lunedì 19 novembre 2007

E se mamma...

Sempre più spesso mi sveglio all'alba. Così metto la moka sul fuoco ed aspetto il sole del mattino. La luce fa capolino da dietro il tetto del palazzo di fronte, ma prima spunta dietro la cima più alta dell'Amiata. Se cambio finestra riesco a vederlo. Dopo pochi minuti adagiato sul divano, mi scaldo mani e bocca, palato con il nerastro liquido eccitante finalmente traboccato. Ma non basta: è troppo lento il primo caffè del mattino. Non so perché. Allora pigio "3" sul telecomando: "Berlusconi scende in campo per la seconda volta". Scende in campo...Ripenso a ieri: la partita, la vittoria. La mia prima vittoria in Toscana; ma in verità ho giocato poco: giusto il tempo di toccare un pallone, fare un tunnel, un lancio fuori misura, prendere un calcione sulla caviglia da giovanottone militare dell'aereonautica che gioca a fare il calciatore la domenica. Anch'io gioco a fare il calciatore, adesso. In realtà ho sempre giocato, da sempre. Ma adesso ci gioco sul serio, perché tant'è ora per me il calcio: un gioco (Nota: "Ora forse le cose miglioreranno"). Il gioco della politica non finisce mai. Yahoo.com: "Berlusconi launches new political party": in inglese ha più senso, devi fare un minimo sforzo per afferrare le parole. In italiano sono inafferabili. Ed allora viva l'inglese, leggo l'inglese:

"ROME (Reuters) - Italian centre-right leader Silvio Berlusconi, under attack from his coalition allies, said on Sunday he was launching a new party and would dissolve the Forza Italia (Go Italy!) group he founded in the early 1990s."

Ma poi l'occhio ricade sulla tv. Corradino Mineo: "...La lealtà degli scozzesi, il loro modo sempre e comunque di interpretare la sportività". Ebbene, riprendo lucidità e rispondo ad alta voce: "Popoli di ubriaconi e rissosi di merda". Poi mi rendo conto di esagerare e abbasso la testa sulla tazza. Ricordo Londra, i londinesi: niente a che vedere con inglesi e scozzesi. Quasi un'altra stirpe. Quando vedi un inglese a Londra lo capisci subito. Il resto è londonishers.
Italia - Scozia, 33' del secondo tempo. McFadden perde il pallone sulla fascia sinistra, su difesa di Zambrotta. Il suo compagno la riconquista e lui ritorna verso il centro in cerca di vendetta. Mentre l'azione si sposta dall'altra parte, McFadden facendo finta di incrociarsi con Zambrotta gli tira un calcione negli stinchi, a palla lontana. Alla faccia della sportività: ad un certo punto hanno cominciato a menare duro e i loro tifosi che ce le promettevano a morte. Che cazzo dici Mineo!

Il sole è già abbastanza alto, ma nella casa fa ancora freddo. La coperta a quadroni adagiata sulle gambe non mi da tristezza nè quel senso di perdita che può dare a qualcuno in cerca di risposte. Mi da calore, e basta. Una cosa che odio è essere fotografato in casa. G. l'ha capito, ma ogni tanto lo fa e mi incazzo a morte. Litighiamo. A volte si fa pace, a volte il muso permane per ore; mai per giorni. è una fortuna!
Merda! Devo partire anche oggi. Roma, Battipaglia, Salerno...E poi ancora Grosseto, Roma, Aprilia e ancora Grosseto. E poi l'Argentario e poi la partita domenica. E chi ce la farebbe se non fossi superman!?
Oggi ho sentito un disegnatore di Salerno e poi ancora un altro. Questi ragazzi sono iperattivi: disegnano, suonano, scrivono e tutto ad alto livello. Ripenso agli anni trascorsi a casa dei miei. Quanto tempo preso e buttato nel cesso! Eppure: non faccio le stesse cose adesso. Forse no! In più lavoro...Però ancora voglio giocare a calcio. Ma sì, finche "aregge la pompa" va bene! Rall'n'facc' come diceva qualcuno. Ho notato da tempo che ho perso (forse mai avuto?) la mia identità dialettale. Questo mi costringerà a migliorare il mio italiano, per non sembrare goffo o addirittura perdere il vizio di alzare la voce. Questo mi porterà problemi quando scenderò giù: lì si dice "spicchi o 'taliano". Allora...reciterò e parlerò un dialetto battipagliese-salernitano misto (per non offendere nessuno); e poi a Roma, romano e qui toscano un po' meticcio napoletano, come lo parlano tanti qui. Sì, lo senti che all'improvviso in quella recita toscana ci azzeccano un accento che non c'entra nulla. AHHAHAHHAHA!! Mi ammazzo dalle risate, ma solo perché li capisco come si sentono goffi. Ma cazzo!...dico, parlate come v'ha fatto mamma!
E se mamma era una puttana?
Anche lì, avrai un padre: e che lingua parla?
Il sardo.
Eccheccazzo!
Il sardo...ma il sardo è un dialetto non una lingua.
Nico dice che è una lingua.
E chi è Nico?
Non lo so, non ricordo...
Ed allora niente, vabbé...Senti, fai un po' come ti pare. Pensa solo: la comunicazione è una cosa seria. Non credere di poter recitare dove vai vai con il dialetto che vuoi. Non parlerai mai così bene e se la gente se ne accorge finisce che ci fai una figura di merda che te la ricordi.
CONTINUA

4 commenti:

giovanni ha detto...

