domenica 25 febbraio 2007

In fuga verso il centro

The Picasso Fractal (link sito)
I dato è tratto: il governo di centro sinistra, dopo dieci mesi è caduto. E' caduto perché non ha raggiunto il quorum di voti favorevoli al senato sull'interrogazione del centro destra sulla maggioranza dei voti per la politica estera. Una trappola dicono in molti ma fatto sta che la coalizione di governo non ha raggiunto il quorum necessario nella votazione al Senato dove aveva già dei voti risicati di base; dove, lo si sapeva, che due senatori di Pdci e Rifondazione Comunista avrebbero votato contro.
In merito alle scelte del governo sul prossimo rifinanziamento della missione in Afghanistan "non fa altro che seguire con coerenza la politica italiana degli ultimi cinquant'anni", come si complimentava proprio lui, il senatore Giulio "Cesare" Andreotti. Proprio lui, insieme all'altro senatore a vita Pininfarina è stato altresì doppiamente determinante: prima nel promettere di votare sì, facendo credere di poter sopperire ai "dissidenti"; poi per la loro improvvisa astensione dal voto che ha messo il governo in una situazione che mai avrebbe voluto.

Da tre giorni non si parla d'altro che del Prodi-bis che dovrebbe appoggiarsi ai voti di dissidenti del centro destra e di Marco Follini, ex appartenente all'Udc di Casini, nonché dai voti dei senatori a vita che, seppure rappresenta il punto nodale del nuovo governo a venire con il capo dello Stato che ha detto che "non devono essere decisivi a formare una maggioranza". Rifondazione e Comunisti Italiani sono ora segnalati come "inaffidabili", bacchettati anche dal ministro degli esteri D'Alema.

Ha tenuto quindi neanche un anno il governo di centro sinistra di Prodi che dimostra ancora una volta di come in Italia sia estremamente difficoltoso lasciare spazio ad una coalizione social democratica che abbia al suo interno partiti che rappresentino la sinistra comunista. Proprio nel momento che il governo di Prodi avrebbe dovuto cacciare le unghie e mostrare uno spostamento a sinistra del Paese, è caduto impunemente sotto le astensioni di due vecchi senatori democristiani e soprattutto dei dissidenti che, a giusta ragione, contestavano l'atteggiamento arrogante del premier e dei membri del futuro partito democratico durante tutta la durata della legislatura. Fin dall'inizio infatti lo stesso Romano Prodi è sembrato ingiustamente punitivo nei confronti delle prese di posizione della sua ala meno moderata, apparendo spesso imbarazzato (vedi Vicenza) e addirittura paziente e snob (vedi Dico). Quasi fosse un padre maturo che deve tenere a bada i suoi figlioletti insolenti. Ma a leggere la lettera di difesa sul Manifesto di Franco Turigliatto e considerando tutto quello che il partito gli ha rimproverato (compresa l'aggressione subita da un suo "compagno"!), c'è un atteggiamento di coerenza e buona fede del senatore che si è reso protagonista del primo stop del progetto della sinistra italiana al governo. Inutile prendersi in giro: la politica estera di D'Alema, nonostante i numerosi proseliti a sinistra come a destra, non ha rotto la discontinuità dell'atteggiamento dell'Italia sui fronti di guerra (avrebbe potuto?). Se è vero che il ritiro dall'Iraq è stato rispettato, è anche vero che l'Italia è il paese che guida la missione di "pace" in Libano, per la quale abbiamo portato lì più di tremila soldati e numerosa artiglieria pesante. L'afghanistan, idem con patate, visto che ad oggi sembra essere diventato uno dei punti nevralgici degli interessi mondiali, come dimostra anche la politica militare attuata dal premier inglese Blair che ha mandato in Afghanistan tutto il suo contingente destinato all'Iraq. Del resto, della guerra in Iraq nessuno sa più che farsene: oggi rappresenta solo una pericolosa esposizione ad attacchi terroristici in casa e ad una gestione impossibile su di un territorio ormai indomabile dalle faide tra sciiti e sunniti, appesantiti dall'amministrazione fantoccio voluta dagli Stati Uniti dopo la deposizione di Saddam Hussein.

Un'altra prova del fuoco, per non dire un patto del governo con la sua ala più estrema (non rappresentata certamente dai soli deputati di Rifondazione Comunista o del PdCI, ma anche da parte dei Ds), era rappresentata dall'approvazione dei Dico, i patti per le unioni civili che, se è vero che rimangono un progetto di legge agli atti in Parlamento, sono diventati il primo strumento di ricatto delle fazioni centriste e filo papali del nuovo governo che andrà a formarsi.

In conclusione, questo nuovo scenario dell'Italia che verrà appare come vecchio e sbiadito, come una foto già scattata ed ingiallita, per non dire un falso dejavù. Sì, perché non è una proiezioni della memoria né un'immagine onirica ma la realtà, che vede una coalizione di centro sinistra sempre più votata a diventare "democentrista", con probabili concessioni ad un opposiozione del centro destra che non sta vivendo certo un momento esaltante e preferisce accennare ad un inciucio di vecchia memoria con gli avversari politici. Ecco il quadro dunque, dopo nove mesi di governo di centro sinistra, abbiamo: a) una politica di sinistra inattuata; b) una caduta prematura del governo con conseguente perdita di credibilità tra l'elettorato; c) uno spostamento dell'asse governativo al centro; d) una finanziaria approvata e che sta per far emergere i suoi effetti solo adesso quando, svegliatici, ci riscopriamo ancora una volta più poveri. Mi chiedo: non si sentono presi in giro gli elettori dei partiti di estrema sinistra che hanno appoggiato questo governo e che probabilmente non vedranno cambiare le condizioni dei lavoratori precari e super tassati? Senza parlare poi degli ideali di pace in un mondo (inevitabilmente) in guerra, sventolati per tutta la campagna elettorale come i vessilli del cambiamento dopo l' "oscurantismo" berlusconiano?

Come disse in quella sua felicissima trasmissione dal nome l'Ottavo Nano, in una felice imitazione di Prodi, Corrado Guzzanti nel '96, quando forse c'era una maggiore libertà di espressione politica anche in tv: "Oggi le nostre promesse non valgono più... Allora bisogna fare nuove promesse!"