domenica 11 novembre 2007

Uno è poco, due son troppi

Walter Veltroni è in mezzo a noi. Questo mi è venuto da pensare la sera che il sindaco di Roma e premier in pectore è intervenuto alla puntata di Ballarò mandata in onda martedì ultimo scorso. Sono trascorse poche ore dalla morte di Giovanna Reggiani. Diversi gli argomenti sul tappeto. La questione sicurezza nelle città italiane e la scomparsa del giornalista Enzo Biagi. Prove tecniche di "panveltronismo". Così i post-comunisti di RaiTre avrebbero potuto intitolare l'episodio del programma condotto da Giovanni Floris, ultrà del centro-sinistra.

Veltroni argomenta le sue posizioni, parla di tutto quello che gli ruota intorno come se ne fosse completamente estraneo. Il segretario del pidì ha costruito ad arte la sua immagine. Riuscire ad apparire come catapultato, per mano di una qualche Provvidenza, dal mondo dei puri nella corruzione del mondo degli uomini per sanarne i mali e disinfettarne le ferite. Walter l'Africano, con l'abbronzatura da ultimo boy-scout, lascia ad intendere che tutti hanno conosciuto Enzo Biagi, ma lui di più; che tutti versano lacrime per la morte della Reggiani, ma lui di più, lui piange lacrime e sangue.

EgoWalter, viscido come il millepiedi che lo raffigurava nella satira di Cuore, sta strisciando nella egemonia culturale di gramsciana memoria per declinarla alla sua maniera. "Uolter" sorride e fagocita tutti, dalla maestrina dalla penna rossa Serena Dandini a tutta l'intellighenzia che fu comunista, dalla Anna Magnani de noantri Sabrina Ferilli al fascista immaginario Gianni "Lupomanno" Alemanno. Tutti a fare a gara per ingraziarsi le simpatie di Veltroni, che promette e poi mantiene. Direzioni artistiche di teatri, stanziamenti a favore di fondazioni e associazioni di volontariato per sciacquarsi la coscienza, parti e comparsate nella ultima fiction trasmessa da mamma Rai o da Mediaset, et cetera, et cetera.

Nulla di nuovo sotto il sole. La figura del supersindaco della capitale è la versione buonista di quella del Cavaliere Nero. Il terribile nemico della democrazia; il padrone della casa editrice Mondadori, per cui una larga fetta di "compagni" pubblica e gaudente passa alla cassa; il boss della casa di distribuzione cinematografica Medusa, dalla quale Benigni fa distribuire le sue pellicole invadendo e ingolfando sale grandi e piccole. Dunque, il "panveltronismo" nient'altro è che un patetico colpo di coda della sinistra post-comunista. Gli uomini del PCI-PDS-DS-PD hanno scelto di adeguarsi allo status quo invece di superarlo. Dotti, medici, e sapienti, rimanendo sconfitti sul fronte della politica culturale da Silvio Berlusconi, lo hanno inseguito sul suo stesso campo divenendone un supefluo duale.



1 commento:

Lazarus ha detto...

Io penso ci sia un accordo labile tra Berlusconi e Prodi sul mantenere il governo in piedi. Se da una parte il leader del centro destra dica una cosa è ovvio che parte della coalizione continua ad appoggiare decreti e votazioni proposte dall'esecutivo. Forse non c'è stata mai una governabilità tale in Italia...Quasi tutte le leggi e i decreti passano attraverso le due camere! Intanto Prodi continua a barcamenarsi tra Comunisti e Centristi (ma lui che cos'è?). Oggi parla con Dini che non vuole si taglino gli stipendi ai manager pubblici, ovvero una delle più vergognose questioni nostrane. E quindi si deve abbozzare, cioè, noi dobbiamo abbozzare perché per l'entourage di Prodi e D'Alema non ci sono problemi: i manager di Alitalia e CO possono continuare a prendere stipendi e contributi di "platino" senza che nessuno muova un dito. E la sinistra resta a guardare...
Veltroni esiste eccome, è una realtà, è un eletto: non dal popolo, bensì dagli eletti. Non ha fatto pressocché nulla in questi mesi per il suo partito, facendo il sindaco di Roma ed ora è stato nominato leader di una coalizione che potenzialmente contrasterà FI alle elezioni...Qualcosa non quadra e secondo la dietrologia che ormai mi contraddistingue credo sia lampante che il sistema democratico è funzionale e funziona ad/con altre forze.