martedì 11 settembre 2007

Cercasi "Neologo"


Il 5 giugno scorso, su segnalazione di Giovanni, pubblicammo sul blog un articolo dal titolo "Popular phisics", la fisica popolare, scritto da Gerardo Adesso, ricercatore dell'Università di Salerno e di quella Autonoma di Barcellona. L'articolo affrontava il problema della capacità della fisica (Confessioni di un fisico teorico) di venire incontro ai problemi della società, del "microscopico" mondo sociale con la conoscenza di chi è abituato a sbirciare nelle particelle. Nella seconda parte l'articolo faceva riferimento all' "entanglement quantum", l'intreccio quantico" è una teoria estremamente complessa che trova le sue basi teoriche (e come vedremo presto anche empiriche) nel mondo "quantico", indagato dalla matematica e dalla fisica quantistica.
Il punto di vista è quantomeno interessante. Come possono le conoscenze specifiche della fisica (quantistica) intrecciarsi, per spiegare, quelle della sociologia, dell'antropologia, insomma, delle scienze umane? E', quindi, possibile (ri)definire i termini della realtà che ci circonda non più attraverso conoscenze di sperimentazione sociale, ricerche storiche, riferimenti geopolitici che rimangono a questo punto strumenti di superficie a paragone alle indagini di tipo "molecolare"? Forse è troppo presto per dire di sì; ma il fatto che una sperimentazione empirica sul cosiddetto intreccio quantico sia una cosa avviata da anni e che si perfeziona col passare del tempo ci fa pensare come gli intellettuali e filosofi consapevoli dei risvolti a cui queste conoscenze porteranno, disporranno di una chiave di lettura ulteriore per aprire le porte di una "realtà" finora solo intravista.

In un articolo pubblicato sul sito della rivista Scienza e Conoscenza, del quale likiamo solo un estratto on line, a parlare è Dean Radin, autore di un popolare libro negli Usa "Entaglement Minds" dal titolo a dir poco evocativo in base a quello che abbiamo appena spiegato e alle teorie ormai proprie della conoscenza specifica della fisica quantistica nel mondo. Anche qui l' "intreccio" è il punto nodale della storia. Radin spiega come “L’intreccio era stato già previsto dalla matematica della teoria quantica” e di come questa “consideri la materia non solo sotto forma di particelle ma anche di onde di probabilità”. “Da questa idea – spiega ancora il fisico - due particelle interagenti possono essere viste, in termini di onda, come una nuova e più complessa onda. Non due onde, ma una sola onda, che d’ora in poi considereremo un sistema a parte. Per cui, è possibile ritenere che due particelle interagenti non siano più separate”. Conoscenze scontate per un fisico quantistico, ma che dagli anni ’60 hanno cominciato a svelarsi sotto una veste nuova e più shockante per la conoscenza umana grazie alle numerose sperimentazione empiriche di queste conoscenze. È stato dunque negli anni ’80, grazie agli esperimenti del fisico irlandese John Bell, che si è arrivati alla consapevolezza che questo fenomeno dell’intreccio di onde che formano la materia ha delle radici pratiche che fanno saltare i parametri di conoscenza di tutta la società moderna fino ad oggi. Considerare una realtà “spettrale” come la definiva Einstein (che già aveva studiato i “rimbalzi” della materia) è un’idea che la coscienza, più che la conoscenza, civile contemporanea difficilmente può accettare. Al di là delle conclusioni affrettate che siamo tentati di fare, Radin afferma con certezza: “ora sappiamo non solo per supposizioni teoriche, ma per evidenza empirica, che le particelle apparentemente separate in effetti possono essere collegate attraverso lo spazio e il tempo in modi “spettrali”; e continua: “La cosa importante è che questa non è solo un’idea teorica interessante, ma un fatto osservabile che riguarda la trama della realtà. E le conoscenze su questi intrecci aumentano a ritmi sempre più veloci”. In chiusura Radin parla della validità della sua teoria del bio-intreccio, e cioè “l’intreccio delle menti”. E a supporto di questo cita un esperimento fatto di recente proprio in Italia, laddove è stato dimostrato come l’intreccio possa esistere anche a livello neuronale, e cioè nel sistema cellulare della ricezione, integrazione e trasmissione degli impulsi del sistema nervoso. E' lo stesso Radin a parlarne: “Tra gli studi che più mi hanno colpito c'è uno studio dell’Università di Milano in cui sono stati sviluppati neuroni, ovvero cellule del cervello umano, su una piastra per colture cellulari. Poi una parte di quel gruppo di cellule è stata fatta crescere su un’altra piastra. L’idea era che se quei neuroni, venendo dalla stessa sorgente, erano davvero connessi (anche se apparentemente si trovavano su piastre diverse), stimolando gli uni avresti dovuto osservare una reazione negli altri” (Bio-intreccio. Ci sono novità all’orizzonte sulle interazioni mente materia su http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo.php?id=8859). Alla fine Radin dice di come “se apparentemente le cose sono separate alla fine non lo sono più” e di come numerosi esperimenti fatti successivamente dimostrino come “l’entaglement” sia un fenomeno osservabile, riscontrabile. Secondo il fisico due sono i motivi per i quali si fatica a prendere coscienza di questa nuova realtà che se fosse comunemente accettata spiegherebbe all'umanità nuovi orizzonti di conoscenza ed esplorazione del sapere. La prima, riguarda lo shock:


