domenica 18 novembre 2007

Che fare?

Il tempo è venuto. Le distanze tra noi e loro sono stabilite. Per percorrerle ci vorrebbero anni luce.
Che fare? Così recitava uno dei più importanti titoli della biblioteca marxista-leninista.
Noi, continuare a galleggiare nel liquido amniotico degli spazi e dei tempi che ricaviamo tra le pieghe della democrazia. Non scegliere. Né destra, né sinistra. Scrivere, pensare, parlare, amare, lettera, testamento, la faccia delle donne, la posta elettronica, i poster appesi ai muri, i concerti con la birra in mano, il fumo della sigaretta, la mozzarella della pizza, il treno che passa, i binari intrisi di piscio, le traversine battute dalla pioggia, essiccate dal sole. Mi lasci, non è giusto. Ti lascio, fai solo finta di godere. Mi rispondi: col dito, col dito, l'orgasmo è garantito. Io metto su Ma è un canto brasilero di Mogol e Battisti. Rino Gaetano mi urla nelle orecchie Resta vile maschio, dove vai?
Vado allo zoo comunale, a vedere di nascosto l'effetto che fa. A vedere se sto governo cade davvero.

Loro, dall'altra parte. Io li ho pure votati, cazzo. E chi lo sapeva che erano peggio di Berlusconi. Almeno quello mi fa vedere le cosce della Perego, le tette della Canalis, e quella braciolona della Incontrada. Questi qua niente, le fighe se le tengono per sé. Va bene, è andata così, mi poteva andare anche peggio. Poteva essere Veltroni il presidente del Consiglio. Però, mannaggia li pescetti, lo hanno fatto segretario del piddì. E mo come si fa?
Loro, che si mettessero d'accordo. Che facessero ste maledette larghe intese. Tanto, un Fini mi vale un Veltroni. Che firmassero un compromesso, e stessero lì per sempre. Che non ci chiamassero più a votare mentre stiamo scopando o ci stiamo masturbando. Ce la vediamo noi, state calmi. Non vi affannate. Votatevi le leggi per cazzi vostri.

Ah, mannaggia la puttana. Credevo fosse amore, invece era un calesse, avrebbe detto il compagno Massimo Troisi.


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