mercoledì 25 luglio 2007

Deserto rosso

Fuori, lapilli e lava giacciono in sospensione sui pensieri dei futuri passeggeri dell'autobus numero 534, quello che porta ad Acitrezza. Spesse mura ci dividono dal clamore del caldo e dal clangore degli ottoni e dei rullanti della banda che accompagna una madonna bionda per le vie di questa capitale mancata. Lacrime, suppliche, preghiere recitate a mezza voce, donne sui tacchi di sughero procedono al ritmo delle note indotte dal fiato di musicanti unti in volto per il sudore di mezzogiorno. I muscoli delle braccia degli uomini delle paranze si tendono nello sforzo per sostenere l'amore sacro. Già è lontano il ricordo della granita mattutina, ma pressochè prossima la promessa di una limonata con sale al chiosco all'angolo di via Umberto. Steso su un letto a due piazze, ascolto la voce dell'uomo con i baffi e dei suoi sgherri di partito, poi di rimando la voce di un lupo marsicano, a finire quella del rivoluzionario vestito Missoni. Un tempo la mia mano, tra le semovibili pareti di una cabina elettorale, tracciava la croce per sostenere questo che è oramai solo un circo ideologico. Nella penombra di una stanza catanese, ripercorro i movimenti del segno della croce che facevo da bambino in chiesa, perchè alle prossime elezioni non venga indotto in tentazione dall'eco di sirene rosso sbiadito.

La presa del potere


"Un mastino, un mastino nero, lucido, metallico. Un cane mastino, con un occhio solo vitreo in mezzo ala fronte. Una mano che schiaccia un bottone.
Dall'Occhio del mastino parte una luce intensa, verdastra, elettrica.
pss, pss. Bum-pss, Bum-pss
AVVOLTI IN LUCIDI MANTELLI, GUANTI DI PELLE E SCIARPA NERA;
HANNO LEFACCE MASCHERATE, LE SCARPE A PUNTA LUCIDATE: SONO NASCOSTI NELLA SERA.
NON FANNO NIENTE STANNO FERMI, SONO ALLE PORTE DI MILANO;
CON DEI GROSSISIMI MASTINI CHE STANNO SEDUTI AI LORO PIEDI E LORO TENGONO PER MANO.
HAN CIRCONDATO LA CITTA',
LA STAN GUARDANDO DA LONTANO,
SONO IMPONENTI E SILENZIOSI...CHI SONO? CHI SONO?... "

