mercoledì 12 dicembre 2007

Dodici dicembre, l'innocenza perduta

Come la dissonanza di una musica che non c'entra niente con il resto del film, come la deflagrazione di un tuono che sveglia un bimbo appena messo a dormire dalla mamma, il dodici di dicembre del millenovecentoesessantanove, sette chili di esplosivo contenuti in una valigetta nera, tipo ventiquattrore, uccisero diciassette persone e ne ferirono ottantotto, tutte immerse nelle loro faccende al centro del salone della Banca Nazionale dell'Agricoltura in Piazza Fontana a Milano.
Brutto giorno quel dodici di dicembre di trentotto anni fa. A distanza di pochi minuti dalla strage di Piazza Fontana, un 'altra bomba, con le stesse caratteristiche della prima, viene collocata nella sede della Banca Commerciale di Milano, ma non scoppia. Stessa cosa pure a Roma. Nel passaggio sotterraneo della Banca Nazionale del Lavoro, un ordigno provoca il ferimento di tredici persone. Altre due bombe colpiscono l'Altare della Patria e l'ingresso del Museo del Risorgimento. Quattro feriti.
I manovali neo-fascisti al servizio dei nemici del progresso e della democrazia. Preludio di un buco nero che divora e non restituisce tutto quel che gli si approssima. Trame nere, servizi deviati, puttane di Stato. Anarchici distratti cadono dalle finestre, e poi golpe d'operetta. Io, speriamo che me la cavo.

martedì 11 dicembre 2007

Il delitto perfetto

Testo Unico delle Leggi Elettorali D.P.R. 30 marzo 1957, n 361 e successive modifiche
Art. 10:
1. Non sono eleggibili inoltre:
1) coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica, che importino l'obbligo di adempimenti specifici, l'osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse, alle quali la concessione o la autorizzazione è sottoposta;
2) i rappresentanti, amministratori e dirigenti di società e imprese volte al profitto di privati e sussidiate dallo Stato con sovvenzioni continuative o con garanzia di assegnazioni o di interessi, quando questi sussidi non siano concessi in forza di una legge generale dello Stato;
3) i consulenti legali e amministrativi che prestino in modo permanente l'opera loro alle persone, società e imprese di cui ai nn. 1 e 2, vincolate allo Stato nei modi di cui sopra.
2. Dalla ineleggibilità sono esclusi i dirigenti di cooperative e di consorzi di cooperative, iscritte regolarmente nei registri di Prefettura.

Parlare di una politica degenerata in fase comatosa, semba essere diventata una moda quotidiana che ha assunto forma e modalità del tutto stucchevole. Ascoltare fiumi di parole ed osservare atteggiamenti pietistici e scandalizzati da parte di scarani e feudali che agiscono e si accalorano per conto e in nome del potere politico e altresì qualcosa di stomachevole e riluttante, soprattutto per coloro che cercano di salvaguardare la loro sanità mentale da questo teatrino che ha ormai l'odore nauseabondo di rancido. Negli utimi venti anni, la politica svestita di un mandato ideologico che ha guidato il loro agire palese e spesso occulto, è diventata un'entita informe e indefinita: siamo stati sommersi di parole, parole, parole, da parte di chi invece dovrebbe avere una determinata incisività ed "agire per conto e in nome del popolo". Questo atteggiamento di pianificato immobilismo e di reciproco mutuo soccorso ha prodotto uno sbriciolamento di credibilità nella politica tout court. Dette queste semplici parole che restano tali, in quanto non incidenti sulla realtà in cui ci ritroviamo, il decreto presidenziale del 1957 articolo 10 comma 1, stabiliva e stabilisce la non elegibilità da parte di soggetti o rappresentanti di imprese private vincolate allo Stato da contratti o concessioni di una certà entità economica. La politica italiana nella sua interezza e nella sua pochezza ha permesso ( travalicando quella legge che tanto loro difendono) nel lontano 1994 ad un soggetto economico che non aveva alcun diritto, di govenare il paese Italia e di plasmare e modificare il costume dell'italiano a sua immagine e pensiero. Parlare di questo soggetto economico non è soltanto folcloristico, ma farlo significa violentare e deturpare la mia persona e quella di tante altre che nel silenzio della loro quotidiana semplicità ed onestà civica subiscono direttamente o indirettamente i soprusi, la tracotanza e le scelte scellerate e personalistiche della classe politica. Prendere in considerazione la classe politica attuale, stabilire la loro credibilità mi sembra un esecizio inutile. L'articolo 10, comma 1 è una semplice virgola all'interno dei tanti discorsi politici che invadono le case degli italiani. E il negare scientificamente da parte della politica questa virgola nei tanti discorsi che inquinano le nostre menti, è stata una colpevole mancanza, un delitto di cui si devono assumere la responsabilità l'intero panorama politico italiano.



