venerdì 31 agosto 2007

E non mi hanno fatto del male

Non avrai altro Dio, all'infuori di me,
spesso mi ha fatto pensare:
genti diverse, venute dall'est
dicevan che in fondo era uguale.
Credevano a un altro diverso da te,
e non mi hanno fatto del male.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.

Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano.
Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:
ma forse era stanco, forse troppo occupato
e non ascoltò il mio dolore.
Ma forse era stanco, forse troppo lontano
davvero, lo nominai invano.

Onora il padre. Onora la madre
e onora anche il loro bastone,
bacia la mano che ruppe il tuo naso
perché le chiedevi un boccone:
quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.
Quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.

Ricorda di santificare le feste.
Facile per noi ladroni
entrare nei templi che rigurgitan salmi
di schiavi e dei loro padroni
senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.
Senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.

Il quinto dice "non devi rubare"
e forse io l'ho rispettato
vuotando in silenzio, le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri, nel nome di Dio.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri, nel nome di Dio.

Non commettere atti che non siano puri
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l'ami, così sarai uomo di fede:
poi la voglia svanisce ed il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l'amore,
ma non ho creato dolore.

Il settimo dice "non ammazzare"
se del cielo vuoi essere degno.
guardatela oggi, questa legge di Dio,
tre volte inchiodata nel legno.
guardate la fine di quel nazareno,
e un ladro non muore di meno.
Guardate la fine di quel nazareno,
e un ladro non muore di meno.

Non dire falsa testimonianza
e aiutali a uccidere un uomo.
Lo sanno a memoria il diritto divino
e scordano sempre il perdono.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.

Non desiderare la roba degli altri,
non desiderarne la sposa.
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
che hanno una donna e qualcosa:
nei letti degli altri, già caldi d'amore
non ho provato dolore.
L'invidia di ieri non è già finita:
stasera vi invidio la vita.

Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti:
io nel vedere quest'uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l'amore.
(Fabrizio De Andrè, Il testamento di Tito, 1966)


La questione dei lavavetri, dei mendicanti. Firenze, Trieste, Torino, Salerno. Amerigo frequenta un istituto tecnico. In periferia. Porta i capelli a caschetto, un pò lunghi sulle spalle, ed indossa pantaloni dai colori sgargianti, psichedelici quasi. Durante l'anno scolastico non bada molto ai compiti che i professori gli assegnano per casa. Seduto ad uno degli ultimi banchi, Amerigo guarda la finestra che da' sul cortile della scuola. Vi vede scorrere le quattro stagioni, le conseguenze degli eventi. Nel corso delle lezioni, pensa a qualcosa di diverso dai motori pentapolari e dai circuiti risonanti; pensa ai soggetti che i suoi burattini dovranno mettere in scena durante la prossima estate. Sul finire della primavera, il lungomare, le piazze, i giardini della citta`si riempiranno di bimbetti. Con una mano in quella della mamma e con l'altra impegnata a fare volteggiare nell'aria un palloncino gonfiato ad elio, o a riprodurre il beccheggio di una nave comprata dal venditore all'angolo, essi morderanno il freno per prendere posto sulle sedie in legno sistemate a quadrato dinanzi al palcoscenico del teatro dei burattini. Fare emozionare tutti quei bimbi, sentire le loro voci rivolgere improbabili domande ai genitori o ai nonni, e' inestimabilmente prezioso. Amerigo spende i pomeriggi interi a pensare a nuove eventualità e ai nuovi personaggi che le animeranno; prende spunto da tutto quello che gli gira intorno; dai telegiornali, dalle canzoni alla radio, dalle scene di vita quotidiana.
Amerigo se ne sta nascosto a manovrare le marionette. Quando si va in scena, il mondo fuori non esiste. Lui e` altrove. Non sente il profumo delle sere di maggio quando sul fare della sera i lampioni cominciano ad illuminare le passeggiate sul lungomare, e la gente si accalca al bancone dei chioschi per chiedere una granita. Non si cura della atmosfera della domenica pomeriggio, giorno di liberta` per le badanti venute da oriente per essere insidiate da squallidi signori dai capelli dipinti. Non sente le urla di nordafricani ubriachi che nell'ultima birra ci vedono riflessa la mezza luna dalla quale sono venuti, e i suoi occhi non vedono il manganello pronto a scacciare qualche ambulante, o qualche macchina dalla grossa cilindrata sparigliare gruppi di lavavetri fermi ai semafori. Perchè tutto questo Amerigo lo mette in scena ogni sera sul proscenio del suo piccolo teatro.
L'altra notte ho sognato Amerigo. La sua baracca, i suoi burattini. Le piccole seggiole vuote, i lampioni spenti, la gente non chiedere piu` granite. Solo una coppia di uomini in divisa fare la ronda.


La ballata dei lavavetri, film diretto da Peter Del Monte nel 1998.


Alla fine degli anni '80, giunta a Roma per un'udienza del Papa, una famiglia polacca si ferma e, in attesa di un visto per il Canada, s'industria per sopravvivere: gli uomini come lavavetri, le donne come domestiche. La morte accidentale del capofamiglia, discordie interne, contatti con la violenza e l'illegalità la sfaldano. Dal romanzo Il polacco lavatore di vetri di Edoardo Albinati, adattato liberamente dal regista con Sergio Bazzini e Dominik Wieczorkowski. Rifiutata l'opzione della denuncia sociale (l'immigrazione straniera in Italia, colta nella sua fase iniziale dell'Est europeo; la disgregazione di un gruppo familiare in un contesto nuovo; la descrizione dell'intolleranza, esplicita o indiretta, dell'italiano medio verso gli immigrati stranieri, parallela al loro sfruttamento, tutti temi presenti nel film), Del Monte ha scelto la chiave del grottesco fantastico, onirico, surrealistico di tipica derivazione dalla letteratura e dal cinema polacco.

Da: il Morandini- Dizionario dei film.