Mentre la maggioranza di un governo che continua a non esserci tiene in Senato (anello debole) sul finanziamento delle missioni di pace (o guerra ormai non fa nessuna differenza), l'Italia brucia....e brucia materialmente con il proliferare di incendi dolosi che accompagnano quasi tutte le estati italiane: 160 roghi solo in Calabria; uno clamoroso sul Gargano, nel foggiano, ha prodotto due vittime civili. Segno che il paese sta passando rapidamente ad una fase di imbarbarimento visto che il malaffare ormai non guarda in faccia più a niente e a nessuno. Quali pene? Quali rischi per questi carnefici dell'ambiente e della popolazione del sud Italia...?? Pecoraro Scanio va in tv e parla della deficienza (non sua...) delle infrastrutture e parla di costruire barriere "frangifuoco" che possano circoscrivere gli incendi a piccoli appezzamenti di terreno senza diffondere le fiamme. Mi chiedo: stai facendo un favore a chi vuole speculare su quel terreno o cosa?! Roba da matti!
Non è che si può fare una leggettina (Legge? Cos'è!?) che dica che ogni terreno sul quale c'è stato un incendio doloso diventi automaticamente patrimonio ambientale sul quale nessuna costruzione possa mai essere fatta? Gli incendi si fermerebbero...O no? Troppo facile...
In questi giorni mentre i tg parlano diffusamente del ministro D'Alema e dei suoi successi politici nel rifinanziare missioni di guerra (giustissime per carità!), lo stesso ministro continua a privare giudici e cittadini di una spiegazione sul suo intervento diretto (del dirigente Ds, Latorre, e del presidente Ds, Piero Fassino) nel tentativo di scalata di Unipol a Bnl e al gruppo editoriale Rcs. Intercettazioni in possesso del Pm Clementina Forleo, riguardo alle telefonate dell'attuale ministro degli esteri con Stefano Ricucci e i "furbetti" che (lo ribadimmo allora) ormai ne sono usciti quasi tutti puliti penalmente per una vicenda che ormai non ha più ripercussioni legali e storiche nella sfera sociale. Come quasi niente, direi, in questi ultimi anni in Italia sembra non scandalizzarci più nulla...
L'altro scandalo è la speculazione che la Destra sta facendo sulla vicenda: una destra coinvolta con esponenti di Forza Italia che invece di fare chiarezza sui fatti ed una sacrosanta epurazione di chi ormai è stato beccato con le mani nella marmellata, continua la sua ridicola pubblicistica anti giustizialista. Ma come se non bastasse ad intervenire in favore dell'impunità è anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, come garante di una classe politica ormai palesemente collusa col potere economico e bancario, a testimoniare (per chi avesse ancora dubbi) di quale sia ormai il potere della classe politica italiana sulla società, sulla democrazia e le pressioni che in questo momento si stanno facendo sulla magistratura per mettere tutto sotto la cenere.
Personalmente non avrei nulla in contrario se Rcs passasse nelle mani di Unipol e quindi sarebbe influenzato dalla sinistra invece che dalla destra...Il problema è morale, perché è necessario che i cittadini sappiano (se vogliono continuare a votare) chi e che cosa votano! Se votano D'Alema o votano Ricucci; se votano Berlusconi o il Papa...Probabilmente votano entrambi, o molti altri ancora ma resta il fatto che è la maggioranza dei cittadini italiani che avalla una presa del potere dall'alto: noi li votiamo, loro vanno lì ed entrano in un meccanismo di gerarchie militaresche, nel quale non si guarda che alla tutela di qualche cosa di più grande...che non sono i servizi al cittadino, che non è l'ambiente, che non sono i costi della pubblica amministrazione, che non è la giustizia sociale, che non è niente di niente se non qualcosa che non sappiamo. Ormai il voto è qualcosa che non sappiamo, perché non sappiamo che cosa e chi andiamo a votare: quale entità, quale potere, quale partito...?? Il voto ci è semplicemente sfuggito di mano: è una facoltà che ci sovrasta, perché appoggiamo qualcosa di talmente grande che quando viene fuori con la testa, subito si tenta di ributtare affondo. Votiamo qualcosa di pericoloso, una entità sconosciuta, che non controlleremo mai. Un mostro ormai troppo forte...Oppure solo un pallone gonfiato che si liquefa con uno spillino. Chissà se è possibile?

venerdì 6 luglio 2007

Di notte

In sottofondo lo sferragliare di un treno diretto in terra di Calabria. Immagino seduti sulle poltrone impregnate di polvere, di umori, e di baci non dati, donne e uomini ricondotti dalle regioni del ricco settentrione alle case di quando essi erano bambini ignoranti del dopo. Qualcuno dorme, qualche altro veglia, qualchedunaltro incollato ai finestrini cerca di intravedere uno spruzzo di mare, uno sprazzo di cielo. Nel figurarmi questa umanità, siedo davanti allo schermo di un computer, e seguo le mie dita saltare da un tasto ad un altro e ad un altro ancora. Nell'aria, intorno, sembrano comporsi strane figure, spezzate aperte, ipnotiche composizioni. La notte, fuori, è nel suo delirio; ho cercato di viverlo, di spezzare l'incantesimo che mi lega a quelle anime che vagano in cerca di un corpo, di una preghiera che le emancipi da quel purgatorio a cui la sorte sembra averele consegnate. Ora nel silenzio che circonda le strade e le piazze, mi pare di sentire la tua voce, il tuo respiro farsi quasi parola. Mi pare di poterti distinguere ovunque, nel clamore della festa, nel baccano dello stadio, nell'uguale dello specchio. Tendo le braccia, ma non ci sei.

