venerdì 6 luglio 2007

Di notte

In sottofondo lo sferragliare di un treno diretto in terra di Calabria. Immagino seduti sulle poltrone impregnate di polvere, di umori, e di baci non dati, donne e uomini ricondotti dalle regioni del ricco settentrione alle case di quando essi erano bambini ignoranti del dopo. Qualcuno dorme, qualche altro veglia, qualchedunaltro incollato ai finestrini cerca di intravedere uno spruzzo di mare, uno sprazzo di cielo. Nel figurarmi questa umanità, siedo davanti allo schermo di un computer, e seguo le mie dita saltare da un tasto ad un altro e ad un altro ancora. Nell'aria, intorno, sembrano comporsi strane figure, spezzate aperte, ipnotiche composizioni. La notte, fuori, è nel suo delirio; ho cercato di viverlo, di spezzare l'incantesimo che mi lega a quelle anime che vagano in cerca di un corpo, di una preghiera che le emancipi da quel purgatorio a cui la sorte sembra averele consegnate. Ora nel silenzio che circonda le strade e le piazze, mi pare di sentire la tua voce, il tuo respiro farsi quasi parola. Mi pare di poterti distinguere ovunque, nel clamore della festa, nel baccano dello stadio, nell'uguale dello specchio. Tendo le braccia, ma non ci sei.

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