sabato 29 settembre 2007

Arrenditi Ulrike!

Amburgo, anni '70. Un giorno di aprile del 1971 Ulrike Meinhof ex giornalista, ex moglie ed ex madre di due bambine si recò sola nel seminterrato di Margrit Schiller, studentessa del Collettivo Socialista dei Pazienti (...). Portò con se una macchina da scrivere, una pila di libri ed un mucchio di fogli. Cominciò a scrivere per giorni e giorni, senza interruzioni, fumando infinite sigarette e bevendo litri di caffé. Una mattina il seminterrato di Margrit fu invaso dalle prime luci dell'alba. Una luce intensa e che sembrava preannunciare molto di più che l'inizio di un nuovo giorno, ovvero, l'inizio di una lucida e romantica follia...In quel seminterrato era pieno di fumo e puzzava di sudore e inchiostro. Ulrike giaceva in un angolo della stanza, distesa sul pavimento con un braccio che gli copriva gli occhi. Accanto a lei il tavolo della macchina da scrivere e sul tavolo un blocco di fogli, ordinati, uno sull'ultro con sulla prima pagina scritto RAF e sotto: "Frazione Armata Rossa". Dopo numerose discussione con gli altri compagni fu deciso che quello scritto doveva avere un titolo: "Frazione Armata Rossa: Programma di guerriglia urbana"; e sopra furono stampate una stella a cinque punte ed una mitragliatrice marca Kalashnikov. Sopra la stella si leggevano le parole di Mao Tse Tung: "E' necessario fare una netta distinzione tra noi e il nemico!".

Dal 1° settembre dello stesso anno la lotta della polizia, nella quale venne formato anche un corpo speciale, si intensificò contro la cosiddetta banda Baader-Meinhof. In questa stretta investigativa, Klaus Rainer Rohl, ex marito di Ulrike, fece un tentativo per tirare fuori l'ex moglie dal gruppo. Per far ciò si rivolse alla madre adottiva, Renate Riemeck. Così, nel novembre del 1971 konkret, rivista diretta dallo stesso Rohl e sulla quale Ulrike si era fatta conoscere dal grande pubblico tedesco attraverso i suoi editoriali, pubblica una lettera aperta di Renate Riemeck alla figlia e ormai terrorista Ulrike Meinhof, nome in codice Anna. Il titolo della lettera era "Arrenditi, Ulriche!". "Sei diversa Ulriche!" cominciava la lettera, "molto diversa dall'idea che le persone si sono fatte di te vedendo la tua foto segnaletica e ascoltando ciò che la stampa, la radio e la televisione trasmettono sul tuo conto. Chi ti conosce personalmente sa che tu non fai fuori chiunque incontri per strada". Renate ricordava ad Ulrike la sua maturità e militanza politica che le poteva permettere di valutare realisticamente la situazione del momento. "La Repubblica Federale Tedesca - scriveva Renate - non è il territorio adatto ad una guerriglia urbana". La RAF, quindi, era destinata ad assumere il ruolo della "banda degli orrori" che provocava solo "ostilità acerrima" nell'opinione pubblica e serviva soltanto da alibi per una "caccia alle streghe anticomunista".

Alcune settimane dopo l'appello della Riemeck su konkret, a Berlino, in un piccolo cestino nelle strade del centro, fu trovata una busta di plastica che conteneva alcune munizioni e dei documenti tra cui una copia di un testo scritto a macchina...Era la risposta di Ulrike alla madre che si intitolava: "Una madre di schiavi supplica la figlia":

"Ulrike, tu sei diversa dalla foto segnaletica, una figlia di schiavi - tu stessa una schiava.
Come puoi essere capace di sparare al tuo oppressore?
Non lasciarti sedurre da chi non vuol essere più schiavo. Non puoi proteggerlo.
Voglio che resti una schiava - come me. Io e te abbiamo visto come i padroni hanno sgominato la rivolta degli schiavi, prima ancora che cominciasse.
(...)
O piccola, tu hai meritato qualcosa di meglio. Pensa a cosa saresti potuta diventare.
Di sicuro saresti diventata una sorvegliante carceraria.
Non vedi quanto è forte il potere? Tutti gli schiavi gli ubbidiscono. Persino coloro che si sono rivoltati e hanno vinto, metteranno ai piedi del potere la loro vittoria. Affinché possano essere ancora schiavi. Gli schiavi odiano chi vuole essere libero. Non dovrebbero nemmeno aiutarti, in modo che tu capisca una volta per tutte che la tua ribellione non ha senso.
Il tuo coraggio è spietato poiché ci costringe a svelare la nostra vigliaccheria. Se preferisci morire piuttosto che essere per sempre una schiava, allora non hai comunque diritto di toglierci la quiete."*