lunedì 10 dicembre 2007

Solo per pazzi

A nessuno di noi che viva con curiosità questi anni è sfuggito che è diventato ossessivo l'uso della parola "sistema"
e della sua negazione (ossia il dissenso, la contestazione).

Pier Paolo Pasolini, Il caos
brano tratto da La paura di essere mangiati


Per alcuni vuol dire: "rispetto". Per altri: ossessione; che non si ha il coraggio di affrontare o combattere frontalmente. Per Pier Paolo Pasolini il "sistema" era un fine, lo scopo della sua genialità, della sua magnifica e maledetta arte. Maledetta come fu la pellicola Salò o le 120 giornate di Sodoma che, come conviene il bellissimo libro di Selim Rauer, La passione di Pierpaolo, postato su questo blog da Giovanni qualche giorno fa, fu proprio la goccia che fece traboccare il vaso, quel "vaso" dove erano contenute tutte le invettive che Pasolini aveva esternato nei confronti del potere politico italiano (ma già globalizzato) . Non mi soffermerò sul discorrere riguardo la possibilità che Pier Paolo Pasolini avesse raccolto documenti, ma soprattutto testimonianze nel sottomondo romano, in giro a rimorchiare prostituti che frequentava durante le notti passate dietro Piazzale Cinquecento o passando con la sua Alfa per viale Giolitti, adiacente alla stazione Termini. In giro per piacere ma anche per conoscenza: consapevolezza di come si viveva dall'altra parte del cancello, da dove lui entrava ed usciva. Sarebbe inutile, dicevo, continuare a discutere su "chi" e su cosa Pasolini sapeva, perché in questo momento, con una classe politica democristiana quasi morta e defunta, (non certo nello spirito e nella continuità della fame di potere degli adepti andreottiani) sarebbe inutile tirare fuori discorsi che finirebbero ancora prima di cominciare. Ma il metodo di Pier Paolo (come si è spinto ad evocarlo nel titolo del suo libro Rauer e come mi permetto adesso di chiamarlo da ora in poi...) è quello ossessivo ma scientifico, potremmo dire, di chi i suoi nemici voleva conoscerli: conoscere per colpire. E Pierpaolo alla fine ha colpito nel segno, con quel film: Salò, laddove iniziò un discorso sul potere e sulla sessualità che ci è ancora oggi oscuro perché abietto.


