sabato 10 febbraio 2007

Claudio Lolli a Milano


Milano non si è certo scomposta più di tanto per l'arrivo di Claudio Lolli in concerto. Non mi riferisco certo al fatto che il "nostro" Claudio si potesse esibire alla Scala o al Piccolo (cosa che oggi meriterebbe in quanto teatrante e non più solo cantante). Bensì mi riferisco al piccolo ma accogliente e funzionale Teatro Spazio 89, posto nella periferia milanese nella zona dell'ospedale San Carlo, e che ha organizzato questo unico appuntamento milanese di quest'anno per Lolli e il suo compagno di viaggio, Paolo Capodacqua. Nel concerto milanese, infatti, il cantautore bolognese si è esibito con i Gang e altri cantautori di minore valore artistico o comunque poco confacenti al tipo di musica che oggi Claudio Lolli vuole esprimere al suo pubblico di nicchia. La musica di Lolli oggi ha tendenzialmente spostato l'asse di interesse del cantautore dalla politica all'individuo (La scoperta dell'America!), dalla ribellione di piazza, alla liberazione dell'erotismo rattrappito dopo tanti anni di politicizzazione dell'individuo. E' difficile che il messaggio di Claudio Lolli, cantautore capace sempre e comunque di andare oltre se stesso ed evolversi, sia oggi compreso da un pubblico che continua ad accettarlo perché "Compagno Gramsci", perché "Borghesia", che sono pezzi che, pur non rinnegando assolutamente e facenti parte ancora del suo repertorio live, fanno parte del suo passato non solo artistico ma anche umano. Claudio Lolli è andato oltre con il suo nuovo album La scoperta dell'America e lo testimonia soprattutto la canzone che Bisogno Orizzontale, vero e proprio spartiaque dal Lolli politico al Lolli intimista e più individualista. Purtroppo bisogna dire, che la nicchia, quella nella quale a suo e nostro malgrado (nostro di tutti!) Claudio Lolli è stato costipato in questi anni di musica, è rimasta quella degli anni '60, con i sogni e le illusioni di una generazione che non riuscendo più a trovare risposte si attacca al passato come se fosse ad una religione. "Basta con le piazze inondate di bandiere rosse - dice Lolli dal palco del TeatroSpazio 89 di Milano dopo l'esibizione dei Gang e di altri cantautori - Sono trenta cinque anni che sono solo, ormai, nella nostra immaginazione!". Frasi come queste hanno gelato i più di trecento spettatori del teatro milanese; ma hanno anche indotto alcuni a riflettere su chi siamo e su dove e perché si continua a ricordare il passato quasi con nostalgia. Forse è proprio questo che bisognerebbe ricordare: non smettere mai di ribellarsi, non smettere mai di far rivoluzioni. Claudio Lolli, con quel poco di voce che ancora gli è rimasta, con quel pubblico romantico ed esigente, sta tentando di fare una ulteriore rivoluzione in sé stesso e in chi lo ascolta. "L'amore è una forza ben più grande del comunismo" decretava al cantande dei Gang che lo incentivava a cantare gli zingari felici delle piazze bolognesi degli anni '70. Non che gli altri ci rimangano male, ma quello che oggi Claudio Lolli dice quando parla al suo pubblico nei suoi concerti fa riflettere come e più immediatamente delle sue canzoni. Oggi Lolli non solo musica, parole e cuore ma anche ironia, sempre più ironia, di sé stesso e dei suoi compagni. Ma soprattutto Lolli è ancora un album, un lavoro che non ti aspetti, che sorprende. Un disco che continua a raccontare la storia di colui che "aspettando Godot" ne ha fatte di rivolte, dentro e fuori di sé, fino ad arrivare a scoprire l'America. Ma l'america di Claudio Lolli è un'america colorata, che si è tolta l'abito grigio per donarsi, per riscoprirsi, per amarsi. E' la scoperta di qualcosa di nuovo, di un ulteriore volo di "un gabbiano ipotetico" che tenta un ultimo colpo d'ali in un cielo blu erotico e non più rosso sbiadito.