mercoledì 31 ottobre 2007

Il latte degli uccelli

La gente è confusa e non sa più cosa pensare. Riuscirei a difendere persino Veltroni quando mi trovo al cospetto di persone della vecchia generazione fascista che non muore mai. Per la strada discorsi di questi individui che rappresentano pienamente la mediocrità dell'italiano medio, fascista e borghese che fu. Ma in giro ci sono anche vecchi con l'accento meridionale che dicono: "Dicono che una famiglia italiana su quattro è indebitata fino al collo. E poi se la prendono con l'economia: se tutti vogliono fare il passo più lungo della gamba...Solo il latte degli uccelli non comprano. Se gli uccelli lo facessero, sta sicuro che comprerebbero anche quello."
"Leggo": un giornalaccio che forse non è degno neanche di essere definito quotidiano; "Leggo", una specie di esperimento della sottoeditoria gratuita urbana; una specie di attentato alla salute pubblica peggio delle polveri sottili. "Leggo" che mi ha falsato la frase perché volevo usare il medesimo verbo...che infatti userò! Leggo su Leggo il titolo d'apertura "Italia, caput immigrati". Non mi permetterei mai di leggere un articolo di quella roba; preferirei leggere le scritte sui muri di via Appia piuttosto. Un messaggio di intolleranza, un'intolleranza sempre più latente che sguazza nella confusione politica nella quale siamo caduti a culo dritto dopo il fantomatico "crollo delle ideologie". Gaber una volta disse: "Prima era tutto più chiaro: comunismo, ideologia, lotta di classe". Ma se queste cose non esistono più, che si fa? Ci si organizza, si ricomincia a pensare. Gran lusso! Chi ci riesce in questo mare di casino? Forse è giusto così: giusto che siamo condizionabili da queste inflenze esterne alle quali fa comodo che non si sveli "un piano" o "i piani": piccoli, medi o grandi che siano. Il verbo più rivoluzionario del momento è sempre quello: sveglia!

sabato 27 ottobre 2007

Solo una scopata



( L'attimo in cui Betty Boop comparve nella mente di Mario Schifano)


La macchina si è messa in moto, e chi la ferma più adesso. A Roma, il megafono cinematografico del super sindaco diffonde intorno echi di un futuro che sa già di vecchio. Mastella è indagato, De Magistris e la Forleo fanno le gemelle Kessler della giustizia da Santoro, Ballarò è un mercatino di pompini a Franceschini e compagni. Lupomanno, per favore, dì qualcosa di destra! Ti prego, non mi diventare anche tu politicamente corretto! E che cazzo!
Aridateme Socci e la sua spada nella roccia. E intanto mi viene da pensare che in fondo in fondo, ma molto in fondo, Ferrara, Adornato e Jannuzzi han pensato bene di mettersi a lavorare per Silvio. Meglio fare la puttana alla luce del sole che mettere le corna ad un marito fedele.
Pensieri qualunque di gente qualunque. La prossima volta, però, ditemelo dall'inizio che volevate solo farvi una scopata.

giovedì 25 ottobre 2007

Io, Dio

Ho mangiato ed esco dal ristorante. Fuori piove e rimango qualche minuto sotto le tende del locale a fumare una sigaretta. Due uomini parlano e scherzano ad alta voce vicino a me. Ad un certo punto, uno di loro si fa serio e parla di un tale per il quale egli era stato "come un fratello maggiore". "Sono stato come un fratello maggiore per molti anni per lui - diceva. "Per un po' ha anche appreso qualcosa poi..."


A sentire la gente c'è un solo dio: IO!


Un geniale film di Alessandro Blasetti dato in tv un po' di anni fa e del quale fatico anche a ricordarmi la trama. Vagamente la storia di un giornalista che faceva un'inchiesta sull'egoismo e le sue cause... Ricordo particolarmente l'idea geniale quella del regista romano e come tutte le cose geniali estremamente semplici: l'idea che siamo noi gli artefici dei nostri disastri e che il primo disastro è non rendercene conto. Il film si chiamava Io, io e...gli altri ed il protagonista era Walter Chiari.

venerdì 19 ottobre 2007

Tutti nel letto di Lucia



He he he indovini e falsi dei vecchi santi e tristi eroi
via via tutti nel letto di Lucia tutti nel letto di Lucia
he he he ciarlatani e ombrellai colonelli e usurai
via via tutti nel letto di Lucia tutti nel letto di Lucia
he he he che partita a scopone con tre ministri scalda poltrone
via via sempre nel letto di Lucia tutti nel letto di Lucia
he he he oh oh oh he he he oh oh oh pensavo fossi solo mia
he he he oh oh oh he he he vieni anche tu nel letto di Lucia
he he he chiromanti e futuristi reggimoccolo e sanfedisti
via via tutti nel letto di Lucia tutti nel letto di Lucia
hu hu hu, hu che amore di ragazza mi violenta e mi strapazza
via via sempre nel letto di Lucia tutti nel letto di Lucia
ho ho ho scriverò altre canzoni per raccontarvi le mie emozioni
ma ora via torno nel letto di Lucia tutti nel letto di Lucia
he he he oh oh oh he he he oh oh oh e visto che non sei più mia
he he he oh oh oh he he he vieni con me nel letto di Lucia
sorridi e sopprimi ogni tua gelosia nel letto di Lucia
falsifichi assegni cambiando grafia nel letto di Lucia
dipingi scommetti e ti scordi la via nel letto di Lucia
guarisce d'incanto la tua malattia nel letto di Lucia
il prossimo anno ci porto tua zia nel letto di Lucia
non trovi mai nebbia penombra o foschia nel letto di Lucia
vorrei ritrovarti vorrei fossi mia nel letto di Lucia


Mi sarebbe piaciuto scrivere queste righe da un altro posto e in un momento diverso. Ma tant'è. Sono qui, dopo il trionfo della democrazia del quattordici ottobre ultimo scorso. Ben tre milioni e mezzo di cittadini hanno scelto i membri dell'Assemblea Costituente ed il segretario del Partito Democratico. In effetti, dopo aver sconfitto a reti e giornali unificati l'invasore dell'etere e della carta stampata, la storia- come sempre magistra vitae- imponeva la nascita di un gendarme del rinato stato democratico. E a proposito di rinascita democratica, non è forse innegabile che PD sono pure le stesse lettere con cui iniziano le due parole Propaganda Due?
Sì, lo ammetto questi sono pensieri degni di un ballerino illuso, sconfitto e poi abbandonato, come avrebbe cantato un Lucio Dalla d'annata (qui). Lasciatemi, però, nel mio delirio dietrologico. Ditemi sempre di sì, come si fa con i matti. Slegato dal coro che canta sul carro del vincitore, mi viene di abbarbicarmi su quei tre milioni e mezzo di persone che domenica scorsa hanno pagato un euro per "eleggere" Walter l'Africano. E' chiaro che fra loro vi sono galantuomini e gentildonne che, donne e uomini di buona volontà, continuano a pensare che i catto-comunisti rappresentino il migliore dei mondi possibili e che "Uolter" sia l'uomo della Provvidenza che scelto direttamente dallo spirito del Priore di Barbiana si sia immolato prima in Campidoglio e poi manifestato nella eucarestia delle elezioni primarie del pidì. A questo punto della storia, mi sovviene un dubbio e una conseguente domanda, sciocca, ingenua, e perciò chiedo perdono. Quante delle persone componenti l'oramai famoso "tre milioni e mezzo" hanno scelto di andare a votare spontaneamente? Quale traguardo è stato fatto intravedere alle sedicenni e ai sedicenni che sono andati alle urne? E alle immigrate e agli immigrati regolarizzati sul suolo italiano? Mi pare strano che una forza sedicente democratica che da tempo immemore ha perso la capacità di parlare a quelle che una volta si chiamavano masse, si ricordi, così, all'improvviso, di fasce di popolazione che non si collocano propriamente nel ceto medio. Sicuramente, tra i principali scopi delle votazioni del quattordici ottobre, vi era quello di un venale conteggio del potenziale bacino elettorale da spingere a riversarsi alle urne alle prossime elezioni; in seconda battuta, come si impara nella teoria dei giochi, di fornire una prova, per così dire, di forza, come reazione allo scetticismo che serpeggia nei confronti della classe politica. E finalmente, legittimare con la fittizia investitura popolare delle primarie - un capolavoro di doppiezza di cui nemmeno Togliatti sarebbe stato capace - una strategia ben definita a priori, a tavolino: rinsaldare e riaggiornare all'era post-comunista tutti quei vincoli di consociativismo e di compromesso storico di cui il Kennedy della sinistra italiana è artefice tra una tessera di socio onorario del Circolo Canottieri Aniene di Roma e un giro di ballo tra i drappi e le sete del salotto di Maria Angiolillo. Sulle sponde del maggiore affluente del Tevere e sui divani di casa Angiolillo remano e siedono i più forti dei poteri forti della Capitale -banchieri, capi degli industriali, direttori artistici, pezzi di consigli di amministrazione- e della nazione tutta. Avanti popolo!

giovedì 18 ottobre 2007

Qualcuno non ci crede


La verità è solo un'esperienza personale.