Ma prima di arrivare a Salò Pierpaolo aveva fomentato e discusso, scritto e studiato. La rubrica "Il caos" che teneva sulla rivista settimanale Tempo, ora raccolta in un libro edito dalla Editori Riuniti edito nel 1999 (ancora oggi ultima edizione e non facile da reperire; vedi copertina in foto) era uno di quegli strumenti utilizzati nel riempimento di quel "vaso" di diffidenza, ostilità ed infine di odio che la cupola del potere italiano ha poi scaraventato con tutta la sua violenza nella sua eliminazione caratterizzata da una efferatezza riscontrabile a diversi livelli da esecutori materiali e mandanti diretti o ideali. Sì perché una delle poche certezze che abbiamo è che Pasolini fu cancellato con determinazione non solo da chi ha condannato ideologicamente e sentenziato nelle stanze semibuie del Palazzo; da chi ha pedinato, mincacciato e intimorito, isolato; da chi ha sequestrato e ridotto al macello il suo corpo. Pasolini fu rinnegato da quella maggioranza che ancora consta la società italiana, una società allora perbenista e conservatrice, oggi pseudo liberale e democraticamente consumistica, che idealmente lo condannò, che lo tornerebbe ad uccidere ancora oggi, sentenziando la sua maledizione; negandogli persino il martirio, la celebrazione. Chi vuole oggi non può ricordarlo, se non che in qualche libro dimenticato da media e mondo emerso; ricordato solo da un manipolo di "pazzi" che ancora si ostina a leggere e rileggere le sue parole, ad ascoltare la sua voce. Vale la pena essere confusi con i pazzi, in un mondo che non risponde più, dà occupato, al telefono, "può richiamare più tardi per favore?". Vale la pena ricordare Pasolini e le sue considerazioni, le sue ossessioni, le sue bestemmie contro una società italiana embrionalmente massificata e assuefatta al capitale. Ascoltare le pazzie di allora, per riconoscere quelle di oggi.

domenica 9 dicembre 2007

Il ritorno

San Nicola. Cielo terso d'inverno, aghi di freddo pungente che si spezzano al contatto con la nostra pelle inspessita dagli anni che ci ha visto lontani ed estranei, altri l'uno rispetto all'altro. Seguo i fili delle nostre strade, diverse, tento di farli intersecare di nuovo; per un attimo vi riesco, li avvolgo attorno alle mie dita secche ed incerte. Mi sfuggono, poi, di mano. Dalla mia finestra li seguo dipanarsi sotto le stesse luci che ci videro bambini e poi fanciulli, per poi arrivare alla tua stanza, fino ad oggi ancora vuota. Ti trovano raggomitolato sulle tue sciarpe e sulle tute da calciatore in erba.
Lontano dall'acciaio dei reclusi e degli ultimi, vegliato dallo sguardo materno, ti siano da conforto e riscatto le parole e le frasi non dette di chi ha portato con sé nel mondo il ricordo di tanti palloni scagliati contro le saracinesche appena dipinte, di tanti pomeriggi di pioggia passati ad aspettare il sole di mezzanotte, del mare fuoriporta.
San Nicola. Cielo stellato d'inverno, aghi di freddo pungente ridotti a dei punti, le loro crune. Dal balcone di fronte, quei fili di ritorno tra le mie dita. La luce è poca, fioca. Mi sforzo di vedere, di guardare. Insisto. Prima che la campana annunci il nuovo giorno, vi riesco. Ogni cruna è trapassata dal filo giusto.
Sant'Ambrogio. Riposa. Dormi pure. Il giorno è ancora lungo. Ma non temere, che preconcetti e maldicenze nella cruna dell'ago non ci passano.

venerdì 7 dicembre 2007

Caso Biagi: respinti ricorsi e negati sconti di pena

Per l'omicidio di Marco Biagi devono essere confermati gli ergastoli nei confronti di Marco Mezzasalma e di Roberto Morandi. Deve invece essere annullato il carcere a vita inflitto a Diana Blefari Melazzi per un nuovo processo e non va accordato lo sconto di pena a Simone Boccaccini. Sono queste le richieste che il sostituto procuratore generale della Cassazione, Alfredo Montagna, ha avanzato ai giudici della quinta sezione penale chiamati oggi a decidere sulla vicenda processuale bolognese per l'omicidio del giuslavorista Marco Biagi, ucciso nel capoluogo emiliano la sera del 19 marzo 2002 dalle Br.