*Tratto da "Disoccupate le strade dai sogni" di Alois Prinz, Arcana editore, collana Controculture.

venerdì 28 settembre 2007

Il bambino e l'acqua sporca


Grilli parlanti, cicale televisive, vestali della politica di palazzo. Gli ultimi venti giorni sono trascorsi all'insegna dei vaffanculo stigmatizzati, degli editoriali scritti con la penna di chi si è sentito colpito in centro all'orgoglio, e delle difese d'ufficio recitate dagli eletti dal popolo sovrano.

Il chiacchiericcio da bar, trasposto nei salotti televisivi, sta assolvendo ad una funzione esorcizzatrice dei demoni evocati da Beppe Grillo dal palco di Piazza Maggiore in Bologna. La consegna è quella di far diventare la controcultura -che Grillo sta tentando di infondere goccia dopo goccia nei frequentatori della sua piazza- un prodotto di sottocultura, e come tale inefficace ai fini del mutamento dello status quo. In tal senso, risulta quanto mai emblematica la puntata de "La Storia siamo noi" di Gianni Minoli, dedicata, a pochi giorni dalla celebrazione in piazza del "v-day", alle gesta televisive di Beppe Grillo. Praticamente, un "coccodrillo".
Sulla stessa falsariga, una puntata di "Porta a Porta", alla quale sono state ospitate due gentili signore della politica; nel corso della trasmissione di quella che oramai è la terza Camera del Parlamento della Repubblica, Bruno Vespa - nei panni di un assolutamente improbabile fustigatore dello sperpero del danaro pubblico - illustrava, dati alla mano, come una percentuale considerevole degli stipendi della bella Giorgia Meloni e della cristiano-sociale Lenzi venisse utilizzato per finanziare i rispettivi partiti di appartenenza. Quasi a dire: non facciamo di tutta l'erba un sol fascio. O ancora: nel tentativo di seguire Grillo, potremmo rischiare di gettare via l'infante con l'acqua sporca.

Il parossistico sottolineare la maleducazione del vaffanculo urlato a piena voce da trecentomila persone, il volere evidenziare ad ogni costo la mancanza di costume di Grillo, l'ossessivo ripetere che Grillo è un grande comico però non tutto quel che dice è condivisibile, sono una implicita ammissione di colpa da parte dei politici e da parte di numerosi giornalisti. La carta stampata, e la televisione in modo particolare, tengono bordone alla classe politica, dalla quale traggono giovamento erigendosi ad arbitri di un consolidato gioco delle parti, e alle cui fonte si abbeverano attraverso gli strumenti della lottizzazione dei consigli di amministrazione e del finanziamento pubblico. A fronte di questo squallido e consunto scenario, ne esiste per fortuna un altro, più vivace e colorato. Quello disperso dal prisma di Grillo, fatto da un arcobaleno dipinto di mille sfumature diverse di chi, attraverso le maglie digitali delle rete, riesce a costruirsi il suo di giornale, e a comprendere che il mondo non si è fermato alla caduta del muro di Berlino.