E’ inutile mentire, bisogna essere sinceri con noi stessi. Molti, troppi continuano a dire “qualcuno” ma i dati effettivi dicono che una maggioranza di italiani ha ancora fede, a torto, in loro stessi. Quel qualcuno continua a credere che la politica ha ancora senso ad essere chiamata tale; che la Chiesa in fondo è composta da uomini e che poi, dopotutto, continua a non occuparsi di politica; che gli Stati Uniti...e mai l'Inghilterra; che le guerre in fondo in fondo servono a mantenere la nostra ricchezza e democrazia; che lo Stato in fondo è sempre dalla nostra parte con le sue leggi, i suoi giudici, la sua contabilità pubblica, le nostre tasse pagate al fine di mantenere un sistema che ci garantisca...Bla, bla, bla. Qualcuno continua a vedere nella attuale simulazione di Draghi con Prodi un dibattito “democratico” (due giorni fa). Un presidente di Bankitalia che ammenda il governo sui conti pubblici…Prodi e Draghi, Draghi e Prodi (nomi quantomeno sospetti, non vi pare!) che in tempi non sospetti erano insieme alla guida dell’Iri che non poteva che fallire a vantaggio di bilanci di società americane legate al vasto universo Goldman Sachs nella quale entrambi hanno "offerto consulenze per diverso tempo", nella quale quasi tutti i capi di stato e banchieri europei dopo o prima i mandati “elettorali” hanno offerto “consulenze”.
Qualcuno continua a vedere gruppi armati rivoluzionari che mandano pallottole in buste al primo ministro come una “minaccia”. Una minaccia di sé stessi (oggi).
Solo simulazione.
Ed ancora simulazione ovunque laddove si vorrebbe proferire parole di verità alle quali Qualcuno continua a credere, come alle dichiarazioni quel primo ministro (P) che ribatte alle avvisaglie del FMI sui conti pubblici dicendo: “Ci lascino lavorare: gli italiani si sono già sacrificati abbastanza”, come qualcosa di “reale”. Verrebbe da citare la famosa battuta: “Che cos’è reale? Dammi una definizione di reale?” Questa è pura realtà, creata dai media…Reale, forse, saranno quei 30 milioncini di euro di patrimonio pubblico che saranno ulteriormente succhiati dalle tasche degli italiani da parte del capitale globale che con la prossima manovra finanziaria continua ad insediarsi nel nostro paese attraverso il tirannosaurourusrex più viscido che il nostro governo abbia mai avuto, anche più di Lui, Andreotti, il nemico atavico del popolo italiano. Andreotti rappresentava qualcosa per cui valeva la pena odiare; oggi questo governo capitanato da questo primo ministro non è niente: solo un burocrate mandato da qualcuno a liquidare il sistema Italia. Ah…Sempre con il beneplacito della sinistra italiana!
La prossima finanziaria è alle porte e subito dopo ci sarà da rilanciare la candidatura di Weltroni come esponente di un partito democratico che non ha neanche più differenza nominali con i Democratici statunitensi e i Laburisti inglesi. Ritorna dunque l’epoca della dicotomia politica: da una parte i cattivi, dall’altra i buoni con noi spettatori a schierarci sempre dalla parte della (nostra) ragione.
L’unica realtà è costituita da questa politica italiana che si sta sempre più uniformando ad un modello di “governo” vincente per chi dall’alto vuole condurre il mondo verso un Governo Unico (Nato, Oms, WTO, ecc ), ad una Moneta Virtuale (sempre più virtuale), ad una Banca Mondiale e , oltre all'Esercito Mondiale (troppo facile), un Poliziotto Mondiale dell’Economia (FMI) chi non si adegua alle politiche di privatizzazione dei beni pubblici deve “ritoccare i conti”, fino al midollo, fino a togliere di mezzo tutte le garanzie pubbliche che la stagione ormai seppellita degli anni ’60 e ’70 hanno condotte. In questo disegno perfetto che sembra partorire la logica dicotomica, risulta inspiegabile il motivo per cui quei “poteri” negli anni ’60 e ’70 abbiano “permesso” tutta questa vivacità democratica. Se c’è un controllore, un poliziotto messo lì apposta, che cosa fa per trent’anni? La risposta potrebbe essere la più cinica possibile: prepara la democrazia, e cioè il sistema più efficiente di controllo globale che forse sarà anche l’ultimo della nostra epoca, prima che quella “elité” di potere che, nonostante crediamo di sapere tutto invece non conosciamo volto e origine, possa prevalere totalmente nella conquista delle nostre vite e procedere a qualcosa di simile ad un olocausto nucleare per spazzare via tutto questo. Assurdo?...Forse. Fatto sta che chi è sveglio e non dorme in un treno come pendolare, chi non vive con la testa nella nuova schiavitù del sesso, chi ogni tanto prende un po’ d’aria senza rischiare la microchippazione davanti ad un pc…Si renderà certo conto che tutte le guerre del mondo sono “artificiali” create ad hoc da un potere costituito ed occulto che manovra per portarci semplicemente al caos. E' facile dirlo perché è riscontrabile; il problema è: "Come lo fa?".
Mentre in questo ricco mondo il caos ce lo creano/creiamo dentro, creandoci esigenze che non abbiamo, problemi che non abbiamo per poi venderci la pillola che serve definitivamente a metterci fuori uso. Noi abbiamo ancora un margine di scelta; quelli nel terzo mondo non più: sono già nel caos!
Ma ritorniamo per un attimo nel nostro Giardino dell’E-ni…
Sempre quel qualcuno continua a non credere che Weltroni è un candidato imposto dall’alto, non amato da nessuno, sbeffeggiato e deriso dai più, soprattutto dai suoi compagni di partito, ma che probabilmente arriverà al Quirinale se dall’altra parte non uscirà una faccia “migliore”. Berlusconi questa volta potrebbe non farcela. È solamente agli albori una campagna mediatica che tutti i giorni possiamo documentare in favore dell’elezione di Weltroni a primo ministro. La legge più infame sulla nomina dall’alto sul candidato da votare, con il decreto sul voto nominale che nessuno ha intenzione di eliminare, l’ha fatta Berlusconi uno di quelli sui quali il “governo mondiale” può contare veramente. È stato proprio lui e gli altri l’hanno avallato ed ora nessuno toglierà mai quella legge che fa sì che a candidarsi alla carica di primo ministro siano due personaggi che, COMUNQUE, daranno garanzia al sistema attuale che verte verso un controllo mondiale dei cittadini attraverso gli Iper Stati che stiamo votando ed avallando (UE).

mercoledì 17 ottobre 2007

Beppe Viola


Vincenzina davanti alla fabbrica,
Vincenzina il foulard non si mette più.
Una faccia davanti al cancello che si apre già.
Vincenzina hai guardato la fabbrica,
come se non c'è altro che fabbrica
e hai sentito anche odor di pulito
e la fatica è dentro là...
Zero a zero anche ieri 'sto Milan qui,
'sto Rivera che ormai non mi segna più,
che tristezza, il padrone non c'ha neanche 'sti problemi qua.
Vincenzina davanti alla fabbrica,
Vincenzina vuol bene alla fabbrica,
e non sa che la vita giù in fabbrica
non c'è, se c'è, com'è ?


Antonio Troisi
ci ricorda che oggi ricorre il venticinquesimo anniversario della morte di Beppe Viola. Prendendo a prestito le parole di Antonio, <<Viola è stato un giornalista e scrittore geniale la cui fama si è poi propagata negli anni....... vi allego una serie di sue frasi celebri......tra esse alcune che in anni recenti hanno avuto un successo commerciale molto vasto......basti pensare che il titolo della trasmissione di Fazio "Quelli che......il calcio....." richiama un adagio di Viola ed il titolo di un suo surreale libro.........>>

1.
Domenico Calabrò è fatto così: altezza m 1,58, peso 65 chili comprese le calze, torace in dilatazione 114, in regressione 14, vita senza pensieri cioè serena, occhi intensamente privi di significato, piedi due....

2.
Ecco alcuni motivi che possono spingere un bravo disegnatore tecnico a compiere una rapina. Perché tutti dicono che è facile. Per far vedere che anch'io ho il coraggio di farlo. Per conquistare il cuore di un'entreneuse. Perché i soldi non sono tutto nella vita. Perché non si sa mai nella vita cosa può capitarti. Per vedere se è vero che i giornali raccontano un sacco di balle. Per provare se il passamontagna ti va ancora bene...

3.
A Toronto si mangia benissimo, tant'è vero che Bologna è chiamata la Toronto del nord.

4.
"Lei è mai stato innamorato?". "No, ho sempre fatto il benzinaio".

5.
Sarei disposto ad avere 37 e 2 tutta la vita in cambio della seconda palla di servizio di McEnroe.

6.
Quelli che credono che di fianco al vagone letto ci sia il vagone comodino.


7.
Pecché mi sunt nu bello sciuretto. T'è capit? Mi tengo i soldi e la macchina con le ruote in lega leggera, mi sunt vegniù a Milan cunt una partida de limon e ho fatto i soldi pecché mi sunt viun che laura e mi sunt fa un kiù accussì.

8.
Quando vengono al mondo i bambini ricchi parlano già quattro lingue, sono abbronzati e hanno le mèche.

9.
Con i soldi si può fare di tutto, anche il marinaio. Ai tempi di Melville, Conrad o Jack London, tutta gente che col mare s'è piazzata e ha fatto i soldi, si credeva che il marinaio tipo fosse un uomo in cerca di avventure, un personaggio romantico e soprattutto molto abbronzato.