Postato dal sito web della Adkronos, 7 dicembre 2007

"Colpite i Cavalieri di Malta": Al-Qaeda lancia un appello agli egiziani

Chi sono i Cavalieri di Malta

"Non siate avari, oh egiziani, nel colpirla con un'auto o un camion bomba". E' questo il messaggio apparso oggi sui forum islamici vicini ad al-Qaeda, che chiede ai terroristi islamici di colpire con un attentato la sede egiziana dell'Ordine dei Cavalieri di Malta. La richiesta è accompagnata da due foto che ritraggono la sede del Cairo dell'Ordine. Vengono proposte le foto del palazzo e del portone d'ingresso della rappresentanza diplomatica dell'Ordine di Malta in Egitto che si trova nella via Hoda Shaarawi del Cairo. Molto eloquente l'obiettivo degli autori di questo messaggio. "Vi mostro la foto della loro ambasciata in Egitto e chiedo ad Allah di farla chiudere o esplodere, compreso coloro i quali si trovano al suo interno che odiano l'Islam e i musulmani. Non siate avari, oh egiziani, nel colpirla con un'auto o un camion bomba".

La diffusione sui siti islamici della richiesta di colpire la sede egiziana dell'ente benefico segue la pubblicazione di un editoriale ieri sul giornale degli Emirati Arabi Uniti, 'al-Bayan', a firma del parlamentare giordano Jamal Muhammad Abidat, dal titolo 'Cavalieri di Malta, più di un complotto'. Nell'editoriale si ripercorre la storia dell'Ordine in chiave islamica, descrivendo il ruolo avuto dai Cavalieri di Malta durante le crociate e sostenendo che lo stesso ruolo sarebbe in atto oggi in Medio Oriente per la guerra americana in Iraq e Afghanistan.

"I ricordi della dolorosa storia arabo islamica evocano le battaglie combattute nell'undicesimo secolo, nel periodo delle guerre crociate, quando è iniziata la missione dei Cavalieri di Malta - si legge nel documento - considerata come una 'milizia cristiana', la cui missione era quella di difendere la terra conquistata dai crociati. Questi ricordi tornano con forza quando si scoprono i crimini che vengono commessi dalle società definite di sicurezza e protezione in Iraq e si scoprono i loro legami storici con l'organizzazione dei Cavalieri di Malta come per la società Black Water americana".

L'Ordine viene inoltre accusato di essere diretto da uomini vicini al presidente americano George W. Bush e ai neocon statunitensi, prendendo spunto da una trasmissione andata in onda sulla tv araba 'al-Jazeera' il 24 aprile del 2007. Si citano inoltre alcuni passaggi del libro dello scrittore americano Jeremy Scahill sulla società Black Water e si aggiunge che "la presenza dei mercenari in Iraq non è solo frutto di un accordo fatto con il Pentagono per sostituire in alcune situazioni di combattimento l'esercito americano, ma è anche frutto di un accordo su base ideologica che comprende anche i Cavalieri di Malta, perché loro sono l'ultimo gruppo crociato che controlla chi prende le decisioni negli Stati Uniti".

L'editoriale si conclude affermando: "Per questo non si esagera se si afferma che i Cavalieri di Malta sono un governo nascosto del mondo, o il governo più misterioso del mondo. Possiamo invece accettare la definizione data da uno di loro nella loro ambasciata del Cairo, che l'ha definita 'un fantasma che abita vicino'".

Postato dal sito web della Adkronos/Aki, 6 dicembre 2007

312 militari ammalati di tumore maligno di cui 77 morti, Parisi parla dell'uranio impoverito

Soldati italiani in missioneSono 312 i militari italiani che si sono ammalati di tumore maligno negli ultimi 11 anni (1996-2006) nei Balcani, in Iraq, Afghanistan e Libano; 77 di questi sono morti.

Il numero complessivo dei militari malati di tumore, tra impiegati in missione e non, e' invece di 1.703. Sono questi gli ultimi dati in possesso della Difesa: il ministro Parisi li ha comunicati oggi al Senato, davanti alla Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito. Ma c'e' gia' chi parla di dati "al ribasso".