giovedì 27 settembre 2007

Strutture economiche de-cadenti

La notizia del crollo in borsa dei subprime - titoli americani partoriti non altro che dai prestiti elargiti dalle banche e formatisi su garanzie poco affidabili e poi capitalizzati dalle stesse banche in borsa con un sistema di fluttuazioni “fittizie” – ha monopolizzato per settimane le prime pagine dei giornali e le aperture dei telegiornali. Quali siano le conseguenze di queste fluttuazioni, di questi scombinamenti dei mercati internazionali ed il fatto che abbia influenzato grandemente anche i fondi pensioni in Italia ha fatto, invece, poco clamore. Come al solito, la mansuetissima informazione di Stato ha evitato di evidenziare le distorsioni di un sistema economico impazzito, nel quale il denaro non vale più nulla e l’illusione dell’arricchimento sta fregando tutti. Ma qui si parla di sicurezza sociale, ammortizzatori che i decine di migliaia di risparmiatori hanno tentato di costituire nel tempo, versando la quota di TFR (trattamento di fine rapporto che prima della finanziaria del governo Prodi era obbligatorio versare da parte del datore di lavoro all’Inps e che oggi è stata “liberata” dai laccioli legali per essere a “disposizione” del lavoratore). Con il crollo del 6% della borsa italiana, record mondiale dell’ultimo “silenzioso” crack americano, quindi, decine di migliaia di risparmiatori hanno avuto il ben servito vedendosi svalutare quei risparmi “garantiti” da un sistema che non è in grado di garantire neanche “sé stesso” (da chi dovrebbe poi difendersi se non da sé medesimo?). Molti dei fondi pensione sono fondi vincolati che i nostri “poveri” risparmiatori hanno visto svalutare senza poter fare nulla.
Saltano i paletti, saltano le certezze giorno dopo giorno. L’alba di un capitalismo impazzito porta a mettere in discussione (o meglio a demolire!) l’idea del lavoro, della pensione, della casa. L’economia politica comincia a fare acqua da tutte le parti perché tra poco non avrà più argomenti su qui ragionare: le strutture cadono e continueranno a cadere. Se fino a qualche minuto fa ho sentito notizie alla TV parlare di crollo dei consumi, o di aumento della domanda e dell’offerta di beni e servizi, ecc. devo dedurre che siamo ancora in un mondo che vuole metterci davanti una logica vecchia: quella della materialità, la proprietà privata legata alle vecchie strutture marxiste e del lavoro, smithiane dei consumi, keynesiana dello Stato…Ma se togliamo lavoro, consumi e Stato che cosa rimane? I paletti sono ormai saltati. Nulla di tutto questo ha senso se continuiamo a parlare di “interventismo di stato”, o di “lavoro salariato”, di “consumatore”. Termini che non hanno più a che fare con l’economia, del mondo che ci circonda, sempre più piena di virtualità, di immaterialismo. Ad esempio, che cosa è diventato oggi l’intervento in economia dello Stato? Il governo italiano decide di fare un regalo ai lavoratori (quelli rimasti almeno!): “Vi regaliamo il TFR! Non è dell’impresa, bensì è del lavoratore che ne fa quello che vuole”. Questo si che è parlare di sinistra! Traduzione liberiamo il capitale dal controllo di Stato, dal fondo pensione garantito; diamolo in pasto alle banche e alle “fluttuazioni” della borsa! Un intervento atto solo a liberare forze e tentativi di sopravvivenza economica materiale in un mondo che va verso l’immaterialismo del capitale. Perché il capitale nel momento in cui esce dal sistema produttivo e si divide da esso è pura esercitazione speculativa e diventa magicamente strumento sconsiderato del potere. Perché esso (o lui!?) determina: nulla crea e nulla distrugge. Esercita potere e basta!

lunedì 17 settembre 2007

Non toccate il Grillo parlante!


Arrivano all'attacco! La classe politica italiana si schiera compatta contro l'antipolitica di Beppe Grillo e del suo blog che da anni mostra a migliaia di persone in Italia e all'estero l'Unica attività politica e di contro informazione rimasta in questo scarcagnato paese. Ebbene è arrivato a far paura il comico genovese ed ora immagino lui ai prossimi spettacoli che parlerà della moglie che se lo ritrova anche al tg davanti al piatto di pasta, con i suoi sei o sette figli che protestano per cambiare canale. Un uomo contro tutti, davvero! Una volta sul programma di satira di "Arrigo" Crozza su La7 ho visto un'intervista alla moglie di Grillo che disperata chiedeva pietà al marito di finirla con il blog e dedicarsi finalmente al montaggio degli scaffali Ikea, come ogni buon marito italiano. Ma lui niente! Tosto, è arrivato ad essere nominato in tutti i tg e a fare arrabbiare persino il buon Fassino che mentre diceva "Grillo fa demagogia!", sudava come un pazzo. Cazzo! Mi sono detto: questo sta facendo quasi paura...! E poi la grande giocata che ho ascoltato al tg2: "Grillo non si candida ma invita i cittadini a formare liste civiche e a scendere direttamente in politica". "Un'idea geniale!" ho pensato, con la quale sono pienamente d'accordo: ha detto a chi lo segue: "Vi ho portato avanti fino al tg, ora sta a voi!". Geniale! Anch'io sono convinto che non esistono eroi o condottieri, ma solo buone idee. Insomma, non può essere solo uno a tirare la carretta, ma tutti ci devono mettere la faccia! La rivoluzione della risata continua e prende pieghe sempre più interessanti...Ora qualche politico comincia a sudare.
VAI BEPPE, FACCI SOGNARE!