Con quella faccia un pò cosi'...

Ancora una volta i fatti avvenuti nel luglio del duemilaeuno -durante lo svolgimento del G8- nella scuola Diaz in Genova tornano alla ribalta.
Qualcuno potrebbe interpretare questo mio continuo stare dietro a tali avvenimenti come una deviazione perversa derivante dalla mia collocazione politica, o alla stregua di una aprioristica contrapposizione rispetto alle forze dell'ordine, o ancora come un brutto vizio di chi vede nell'ordine costituito un mezzo per agevolare e fomentare la guerra fra poveri.
La questione non risiede nell'essere di destra o di sinistra, e nè tanto meno nel parteggiare per i poliziotti piuttosto che per i disobbedienti. Il nodo cruciale da sciogliere è quello di una democrazia irrisolta con la quale noi italiani abbiamo imparato, purtroppo, a convivere da Portella della Ginestra in poi.
Quanto è già emerso -in merito al lager di Bolzaneto- e quanto sta venendo alla luce nel corso degli ultimi mesi rende palese che la democrazia nel nostro Paese si è manifestata e continua a farlo esclusivamente attraverso un arbitario esercizio del potere da parte di chi dovrebbe garantire la esistenza di uno stato di diritto.
Di seguito, un articolo, firmato da Mario Preve, apparso sulla edizione on-line de "La Repubblica" di oggi sei luglio duemilasette.

Genova, gli avvocati delle parti offese depositeranno le comunicazioni oggi al processo per il blitz nella scuolaUn agente della polizia dopo l'irruzione: "Qui ci sono teste aperte a manganellate"
G8, le telefonate tra poliziotti e centrale "Speriamo che muoiano tutti, 1-0 per noi"