“di capire improvvisamente che le cose apparentemente separate a un certo livello non lo sono più, può dare le vertigini. Le cose sono connesse in senso concreto, non solo astratto. È una comprensione basata sulla logica del teorema di Bell e su studi di laboratorio che dimostrano come l’entanglement esista davvero. Le vertigini vengono perché il senso comune è messo a dura prova. La maggior parte del tempo mi sento separato dagli altri e dalle loro cose. Quindi è arduo fare il salto di fede – e in questo caso il salto riguarda la realtà vera e propria – che da un altro punto di vista io non sono isolato, come i sensi continuano a dirmi. L’altra ragione è legata per lo più ad una mancanza di preparazione da parte degli individui di arrivare a comprende ed esprimere quelli che Radin chiama concetti “olistici”: “non disponiamo delle parole giuste per concetti così olistici… Il linguaggio si basa prevalentemente sul senso comune, e qui stiamo parlando di cose più simili al non-senso comune. Il nostro modo di pensare, il modo in cui esprimiamo e spieghiamo le cose, si basa fondamentalmente sull’assunto dell’isolamento e della separazione. Invece qui stiamo cercando di descrivere un altro aspetto della realtà, che è completamente olistico. E poiché non disponiamo ancora del linguaggio adatto per queste idee, talvolta è difficile fare chiarezza su queste cose. Ogni tanto, anche i fisici vanno in confusione per questo."

Gilles Deleuze, in una delle lezioni tenute a Vincennes nel 1977, affermava: “Se vuoi comprendere un concetto, non fartelo spiegare da un tecnico, da uno specialista!Uno specialista non potrà mai darti un'idea di quello che vuoi sapere”. Morta la figura dello "scienziato" nel medioevo, del filosofo nelle civiltà umanista, dell'intellettuale, finito ormai per rappresentare solo una nomina ad onoris per chi non riesce ad affermarsi nei campi del commercio del sapere il sapere scientifico non potrà facilmente trovare riscontro nei diversi campi del sapere e così ci si ritrova davanti all'impotenza di spiegare nuovi concetti con nuove parole. La complessificazione del sapere (e di conseguenza della società) ha portato ad una sua frammentazione capillare tale da disperdere quello che veniva definito il sapere sociale, per creare una serie di nicchie di sapere fine a sé stesse e destinate a fini meramente tecnicistici di quei soggetti appartenenti a quella nicchia. Dunque, siamo alla ricerca, per citare Radin, di qualcuno che inventi nuove parole, che spieghi con nuovi termini concetti forse già vecchi ma che pochi, forse nessuno sono stati in grado di assimilare. Manca un traduttore; anzi, un Neologo: qualcuno che trovi nuove "forme" e nuovi termini per definire la nuova "realtà"...Ammesso che di realtà si possa ancora parlare!