10.
Gli uomini più ricchi del mondo sono sette, come settimo non rubare: Paul Getty, Paul Getty I, Paul Getty II, Paul Getty III, Paul Getty IV, tutti con lo stesso numero di giri; seguono, distanziati di quattromila lire, Massimo Boldi (e signora) e Giorgino Armani.

11.
Le vacanze estive sono il periodo più bello del mese di febbraio; sono i giorni più spensierati del mese di novembre perché comprendono le feste più importanti: i giorni della merla, sant'Omobono e tutti i week-end; per non parlare di ferragosto, che è il giorno di settembre più freddo dell'anno (con questo, non è che si voglia parlare male degli stranieri).

12.
C'è stato qualche scienziato che ha cercato di sostituire il calcio con la pallacanestro, ma i risultati non sono stati molto soddisfacenti.

13.
La carenza di calcio provoca dei fenomeni curiosi, tipo richiamo verso la lettura, la meditazione, incupimento del tono psichico generale, alcolismo, gioco del tennis, aeromodellismo.

14.
Professione: uomo più bello del mondo. Indirizzo: St. Tropez. Orario di lavoro: dall'una (di notte) alle sei (del mattino). Hobby: famiglia tipo. Segni particolari: straordinari attributi fisici dalla vita in giù. Frase preferita: ne ammazza più l'orgasmo che il disarmo.


15.
Perdonami se t'ho fatto piangere / perdonami non lo farò più. / Siamo fratelli, alcune sorelle / diamoci un bacio e ancora del tu.

16.
L'Everest è un paese bellissimo, pieno di verde e di sherpa in attesa del permesso di ritornare giù, almeno a 7000 metri, per respirare una boccata d'aria un po' meno pura.

17.
La televisiun la gha una forsa de leun. / La televisiun la gha paura de nessun. / La televisiun la te indurmenta 'me un cujun.

18.
Maria Cortinovis, in Pedelupo, ha avuto tutto dalla vita: un paio di scarpe da uomo, quattro morbilli che le hanno rovinato la reputazione, il numero 48 alla catena fusibili della Dalmine, un matrimonio senza fiori.

19.
Una cosa che mi sono sempre domandato è perché se tu una volta mandi a fare in culo un camionista, ti devi trovare di fronte per forza uno che mentre ti dice: parlava con me capo?, ti solleva te e la Giulia.

20.
Da vent'anni dipendente della Rai-Tv, passaporto italiano, militesente, presunto capo di famiglia numerosa, non soltanto ignoravo le regole del football americano, ma non mi era mai passato per la testa di assistere a una partita.

21.
Ma come, è morto l'Oscar? Porca troia... Aveva soltanto cinquant'anni, non ha mai fumato una sigaretta, non beveva, sempre all'aria aperta perché lui era qui a San Siro anche la mattina per vedere gli allenamenti, non ha mai lavorato perché in queste cose l'Oscar è sempre stato coerente, eppure l'hanno "fatto" anche lui.

22.
Appena il professor Rescalli entrava in aula, apriva il registro e controllava i presenti dicendo: "Oltre a Mazzarella e Viola chi manca oggi?". Mazzarella era precipitato giù dal tram numero 24 insieme col sottoscritto, facendosi regolarmente pizzicare dal sempre vigile occhio di quel nasone del "prof". E gli studi dei compagni di scuola cominciavano senza il calore della nostra partecipazione, mentre Mazzarella e io, tolto il grande lenzuolo del biliardo, ne ripulivamo il tappeto verde con sapienti spazzolate.


23.
Sport è... credere che la palla sia davvero rotonda.

24.
Ci ho via una gamba da quando ho fermato il tram in viale Porpora. Il pallone però l'ho salvato anche se adesso non mi serve. Potrei giocare in porta, ma nessuno mi dà fiducia. Dicono che se ogni volta che devo prendere il pallone mi salta una gamba, non vale la pena.

25.
Il significato delle cartoline è plurimo, ma soprattutto postale, nel senso che basta scrivere una cartolina per sapere chi l'ha mandata.

Beppe Viola era fraterno amico di Enzo Jannacci con il quale compose Vincenzina e la fabbrica (ascoltatela), canzone che ricorre nel film Romanzo popolare diretto da Mario Monicelli nel 1974 ; i dialoghi in dialetto milanese presenti nel film furono rivisti da Beppe Viola ed Enzo Jannacci.

martedì 16 ottobre 2007

La caduta degli angeli ribelli


Seguendo una ideale traiettoria che ci riporta a ritroso nel tempo, la mia memoria è andata al film La caduta degli angeli ribelli, diretto nel 1981 da Marco Tullio Giordana (che in futuro sarà il regista di Pasolini, un delitto italiano, I cento passi, La meglio gioventù, Quando sei nato non puoi più nasconderti).

Cecilia -nei panni della quale si cala la distinta Clio Goldsmith- ha appena saputo che il padre è irrimediabilmente malato. Ancora sotto choc a causa della ferale notizia, Cecilia si ferma lungo l'autostrada e, senza una parola, si concede ad uno sconosciuto che si è offerto di soccorrerla. La giovane donna, in apparenza, ha quanto basta per essere felice: un marito comprensivo e intelligente, una bambina meravigliosa, una bella casa, una governante affezionata, e un lavoro interessante. Eppure quell'incontro ha risvegliato in lei segrete inquietudini e quando lo sconosciuto si fa vivo di nuovo, Cecilia, dopo un debole tentativo di resistenza, ne diviene l'amante. La sua vita di signora "bene" è sconvolta, le sue notti sono pervase da incubi; allora abbandona la sua famiglia e segue Vittorio, interpretato dal compianto Vittorio Mezzogiorno (padre della bella Giovanna Mezzogiorno), a Milano, Napoli - qui, in una chiesa nel centro storico il parroco mostra a Vittorio un quadro che ha per soggetto la cacciata negli inferi degli angeli del Paradiso che si ribellarono a Dio- e Palermo, in una fuga che si farà sempre più drammatica poiché egli è un terrorista deluso ormai condannato a morte dai compagni abbandonati. Finalmente, resasi conto dell'assurdità di una vita all'insegna della paura e senza scampo, Cecilia rintraccia suo marito ed uccide Vittorio.

Gli angeli ribelli, tra coloro che sedevano alla destra del Padre, erano i più belli, erano quelli portatori della luce più fendente ed accecante. Giordana sembra portare sul grande schermo un drammatico parallelismo tra la generazione che aveva cercato di combattere per sovvertire lo stato delle cose e gli angeli che mossero contro Nostro Signore. Secondo il sommesso parere di chi scrive, la caduta verso il regno degli inferi è, durante il suo svolgersi, un viaggio nello spazio e nel tempo durante il quale Vittorio tenta di scampare alla mediocrità che, in ogni modo e con ogni forza, ha cercato di fuggire ed eludere sin da quando ha deciso di diventare terrorista. Tutto nella consapevolezza che le fiamme di un ardente inferno sono più vere di un algido paradiso artificiale.


Sturdust

Canzone
Va' ad afferrare una stella cadente,
impregna una radice di mandragola,
dimmi ove sono tutti gli anni passati,
o chi fendette il piede del diavolo,
insegnami a udire il canto delle Sirene,
o ad evitare la trafittura d'invidia,
e trova
qual vento
occorra per far progredire un animo onesto.

Se tu sei nato a strane visioni,
a veder cose invisibili,
cavalca giorni e notti diecimila,
finché vecchiezza nevichi su te bianchi crini;
tu, al tuo ritorno, mi racconterai
tutti i portenti strani che ti accaddero,
e giurerai
che in nessun luogo
vive donna fedele e bella.

Se ne trovi una, fammelo sapere,
dolce sarebbe un tal pellegrinaggio;
ma no, non dirmelo; io non vi andrei
anche se potessi incontrarla alla porta accanto;
per quanto fosse fedele quando tu l'incontrasti,
e lo rimanesse fino che tu mi abbia scritto la lettera,
ella però
sarà infedele,
prima ch'io venga, a due o tre.
[John Donne, 1572-1631, tratto da Stardust, Neil Gaiman, 1999]

Nel regno di Stormhold è una notte speciale: è caduta una stella. A quella stella è legato il destino del regno, nel quale due avvenimenti, che si stanno realizzando contemporaneamente, cambieranno la sua storia. Sulla torre che troneggia sulle colline del regno, il re sta morendo e lancia una sfida ai suoi discendenti: chi recupererà la pietra magica sarà il successore al trono: Primus, Settimus e Quintus sono gli ultimi sopravvissuti della dinastia reale e si contenderanno a colpi di inganni e rivalità la successione alla regia corona, Intanto, dall'altra parte del regno confinante con l'Inghilterra, nel piccolo villaggio di Wall (chiuso tra le mura di una realtà parallela e magica) Tristan con la sua amata ammirano lo spettacolo della stella cadente. Il giovane spasimante fa una promessa al suo amore: le riporterà un pezzo della stella in cambio della sua promessa di sposarlo. Da un'altra parte, nel castello delle streghe si sta complottando per ottenere un altro pezzo di eternità...Tre storie, tre destini dei quali uno solo si fonderà con le sorti di Stormhold. E tutti e tre si compiranno in questa notte, quando parte la rincorsa all'ingnoto. Tra magia, profezie, sete di potere e che celebra il trionfo dell' amore si compie la storia di Tristan, figlio dell'unione tra un uomo ed una principessa dal sangue reale, sarà colui che ripercorrerà la strada del padre e che darà vita alla nascita di un nuovo regno governato dall'unione tra l'uomo e le stelle.
Con un Robert De Niro versione "come non te l'aspetti" nei panni di un eccentrico ed esilarante pirata a capo di una truppa a caccia di "fulmini", il film tratto dall'omonimo libro di Neil Gaiman, conosciuto al grande pubblico per il suo Sandman, risulta una favola dal sapore gradevole, un po' trionfalistico, ma che cela elementi di un simbolismo esoterico tutto da leggere e con il quale "divertirsi".

lunedì 15 ottobre 2007

Si festeggia!

