martedì 2 gennaio 2007

Sinceramente preferisco i vecchi



Il cinema italiano prende ossigeno grazie Michele Placido che in due anni di lavorazione tira fuori uno dei pochi film memorabili che la mia frustrazione filmica ha registrarto negli ultimi tempi, un film che vale la pena tenere nella propria videoteca e rivedere quando ci si dimentica troppo facilmente dell'Italia che fu ed, in fondo, anche dell'Italia che "diventò". Romanzo criminale è un film, se vogliamo, d'essay in chiave meno cinematografica e più storica. Non è facile seguire una storia, quella della Banda della Magliana, attraverso l'ascesa di un gruppo di cani sciolti che iniziano con un sequestro per poi ad arrivare ad essere la banda più temuta della Roma degli anni' 70, si incrocia con molti dei momenti topici della storia del Bel Paese, in un'epoca ricca di fermento politico e culturale e di sempre affascinante e complicata interpretazione. La storia del Libano, di Dandy e Freddo e gli altri della banda si intreccia con fatti e nomi della storia d'Italia, a volte solo accennati o detti tra i denti, come la strage dell'80 alla Stazione di Bologna, il sequestro Moro, l'ascesa al potere della P2. Il pepe del film è la torbida storia d'amore tra il commissario Scialoia e Patrizia, la prostituta che diventa la donna dell'ormai potente Dandy ma sempre segretamente attratta dal commissario; ed ancora la tragedia di Freddo e Roberta, simbolo femminile della purezza e della morale. Ma Romanzo Criminale è soprattutto la storia nuda e cruda, interpretata magistralmente da un cast di grande efficacia, di un gruppo di "ragazzi di vita" e della loro disperata follia criminale, ambientato in una città tra le più turbolente e martoriate da un'epoca storica nella quale tanto è accaduto e troppo deve essere ancora spiegato. Con questo film un ricordo viene aggalla, un'emozione si materializza, un tassello che ricostruisce il quadro si rende pubblico per chi ha ancora orecchie per sentire, occhi per vedere.