Guarda l'inchiesta di Rainews24 sugli effetti dell'uranio impoverito

Il risultato di questo lavoro (in attesa di creare una "organizzazione centralizzata e informatizzata") e' un bilancio di soldati morti o ammalati piu' pesante di quello fornito in precedenza dallo stesso Parisi, che davanti alla Commissione aveva parlato di 255 casi, con 37 morti, tra i militari in missione - contro i 312 e 77 di oggi - e di 1.682 malati in totale (1.703).

"Difformita' - ha spiegato il ministro, con particolare riferimento alle missioni - dovuta soprattutto al fatto che alcune decine di malati o morti per tumore allora indicati nell'elenco dei militari che non avevano preso parte alle missioni, invece vi avevano partecipato".

E comunque - ha aggiunto Parisi, facendo per la prima volta questo raffronto - la percentuale dei militari che si e' ammalata di tumore dopo aver partecipato a missioni e' inferiore a quella della popolazione maschile italiana. Si tratta di "dati e comparazioni molto grezzi", ha premesso il ministro, ma e' un dato di fatto che nel quinquennio 2002-2006 sono stati 216 su 56.600 i militari italiani impiegati all'estero che si sono ammalati, "con una incidenza di 380 casi ogni 100.000".

Uno studio effettuato in base ai dati dell'Airt (Associazione italiana registri tumori) sul totale della popolazione maschile italiana per il quinquennio 1998-2002, indica invece che "in media vengono ogni anno diagnosticati nel nostro Paese 754 casi ogni 100.000 abitanti".

L'informativa di Parisi non ha soddisfatto Falco Accame, presidente di una delle associazioni piu' attive su questo fronte, secondo cui "non si tiene conto dei casi di morte e malattia nella guerra del Golfo del '91, in Somalia nel 1993, nei poligoni di tiro a partire dal 1977, dei civili e del personale in congedo e delle altre gravi malattie diverse dai tumori".


Postato dal sito web di Rainews24 del 6 dicembre 2007

giovedì 6 dicembre 2007

Musica nuda

Maria Luisa segnala nel mailinglistone di Giovanni la bravissima cantante Petra Magoni che esegue i suoi pezzi con il bassista Ferruccio Spinetti, ex appartenente al gruppo italiano degli Avion Travel. Da mie informazioni, i due girano spesso nella provincia Toscana, esibendosi in piccoli concerti o anche in improvvisazioni estemporanee.
Qui da Youtube una loro breve intervista di presentazione del loro incontro e della nascita del loro album: Musica nuda.

mercoledì 5 dicembre 2007

lunedì 3 dicembre 2007

Quest'uomo


Stasera la pioggia scende fitta fitta. Sto camminando senza ombrello. Le gocce rimbalzano sulla mia testa, e quasi quasi sembrano colmare quei pochi spazi vuoti lasciati da questo baccano che si sente tutto intorno. Nei gazebo, nelle urne delle primarie truffa, nei salotti televisivi dove modelle agitano il culo e reggono la coda al santoro di turno.

Cazzo, questa pioggia non smette. Ho tutte le guance bagnate. Vorrei che Michela fosse qui, ora, in questo momento. Forse lei saprebbe portare via dalla mia faccia quelle gocce che scendendo cercano di scavare un solco nella pelle, di trovare un varco per penetrare fino nelle viscere del corpo e lì farsi una sola cosa con le mucose. Sicuramente lei saprebbe far smettere questo coro di voci, farmi ascoltare, finalmente, una nota stonata. Rifugiarmi da Ninotto, trovare Oreste al suo posto mi farebbero stare meglio, lo so. In questa sera bagnata, in questa sera fatta di luci riflesse dalle pozzanghere, di tossicomani alla ricerca di una improbabile pensilina, di puttane con l'acqua negli stivali. E' fastidiosa l'acqua nelle scarpe. Avete mai provato a stare fermi sotto la pioggia per ore, per ore, per ore, per ore, con l'acqua che prima bagna la punta dei piedi e poi invade tutte le scarpe, fa fradice le calze? E' triste l'acqua nelle scarpe. E' triste l'acqua che i lavavetri prendono dai secchi per inzuppare le spugne e lavare i parabrezza delle macchine ferme ai semafori.