martedì 11 settembre 2007

Cercasi "Neologo"


Il 5 giugno scorso, su segnalazione di Giovanni, pubblicammo sul blog un articolo dal titolo "Popular phisics", la fisica popolare, scritto da Gerardo Adesso, ricercatore dell'Università di Salerno e di quella Autonoma di Barcellona. L'articolo affrontava il problema della capacità della fisica (Confessioni di un fisico teorico) di venire incontro ai problemi della società, del "microscopico" mondo sociale con la conoscenza di chi è abituato a sbirciare nelle particelle. Nella seconda parte l'articolo faceva riferimento all' "entanglement quantum", l'intreccio quantico" è una teoria estremamente complessa che trova le sue basi teoriche (e come vedremo presto anche empiriche) nel mondo "quantico", indagato dalla matematica e dalla fisica quantistica.
Il punto di vista è quantomeno interessante. Come possono le conoscenze specifiche della fisica (quantistica) intrecciarsi, per spiegare, quelle della sociologia, dell'antropologia, insomma, delle scienze umane? E', quindi, possibile (ri)definire i termini della realtà che ci circonda non più attraverso conoscenze di sperimentazione sociale, ricerche storiche, riferimenti geopolitici che rimangono a questo punto strumenti di superficie a paragone alle indagini di tipo "molecolare"? Forse è troppo presto per dire di sì; ma il fatto che una sperimentazione empirica sul cosiddetto intreccio quantico sia una cosa avviata da anni e che si perfeziona col passare del tempo ci fa pensare come gli intellettuali e filosofi consapevoli dei risvolti a cui queste conoscenze porteranno, disporranno di una chiave di lettura ulteriore per aprire le porte di una "realtà" finora solo intravista.

In un articolo pubblicato sul sito della rivista Scienza e Conoscenza, del quale likiamo solo un estratto on line, a parlare è Dean Radin, autore di un popolare libro negli Usa "Entaglement Minds" dal titolo a dir poco evocativo in base a quello che abbiamo appena spiegato e alle teorie ormai proprie della conoscenza specifica della fisica quantistica nel mondo. Anche qui l' "intreccio" è il punto nodale della storia. Radin spiega come “L’intreccio era stato già previsto dalla matematica della teoria quantica” e di come questa “consideri la materia non solo sotto forma di particelle ma anche di onde di probabilità”. “Da questa idea – spiega ancora il fisico - due particelle interagenti possono essere viste, in termini di onda, come una nuova e più complessa onda. Non due onde, ma una sola onda, che d’ora in poi considereremo un sistema a parte. Per cui, è possibile ritenere che due particelle interagenti non siano più separate”. Conoscenze scontate per un fisico quantistico, ma che dagli anni ’60 hanno cominciato a svelarsi sotto una veste nuova e più shockante per la conoscenza umana grazie alle numerose sperimentazione empiriche di queste conoscenze. È stato dunque negli anni ’80, grazie agli esperimenti del fisico irlandese John Bell, che si è arrivati alla consapevolezza che questo fenomeno dell’intreccio di onde che formano la materia ha delle radici pratiche che fanno saltare i parametri di conoscenza di tutta la società moderna fino ad oggi. Considerare una realtà “spettrale” come la definiva Einstein (che già aveva studiato i “rimbalzi” della materia) è un’idea che la coscienza, più che la conoscenza, civile contemporanea difficilmente può accettare. Al di là delle conclusioni affrettate che siamo tentati di fare, Radin afferma con certezza: “ora sappiamo non solo per supposizioni teoriche, ma per evidenza empirica, che le particelle apparentemente separate in effetti possono essere collegate attraverso lo spazio e il tempo in modi “spettrali”; e continua: “La cosa importante è che questa non è solo un’idea teorica interessante, ma un fatto osservabile che riguarda la trama della realtà. E le conoscenze su questi intrecci aumentano a ritmi sempre più veloci”. In chiusura Radin parla della validità della sua teoria del bio-intreccio, e cioè “l’intreccio delle menti”. E a supporto di questo cita un esperimento fatto di recente proprio in Italia, laddove è stato dimostrato come l’intreccio possa esistere anche a livello neuronale, e cioè nel sistema cellulare della ricezione, integrazione e trasmissione degli impulsi del sistema nervoso. E' lo stesso Radin a parlarne: “Tra gli studi che più mi hanno colpito c'è uno studio dell’Università di Milano in cui sono stati sviluppati neuroni, ovvero cellule del cervello umano, su una piastra per colture cellulari. Poi una parte di quel gruppo di cellule è stata fatta crescere su un’altra piastra. L’idea era che se quei neuroni, venendo dalla stessa sorgente, erano davvero connessi (anche se apparentemente si trovavano su piastre diverse), stimolando gli uni avresti dovuto osservare una reazione negli altri” (Bio-intreccio. Ci sono novità all’orizzonte sulle interazioni mente materia su http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo.php?id=8859). Alla fine Radin dice di come “se apparentemente le cose sono separate alla fine non lo sono più” e di come numerosi esperimenti fatti successivamente dimostrino come “l’entaglement” sia un fenomeno osservabile, riscontrabile. Secondo il fisico due sono i motivi per i quali si fatica a prendere coscienza di questa nuova realtà che se fosse comunemente accettata spiegherebbe all'umanità nuovi orizzonti di conoscenza ed esplorazione del sapere. La prima, riguarda lo shock:


