martedì 5 giugno 2007

Il coefficiente di Viscosita´

Nel corso delle ultime settimane, sulle pagine dei giornali, stanno tenendo banco le vicende che vedono protagonista il vice ministro delle Finanze Vincenzo Visco, in merito ad una sua presunta interferenza nelle azioni della Guardia di Finanza (GdF), mirata a decapitarne i vertici milanesi. Secondo alcuni canali informativi, Visco sarebbe intervenuto per evitare che le indagini della GdF portassero alla luce alcuni "reperti" relativi alla scalata alla Banca Nazionale del Lavoro (BNL) da parte delle assicurazioni UNIPOL- caposaldo della finanza rossa in Italia- di cui fu attore Giovanni Consorte, uomo forte delle cooperative rosse, vicino a Massimo D´Alema e Piero Fassino.

In questo calderone di notizie e di vicende, e´ opportuno riportare uno stralcio tratto dall´editoriale scritto da Eugenio Scalfari:
http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/economia/visco-gdf/scalfari-destra-giacobina/scalfari-destra-giacobina.html

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Ma ora risaliamo a quanto è accaduto tra il vice ministro delle Finanze e
il generale Speciale. Ecco i fatti nella loro crudezza.

1. Speciale presenta a Visco qualche mese fa un piano di avvicendamenti comprendenti l'intero quadro di comando della G. d. F. Motivazione: è
prassi che ogni tre anni gli incarichi siano avvicendati per ragioni di funzionalità.

2. Visco esamina il piano e vede che l'avvicendamento riguarda tutti i
comandi salvo quelli di Milano e della Lombardia. Ne chiede ragione.
Speciale, in ottemperanza, si impegna a riformulare il piano includendovi i comandi della Lombardia.

3. Visco sa benissimo il motivo dell'esclusione dei generali e dei
colonnelli che hanno incarichi dirigenti a Milano: si è formato da anni in
quella provincia un gruppo di potere collegato con il comando generale di
Roma. Risulta a Visco che quegli ufficiali abbiano "chiuso gli occhi" su
gravissime irregolarità verificatesi nel sistema delle intercettazioni
telefoniche, avvenute nel corso di scalate finanziarie a banche e a giornali.

Alcuni di quei documenti sono stati trafugati e consegnati a giornali di
parte per la pubblicazione. In alcuni casi le intercettazioni non sono
neppure arrivate all'ufficio del Pubblico Ministero ma trafugate prima e
consegnate ai giornali senza che la magistratura inquirente ne avesse preso visione.

4. Passano i giorni e le settimane ma Speciale non consegna il nuovo piano di avvicendamento.

5. Nel frattempo lo stesso Speciale avvisa, all'insaputa di Visco, il procuratore della Repubblica di Milano che i comandi della G. d. F. milanese stanno per essere sostituiti. Il procuratore si preoccupa per i nuclei di polizia giudiziaria che operano ai suoi ordini effettuando inchieste delicate e importanti. Speciale lo invita a mettere per iscritto quelle preoccupazioni. Arriva la lettera del procuratore. Speciale la mostra a Visco.

6. Visco, dopo aver riesaminato la pratica, telefona a Speciale per manifestare la sua sorpresa e il suo malcontento. Speciale mette in vivavoce la telefonata alla presenza di due alti ufficiali che ascoltano la conversazione.

7. Il tribunale di Milano, richiesto di verificare lo stato dei fatti in
via di accertamento, esclude che esista alcuna indebita interferenza da parte di Visco.

8. Speciale rende pubblico il conflitto in atto presentandolo come
un'interferenza di Visco sull'autonomia della G. d. F.
Di qui i seguiti politici che conosciamo e che portano all'autosospensione
di Visco dalla delega sulla G. d. F. e alla rimozione di Speciale dal
comando generale per rottura del rapporto fiduciario tra lui e il governo.

Dove sia in questa arruffata vicenda l'attentato alla Costituzione e alla
democrazia denunciato con voce stentorea da Berlusconi e da tutti i suoi
alleati, Casini compreso, è un mistero.

Il vice ministro delle Finanze aveva - ed ha - il fondato sospetto di
gravi irregolarità compiute da alcuni comandi collegati con il comando
generale. Rientra pienamente nei suoi poteri stimolare il comando generale
ad avvicendare i generali non affidabili. Alla fine, accogliendo le
preoccupazioni del procuratore di Milano, lo stesso Visco consente ad
escludere i comandi milanesi dall'avvicendamento dei quadri nel resto
d'Italia.

