giovedì 11 gennaio 2007

Dentro di noi ?

Ne sono pieni giornali e talk show di questa storia. Titoli in prima pagina sulla "strage di Erba" con tanto di grandguignoleschi dettagli, immancabili interviste a parenti e passanti, ipotesi investigative, ricostruzioni pseudo scientifiche come se bastasse aver visto tutta la serie di CSI per sentirsi esperti di dna, luminol e raccolta di indizi. Tante chiacchiere da onnipresenti sociologi e psicologi e tutto il circo mediatico che su ogni fatto di cronaca prospera pascendosi dell' interesse (a volte diretto ai particolari più macabri) che ognuno di noi inevitabilmente nutre per queste storie di cronaca.

Adesso l' unica cosa che conta : i colpevoli sono stati individuati ed avrebbero confessato. E la soluzione è più banale di quella di un giallo scritto da uno scrittore inesperto : i vicini di casa con cui da sempre le vittime litigavano. Niente ritorsioni criminali né serial killer psicopatici. Solo due comunissimi vicini di casa. E nessun movente arzigogolato, nessuna vendetta per qualche sgarro, nessun conto in sospeso da regolare tra inesistenti clan criminali. Solo la fine di una banale storia di litigi da cortile.

Ed è proprio questa banalità che mi colpisce. Viene inevitabile il parallelo con il caso del piccolo Tommy. Anche lì gli assassini erano due comunissime persone che hanno ucciso il bimbo solo perchè faceva troppo rumore ed era troppo difficile portare avanti il sequestro programmato, ma forse solo immaginato. Ed anche in quel caso la stessa freddezza nel gestire il dopo. Nessun apparente rimorso, nessuna volontà di nascondersi per non tradirsi. Anzi, una esposizone mediatica quasi ricercata (vedi le interviste rilasciate da Anna Bazzi o le dichiarazioni alle tv di Alessi). Andando più indietro, viene da pensare anche a Desiree Piovanelli e alla voglia di apparire dei suoi giovani assassini con quella loro insistita ricerca di telecamere da cui farsi intevistare per apparire in tv.

Qualcosa non va. Non sto parlando di qualcosa che non va in loro. Sarebbe troppo facile dire "sono pazzi, solo menti deviate potrebbero comportarsi così, uno sano non lo farebbe mai". No, sono persone normalissime in tutto e per tutto. Ma improvvisamente questa normalità cessa. Solo per poco, il tempo sufficiente ad ammazzare qualcuno. E poi si riprende la vita di prima, in tutto uguali agli altri. E da tutti considerati come pare della stessa comunità.

Allora qualcosa non va dentro di noi ? Hobbes insegnava che "homo homini lupus est". Altri ci dicono che abbiamo il "libero arbitrio", ma spesso scegliamo più facilmente il male che il bene. Ma è sempre stato così ? Sono i media a farcene rendere conto solo oggi ? O è il valore che diamo oggi alla vita ad essere tanto basso da ritenere banale stroncare quella degli altri ?

Ognuno dovrebbe darsi una risposta. O anche solo porsi la domanda. Purtroppo, quale essa sia, sarebbe solo una triste e forse terribilmente banale verità.

Carlo Ponti

Nella giornata di ieri e' venuto a mancare Carlo Ponti, produttore cinematografico il cui nome e' legato a pellicole di vario genere. Ai fini della comprensione del personaggio e di un modo di fare cinema che non c'e' piu', due titoli su tutti. La Ciociara di Vittorio De Sica e Blow-up di Michelangelo Antonioni.
La morte di Ponti mi induce a riflettere sull'attuale stato di salute del cinema italiano. In particolare, sulla drammatica invasione di campo da parte di produttori cinematografici il cui ruolo si esaurisce in quello di meri finanziatori di pellicole che garantiscano un massiccio riscontro al botteghino.
Piu' precisamente. Con il passare degli anni, la parallela trasformazione della societa' nella sua interezza, e la abnorme importanza assunta dal piccolo schermo, la figura del "produttore-cinefilo-mecenate" e' stata quasi del tutto soppiantata da quella di produttore tout court, il quale consegna all'esterno della industra cinematografica un prodotto rispondente a precise e determinate esigenze di mercato allo scopo di garantire utile e profitto all'azienda.
Cio' che potrebbe sembrare un semplice segno del tempo che passa e del cambiamento generale dei valori di riferimento, e' in realta' la miccia che ha innescato e continua ad innescare una reazione a catena. La quasi totale scomparsa di un cinema popolare di intrattenimento dotato di un alto spessore qualitativo ne rappresenta un meccanismo paradigmatico, il quale ha condotto ad una schizofrenia delle pellicole che popolano le sale. Nei cinematografi, assistiamo o alla proiezione di commedie pasticciate e scollacciate o alla proiezione dei film cosiddetti di nicchia. In mezzo esiste, come dire, una "zona grigia" che stenta e stentera' ad allargarsi.
Il tempo va veloce e non ritorna. E mi ritrovo a scegliere tra uno sguaiato Vanzina e un piatto Calopresti. Mai piu' tra Dino Risi e Marco Ferreri.