In una giornata come questa, nella quale il blog ha pubblicato ben 3 (dico 3 articoli!) in un sol colpo, non posso far mancare la mia traccia. Ed approfitterò per fare un po' di pubblicità alla Coniglio editore, ma solo perché se lo merita...Visto che per novembre e dicembre sono in uscita almeno tre titoli strepitosi.

Per gli appassionati di musica esce una perla, perché sto parlando di un libro che rappresenta una ricostruzione unica mai fatta della casa discografica più famosa che esplosa negli anni '60 e diventata un pezzo di storia della musica italiana: la RCA. C'era una volta la RCA è una storia che nel libro si snoderà attorno alla vita di Lilli Greco, storico esponente della musica leggera italiana che ha lavorato per la RCA dal 1958 al 1989.



Altro titolo per i malati della musica degli anni '60 è The Beatles in Italy, un manuale fotografico per chi voglia ripercorrere la biografia breve ma prestigiosa del gruppo inglese nel nostro paese. Un libro che rimarrà nella storia, testo e fotografie tra le più belle raccolte dall'autore che è anche presidente del fan club italiano dei Beatles.



Il terzo libro, per me imperdibile per interesse e come spessore storico, è La svastica innocente di Mann Woman, che ricostruisce la storia di questo simbolo attraverso i secoli, prima che il regime nazista in Germania potesse assurgerlo a propria icona.

Sogni d'oro

raskolnikov ha scritto:

Finalmente! la lunga e spasmodica attesa è stata riempita da una gioia irrefrenabile e trascinante.
Il grande giorno è arrivato. Ero lì. Come milioni di italiani anche io ero lì, capite. Contribuire alla creazione, alla difesa, al rafforzamento della democrazia, che emozione. Domenica 14 Ottobre non è un giorno come gli altri. E' una data che segna uno spartiacque fondamentale: direi un' occasione di svolta per le generazioni di giovani che hanno riposto in questo giorno, speranze e sogni chiusi per troppo tempo nei cassetti della memoria. Cazzo, non credevo ai miei occhi; lì in fila come tanti di tanti altri in attesa di qualcosa( non so cosa) che avrebbe avuto risvolti significativi. Io critico verso la democrazia, sempre pronto a biasimare il sistema democratico e invece.... adesso questa tanto bistrattata democrazia mi dava l'occasione di partecipare in prima persona, di potere essere l'elemento determinante per le scelte del mio futuro. Che entusiasmo!
Circondato da centinaia di volenterose persone, anche io aspettavo lì in fila con fibrillazione il mio momento. Nonostante la lunga attesa, la stanchezza che lentamente si affacciava, e la fronte madida di sudore ero ugualmente contento; discutevo con la gente, ascoltavo i consigli sulla scelta da fare, cercavo conferme alle mie idee: e nel mentre stringevo con ingordigia tra le mani quel piccolo documento di carta certo che mi avrebbe dato tante tante soddisfazioni: grazie a lui potevo entrare in quella stanza dei bottoni e poter schiacciare anche io il pulsante giusto; e non fa niente che avrei dovuto pagare un euro, bisogna rinunciare talvolta a qualcosa per una giusta causa. E' questa era una causa più che giusta: quando la patria chiama bisogna essere pronti alla chiamata. E dopo una lunga attesa ecco il mio momento; varcare la soglia del portone e ritrovarsi faccia a faccia con il seggio ( ragazzi non avete idea dell'emozioni che in quel momento si impossessavano della mia persona: le mani tremavano, la testa era confusa e il cuore batteva con indicibile soddisfazione, come quando ti capita in gioventù di fare la tua prima scopata), poter essere protagonista, sentirmi nel pieno di una democrazia veramente partecipativa: che bello!. Pochi secondi è quell'atmosfera fantastica a tratti irreale era svanita. Erano bastati pochi attimi e la mia scelta si era compiuta, con piena ed indescrivibile soddisfazione del sottoscritto. Sorridente ma anche più leggero e sereno dentro di me mi accingevo a tornare a casa, certo di avere compiuto un'opera meritevole di forte impegno civico. Disteso sul divano attendevo con ansia i risultati delle votazioni, mentre con il telecomando facevo impazzire il televisore alla ricerca di notizie rassicuranti. Che giornata ragazzi! Che notte!. E' stato proprio un bel momento di sana democrazia; una data da non dimenticare, una data da mandare ai posteri. Da oggi in poi potrò guardare il presente con maggiore fiducia e serenità. E' adesso tutti a nanna bambini, c'è un padre buono che pensa per voi, che vi sorveglia, che sceglie per voi.

domenica 14 ottobre 2007

Arrivederci amore, ciao


Arrivederci amore, ciao. Un titolo evocativo di una canzone -scritta da Pallavicini e Conte per la voce di Caterina Caselli- che scandisce i momenti cruciali della vita di Giorgio, terrorista rosso, interpretato nella finzione cinematografica da Alessio Boni. Siamo nel 1989. Il grande sogno comunista è stato seppellito dalle macerie del muro di Berlino. Le note della canzone di Paolo Conte risuonano nell'aria quando Giorgio, impegnato sul fronte di una guerriglia nell'America Centrale, spara alle spalle un suo compagno di lotta, suo migliore amico. Il Boni barricadero si è venduto ai governativi del luogo in cambio di un passaporto falso che gli consentirà di ritornare in Europa Occidentale per ricostruirsi una verginità democratica. Giorgio transita per la Francia, ove incontra in un confortevole appartamento di Parigi un ex teorico della rivoluzione, ora divenuto un famoso scrittore di romanzi gialli; a lui, il Nostro rivolge una richiesta di aiuto rinfacciandogli che i cattivi maestri pontificavano mentre "noi ficcavamo le mani nella merda". Alessio Boni-Giorgio intende riferirsi, in particolare, alla sera in cui una bomba -che egli stesso piazzò- esplose davanti alla sede della Unione degli Industriali di Padova, uccidendo un metronotte. Anche quella sera la radio trasmetteva Arrivederci amore, ciao.
Ritornato in Italia, Giorgio si imbatte nel vice questore Anedda (un viscido Michele Placido), funzionario corrotto in servizio presso la Digos di Milano, e ne subisce i ricatti e le intimidazioni. Anedda promette di dimenticare il passato di Giorgio in cambio di informazioni sui suoi vecchi compagni. Così, dopo due anni di carcere, Giorgio torna in libertà, ed inizia la sua "carriera", prima come garzone di un bar e poi come uomo di fiducia di un camorrista napoletano, il Vesuviano, che controlla il traffico di droga e il giro della prostituzione nel ricco Nord-Est. Nel mentre, il Boni si libera dalle grinfie del Vesuviano e diviene gestore di un ristorante alla moda, dove conosce Roberta -una tenera e spaurita Alina Nedelea- tipico esempio della brava ragazza veneta di estrazione cattolica, con il timore di Dio ed il terrore dei comunisti, che sogna il grande amore. Giorgio, intanto, procede lungo la strada che dovrebbe condurlo verso la riabilitazione prescritta da due articoli del Codice Penale; il percorso è lungo, ma risulterà agevolato dai favori di un parlamentare della Lega, alla cui figura presta il corpo e la voce l'attore napoletano Carlo Cecchi. Tutto sembra procedere per il meglio, ma all'improvviso Anedda torna alla carica -dopo essere stato protagonista con Giorgio di una rapina, ad un portavalori, e dei suoi cruenti postumi- chiedendo al Boni-Giorgio di eliminare una persona che gli sta intralciando la strada; Giorgio, accecato dalla rabbia e sfiancato dai continui ricatti di chi conosce il suo passato, uccide il vice questore. Da qui in poi, sempre peggio. Roberta si rende conto che qualcosa non quadra, e dopo una serie di strane coincidenze decide di separarsi dall'uomo della sua vita. Passa del tempo, e durante una cena di riconciliazione tra i due, Giorgio disperde delle compresse di Aspirina, a cui Roberta è allergica, nel pesto che condisce la pasta. Roberta, in preda ad una letale reazione allergica, muore mentre implora pietà ai piedi del suo carnefice, stringendo nella mano il crocefisso che soleva portare al collo. Da un'altra stanza, in sottofondo la voce di "casco d'oro " che intona Arrivederci amore, ciao, frase che Giorgio farà comporre sulla corona di fiori nel giorno dei funerali, data in cui, da Roma, arriverà la comunicazione della sua riabilitazione ufficiale. Giorgio è divenuto come tutti gli altri. Un dolly, dal basso verso l'alto, stacca sull'ombrello, che in mezzo a tanti ombrelli, si apre sulla testa di Alessio Boni, il quale fino a qualche istante prima era l'unica persona a capo nudo sotto la pioggia battente.

