domenica 25 novembre 2007

Nucleare? Ora si può

Il nucleare per combattere il surriscaldamento del pianeta sembra: essere un paradosso per i molti che hanno vissuto le cronache in diretta del disastro di Chernobyl, anni in cui parlare di nucleare in Italia voleva signifecare affrancarsi dal male e dall'opportunismo di non si sa quale interesse economico. I tempi cambiano, si sa; e con essi cambiano le opinioni. Un luogo comune che però risponde a verità: da qualche anno a questa parte si vedono sempre più sovente servizi televisivi, speciali, prese di posizioni ufficiali in favore dello sviluppo dell'energia nucleare che, passettino passettino, come un ladro che ti entra in casa si fa largo tra le stanze sorvegliate della società, per vedere le reazioni che scaturisce passando davanti alla porta.
Nel dibattito europeo, insomma, come riportano i nostri notiziari, si torna a parlare di energia nucleare. Dunque, demonizzata dopo il disastro di Chernobyl, oggi in Itaia ci sono diverse posizioni favorevoli di personaggi ovviamente non esposti mediaticamente.

Le iniziative non mancano ed arrivano tutte dall'Europa. A Strasburgo è stata presentata una bozza di dichiarazione per promuover e l'uso dell'energia nucleare come arma per combattere il surriscaldamento del pianeta. L'eurodeputato popolare Alejo Vidal-Quadras, relatore del progetto: "Il nucleare ci permette di evitare 720 milioni di tonnellate di emissioni di ossido di carbonio all'anno. L'obiettivo definito dal protocollo di Kyoto per tutta l'Europa è di 450 milioni di tonnellate all'anno. Questo significa che potremo fare ancora meglio di quanto richiesto da Kyoto".

"Non è il nucleare che ci salverà!" rispondono gli ambientalisti attraverso le argomentazioni di Claude Turmes, eurodeputato verde. "Per arrestare il cambiamento climatico bisogna agire sulla politica dei trasporti - aggiunge Turmes - che rappresentano il 30% dei nostri bisogni di energia, costruire in modo intelligente i nostri edifici, che rappresentano il 40% del fabbisogno. L'elettricità copre solo il 20% dei nostri bisogni, il nucleare non è pertanto la soluzione e non lo sarà. Si tratta di cinismo politico, paghiamo degli esperti, compriamo dei politici per vendere il nucleare come la soluzione al cambiamento climatico". Timore confermato da un sondaggio di eurobarometro, secondo cui per il 61% degli europei la produzione d'energia nucleare dovrebbe diminuire, per il 53 essa rappresenta più rischi che vantaggi.
Su questo vorrei aggiungere solo una breve considerazione. Non voglio esprimermi sulla possibilità che l'Italia accolga nei propri confini centrali di energia nucleari perché solo l'idea che possano essere fatte mi terrorizza nella misura in cui so (e forse sanno anche i nostri amministratori) come si gestiscono le cose nel nostro paese e di quanto potrebbe essere fatale la nostra faciloneria in questi casi. Un esempio di faciloneria su tutti? Presto detto: le dichiarazioni al Sole24 ore rilasciate dall'amministratore delegato dell'Eni, Piero Scaroni, che parla di nucleare infilandolo avunque:
"spingere sul gas naturale liquefatto (gnl) lavorando a ridurre i rischi di transito e tener conto dell'importanza del gas nel mix energetico con impulso al nucleare e ricerca sulle rinnovabili". In pratica: incrementiamo l'eolico, il solare e tutte le fonti di energia rinnovabile, ma costruiamo anche una piccola (non tanto grande...eh!) centralina atomica. Tragicomico. E dove sarebbero le scelte? Forse è una parola che ad inizio 2000 è stata abolita nei fatti...Vorrei più che altro concentrarmi sul perché paesi che noi consideriamo più civili e sviluppati come la Francia, la Svizzera, la Finlandia (che da vent'anni hanno già il nucleare come primaria fonte di energia di approviggionamento) parlano di incremento del nucleare rispetto al petrolio. Oltre a fare due conti e a dedurre che ormai il petrolio non conviene più a nessuno, penso si pensi anche a mantenere il "giardino" europeo il più pulito possibile, mentre si trascura il problema più grosso del nucleare: le scorie. Un servizio televisivo di qualche tempo fa, mostrava come il governo finlandese abbia fatto costruire dei tunnel sotterranei profondissimi dove poter depositare le scorie radioattive che producono i loro impianti. Un progetto che realizzeranno, dicevano gli amministratori della società che si occupava del loro smaltimento, in un breve periodo per evitare di portare le scorie fuori dal paese. Ed allora, dove portano le loro scorie gli altri paesi? Se non in Africa, Siberia, Asia...dove?

