sabato 29 settembre 2007

Arrenditi Ulrike!

Amburgo, anni '70. Un giorno di aprile del 1971 Ulrike Meinhof ex giornalista, ex moglie ed ex madre di due bambine si recò sola nel seminterrato di Margrit Schiller, studentessa del Collettivo Socialista dei Pazienti (...). Portò con se una macchina da scrivere, una pila di libri ed un mucchio di fogli. Cominciò a scrivere per giorni e giorni, senza interruzioni, fumando infinite sigarette e bevendo litri di caffé. Una mattina il seminterrato di Margrit fu invaso dalle prime luci dell'alba. Una luce intensa e che sembrava preannunciare molto di più che l'inizio di un nuovo giorno, ovvero, l'inizio di una lucida e romantica follia...In quel seminterrato era pieno di fumo e puzzava di sudore e inchiostro. Ulrike giaceva in un angolo della stanza, distesa sul pavimento con un braccio che gli copriva gli occhi. Accanto a lei il tavolo della macchina da scrivere e sul tavolo un blocco di fogli, ordinati, uno sull'ultro con sulla prima pagina scritto RAF e sotto: "Frazione Armata Rossa". Dopo numerose discussione con gli altri compagni fu deciso che quello scritto doveva avere un titolo: "Frazione Armata Rossa: Programma di guerriglia urbana"; e sopra furono stampate una stella a cinque punte ed una mitragliatrice marca Kalashnikov. Sopra la stella si leggevano le parole di Mao Tse Tung: "E' necessario fare una netta distinzione tra noi e il nemico!".

Dal 1° settembre dello stesso anno la lotta della polizia, nella quale venne formato anche un corpo speciale, si intensificò contro la cosiddetta banda Baader-Meinhof. In questa stretta investigativa, Klaus Rainer Rohl, ex marito di Ulrike, fece un tentativo per tirare fuori l'ex moglie dal gruppo. Per far ciò si rivolse alla madre adottiva, Renate Riemeck. Così, nel novembre del 1971 konkret, rivista diretta dallo stesso Rohl e sulla quale Ulrike si era fatta conoscere dal grande pubblico tedesco attraverso i suoi editoriali, pubblica una lettera aperta di Renate Riemeck alla figlia e ormai terrorista Ulrike Meinhof, nome in codice Anna. Il titolo della lettera era "Arrenditi, Ulriche!". "Sei diversa Ulriche!" cominciava la lettera, "molto diversa dall'idea che le persone si sono fatte di te vedendo la tua foto segnaletica e ascoltando ciò che la stampa, la radio e la televisione trasmettono sul tuo conto. Chi ti conosce personalmente sa che tu non fai fuori chiunque incontri per strada". Renate ricordava ad Ulrike la sua maturità e militanza politica che le poteva permettere di valutare realisticamente la situazione del momento. "La Repubblica Federale Tedesca - scriveva Renate - non è il territorio adatto ad una guerriglia urbana". La RAF, quindi, era destinata ad assumere il ruolo della "banda degli orrori" che provocava solo "ostilità acerrima" nell'opinione pubblica e serviva soltanto da alibi per una "caccia alle streghe anticomunista".

Alcune settimane dopo l'appello della Riemeck su konkret, a Berlino, in un piccolo cestino nelle strade del centro, fu trovata una busta di plastica che conteneva alcune munizioni e dei documenti tra cui una copia di un testo scritto a macchina...Era la risposta di Ulrike alla madre che si intitolava: "Una madre di schiavi supplica la figlia":

"Ulrike, tu sei diversa dalla foto segnaletica, una figlia di schiavi - tu stessa una schiava.
Come puoi essere capace di sparare al tuo oppressore?
Non lasciarti sedurre da chi non vuol essere più schiavo. Non puoi proteggerlo.
Voglio che resti una schiava - come me. Io e te abbiamo visto come i padroni hanno sgominato la rivolta degli schiavi, prima ancora che cominciasse.
(...)
O piccola, tu hai meritato qualcosa di meglio. Pensa a cosa saresti potuta diventare.
Di sicuro saresti diventata una sorvegliante carceraria.
Non vedi quanto è forte il potere? Tutti gli schiavi gli ubbidiscono. Persino coloro che si sono rivoltati e hanno vinto, metteranno ai piedi del potere la loro vittoria. Affinché possano essere ancora schiavi. Gli schiavi odiano chi vuole essere libero. Non dovrebbero nemmeno aiutarti, in modo che tu capisca una volta per tutte che la tua ribellione non ha senso.
Il tuo coraggio è spietato poiché ci costringe a svelare la nostra vigliaccheria. Se preferisci morire piuttosto che essere per sempre una schiava, allora non hai comunque diritto di toglierci la quiete."*

*Tratto da "Disoccupate le strade dai sogni" di Alois Prinz, Arcana editore, collana Controculture.

1 commento:

pgl ha detto...

" La libertà è un fantasma....ne sono sinceramente convinto. La libertànon è che un fantasma di nebbia. L'uomo la rincorre arriva a credere di averla afferrata.. ma alla fine si ritrova tra le mani solo sfuggevoli brandelli di nebbia"
Parole di chi ha cercato nell'immagine e con l'immagine di avvicinarsi e toccare questo fantasma. Non so cosa sia la libertà, dove sia, o quale sia il suo aspetto. E qualcosa che spaventa. Abbiamo sempre la certezza di averla raggiunta, ma in fondo non si rivela altro che un tremendo inganno, una feroce illusione.

La libertà è come dio, diamo per certi che esista, ma in fondo non l'abbiamo mai vista. Prigionieri delle nostre età non facciamo altro che riprodurre il riprodotto. Siamo semplici copie di copie sbiadite. E se scoprissimo che è la libertà la nostra schiavitù? Ulricke ci ha provato a suo modo. E' difficile biasimare chi ha messo in gioco se stesso, rinunciando alla normalità dei tanti dei molti.