“di capire improvvisamente che le cose apparentemente separate a un certo livello non lo sono più, può dare le vertigini. Le cose sono connesse in senso concreto, non solo astratto. È una comprensione basata sulla logica del teorema di Bell e su studi di laboratorio che dimostrano come l’entanglement esista davvero. Le vertigini vengono perché il senso comune è messo a dura prova. La maggior parte del tempo mi sento separato dagli altri e dalle loro cose. Quindi è arduo fare il salto di fede – e in questo caso il salto riguarda la realtà vera e propria – che da un altro punto di vista io non sono isolato, come i sensi continuano a dirmi. L’altra ragione è legata per lo più ad una mancanza di preparazione da parte degli individui di arrivare a comprende ed esprimere quelli che Radin chiama concetti “olistici”: “non disponiamo delle parole giuste per concetti così olistici… Il linguaggio si basa prevalentemente sul senso comune, e qui stiamo parlando di cose più simili al non-senso comune. Il nostro modo di pensare, il modo in cui esprimiamo e spieghiamo le cose, si basa fondamentalmente sull’assunto dell’isolamento e della separazione. Invece qui stiamo cercando di descrivere un altro aspetto della realtà, che è completamente olistico. E poiché non disponiamo ancora del linguaggio adatto per queste idee, talvolta è difficile fare chiarezza su queste cose. Ogni tanto, anche i fisici vanno in confusione per questo."

Gilles Deleuze, in una delle lezioni tenute a Vincennes nel 1977, affermava: “Se vuoi comprendere un concetto, non fartelo spiegare da un tecnico, da uno specialista!Uno specialista non potrà mai darti un'idea di quello che vuoi sapere”. Morta la figura dello "scienziato" nel medioevo, del filosofo nelle civiltà umanista, dell'intellettuale, finito ormai per rappresentare solo una nomina ad onoris per chi non riesce ad affermarsi nei campi del commercio del sapere il sapere scientifico non potrà facilmente trovare riscontro nei diversi campi del sapere e così ci si ritrova davanti all'impotenza di spiegare nuovi concetti con nuove parole. La complessificazione del sapere (e di conseguenza della società) ha portato ad una sua frammentazione capillare tale da disperdere quello che veniva definito il sapere sociale, per creare una serie di nicchie di sapere fine a sé stesse e destinate a fini meramente tecnicistici di quei soggetti appartenenti a quella nicchia. Dunque, siamo alla ricerca, per citare Radin, di qualcuno che inventi nuove parole, che spieghi con nuovi termini concetti forse già vecchi ma che pochi, forse nessuno sono stati in grado di assimilare. Manca un traduttore; anzi, un Neologo: qualcuno che trovi nuove "forme" e nuovi termini per definire la nuova "realtà"...Ammesso che di realtà si possa ancora parlare!