Il film diretto nel duemilasei da Michele Soavi - lo ricordiamo per la regia, era il 1994, di Della Morte DellAmore ispirato da Tiziano Sclavi, il creatore di Dylan Dog, e per varie regie televisive (Uno Bianca, San Francesco, e via discorrendo)- è tratto dall'omonimo romanzo di Massimo Carlotto. Pellicola e libro parlano della tematica spinosa e complessa della ideologia della quale una intera generazione si è nutrita, sotto l'influsso di un vento di cambiamento che pareva alle porte e sedotta dalle voci e dalle argomentazioni di quelli che oggi molti definiscono cattivi maestri. Non è facile, asolutamente, fornire risposte a quanti si domandano quali siano le ragioni che inducono una persona a passare da un impegno politico così totalizzante ad una vita in cui cinismo e violenza ne divengono i tratti distintivi. Un dato di fatto gioca un ruolo di primo piano in queste vicende, che in maniera quasi automatica, danno adito ad una sociologia d'accatto; intendo riferirmi al "contrordine compagni!", pronunziato a gran voce e scritto a chiare lettere da chi, un tempo, con quella stessa voce e con quelle stesse lettere paventava la possibilità, nemmeno tanto remota, di afferrare la luna in fondo al pozzo. In mezzo a tante gambe levate, molti sono caduti, inciampando nei passi dei più scaltri e dei più veloci, oppure nella droga di turno; molti sono nelle patrie galere a scontare le responsabilità che si sono assunti; molti altri, dalle tribune dei giornali, della editoria, e della televisione, continuano a essere profeti e ladri di futuro.

sabato 13 ottobre 2007

Agiografia, sed cum iudicio



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Pezzi di strada, pezzi di bella città Pezzi di marciapiedi, pezzi di pubblicità Pezzi di cuori, pezzi di fedi Pezzi di chilometri e pezzi di metri Pezzi di come, pezzi di così Pezzi di plastica, pezzi di mtv Pezzi di scambio, pezzi sotto scacco Pezzi di gente che si tiene il pacco Ognuno è figlio del suo tempo Ognuno è complice del suo destino Chiudi la porta e vai in Africa, Celestino!
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(Vai in Africa Celestino, Francesco De Gregori, 2005)



Walter l'Africano, EgoWalter Veltroni. Molto si è sentito e molto si è scritto in questi giorni sul conto del candidato favorito alla segreteria del pidì, come lo chiama Giampaolo Pansa nel suo Bestiario settimanale. Dalle colonne dei quotidiani che virano a mancina - La Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Messaggero e compagnia suonando- si sono levate voci a lode e a sostegno di chi dovrebbe garantire, a partire da lunedi quindici ottobre, la rinascita della politica, e sancire, de facto, il varo a livello nazionale del "veltron-riformismo" che coniuga la famiglia Kennedy con Don Lorenzo Milani, passando per Martin Luther King, Enrico Berlinguer e Nanni Moretti.

"Non sono mai stato comunista". Con queste parole il sindaco di Roma, si presenta come homo novus nel panorama politico italiano. La ventata di fresco di cui Walter Veltroni pretende (nel senso di to pretend) di essere foriero, si materializza in una collezione di dati di fatto. Il nostro caro angelo è organico al Partito Comunista Italiano (PCI) sin dagli anni settanta, quando diviene responsabile dei giovani comunisti romani, e viene eletto in seno al Consiglio Comunale della città di Roma. Sempre per i comunisti, Veltroni è responsabile -in veste di membro del Comitato Centrale del PCI- del settore "Comunicazione e Propaganda" del partito, e viene eletto alla Camera dei Deputati nel 1987. Nel maggio del 1992, Walter Veltroni assume la direzione de L'Unità; grazie alla trovata del cosiddetto "panino", cioè allegati di vario genere al giornale (dai Vangeli agli antichi album Panini delle figurine dei calciatori, passando per le videocassette delle pellicole del cinema d'autore), risolleva le vendite del quotidiano fondato da Antonio Gramsci: le copie vendute passano dalle 115.000 del 1991 alle quasi 400.000 di fine '94. Un tale rialzo nel riscontro delle vendite induce un piano di ampliamento degli organici, specialmente nelle redazioni periferiche del quotidiano; il conseguente aumento dei costi condurrà ad uno stato di crisi per il giornale che segnerà l'anticamera della sua scomparsa dalle edicole sul finire degli anni novanta. Contestualmente alle difficoltà del vecchio organo di stampa del PCI, Veltroni abbandona la nave; il Nostro, nel 1996, entra a pieno titolo nel primo governo Prodi, divenendone vicepresidente del Consiglio e ministro per i Beni e le Attività Culturali. Le sorti, come sempre magnifiche e progressive, sono in agguato sottoforma di segreteria dei Democratici di Sinistra (DS). I DS, sotto la guida di Walter, raggiungono il minimo storico alle elezioni politiche del duemilauno; ma il genio si crea da sè, e Veltroni, da Botteghe Oscure si trasferisce in Campidoglio, lasciando la patata bollente nelle mani del povero Piero Fassino. Ora che EgoWalter è borgomastro della città eterna, può attuare quello che i giornalisti hanno definito "Modello Romano", il cui fulcro sono un alto numero - ben novanta- di società partecipate dal Comune di Roma e una rielaborazione, in versione quattro stagioni e propagandistica, della "Estate Romana" inaugurata sul finire degli anni settanta dal compianto sindaco comunista Luigi Petroselli; vera e propria eminenza grigia del Veltroni-pensiero è un altro notabile del partito che fu di Togliatti e Berlinguer, il senatore Goffredo Bettini, numero uno dell'ente preposto alla organizzazione della "Festa del Cinema di Roma".
Tra il personale delle municipalizzate romane trovano collocazione innumerevoli "ggiovani" con contratti di lavoro a termine. Dette politiche di assunzione vengono perseguite non tanto per esigenze di funzionalità e di efficienza, ma per questioni, per così dire di welfare, di tenuta e controllo elettorale. Dunque, nemmeno su questo fronte, nulla di nuovo sotto il sole. Semplicemente una specializzazione al contesto capitolino dei modelli di gestione applicati in una delle regioni rosse per eccellenza, l'Emilia-Romagna, e in corso di applicazione nelle città amministrate dal centro-sinistra, da Napoli a Bari, da Salerno ad Ancona.

E' chiaro che per quanto Walter Veltroni possa aver costruito la propria immagine e la propria carriera attraverso un continuo, e dunque proficuo, presenzialismo nei salotti e nelle prime teatrali e cinematografiche, e mediante la fisiologia dell'intrallazzo e del "paraculismo" su cui la politica odierna si regge, è altrettanto chiaro che la sua figura non è per nulla paragonabile a quella di Silvio Berlusconi, personalità contigua al potere mafioso.
D'altro canto, però, la si pianti di far passare per vergine un personaggio che ha attraversato e, scientemente, utilizzato il suo cursus honorum nella politica italiana degli ultimi trent'anni, agendo all'interno di un partito che è stato in prima linea nella gestione e nella spartizione del potere con il suo duale atlantico, la Democrazia Cristiana.

venerdì 12 ottobre 2007

Fuori dal mucchio!

La notizia è di poco fa e non tarda a passare per tutte le mailing list musicali e non degli appassionati de Il Mucchio. Giovanni ci segnala in tempo reale l'inoltro del direttore de Il Mucchio, Max Stefani, che da la notizia che il pretore di Trani ha ritirato dalle edicole della città le copie del mensile per "oltraggio alla religione" (qui). La copertina del giornale di questo mese non è certo innocua e l'allusione è a dir poco grossa...Ma dov'è finita la libertà di espressione? Almeno sulla carta c'era... Certo non fa meraviglia, in Italia laddove pochi si meravigliano più negli ultimi tempi, laddove la connessione tra potentati del Vaticano e apparati dello Stato è ormai consolidata da anni. D'altro canto non mi sono mai trovato d'accordo con chi parla di dominanza del potere della chiesa sull'amministrazione comunale romana o sul potere statalista. Direi solo che i romani, e forse l'Italia intera devono soccombere a due potentati che se sono in lotta, lo sono a livelli ben più alti. Gli schiavi siamo sempre noi!
Quello che sorprende è l'assoluta mancanza di buon gusto di chi cerca di riportare l'Italia agli anni '50 quando una parola messa posto fuori in una strofa poetica o musicale faceva sussultare la poltrona di vescovi e ministri. Ecco, evidentemente con l'elezione di Joseph Ratzinger e di Romano Prodi, nonché del mite/mediocre Weltroni alla carica di sindaco della città eternamente simbolo del potere, abbiamo ripristinato un controllo del bigottismo cattolico, un po' massonico, di quegli anni. Ora si darà da parlare all'opinione pubblica italiana che non tarderà a creare fumo intorno ad un arrosto già cotto e mangiato!

