzato trent'anni più tardi e buono per rincoglionire giovani menti.


Il problema non è stato non cambiare le cose. Il problema è stato lasciare che le cose non cambiassero ed oggi ci troviamo con un capo del governo nemico dell'Italia "che voleva cambiare, che voleva fare la rivoluzione". Nemico da sempre della buona amministrazione (Eni), della responsabilità politica (che cosa ha fatto da Presidente della UE?), di un qualsivoglia principio morale (militanza nei Sacchi degli Uomini d'Oro); affiliato da sempre ad interessi atlantici, abietto ad una qualsiasi costruzione di un'identità nazionale che sfuggisse ad un bieco moralismo cattolico, reazionario di una cultura che vada oltre il proprio naso. Ed è sempre lì a premere quei bottoni, a sbarazzarsi del residuo (o anche moltitudine) e succhiare soldi dalla nostra economia per regalarla ad un infame patto europeista che rema decisamente verso un americanismo residuato. Non è il capo del governo: è ciò che egli rappresenta, ovvero una classe politica viscida e ruffiana, che mentre dice una cosa è capace di fare esattamente l'opposto; sempre col sorrisetto sulle labbra, sempre a predicare calma e riflessione e a prendere tempo sulle proprie responsabilità. Sono loro, quella tecnocrazia democristiana ereditiera di quel mezzo golpe americano in Italia dopo l'8 settembre, quando le truppe americane entrarono nel Paese senza andarsene mai più, con i loro missili, con le loro basi, con l'arroganza della cultura del privilegio. E proprio questi uomini ed il loro patto col "diavolo" continua e continua e continua...Ed oggi stiamo diventando il paese più sottosviluppato al mondo (parlo di cultura!), che paga più tasse, che più lavora e produce ma che è sempre indebitato; sempre costretto ad inseguire, a chiedere scusa, a fare a spallate per un tozzo di pane. Il paese dei commissari straordinari, prefettizi; dei falsi in bilancio; dei faccendieri che devastano l'economia e rimangono impuniti; il paese venduto: in realtà un pacco, che gli europei sono stanchi di trovare sempre vuoto.

1 commento:

percolato ha detto...

Una classe politica a dir poco scandalosa, il debito pubblico che cresce, troppe tasse, una nazione che va a rotoli, e poi, i nomi: D'Alema, Prodi, Montezemolo, Berlusconi per non parlare della BCE. E ancora: le nostre angosce, in un mondo crudele fatto di sofferenza, di cattiveria, di alienazione; noi con le nostre donne, le nostre seratine languide piene di rimpianti, e i ricordi di lotte, di compagni, di adii. Tutti disoccupati e tutti laureati, minimamente e silenziosamente comunisti, o socialisti, o populisti, o nazionalrincoglioniti. Così ostili a tutto ciò che concerne società e stato, e così importanti per la loro celebrazione. Siamo convinti che le tasse dovrebbero pagarle tutti per pagarne di meno, abbiamo una vaga idea del debito (pubblico?) da saldare, siamo stati educati al computer, alla playstation, e la forza che ci spinge (a parte le chiacchiere) è la moneta, sia essa elettronica, scritturale o cartacea. Noi consumatori continuiamo a muoverci in uno spazio delimitato e gestito affinché si possa continuare a piangere e a consumare a ritmi sempre più frenetici; l'importante è comprare e produrre rifiuti (siano essi materiali o di pensiero). Noi convinti che la carta straccia che chiamiamo soldi abbia un valore assoluto, convinti dell'onestà del lavoro, ossessionati da un futuro che non esiste, non ci siamo ancora accorti di essere alla fine, alla frutta, sull'orlo del baratro. Con la testa piena di stronzate abilmente diffuse dai globalmedia, ahimè non sappiamo che la moneta non vale niente (tenuto conto della sua virtualità), che l'economia mondiale è ormai allo sfascio, che il maledetto debito pubblico non esiste, che il petrolio è una risorsa molto, ma molto limitata, che le energie alternative sono un bluff, che l'ambiente è così compromesso da essere ormai quasi ostile alla vita, per non parlare del campo magnetico terrestre.....eppure Prodi, Berlusconi, Mastella!?!
Troppo pessimismo?
C'è un'aria........