Caro Toni,
non stare a recriminare troppo sugli anni passati a casa dei tuoi.
Alla fine dei conti, pure quello e' stato un periodo di tempo che aveva il suop perche'. Se non avessi vissuto quri giorni, come avresti fatto ad esaltare quelli di adesso? Tutto sarebbe stato come disegnare una linea piatta. Quando nella curva emerge un picco o si crea una valle, vi e' il gusto dell'imprevisto dell'inatteso. Lo stabilire una relativita' tra due eventi consente di vederli per quel che sono, non la monotonia del loro svolgersi senza confront.

E poi, i numeri che conosciamo sono quelli positivi, lo zero, e pure i numeri negativi. Quindi attenzione a fare quadrare le somme.

Finalmente, mi verrebbe da intitolare questo pezzo Intermezzo grossetano.

Come sempre, fraternamente.

Giovanni


Chiamerei questo pezzo intermezzo grossetano.

Lazarus ha detto...

Sì, giusto: non si può ridurre tutti gli anni passati a Battipaglia come "persi". A qualcosa sono serviti: ad accumulare la rabbia necessaria che ora è diventata energia di evasione da una galera!...Non solo fisica, soprattutto mentale.
No, sbagliato. Semmai dovrei scrivere un romanzo dal titolo "Intermezzo grossetano", in quanto quello che ho scritto non ha l'ampiezza di un testo...è solo una pagina di diario dove le cose vengono così come ti vengono. E servono per ricordarle; perchè poi le rileggerai e dirai: "Che ingenuo che sono stato a scriverlo!".

Giovanni ha detto...

Si, una galera, una gabbia. Alle volte, però, la galera può anche essere un fatto meramente mentale, e ci si illude di essersi affrancati da uno schema, da un personaggio, solamente quando si diviene schiavi di un altro ruolo.

Lazarus ha detto...

Solo adesso mi accorgo del tuo commento e non posso far a meno di continuare a riempire questo post avviato dalla tua provocazione (che amo in assoluto per mia natura quale massimo atto eversivo deputato a noi, individui di questo tempo); alla quale rispondo seriamente e con il giusto disincanto. Tra l'altro devo scusarmi per la superficialità della mia risposta precedente, fatta di rabbia e senso di perdita. Colpa del lavoro...

Secondo la mia esperienza nasciamo "schiavi", tutti. Qualcuno di noi ha più possibilità di liberarsi; altri invece non ne avranno mai neanche l'esigenza. Ecco la parola: esigenza. Questa è quella che devi sentire dentro, quella voglia di "fare" quel gesto necessario affinché possa iniziare ad operare per essere più libero. Più libero di prima: è questo che intendo quando parlo di galera, voglio dire di Battipaglia come galera. E' vero: si salta fuori da una cella e se ne entra in un'altra. è un po' come la mappatura terrestre dei cellulari: celle ovunque! Quando parlo di Battipaglia come una galera mi riferisco al legame, agli affetti, alle amicizie che dopo che tanto ti hanno dato, finiscono per diventare delle catene che ti precludono il proseguo del cammino sulla tua strada. La strada...quella che ognuno di noi dovrebbe essere libero di cercare e (forse) trovare, se lo vuole. Niente di quello che ho fatto mi risulta una pietra sul cuore, anche le esperienze più negative: perché porto tutto dentro. Ma ci sono cicli nella vita che ho iniziato a rispettare perché il contrario mi ha portato solo odio verso me stesso e gli altri. Vivere d'odio vuol dire vivere di negatività e alla lunga questa mi stava sfinendo e sarebbe finita, come già lo era, per fare del male, malissimo a me e a chi mi sarebbe stato vicino. Io voglio progredire ed ho intenzione di trovare quella strada.
Tornare sempre al punto di partenza, con la mente soprattutto: ricordi, riferimenti. Io sono cresciuto così ed anche se a volte soffro la mancanza di punti di riferimento, penso che sia questa la mia natura. Questa mi aiuterà a percorrere le giuste rotte verso la mia strada che non so ancora quale sia. Potrebbe essere qualcosa di prevedibile, come qualcosa di assolutamente straordinario.

Di nuovo: tornare e ritornare sempre, ripartire dallo stesso punto. C'è chi lo fa illudendosi che sia una ripartenza; c'è chi lo fa involontariamente pensando di progredire. Ognuno ha i suoi riferimenti. Quello che è certo è che pochi, pochissimi riescono a capire dove si trovano e perché. Io men che tutti...Ma faccio uno sforzo e ritengo che questo sforzo lo si possa fare solo se si è "serenamente alle strette", voglio dire facendo riferimento a sé stessi e cercando comunque di non sprofondare. Che bella pretesa! Sembra il minimo eppure per me, adesso, rappresenta il massimo. Facci caso, tutto quello che ci circonda funziona così: si parte, si ritorna e poi si riparte; si inizia, si interrompe e poi si ricomincia. è forse per questo che molti poeti parlano di "vana resistenza". Probabilmente siamo destinati a finire nel viaggio.