La copertina de Il Mucchio, a parer mio senza aver letto l'articolo che ne derivava, era solamente una provocazione allo strapotere della Chiesa che parla di pace come se fosse guerra e di guerra come se fosse pace; che risiede a Castel Sant'Angelo e non ha più di una cinquantina di fedeli al seguito. Quella Chiesa che ormai stringe le telecamente intorno alla mano benedetta del papa, perché non può mostrare davanti alle telecamere degli 'taliani che la fede (quella fede!) non è più una dote di merito ma solo di vergogna; una chiesa ormai impicciona, invasiva, che indossa magliette di squadre di calcio, abiti talari framassonici; una compagine di viscidi individui che va in giro a predicare pace e a distruggere quel che rimane della comune etica e morale umana; che parla di terrorismo islamico e che poi pratica il terrorismo della Parola. Una chiesa arrogante, sfarzosa, collusa con le mafie, con i poteri trasversali dello Stato, con i traffici illegali di capitale da un interregno all'altro. Quei volti da finti santi, quei sorrisi dai contorni demoniaci che siamo costretti a sopportare ogni santo giorno; quelle parole vuote e senza senso che continuano ad inquinare i nostri ricettori!

Che cosa può essere, difronte a tutto ciò, la testa sgozzata di un "fantoccio" in mano all'uomo che rappresenta lo stato più corrotto della terra e contro il quale duemila anni di guerra nulla hanno potuto? Un giorno bisognerebbe anche cominciare a chiedersi perché...

Il Mucchio voleva sbeffeggiare, con la tecnica dell'ironia: tremendamente dissacrante e spassosa...Insomma, quell'agnellino di Veltroni sgozzato da un vero pagano! Esilarante! Ed invece NO! E' un'immagine violenta perché "vilipendia la religione!". E noi a chi dovremo chiedere i danni per lo stupro quotidiano che la religione fa alla nostra dignità, buon senso ed umanità (o quel che resta)!? Un'immagine violenta...E che cosa dovremmo dire (Noi!) quando siamo sottoposti a violenze abnormi ma molto più raffinate, molto più sottili e sempre nel rispetto di tutti e nel piacere di tutti...Tutti quei Porci che detengono il potere dei media e i loro padroni che li pagano e che li tengono per la penna!

Il Mucchio voleva colpire con un sassolino (un poco appuntito) il grande muro di omertà ed ignoranza costruito dalla chiesa e dalla politica tra noi e la libertà, come di chi dal basso, essendo un nano, tenta di scalfire qualcosa che mai sarà intaccata da quel gesto. Quelli in basso siamo noi, eternamente noi, che con le armi della risata tentiamo di decodificare quello che in fondo ancora non abbiamo capito. Quelli in alto, essendo permalosi ed arroganti e non avendo ormai più opposizione di massa, si possono permettere non solo di egemonizzare il pensiero moderno attraverso le loro armi non convenzionali di rincretinimento di massa; ma anche di punire (come i vecchi tempi, che goduria!) i discoli contestatori del palazzo.
Direi: ben vengano queste censure!...Perché con esse arriverà prima o poi un polverone e qualcuno potrà dire qualche cosa che apra, prima o poi, uno spiraglio d'aria in questa soffocante nebulosa di ipocrisia e omertà. In questo modo qualcun, qualcun altro, potrà provare anch'egli quel senso di nausea ad inalare l'incenso domenicale o a sentire quel "preghiamo" con tono impostato e voce soffusa come per esprimere una sofferenza che mai, dico mai, sotto quell'abito è stata provata. Che cos'è la sofferenza per quegli uomini se non rinuncia ad essere "umani" ed adesione completa ad un sistema marcio e nero. Un momento di pietà, un attimo di dolore, di rimorso...niente, sotto quelle mentite spoglie non c'è niente! Neanche ossa e carne umani, di chi, uomo ha rinunciato ad essere e servo di un dio ammuffito e corrotto ha deciso di diventare. Se noi siamo schiavi, quelli sono servi, dei servi, dei servi.
Lode a Il Mucchio e cento di queste censure!

giovedì 11 ottobre 2007

Democrazia del potere




pg scrive:




Ho letto sul sito dell'Ansa, della vittoria schiacciante del "no" da parte degli operai del protocollo sul welfare avvenuta negli stabilimenti della Fiat a Torino; quindi in aperto dissenso con gli orientamenti delle confederazioni sindacali. Contemporaneamente nella sede centrale della Fiom-Fim-Uilm a Roma, i leader dei metalmeccanici votavano invece "si". Ancora una volta si è creata una divergenza sostanziale tra chi è investito e ricopre ruoli e posizioni di potere e chi di questo potere ne ssubisce mestamente le scelte e deve inesorabilmente adeguarsi. In questa grande melassa che è la democrazia, ciascuna struttura di potere (politica, economica, finanziara-affaristica, di informazione, religiosa, militare) cerca di difendersi; perchè in fondo questa democrazia è sinonimo di difesa di posizioni corporativiste che garantiscono privilegi e rendite di potere da gestire. Quando in questo muro si aprono delle piccole crepe, prodotte da elementi che si insinuano come elementi " veramente" destabilizzanti, ecco che il muro miracolosamente e consapevolmente si ricompatta, e tutti a gridare "salviamo la democrazia": la loro democrazia, ovvero la democrazia del potere. Per Raskolnikov, "la società è fatta di uomini che hanno il potere, di uomini superiori che hanno solo diritti e non conoscono doveri, uomini per i quali la legge non ha valore semplicemente perchè essi stessi sono la legge".

mercoledì 10 ottobre 2007

E se ti togliessero anche l'acqua?

L'estate 2007 è ormai archiviata da mesi, eppure è stata la stagione del conclamato scandalo dell' "Aqua avvelenata" di Pescara, in Abruzzo. Tetracloroetene e idrocarburi nell'acqua di rubinetto per gli ignari cittadini pescaresi che avrebbero fatto il caffè e bollito spaghetti nell'acqua avvelenata dalla discarica più inquinata d'Europa: la discarica di Bussi. La meccanica è semplice ed inquietante. Fin dal 2004 le istituzioni abruzzesi quali Asl e soprattutto gli enti di controllo e gestione dell'acqua (privatizzati!), ovvero l'Aca dell'ormai conosciuto Donato Di Matteo che con un articolo su la Repubblica venne pubblicamente denunciato da Antonello Caporale come il creatore di un sistema di clientelismo costruito sulla gestione delle acque potabili della regione Abruzzo. Da allora Asl e ministero della salute poco hanno fatto per impedire che i migliaia di cittadini della provincia di Pescara bevessero acqua contenente sostante altamente cancerogene. La vergogna, per la verità storica, risale agli albori dello sviluppo industriale in Abruzzo quando il fascino dell'industria che "portava ricchezza e posti di lavoro" era intaccabile e i cosiddetti "effetti collaterali" non venivano affatto presi in considerazione dalla pubblica opinione. Ma di quello che fu una tendenza mondiale ed europea, e cioè quell'industrializzazione selvaggia che oggi ci fa scontare quelle ricchezze accumulate a danno di uno sviluppo equo e nel rispetto delle regole ambientali, molti paesi si sono fatti carico cercando di porre rimedio ai disastri operati nel nome del "Dio Sviluppo". Non è il caso della discarica di Bussi sul Tirino, sulle sponde del fiume Pescara, dove sono state accumulate nel terreno per anni 250.000 tonnellate di scarichi nocivi di cento anni di scorie dell'industria chimica e di chissà quante altre provenienti da tutta Italia (qui). Tutto ciò passato nel silenzio più totale di amministratori e politici dell'area dove la discarica era ormai coperta da una vegetazione che si stagliava tra le sponde del fiume e una strada statale. La polemica vede la luce nel 2004, quando l'Arta (agenzia regionale per la tutela dell'ambiente) effettua una serie di prelievi denunciando il superamento del livello di Tetracloroetene nei pozzi adibiti all'acqua potabile e invitando l'Asl ad un immediato intervento. Da questo fatto in poi partono una serie di iter burocratici con una sequela di scarica barili tra Asl, ministero e Aca, l'ente privato a partecipazione pubblica addetto alla conservazione e manutenzione ordinaria delle acque potabili della zona. Dovranno passare ben tre anni perché la polemica tocchi i media e vi sia una presa di posizione e di responsabilità (assolutamente ancora da assegnare!) per decine di amministratori pubblici. Questo avviene quando un deputato di Rifondazione Comunista effettua un'interroganza parlamentare al governo sulla discarica di Bussi, posta proprio ai bordi del fiume Pescara. Da quel punto in poi scattano tutti gli antivirus di protezione ad un sistema malato: quello della presunzione d'innocenza di chi ha gestito e coperto per anni senza muovere un dito.*
L'allarmante vicenda che non si è ancora conclusa mette in evidenza di come si sia diffusa attualmente in Italia, con l'avallo dei partiti politici, una fame di affarismo personale che si manifesta con l'apparizione di una nuova figura retorica nella vita della polis italiana: l'AFFARISTA RAMPICANTE. Questa tipologia di essere sociale tende a mettere radici in particolare in territori privi di un controllo pubblico da parte dell'opinione pubblica (vedi alla voce: giornalisti comprati o assenteisti). Tale specie di affarista parte tende ad insediarsi negli uffici degli amministratori locali dai quali prende il concime che gli permetterà di costruire la sua scalata. Attraverso una politica di compravendita di favori (assumo tuo nipote, presento tua figlia al figlio di Quello e la sistemo), questo essere ottiene incarichi di rappresentanza che poi fa fruttare in moneta di scambio politico. Vista tutta la disponibilità di risorse pubbliche da privatizzare in un momento in cui tutto sembra privatizzabile, l'affarista rampicante impiccia e 'mbroglia fino a che non riesce a far portare la sua azienda o ente che sia ad un livello di ricatto politico a scapito di bilanci trasparenti e del servizio per il quale tale incarico gli è stato affidato. Lo scopo di tutto è raggiungere un bacino di voti plausibile per poter rivendere quella "macchinetta" al suo partito di riferimento (o magari ad un altro...non importa! Vedi alla voce Sergio De Gregorio) così da raggiungere pian piano lo scopo finale della sua corsa: il vertice del tetto, o anche detto, palazzo Montecitorio.
E la colpa di tutto questo di chi è? Ovvio: nostra! Di chi vota, di chi appoggia, di chi sostiene, di chi si piega e per un posto di lavoro (presunto!) si vende il futuro dei propri figli, della sua famiglia, il proprio paese e soprattutto la propria dignità.
Qualcuno potrà pensare che nel mondo di oggi chi non va in Tv o sui giornali o non ha un "blog" (visitato o abbandonato che sia) sia impossibilitato a farsi sentire, a dar voce a sé stesso ed alla sua "politica". Qualcuno, anzi troppi, pensano che per essere visibili si devono commistionare a quegli affaristi rampicanti, a questi nani della politica che invadono le nostre assise democratiche, nate dal sacrificio della storia ed offese nella loro essenza da voraci "esseri" per lo più sessualmente ammalati, gobbi e privi di un pensiero che si possa definire tale, di una condotta di qualunque tipologia, che si possa definire tale. Senza l'appoggio della maggioranza - di tutti noi! - questi "gobbi" sparirebbero in uno schiocco di dita; senza il consenso dietro di loro, gente come Sergio De Gregorio, tanto per fare il primo nome che mi viene in mente, tornerebbero a fare quello per cui sono nati: morire di noia!