Stasera Ninotto non lavora, e Oreste non tornerà nella sua casa in collina. In qualche modo farò stasera. Proseguo nella mia passeggiata. Una macchina passa, un motorino bussa, uno zingaro suona il suo organetto. Piove. Governo ladro. Si può dire ancora? Non è che mo' i comunisti stando al governo, ci tolgono pure sta soddisfazione? In un bar un uomo solo al bancone sta ordinando un aperitivo, un cordiale, quattro chiacchiere a nolo con il ragazzo che armeggia con la macchina per fare il caffè, che dice lui va curata come una donna, le vanno cambiati i filtri, e bisogna farlo proprio adesso che il tempo è umido, dice lui con i capelli che mi sembrano tanti chiodi piantati sulla sua capoccia a forma di uovo. E' gentile questo ragazzo del bar, e parla, parla a voce bassa e in fretta con l'unico cliente della serata, che chissà come mai si è trovato per strada a quest'ora. Mi piace provare ad indovinare la ragione che lo ha portato fuori dalle spaventosamente rassicuranti pareti di casa sua. Un litigio con la moglie, una incomprensione con la figlia femmina, un mal di testa che manco con l'aspirina gli è passato e che perciò è meglio fare due passi e non pensarci più, o la voglia di bere qualcosa da solo senza sedersi al tavolo con i parenti e dare fiato alla bocca con le solite parole di circostanza, fuori piove, questo governo ci sta ammazzando di tasse, gli idraulici costano un occhio della testa oggigiorno, per natale venite voi a casa nostra o andiamo da mamma, ho visto quella cucina, bisogna portare l'auto dal meccanico, domani viene il falegname. Visto così, di spalle, quest'uomo potrebbe essere un ferroviere. Si, ce lo vedo bene con la divisa da capotreno. Già me lo vedo che si affaccia dalla carrozza e al verde dà il pronti al macchinista per iniziare o proseguire la marcia. Battipaglia, Eboli, Campagna-Serre-Persano,..., Picerno, Tito, Potenza Inferiore. Seduto nel suo scompartimento compila il foglio di corsa, da una delle tasche tira fuori una caramella per levarsi dalla bocca quel sapore di ferro che i ferrovieri sentono anche quando finiscono il turno, scende alla stazione di Sicignano degli Alburni per un succo di frutta da dividere con il collega o con un bambino capriccioso tutto mamma ma quando arriviamo. Poi, Potenza, il caciocavallo di Pace & Becce (ma non sarà pubblicità occulta?), le panelle di pane che tutti i figli di ferroviere conoscono, cazzo se le conoscono, quelle da mangiare a fette belle grandi con l'olio fresco sopra. Questa sera, è uscito da solo. Solo con i suoi pensieri che durante il giorno si confondono con il rumore del treno e con le voci dei passeggeri.

L'insegna del bar è una di quelle insegne a luce intermittente. Vedere questa luce mi dà una strana sensazione. Mi sembra quasi che l'acqua passandole accanto catturi i colori del neon per precipitarli nelle pozzanghere, e se uno potesse immergersi in queste pozze, riuscirebbe a scorgere giù giù in profondità tutto questo arcobaleno che la pioggia si prende quando dal cielo cade nel mondo. Vorrei vedere come è la faccia di quest'uomo. Fino ad ora, l'ho visto solo di spalle. Ha le spalle larghe, così larghe da assorbire tutti i dispiaceri e dispensare amore. Ah, se si girasse, forse riuscirei a riconoscere lo sguardo di qualcuno che ho già visto nella mia vita, ad intravedere il taglio degli occhi di questo o di quell'altro, a leggere qualche pena nel cuore, qualche gioia nascente, qualche dolore profondo. Dunque, entro. Un caffè caldo mi rifocillerà a dovere. Gli sono vicino, gli chiedo di passarmi una bustina di zucchero. Mi guarda. Sul suo volto si sono fermate delle gocce, quasi a volersi impregnare della bontà che pare sprigionare. L'acqua ha la memoria lunga; trattiene tutto quello che incontra nei suoi infiniti giri. Poi diventa nuvole, e poi ricade giù di nuovo. E ho sempre pensato che noi siamo buoni o cattivi cristiani, tristi o allegri a seconda di chi quell'acqua ha incontrato.

