giovedì 27 settembre 2007

Strutture economiche de-cadenti

La notizia del crollo in borsa dei subprime - titoli americani partoriti non altro che dai prestiti elargiti dalle banche e formatisi su garanzie poco affidabili e poi capitalizzati dalle stesse banche in borsa con un sistema di fluttuazioni “fittizie” – ha monopolizzato per settimane le prime pagine dei giornali e le aperture dei telegiornali. Quali siano le conseguenze di queste fluttuazioni, di questi scombinamenti dei mercati internazionali ed il fatto che abbia influenzato grandemente anche i fondi pensioni in Italia ha fatto, invece, poco clamore. Come al solito, la mansuetissima informazione di Stato ha evitato di evidenziare le distorsioni di un sistema economico impazzito, nel quale il denaro non vale più nulla e l’illusione dell’arricchimento sta fregando tutti. Ma qui si parla di sicurezza sociale, ammortizzatori che i decine di migliaia di risparmiatori hanno tentato di costituire nel tempo, versando la quota di TFR (trattamento di fine rapporto che prima della finanziaria del governo Prodi era obbligatorio versare da parte del datore di lavoro all’Inps e che oggi è stata “liberata” dai laccioli legali per essere a “disposizione” del lavoratore). Con il crollo del 6% della borsa italiana, record mondiale dell’ultimo “silenzioso” crack americano, quindi, decine di migliaia di risparmiatori hanno avuto il ben servito vedendosi svalutare quei risparmi “garantiti” da un sistema che non è in grado di garantire neanche “sé stesso” (da chi dovrebbe poi difendersi se non da sé medesimo?). Molti dei fondi pensione sono fondi vincolati che i nostri “poveri” risparmiatori hanno visto svalutare senza poter fare nulla.
Saltano i paletti, saltano le certezze giorno dopo giorno. L’alba di un capitalismo impazzito porta a mettere in discussione (o meglio a demolire!) l’idea del lavoro, della pensione, della casa. L’economia politica comincia a fare acqua da tutte le parti perché tra poco non avrà più argomenti su qui ragionare: le strutture cadono e continueranno a cadere. Se fino a qualche minuto fa ho sentito notizie alla TV parlare di crollo dei consumi, o di aumento della domanda e dell’offerta di beni e servizi, ecc. devo dedurre che siamo ancora in un mondo che vuole metterci davanti una logica vecchia: quella della materialità, la proprietà privata legata alle vecchie strutture marxiste e del lavoro, smithiane dei consumi, keynesiana dello Stato…Ma se togliamo lavoro, consumi e Stato che cosa rimane? I paletti sono ormai saltati. Nulla di tutto questo ha senso se continuiamo a parlare di “interventismo di stato”, o di “lavoro salariato”, di “consumatore”. Termini che non hanno più a che fare con l’economia, del mondo che ci circonda, sempre più piena di virtualità, di immaterialismo. Ad esempio, che cosa è diventato oggi l’intervento in economia dello Stato? Il governo italiano decide di fare un regalo ai lavoratori (quelli rimasti almeno!): “Vi regaliamo il TFR! Non è dell’impresa, bensì è del lavoratore che ne fa quello che vuole”. Questo si che è parlare di sinistra! Traduzione liberiamo il capitale dal controllo di Stato, dal fondo pensione garantito; diamolo in pasto alle banche e alle “fluttuazioni” della borsa! Un intervento atto solo a liberare forze e tentativi di sopravvivenza economica materiale in un mondo che va verso l’immaterialismo del capitale. Perché il capitale nel momento in cui esce dal sistema produttivo e si divide da esso è pura esercitazione speculativa e diventa magicamente strumento sconsiderato del potere. Perché esso (o lui!?) determina: nulla crea e nulla distrugge. Esercita potere e basta!

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