lunedì 10 dicembre 2007

Solo per pazzi

A nessuno di noi che viva con curiosità questi anni è sfuggito che è diventato ossessivo l'uso della parola "sistema"
e della sua negazione (ossia il dissenso, la contestazione).

Pier Paolo Pasolini, Il caos
brano tratto da La paura di essere mangiati


Per alcuni vuol dire: "rispetto". Per altri: ossessione; che non si ha il coraggio di affrontare o combattere frontalmente. Per Pier Paolo Pasolini il "sistema" era un fine, lo scopo della sua genialità, della sua magnifica e maledetta arte. Maledetta come fu la pellicola Salò o le 120 giornate di Sodoma che, come conviene il bellissimo libro di Selim Rauer, La passione di Pierpaolo, postato su questo blog da Giovanni qualche giorno fa, fu proprio la goccia che fece traboccare il vaso, quel "vaso" dove erano contenute tutte le invettive che Pasolini aveva esternato nei confronti del potere politico italiano (ma già globalizzato) . Non mi soffermerò sul discorrere riguardo la possibilità che Pier Paolo Pasolini avesse raccolto documenti, ma soprattutto testimonianze nel sottomondo romano, in giro a rimorchiare prostituti che frequentava durante le notti passate dietro Piazzale Cinquecento o passando con la sua Alfa per viale Giolitti, adiacente alla stazione Termini. In giro per piacere ma anche per conoscenza: consapevolezza di come si viveva dall'altra parte del cancello, da dove lui entrava ed usciva. Sarebbe inutile, dicevo, continuare a discutere su "chi" e su cosa Pasolini sapeva, perché in questo momento, con una classe politica democristiana quasi morta e defunta, (non certo nello spirito e nella continuità della fame di potere degli adepti andreottiani) sarebbe inutile tirare fuori discorsi che finirebbero ancora prima di cominciare. Ma il metodo di Pier Paolo (come si è spinto ad evocarlo nel titolo del suo libro Rauer e come mi permetto adesso di chiamarlo da ora in poi...) è quello ossessivo ma scientifico, potremmo dire, di chi i suoi nemici voleva conoscerli: conoscere per colpire. E Pierpaolo alla fine ha colpito nel segno, con quel film: Salò, laddove iniziò un discorso sul potere e sulla sessualità che ci è ancora oggi oscuro perché abietto.


Ma prima di arrivare a Salò Pierpaolo aveva fomentato e discusso, scritto e studiato. La rubrica "Il caos" che teneva sulla rivista settimanale Tempo, ora raccolta in un libro edito dalla Editori Riuniti edito nel 1999 (ancora oggi ultima edizione e non facile da reperire; vedi copertina in foto) era uno di quegli strumenti utilizzati nel riempimento di quel "vaso" di diffidenza, ostilità ed infine di odio che la cupola del potere italiano ha poi scaraventato con tutta la sua violenza nella sua eliminazione caratterizzata da una efferatezza riscontrabile a diversi livelli da esecutori materiali e mandanti diretti o ideali. Sì perché una delle poche certezze che abbiamo è che Pasolini fu cancellato con determinazione non solo da chi ha condannato ideologicamente e sentenziato nelle stanze semibuie del Palazzo; da chi ha pedinato, mincacciato e intimorito, isolato; da chi ha sequestrato e ridotto al macello il suo corpo. Pasolini fu rinnegato da quella maggioranza che ancora consta la società italiana, una società allora perbenista e conservatrice, oggi pseudo liberale e democraticamente consumistica, che idealmente lo condannò, che lo tornerebbe ad uccidere ancora oggi, sentenziando la sua maledizione; negandogli persino il martirio, la celebrazione. Chi vuole oggi non può ricordarlo, se non che in qualche libro dimenticato da media e mondo emerso; ricordato solo da un manipolo di "pazzi" che ancora si ostina a leggere e rileggere le sue parole, ad ascoltare la sua voce. Vale la pena essere confusi con i pazzi, in un mondo che non risponde più, dà occupato, al telefono, "può richiamare più tardi per favore?". Vale la pena ricordare Pasolini e le sue considerazioni, le sue ossessioni, le sue bestemmie contro una società italiana embrionalmente massificata e assuefatta al capitale. Ascoltare le pazzie di allora, per riconoscere quelle di oggi.

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