Tra i dettagli (dettagli?) incredibili c'è quella telefonata messa in
vivavoce all'insaputa dell'interlocutore ed ascoltata da due ufficiali di
piena fiducia dello Speciale. Basterebbe questo dettaglio a rimuoverlo dal
comando. Del resto - e purtroppo - non è la prima volta che il comando generale
della G. d. F. dà luogo a gravissimi scandali. Almeno in altre due
occasioni dovette intervenire la magistratura penale e fioccarono pesanti
condanne di reclusione.

Ovviamente ciò non lede il valore e l'affidabilità di quel corpo militare,
così come i tanti casi di pedofilia dei preti non vulnerano l'essenza
della Chiesa quando predica il Vangelo. Certo ne sporca l'immagine e
quindi danneggia fortemente la Chiesa. Così le malefatte di alcuni
generali e perfino del comandante generale pro-tempore non inficiano
l'essenza d'un corpo chiamato a tutelare le finanze dello Stato ma
certamente ne sporcano l'immagine.

Quanto a Visco, quando il conflitto si è fatto rovente tracimando nella
politica e in Parlamento, ha restituito la delega in attesa che si
pronunci la magistratura di Roma che nel frattempo ha aperto un'inchiesta
contro ignoti su quel tema.
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Contestualmente, qui di seguito, una intervista rilasciata a Gianluigi Nuzzi de "Il Giornale" dall´ex direttore dell´ANSA Pierluigi Magnaschi, il quale riconduce il suo licenziamento alle pubblicazioni relative al caso Visco-GdF.

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Gianluigi Nuzzi per Il Giornale


Direttore Pierluigi Magnaschi, l’estate scorsa l’Ansa per prima diffuse in
rete la notizia dell’imminente trasferimento dell’intera gerarchia della
Guardia di finanza di Milano. Erano passate da poco le 22 del 16 luglio
2006: lo scoop aprì un durissimo scontro politico.
«E determinò anche il mio licenziamento».

Scusi?
«Il mio licenziamento da direttore dell’Ansa, avvenuto, non senza
difficoltà (perché molti soci erano contrari) alla fine di novembre 2006,
è dovuto alla pubblicazione, da parte dell’Ansa, della notizia che il
viceministro Vincenzo Visco aveva chiesto la decapitazione del vertice
della Guardia di finanza di Milano».


Direttore sta avanzando delle accuse gravi di ingerenza dell’attuale
governo sulla prima agenzia di stampa italiana.
«Io mi limito ai fatti. E che il mio licenziamento sia proprio connesso al
caso Visco-Gdf lo dimostrano i fatti».

Queste sono valutazioni personali.
«No, perché oltre ai fatti ebbi la conferma anche da diversi leader
politici della maggioranza. A suo tempo mi hanno riferito che il mio
licenziamento era dovuto a quella pubblicazione».

Ma scusi l’Ansa mica è di proprietà di Palazzo Chigi o del governo. Mica
possono chiedere la testa del direttore dell’agenzia per uno scoop non
gradito. E poi lei lasciò l’agenzia per raggiunti limiti d’età.
«Guardi non diciamo fesserie e torniamo ai fatti».

Ovvero?
«Subito dopo la pubblicazione degli avvicendamenti della Guardia di
finanza di Milano, notizia che era vera e verificata, il presidente
dell’Ansa, Boris Bianchieri, 77 anni, scoprì improvvisamente che, cinque
mesi prima, avevo compiuto 65 anni e quindi dovevo andare in pensione».


Non è previsto nel contratto come il Corriere?
«Il contratto non lo prevede tassativamente ma lo consente solo come
opzione. Ma non è finita. Biancheri, in pubblico, aveva precedentemente e
ripetutamente lodato la mia direzione e aveva detto che i bravi professionisti sono una risorsa e con essi l’età non conta. E in privato, sia pure alla presenza di altre persone, alla vigilia della sua ultima conferma triennale come presidente dell’Ansa, avvenuta alla fine del 2005, Biancheri aveva chiesto il mio sostegno perché la nostra, disse lui “era una squadra vincente”».

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