martedì 9 ottobre 2007

Che cosa cercano?


In un articolo pubblicato su Osservatorio Iraq, il sito italiano probabilmente più documentato sulla guerra in Iraq, Seymour Hersh, reporter tra i più intraprendenti di questi anni al fronte, parla a Der Spiegel in un'intervista sulla situazione ormai fuori controllo da parte del governo degli USA e di un assurdo accanimento in una guerra che non sembra avere significato apparente. Hersc afferma che il presidente degli Stati Uniti in barba ai poteri del Congresso (parlamento) americano, che ormai ignora completamente, stia conducendo una guerra in Medio Oriente che condurrà ad una pulizia etnica degli sciiti, frazione opposta ai sunniti nella divisione civile non solo dell'Iraq ma di tutta quell'aria mediorientale, relegandoli nel sud del paese con la creazione di un Kurdistan indipendente e il sostegno da parte del governo americano di un Iraq a maggioranza sunnita. Una pulizia etnica in tutto il MO atta a ridisegnare la cartina geopolitica dell'antica Sumeria. "Ho sempre pensato - dichiara nell'intervista Hersh - che Henry Kissinger fosse un disastro perché mente come la maggior parte della gente respira, e nella vita pubblica non si può avere una cosa del genere. Ma se questa volta in giro ci fosse Kissinger, in effetti io sarei sollevato, perché saprei che la follia sarebbe legata a qualche accordo petrolifero. Ma in questo caso, what you see is what you get [quello che vedi è quello che ottieni – espressione presa dal linguaggio dei computer NdT]. Questo tizio crede di stare facendo il lavoro di Dio."(1)

Secondo le parole di Hersh, dunque, potremo sentirci di escludere (seppure sarebbe un'azzardo di superficialità) l'ipotesi che il governo Usa, o chi esso possa rappresentare, stia conducendo una guerra in favore dell'egemonia sui giacimenti petroliferi iraqeni. Secondo molti, forse la maggior parte di coloro che si interrogano sui perché la guerra in Iraq (a quanto pare non Hersh), il motivo sarebbe legato alla ricchezza di greggio nel territorio dell'Iraq e come afferma l'ITIC (International Tax and Investment Centre): "dovrebbe continuare ad essere considerato
come una testa di ponte per eventuali espansioni ulteriori in Medioriente”. L'ITIC è considerata dal rapporto dell'ente di ricerca Platform titolato Truffa a mano armata" e pubblicato nel febbraio del 2006, come "una potentissima lobby di imprese che esercita pressioni sugli stati per l'approvazione di leggi in favore delle imprese e degli investimenti" (2). Da questo stesso rapporto si evince come la presa dei giacimenti petroliferi dell'Iraq porti ad un incremento del 30% della produzione mondiale di greggio con un evidente fattore benefico di scorte suppletive a livello mondiale del più importante fonte di energia mondiale. E tutto sarebbe ovviamente nelle mani e sotto l'egida di importanti compagnie petrolifere americane che, come tutti sappiamo, sono state tra i finanziatori della campagne elettorali dei G.W. Bush oltre che il forte legame tra gli interessi familiari di Bush senior che avrebbero interessi diretti negli affari legati al petrolio. Tutto, dunque, si potrebbe spiegare facilmente. Ovvero: le forzature che l'amministrazione Bush sta facendo, più o meno democraticamente, nel proprio paese per continuare una guerra in Iraq sono volte ad aprire questa "testa di ponte" per la conquista del petrolio mediorientale da parte delle maggiori multinazionali interessate nei grossi affari che si andranno a costituire, delle quali gli Usa e l'Inghilterra di Tony Blair (non ce la dimentichiamo!) sono direttamente interessati in "prima" persona. O almeno finora si è accertato che lo sia l'amministrazione statunitense "in prima persona" mentre quella inglese diciamo che lo faccia solo per interessi strategici nell'area.



"Costruiremo la democrazia."

Secondo Hersh "La vera cosa che ha in testa questo presidente è che vuole ridisegnare il Medio Oriente e farne un modello." Un modello democratico, dunque. Ma per il raggiungimento di tale scopo sembra che il governo Bush (a questo punto, vista l'ormai insanabile frattura con gli apparati democratici del paese e primi tra tutti il Congresso che ormai non ha più voce in capitolo nelle decisioni sulla guerra in Iraq) stia percorrendo la strada contraria in tal senso. Quanto testimonia Robert Dreyfus, giornalista a tutto campo nell'opinione pubblica americana ed autore del libro Devil's Game - how the united states helped unleash fondamentalist islam (Il gioco del diavolo - come gli Usa aiutano il proliferare del fondamentalismo islamico), è improntato ad evidenziare come l'appoggio politico/militare degli Stati Uniti verte verso la frazione più separatista dell'Iraq, rappresentata dai separatisti kurdi e il Consiglio supremo per la rivoluzione islamica in Iraq (SCIRI). Dreyfus mette in risalto il fatto che "Si può dimostrare che la maggioranza degli iracheni, sia per le strade che in politica, compresi i membri del parlamento, crede in un Iraq unito con Baghdad come capitale".

Secondo Dreyfus, fra coloro che sostengono questa visione c’è la vasta maggioranza degli arabi sunniti, che non vogliono essere schiacciati dentro un “Sunnistan” povero di petrolio, e una maggioranza significativa di arabi sciiti, che sostengono il blocco di Muqtada al Sadr, e l’importante, ma solitamente ignorato, partito Fadhila (della virtù). Se messi insieme con il ceto medio, che va gradualmente diminuendo ma è ancora importante, e il blocco laico di elettori rappresentato dal partito di Iyad Allawi, i “nazionalisti” raggiungono o si avvicinano alla maggioranza in Parlamento. Se si conteggiano le forze extra-parlamentari, compresa la resistenza irachena a guida sunnita e alcuni combattenti sciiti che rifiutano con disprezzo il Parlamento, i nazionalisti hanno un'ampia maggioranza fra gli arabi iracheni.


Ed allora ci poniamo tre semplici domande: E' veramente sicuro che il petrolio stia finendo? Ed ancora: quali effetti avrebbero l'immissione del 30% in più sul mercato mondiale del petrolio sul prezzo dello stesso e quindi sugli affari delle grandi multinazionali del petrolio? Terza: "Per raggiungere il petrolio in Iraq sarebbe ideale avere un governo stabile in quel paese. Allora perché gli Stati Uniti cercano di destabilizzare l'area invece di stabilizzarla con la pace e la democrazia, a quanto pare, a portata di mano?

I dubbi sollevati da Hersh ed avallati dall'intervento di Dreyfus dimostrano di come sia controversa e complessa la motivazione che spinge i paesi occidentali a proseguire l'occupazione militare ed influenzare le vicende politiche di tutta l'aria del Medio Oriente che storicamente (o almeno per quel che riguarda la storia contemporanea dal dopoguerra ad oggi) è e rimane legata agli interessi strategici dell'elité di potere di Stati Uniti e GB.

lunedì 8 ottobre 2007

Sapesse Contessa

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Quanto segue è estratto dal blog di Massimo Del Papa, storica firma de "Il Mucchio Selvaggio".

