lunedì 13 agosto 2007

Il pane e le rose

Nel corso della seconda settimana di agosto, Francesco Caruso - deputato indipendente eletto tra le fila del Partito della Rifondazione Comunista- è balzato agli onori nazionali della cronaca politica. Alcune esternazioni del no-global campano sulle riforme introdotte nell'ambito del mercato del lavoro dall' ex ministro Tiziano Treu ( il pacchetto Treu approvato nel giugno del 1997) e dal giuslavorista Marco Biagi (la legge 30 varata nella passata legislatura), vigliaccamente assassinato dalle nuove sedicenti Brigate Rosse, hanno dato fiato alle trombe della carta stampata e dei giornali elettronici.

Le inopportune parole attraverso le quali Caruso ha espresso il suo pensiero hanno provocato reazioni improntate al "dagli all'untore". Nei fatti, le dichiarazioni dell'onorevole di Rifondazione hanno indotto in quella parte della pubblica opinione veicolata dai quotidiani mainstream una unanime condanna di una violenza verbale ed ideologica dietro la quale si nasconderebbe una potenziale energia terroristica pronta a divenire, secondo la peggiore vulgata anti-comunista, cinetica. Questo strapparsi le vesti, dinanzi alla verbosità e alle frasi ad effetto pronunziate da Caruso, ha finito con l'evitare di entrare in medias res. Cosa ha prodotto in Italia l'applicazione della legge 30? Più precisamente. Quali sono stati gli effetti causati da una cieca applicazione di quella che strumentalmente viene chiamata "legge Biagi"? La cecità di cui a questo ultimo interrogativo si concretizza nella quasi completa assenza di un substrato strutturale sul quale fare crescere un mercato del lavoro in cui entrare attraverso tutte quelle forme contrattuali previste dal pacchetto Treu prima e dalla legge Biagi poi (job on call, staff leasing, et cetera). Il nodo cruciale da risolvere è la drammatica assenza di una rete, più o meno fitta, di imprese e realtà lavorative in generale, che garantisca al lavoratore in uscita da una azienda di ricollocarsi nel mondo del lavoro entro un tempo ragionevolmente breve. Oltre a tale vacanza, potremmo dire di hardware, ne esiste un'altra, altrettanto drammatica: quella del software. Esistono solo timide tracce di un sistema di ammortizzatori sociali che possa armonizzarsi efficacemente con le modalità di lavoro dettate dalla economia globale.

Secondo il sommesso parere di chi scrive, le "uscite" di Caruso potrebbero avere il merito di spostare, anche se minimamente, l'attenzione di chi è impegnato a costruire la copia aggiornata ai tempi odierni del cattocomunismo, su un problema che non è frutto di velleitarie elaborazioni oppure di onanismi ideologici.