lunedì 10 settembre 2007

Autunno caldo


 
Domani è l'11 settembre e tutti i servizi giornalistici e di inchiesta sulla ricorrenza dell'attacco a New York sono già in caldo. Da sabato sera la tv continua a fomentare rabbia con trasmissioni interessanti e provocatorie. Come sabato notte l'amico Ghezzi (ultimamente tacciato da qualcuno di essere un massone Rai) ha proposto il film documentario L'Agronomo, la vera storia di Jean Dominique, agronomo poi diventato giornalista e paladino dei diritti civili ad Haiti; fondatore di Radio Haiti attraverso la quale si è da sempre opposta alle dittature fantoccio che si susseguivano nel suo paese pilotato da 50 anni dalla Cia; ed alla fine morto ammazzato da due sicari nel 2000 davanti alla sede della sua radio. Ieri sera, per continuare, Blu Notte di Carlo Lucarelli ha fatto una trasmissione su Genova 2001, abbastanza scioccante con rivelazioni inedite di ragazzi arrestati violentemente durante la manifestazione di quel luglio e torturati nella caserma di Bolzaneto da poliziotti che più fascisti non si può. Testimonianze che davano l'idea di vivere ancora in un paese ancora da defascistizzare scaturendo l'irresistibile desiderio di scendere per strada a sfasciare tutto!
Più tardi su italia 1, Matrix è stato il tranquillante adatto che mi ha convinto a non andare sotto il comune ad incatenarmi ed iniziare uno sciopero della fame...C'è stata una frase che più di altre mi ha colpito. Quando Neo viene accompagnato da Morpheus dall'oracolo, una signora simpatica che fuma e cucina biscotti casarecci in un vecchio palazzo newyorkese, la donna gli dice: "Tu hai tanta energia dentro, ma sembra che stai aspettando qualcosa...Forse una seconda vita. Chi può dirlo?"
 
 
 

Shape Yahoo! in your own image. Join our Network Research Panel today!


Got a little couch potato?
Check out fun summer activities for kids.

venerdì 7 settembre 2007

Il Mucchio Selvaggio

Giovanni scrive:


Da molte lune, oramai, sono un appassionato lettore de "Il Mucchio Selvaggio". Il Mucchio, diretto ottimamente da Max Stefàni dal 1977, è un periodico di musica, cinema, fumetti, attualità. E' il giornale che mi ha fatto scoprire I Baustelle, che mi ha fatto amare Carmen Consoli, che mi accompagna e mi illumina nei momenti di ansia, terrore, e solitudine, e sono molti. Ho conosciuto il Mucchio quando ero già un ex-cattolico, e ha contribuito a farmi, finalmente, divenire un ex-comunista.
Molte le firme di questo giornale, il cui titolo è un omaggio al regista Sam Peckinpah e al suo glorioso film del 1969, che mi hanno dato molto. Qui mi piace ricordare quella di Massimo Del Papa. Nel corpo della lettera, qui sotto, Io sono il vento, bellissima anticipazione da "Presto o tardi", che uscirà il 14 di ottobre di quest'anno.
IO SONO IL VENTO Eppure io non sono come voi. Non ci commuovono le stesse cose. Non ha lo stesso profumo un fiore. Non sentite l'impulso di sedervi di colpo, fosse anche nel mare, a stendere righe in fuga. Non vi perdete nel traffico, in un ricordo. Non inseguite voi stessi nella trappola di una emozione, una sperduta canzone. Non vi fate inchiodare da un lampo di sole. Voi siete dentro, io sto fuori. E vi guardo, e vi racconto, ma da fuori. Io sono i vostri occhi, i vostri cuori. Voi non avete tempo, io ho troppo tempo. Voi non sentite il vento, io sono il vento. Sono la lacrima che non fate più uscire, il coraggio che avete divorato. L'incoscienza di essere. Di ferirsi e ferire. Sono la solitudine che vi terrorizza. Ma venite a sentirla, e quando andate via mi lasciate più solo. Sono l'età che non ho: catturo le farfalle che non osate inseguire, e una ragazza mi farà sempre illudere di avere diciott'anni. In bilico su un treno, fra passato e futuro, fra presto e tardi, fra prima e dopo, sul filo delle parole, tutto mi scorre mentre intorno vivete, ed io non sono come voi.
(da "Presto o tardi, in uscita il 14 ottobre 2007)

Hasta siempre.