Beatrice Borromeo, 22 anni, nipote della contessa Marta Marzotto, contessa a sua volta, modella, sorella di Lavinia e dunque cognata di John Elkann (Fiat, Rizzoli e una miriade di altri marchi di livello mondiale, ndr), è anche la più introdotta nel campo della moda. Ha cominciato a sfilare (per Chanel) ad appena sedici anni. È stata al centro delle cronache rosa per la sua storia con l'imprenditore Tommaso Buti. Qui la vediamo in una recente immagine insieme al controverso impresario Lele Mora, al centro di scandali nel mondo dello spettacolo che hanno sortito inchieste giudiziarie partite dal pm Woodcock, impegnato, come il collega De Magistris, sul fronte delle grandi corruzioni pubbliche. Mora, già qualche accidente giudiziario alle spalle, è inquisito assieme al fotografo Corona, suo protetto, e ad una serie di vippetti e veline e calciatori, coinvolti a vario titolo in un sodalizio responsabile, secondo gli inquirenti, di sfruttamento di prostituzione, cessione e spaccio di stupefacenti, ricatti su fotografie rubate e illegalmente scattate. Mora è risultato inquisito lo scorso 5 dicembre per associazione a delinquere ed estorsione. Ha dichiarato Beatrice alla vigilia del programma AnnoZero: «Santoro è un uomo incredibile, lo stimo da sempre”. Da parte sua, Santoro aveva replicato: “La possibilità di lavorare insieme è molto concreta, tengo le dita incrociate”. Alla fine la collaborazione è andata a buon fine, e Beatrice, oggi paladina a fianco dei precari, dei giovani antimafia e dei ragazzi di Locri “Ammazzateci tutti”, ha potuto coronare il suo sogno di diventare giornalista politica a 21 anni, al fianco di Marco Travaglio, Vauro, Sandro Ruotolo e dello stesso Santoro. Le centinaia di precari a vita in Rai, ringraziano commossi.

mdp

sabato 6 ottobre 2007

Disoccupate le strade dai sogni

Alois Prinz è un giornalista, un buon archivista, un ottimo assemblatore di residuati di storia. Lo si evince dall'ottimo lavoro documentaristico che entra di diritto nella bibliografia europea degli anni di piombo. A quell'Europa "diversa" che la "banda" (così definita dalla polizia tedesca di allora) Baader-Meinhof immaginava già alla fine degli '60 ma che si distanzia miglia dalle promesse dei politicanti europei. Seppure utilizzava gli stessi criteri di violenza che la politica di allora (così come quella attuale) ha utilizzato. Proprio con un'affermazione del genere, l'autore di questa opera dalla quale esce fuori un ritratto romantico e contraddittorio, quindi realmente documentaristico, Alois Prinz non sarebbe (forse ) daccordo. Infatti egli scrive, davanti alla tomba ormai impolverata di Ulrike Meinhof:
"Avrei voluto avvicinarmi di più a lei, comprenderla meglio. Ma ad un certo punto ho avuto la sensazione che stesse man mano sbiadendo. Ho pensato che dipendesse dal fatto che sapevo troppo poco sul suo conto e che avrei dovuto mettere insieme più documenti, più informazioni. Ma poi ho notato che il problema non era la lacunosità della ricerca. Semplicemente, la sua immagine stava sparendo, lasciando una gabbia di pensieri così fitta e rigida che riuscivo a malapena a intravederla. Solo a volte ridiventava visibile e in quei momenti mi sembrava ci fosse una lotta tra lei e questi pensieri. Ma alla fine i pensieri hanno avuto la meglio".

Alois Prinz non era un fiancheggiatore dei terroristi, perché queste parole non sono quelle di chi vuol trarre "verità" dal suo lavoro. Prinz è un osservatore, un osservatore interessato ed in quanto tale fino alla fine continua ad avere dubbi sulla verità della stagione del terrorismo in Germania: le sue vittime e i suoi carnefici che spesso si confondono tra le nebbie di una verità storica che non ha senso di essere raccontata in termini di torto e ragione. Eppure il libro di Prinz è un libro commovente, un libro documentato ed altrettanto struggente sulla vita di una donna che ad un certo punto ha operato una scelta: la lotta armata. Ed per essa che è morta (ammazzata probabilmente! Come tutti i suoi compagni...) in carcere; ha rinunciato all'amore delle sue figlie, ai riconoscimenti della società, alle sirene della società capitalistico-borghese. Questo libro non è un lavoro di parte bensì una storia che vale la pena di essere raccontata. La storia di una donna che ad un certo punto ha operato una scelta. Se quella scelta è stata opportuna o meno, questo è solo il tempo a doverlo affermare. Di certo c'è che la scelta della lotta armata non è stata una scelta "comoda", una scelta ambigua come di chi firma qualche petizione o di chi scende in piazza ad osannare eroi della tv...
La storia di Ulrike Meinhof è una storia che vale la pena sapere solamente perché dimostra come in quel momento storico una generazione, o meglio, parte una di essa che "non aveva niente da perdere" (come forse un po' superficialmente definisce Prinz) si prendeva la responsabilità diretta di azioni moralmente discutibili certo, ma mirate a cambiare realmente un sistema che oggi viene giudicato da tutti come contorto e violento. Come si possono dunque, come si chiede l'autore, comprendere fino in fondo le scelte di Ulrike? Come si può capire una donna che rinuncia ad una vita agiata e tranquilla per dedicarsi alla latitanza ed alla violenza? Forse non siamo semplicemente in grado (o degni...questo sì che è un giudizio) di capire questa scelta ma di giungere all'unica conclusione possibile: Ulrike Meinhof è vissuta davvero!


Info utili:


  • Disoccupate le strade dai sogni, Arcana editore, 2007. Prima edizione Belt Verlag, Weinheim, Basel, Berlin 2003


  • Disoccupate le strade dai sogni è anche un disco tra i più sperimentali di Claudio Lolli, (qui il link di Storie di Note, la casa discografica che lo produce, ndr) cantautore bolognese che negli anni '70 compose questo album che rappresenta un affresco totalizzante di quella che fu la stagione più matura ed avanguardista della contestazione al potere costituito. Nell'album sono contenute canzoni come Analfabetizzazione, che rappresenta una vera e propria analisi della linguistica rivoluzionaria dell'epoca; ma anche Attenzione!, sfida filosofica alla mente nomade del movimento del '77; Socialdemocrazia, manifesto poetico del modo di intendere i nuovi scenari pronti a venire negli anni '80. Un album tra i più belli e sperimentalmente rilevanti non solo dell'immensa epopea lolliana, ma anche come avanguardia musicale dell'intera musica italiana.

  • Alois Prinz, giornalista freelance nato nella bassa baviera, Germania nel 1958 è autore di biografie per ragazzi: Georg Forster (1997), Hermann Hesse (2000); Hannah Arendt (2000), e Franz Kafka (2005). Disoccupate le strade dai sogni, gli è valso il Deutsche Preis come miglior libro di letteratura per ragazzi.

giovedì 4 ottobre 2007

Eroi loro malgrado

Il ventitre settembre del 1985 Giancarlo Siani moriva sotto i colpi di una calibro 7.65 maneggiata da un affiliato al clan camorristico dei Nuvoletta, che insieme ai Bardellino, agli Alfieri, e ai Gionta di Torre Annunziata, rappresentavano il nucleo della Nuova Famiglia, asse malavitoso che contendeva alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo il primato della criminalità organizzata in Campania.
Giancarlo Siani era un giovane di venticinque anni che si era fatto le ossa, giornalisticamente parlando, nelle redazioni de "L'osservatorio sulla camorra" e de "Il lavoro nel Sud", e poi, per un contratto di sosituzione estiva era approdato, nel giugno dell'ottantacinque, a "Il Mattino", giornale controllato dalla Democrazia Cristiana. Siani, dalle pagine del maggiore quotidano della Campania, informava i lettori circa le triangolazioni ai cui vertici si collocavano camorra, politica ed affari: il famigerato tavolino a tre piedi, esempio di concertazione nell'ambito della gestione degli appalti in Sicilia. Notizie attendibili che derivavano dal suo essere giornalista sul campo, a stretto contatto con gli uomini dei carabinieri del comandante Sensales della compagnia di Torre Annunziata.

La figura di Giancarlo Siani è stata evocata, qualche sera fa, da Gianni Minoli nel corso de "La Storia siamo noi", che per l'occasione, nel servizio di Piergiorgio Di Stefano, si apriva con delle immagini, girate lungo la tangenziale di Napoli, che facevano venire alla mente quelle del sacco del capoluogo campano, splendidamente ritratto ne "Le mani sulla città" di Francesco Rosi.
Sventurato quel paese che ha bisogno di eroi; mentre scrivo queste righe, ciò è ancora maledettamente vero. Il mio pensiero va a Lirio Abbate, citato a più riprese da Marco Travaglio, giornalista siciliano che vive sotto scorta, autore insieme a Peter Gomez del libro "I complici", nel quale viene scritto a chiare lettere l'intero apparato che fa della mafia in Sicilia un fenomeno sistemico e generale.

L'esempio, a futura memoria, di Siani, e quello in essere e divenire di Abbate, rappresentano il paradigma più bello e commovente di un giornalismo che fa informazione e che concretizza il senso più alto dell'aggettivo civile con il quale ogni società dovrebbe appellarsi.

Leggere per credere!

Che i livelli di inciucio tra Ds e Forza Italia erano consistenti, questo era fuor di dubbio...Ma stamattina (in una delle mie rare folate in edicola a comprare il giornale) ho sgranato gli occhi quando ho letto su La Repubblica: "Veltroni arruola Veronica Lario..." sottotitolo: "Veltroni: La stimo moltissimo..."
Roba da far ridere...All'inizio! Poi non volevo proprio crederci e sono andato su Google a digitare "veltroni" e ti trovo una notizia del Cavaliere che dichiara che non permetterà alla moglie di arruolarsi nel nascente Partito Democratico. Questo post finisce qui.
IL VOSTRO COMPUTER SI AUTODISTRUGGERA' TRA...