G8, le telefonate tra poliziotti e centrale"Speriamo che muoiano tutti, 1-0 per noi"' La scuola Diaz dopo l'irruzione della poliziaGENOVA - C'è la poliziotta che scherza sulla tragedia di Carlo Giuliani ("speriamo che muoiano tutti... tanto uno già...1 a 0 per noi.."), il funzionario che impreca per i ritardi, l'agente che non sa che accade, l'altro che racconta di teste spaccate, il capoufficio stampa di Gianni De Gennaro "dimenticato" per strada, il capo della celere distrutto dalla nottata, quello della Digos che cerca di disfarsi delle due molotov. Sono le 26 telefonate che gli avvocati delle parti offese del processo per il blitz alla Diaz nel luglio 2001 - 29 tra funzionari e agenti imputati per lesioni, falso e calunnia - depositeranno nell'udienza di oggi, l'ultima prima della pausa estiva. Le comunicazioni sono quelle che intercorrono tra i poliziotti sul campo e la centrale operativa del 113 in questura.
Ore 21.35 l'irruzione deve ancora essere decisa ma vengono inviate pattuglie per verificare la situazione attorno alla scuola che ospita la sede del Genoa Social Forum.
Una funzionaria della centrale operativa (Co) parla prima con una pattuglia della Digos: "In piazza Merani ci hanno segnalato questi dieci zecconi (i manifestanti ma anche i giovani di sinistra, ndr) maledetti che mettevano i bidoni della spazzatura in mezzo alla strada...". Alle 21.57 la stessa poliziotta parla via radio con un collega (R) il tono è rilassato e scherzoso. R: "Ma guarda che io dalle 7 di ieri e di oggi sono stato in servizio fino alle 11, quindi... ho visto tutti 'sti balordi queste zecche del cazzo... comunque...". Co: "... speriamo che muoiano tutti...". R: "Eh sei simpatica". Co: "Tanto uno già va beh e gli altri... 1-0 per noi... tanto siamo solo sul 113 e registrano tutto".
A cavallo della mezzanotte, al 113, arrivano le telefonate allarmate di residenti della zona.
Ore 23.58: "... via Cesare Battisti... guardi che è un macello... "; ore 23.59: "Lo sapete che hanno attaccato i ragazzi qui della scuola Diaz". I primi feriti. Ore 00.17, l'agente al posto di polizia dell'ospedale San Martino chiama il 113: "Ascolta ha chiamato il 118 che sta arrivando una valanga di feriti, è possibile?". 113: "Sì no, guarda io non te lo so dire...". Non hanno idea della situazione neanche gli agenti del reparto prevenzione mandati a piantonare i feriti all'ospedale. Alle 2.36 uno di loro chiama la Centrale operativa. "Sono 25 persone, uno ha problemi al torace... l'altro lo metti in chirurgia, l'altro in neurologia..", 113: "Sono in stato d'arresto?". Il poliziotto: "No devono essere accompagnati... si vede che questi sono i protagonisti degli scontri di oggi... però chi ha proceduto io non lo so". Co: "Guarda non lo so neanche io... ". Alla stessa ora il poliziotto al San Martino spiega al 113, che chiede se ci sono ferite da taglio: "No, no teste aperte a manganellate".
Uno degli imputati il commissario Alfredo Fabbrocini parla al telefono con il 113 che chiede informazioni su quanto accaduto alla Diaz.
Co: "Allora scusami esatto... quante persone avete accompagnato voi a Bolzaneto?". F: "Guarda ti direi una bugia, non lo so... c'era un tale caos, guarda, anche perché noi non accompagnavamo, noi facevamo la scorta... comunque c'era il funzionario della Digos, il funzionario della mobile". Co: "E lì ti fermi... perché non c'era altro". F: "Non lo so se non c'era altro, c'era qualche funzionario addetto della Digos, ce n'erano almeno tre o quattro.. c'era il dottor Sgalla, c'era anche Ciccimarra che li conosco, quella là più alta in grado non so chi era, comunque ce n'erano altri... ah c'era Gratteri, c'era il dottor Gratteri... loro hanno disposto il servizio, noi abbiamo fatto manovalanza...". All'1.23 Lorenzo Murgolo alto funzionario della questura di Bologna, indagato e poi prosciolto, si infuria con il 113 perché non arriva un pullman per il trasferimento dei "prigionieri" arrestati: "Sono il dottor Murgolo porca... perché non rispondete porca.. è tutt'oggi che non rispondete a sto ca... di 113.. ". Cinque minuti dopo è ancora lui, in sottofondo si sente la gente che urla "assassini assassini". L'operatrice del 113 è in difficoltà di fronte alla rabbia di Murgolo e chiama un funzionario ma la musica non cambia: "Ma porca... ma mi volete dire dov'è 'sto pullman..". 113: "La navetta è sul posto...". M: "Mah.. io non la vedo". Alle 2.07 Mario Viola funzionario collaboratore di Roberto Sgalla capo ufficio stampa del capo della polizia chiama ripetutamente il 113 per avere una volante che li riporti indietro perché tutti i mezzi sono partiti "scordando" i due dirigenti. Alle 2.44 richiama e dice che è stato accompagnato dal capo della mobile "perché se aspettavamo una volante stavamo ancora lì". Mentre attendono di essere collegati dal centralino Viola parla con dei colleghi: "Che ha detto?... ha detto che non è stata proprio una bella cosa quella che abbiamo fatto" e un altro ribatte "che se ne andasse a fan... ".
Alle 3.05 Vincenzo Canterini ("... sai che non connetto più io.. dissociato.. davvero so dissociato...") capo della celere romana parla con un suo attuale coimputato, Spartaco Mortola, ex dirigente Digos di Genova che agli agenti nel suo ufficio dice: "Oh ragazzi le molotov non lasciatemele qui...". Sono le due bottiglie che, scoprirà la procura, furono introdotte nella Diaz dagli stessi poliziotti.