martedì 3 aprile 2007

Al quarto piano

Uno straccio usato per pulire delle mensole in formica. Strati di polvere depositati dal tempo e dall´incuria; guardandovi in mezzo, ci ho visto le impronte delle tue dita umide dell´amore appena finito, le illusioni di un altro mondo. Figurato, raccontato, possibile. Vi ho rivisto le espressioni, risentito le battute degli attori dei film che ci aiutavano a distrarre la noia e ad addolcire la delusione, ad illuderci ancora.
La primavera e´ alle porte. I raggi di un insolito sole si incantano sul pulviscolo che si alza dai mobili e dagli scaffali di una camera al quarto piano; danzano i granelli di polvere sospesi per tutta la stanza. Con gli occhi ne assecondo il ballo, termico ed ipnotico. Ne scelgo uno. Lo seguo sino a quando esce a far parte del mondo. Mi sporgo dal balcone. Un´intermibabile fila di auto ferme al semaforo; il numero cento che percorre la solita strada, e tu vestita solo di te, che mi domandi se oggi sara´ uguale a ieri. Ti guardo, lego i miei capelli con un elastico amaranto. Cara, e´ la fine





Mio fratello e´ figlio unico


Nel dopo cena della domenica ultima scorsa, ho avuto modo di vedere una vecchia puntata- precisamente quella del nove giugno duemilasei- di Ritratti (programma di RaiTre "moderato" da Giancarlo Governi) dedicata a Rino Gaetano, cantautore morto in seguito ad un incidente stradale nella serata del due giugno millenovecentoeottantuno. A ventisei anni dalla scomparsa del "folletto sempre piu´ blu", ci si rende conto di come le liriche scritte dal cantante nato a Crotone risultino attuali quanto mai. Gaetano fu un cantautore sui generis rispetto ai cantautori "canonici" dell´epoca in cui egli visse (e come lui Alberto Fortis, Franco Fanigliulo, Stefano Rosso, solo per citarne alcuni) che forse prima degli altri avevano compreso che, forse, l´ideologia non era il grimaldello per scardinare l´infelicita´ e le frustrazioni quotidiane.
Rino Gaetano cantava l´Italia facendo di una ironia malinconica ed arrabbiata al tempo stesso, che tradisce uno sviscerato amore per il suo Paese, la chiave di volta di tutta la sua poetica; cantava il suo disicanto nei confronti di una politica serva dei partiti; portava sul palco la sua disillusione nei confronti delle ideologie intrappolate nelle logiche di segreteria. Cantore di tanti fratelli che prendono coscienza del loro essere figli unici, del loro essere uomini e non caporali e che escluso il cane non riusciranno a trovare comprensione negli occhi del mondo.

Onda su onda


Non ha mai venduto un cazzo la new wave
(Federico Fiumani)

Nel pezzo dal titolo In mezzo scorre il punk, ho fatto riferimento alla new wave italiana. A tal proposito, riporto qui di seguito un articolo scritto da Alberto Campo, direttore del mensile musicale Rumore.

C'era una volta la new wave... E in Italia Firenze ne fu roccaforte. Che lo snodo fondamentale del fenomeno stesse là e non altrove - la Bologna "bruciata" dal '77, una Milano ancora troppo autoreferenziale, la timida e decentrata Torino di allora - fu chiaro al principio degli anni Ottanta. La prima edizione dell'Indipendent Music Meeting (raduno delle etichette discografiche "alternative" varato nel 1983), gli album che segnarono gli esordi di Diaframma (Siberia, 1984) e Litfiba (Desaparecido, 1985), ambedue targati IRA, marchio discografico locale creato dal produttore Alberto Pirelli... Inequivocabili indizi di vivacità creativa e imprenditoriale.

La scena rock cittadina aveva cominciato a fermentare già nella seconda metà del decennio precedente, come spiegano le note di copertina della compilation Firenze sogna, edita nel 1993 da Materiali Sonori: panoramica sonora su ciò che accadde musicalmente in città fra il 1976 e il 1983 - dalle intuizioni dei veterani Sensation's Fix ai primi vagiti emessi dai gruppi di Pelù e Fiumani-nella foto in alto a sinistra- (voce de "I Diaframma", ndr), passando dai Cafè Caracas (in cui suonavano Ghigo Renzulli, poi nei Litfiba, e Raf!). Perciò, quando dal fronte angloamericano cominciarono a propagarsi i sussulti del punk e della new wave, Firenze più di altri luoghi in Italia seppe captarli, interpretarli e farli propri.

Esistevano posti in cui suonare, il Banana Moon e la Rockoteca Brighton (dove si esibirono per la prima volta dal vivo Litfiba e Diaframma, rispettivamente nel dicembre 1980 e nel novembre 1981), ed emittenti radiofoniche - Controradio e Centofiori - disposte a dar voce ai giovani artisti locali: le cosiddette infrastrutture, indispensabili per allevare talenti e professionalità. E si sarebbero ben presto moltiplicate: da locali come Tenax e Manila a etichette indipendenti quali Contempo