Non mi piace l'idea di costruire un giardino europeo ed un inferno mondiale; né quella di dover mettere la spazzatura sotto il tappeto...anzi sotto terra! Forse siamo ad un punto di non ritorno anche dell'ingeristica ambientale che probabilmente dovrebbe essere accantonata per far largo agli economisti, ma quelli veri. Il problema è la produzione ed il consumo. Ma se si arrestano questi, il sistema va in tilt. Probabilmente ci andrà comunque, ma mi chiedo se si potrebbe pensare ad un riconversione graduale; però poi non vedo chi potrebbe avviarla se i cosiddetti paesi civili fanno scelte energetiche assurde e continuano a fomentare un sistema di vita che non va affatto bene. Non va bene perché il suo costo è diventato spropositato ed economicamente non è più conveniente continuare su questa strada. Attivare nuove soluzioni a portata di mano sarebbe auspicabile. Ma ci rendiamo conto giorno per giorno che non c'è un organismo internazionale, uno stato sovranazionale, che voglia fare queste scelte. L'illusione è stata che l'Europa unita potesse essere quell'alter ego di giustizia sociale e sviluppo equo e compatibile con le emergenze ambientali che dal 1950 ci hanno promesso, ma che non hanno affatto mantenuto. Ed allora si accedono a contributi per la raccolta differenziata e poi abbiamo in Europa paesi che possiedono da vent'anni l'energia nucleare. Mi sembra le contraddizioni che fanno pensare ai cittadini europei di essere eternamente ingannati. In questo siamo uniti: nella bugia.

Per saperne di più: http://www.zonanucleare.com/dossier_mondo/situazione_europa_rifiuti_radioattivi.htm

2 commenti:

Giovanni ha detto...

Il punto nodale di tutta la questione è proprio il punto di non ritorno al quale tu fai riferimento. Tutto il sistema di produzione -non solamente industriale- è stato "pilotato" lungo le rotaie di binari che ben conosciamo, quelli del consumo e della produzione smodati e sfrenati. L'esercito di consumatori -fino all'ossessione- rappresentato da un quarto della popolazione mondiale, è entrato in un circolo vizioso - un loop come direbbero i matematici- nel quale per mantenere sempre allo stesso livello lo stile di vita sul quale tale esercito si è attestato, c'è bisogno di energia oltre ogni ragionevole quantitativo. E in questa logica, le fonti alternative quali l'eolico e il fotovoltaico potrebbero rappresentare solo un mezzo per "spalleggiare" - e in maniera molto ridotta per la verità- il fabbisogno globale di energia, al cui bilancio contribuiscono e contribuiranno, in maniera vieppiù crescente, paesi come la Cina e l'India. Perciò, la necessità di rivolgersi ad una produzione "maninstream" di energia come quella derivante dalla fissione nucleare controllata, appare, ripeto sempre secondo la logica del vigente, inderogabile nelle agende di chi governa il pianeta.

Dal punto di vista dello smaltimento delle scorie radioattive, il problema è molto delicato. E su questo punto sono d'accordo con te quando dici che per girare in macchina, tenere accese le luci anche di giorno, utilizzare la scopa elettrica anche per un solo granello di polvere, e costruire un giardino europeo dovremmo creare un inferno mondiale. Purtroppo, anche questo è riconducibile al mantenimento del livello di vita di cui prima.

Come cantava Franco Battiato, ci vorrebbe un 'altra vita.

Lazarus ha detto...

Colpito nel segno...allora! Ma hai visto il link che ho postato alla fine. I dati fanno venire i brividi!