E' strano però che quest'uomo abbia ancora il viso bagnato. In fondo, è entrato in questo posto molto prima di me. Gli porgo un fazzoletto chiedendogli se vuole asciugarsi la pioggia sulle guance. Mi guarda, le dita strette attorno alla manica della tazzina marrone, quelle con il dentro bianco e il bordo spesso. Dopo il primo sorso, che forse si è scottato pure la lingua, mi dice: "Ragazzo mio, non è pioggia!"


domenica 2 dicembre 2007

Domenica per ricordare

Domenica: giorno di riposo, giorno del signore o più semplicemente giorno per starsene sbracati davanti ad una radio fumante di gol o una pantomima televisiva della peggior specie. C'è chi di domenica vive di sky, chi vive di calcio, chi invece come me se ne va all'osteria a mangiare il cinghiale alla cacciatore e poi grande passeggiata in un parco nazionale, lungo il mare, tra animali selvatici, laddove si arriva attraversando una lunga e sconnessa strada di campagna. Bellezze della Maremma...E non fa niente se poi al terzultimo incrocio che ti divide dalla tappa finale verso casa, improvvisamente l'automobile accende una spia di allarme mai vista, il motore si spegne e la macchina non parte più! "Ecco rovinata una bellissima giornata insieme alla propria compagna, una giornata di sole, buoni sapori e grandi panorami." Ed invece no. Basta stare calmi, uscire dall'auto, mettere il triangolo a distanza di 15 metri, appoggiarsi all'auto e...tirare fuori le sigarette, contemplare la sfiga per poi ritornare nell'abitacolo, riaccendere il quadro e...la macchina riparte! Clamoroso! Dalla perdita alla riconquista. Avanti! Fino al prossimo stop.
Ed ora sono di nuovo a casa e mi rituffo nel web: due messaggi dell'amico Giovanni e carico un post tra i nostri più popolari (voglio dire tra i nostri più cliccati!). Due risate con Lorenzo Ghezzi: "Cinema alto, cinema basso...".




A proposito, ieri sera ho visto "Ai confini del paradiso" di Fatih Akin, regista turco autore del precendente, suggestivo "La sposa turca". Stasera tornerò a vederlo. La storia di Nejat, professore di letteratura all'università di Brema, che dopo la morte accidentale della sua nuova matrigna, Yeter, un'ex prostituta, ad opera del padre dopo una lite violenta tra i due, ritorna ad Istanbul e si rimette alla ricerca della figlia della donna deceduta. Ripudia il padre per l'insano gesto di violenza verso una donna adorabile e insegue Ayten, la figlia di Yeter, una rivoluzionaria del Pkk, in fuga dalla Turchia perché perseguitata dalla polizia. Durante il suo ritorno in patria, Nejat riscoprirà sè stesso e le sue vere aspirazioni nonché troverà sul suo cammino un crocevia di storie diverse ma che convergono tutte verso il ritrovamento di Ayten, la vera protagonista guida di questa avvincente e romantica storia d'amore, odio, sincerità e recupero dell'integrità dei sentimenti dell'amore.

sabato 1 dicembre 2007

Autunno dolciastro

Giovanni mi segnala la brava e bella Carmen Consoli. Era un sacco che non la sentivo. Una delle autrici italiane più brave; troppo spesso dimenticata; senz'altro tra i più validi e duraturi autori della musica italiana contemporanea.