venerdì 28 settembre 2007

Il bambino e l'acqua sporca


Grilli parlanti, cicale televisive, vestali della politica di palazzo. Gli ultimi venti giorni sono trascorsi all'insegna dei vaffanculo stigmatizzati, degli editoriali scritti con la penna di chi si è sentito colpito in centro all'orgoglio, e delle difese d'ufficio recitate dagli eletti dal popolo sovrano.

Il chiacchiericcio da bar, trasposto nei salotti televisivi, sta assolvendo ad una funzione esorcizzatrice dei demoni evocati da Beppe Grillo dal palco di Piazza Maggiore in Bologna. La consegna è quella di far diventare la controcultura -che Grillo sta tentando di infondere goccia dopo goccia nei frequentatori della sua piazza- un prodotto di sottocultura, e come tale inefficace ai fini del mutamento dello status quo. In tal senso, risulta quanto mai emblematica la puntata de "La Storia siamo noi" di Gianni Minoli, dedicata, a pochi giorni dalla celebrazione in piazza del "v-day", alle gesta televisive di Beppe Grillo. Praticamente, un "coccodrillo".
Sulla stessa falsariga, una puntata di "Porta a Porta", alla quale sono state ospitate due gentili signore della politica; nel corso della trasmissione di quella che oramai è la terza Camera del Parlamento della Repubblica, Bruno Vespa - nei panni di un assolutamente improbabile fustigatore dello sperpero del danaro pubblico - illustrava, dati alla mano, come una percentuale considerevole degli stipendi della bella Giorgia Meloni e della cristiano-sociale Lenzi venisse utilizzato per finanziare i rispettivi partiti di appartenenza. Quasi a dire: non facciamo di tutta l'erba un sol fascio. O ancora: nel tentativo di seguire Grillo, potremmo rischiare di gettare via l'infante con l'acqua sporca.

Il parossistico sottolineare la maleducazione del vaffanculo urlato a piena voce da trecentomila persone, il volere evidenziare ad ogni costo la mancanza di costume di Grillo, l'ossessivo ripetere che Grillo è un grande comico però non tutto quel che dice è condivisibile, sono una implicita ammissione di colpa da parte dei politici e da parte di numerosi giornalisti. La carta stampata, e la televisione in modo particolare, tengono bordone alla classe politica, dalla quale traggono giovamento erigendosi ad arbitri di un consolidato gioco delle parti, e alle cui fonte si abbeverano attraverso gli strumenti della lottizzazione dei consigli di amministrazione e del finanziamento pubblico. A fronte di questo squallido e consunto scenario, ne esiste per fortuna un altro, più vivace e colorato. Quello disperso dal prisma di Grillo, fatto da un arcobaleno dipinto di mille sfumature diverse di chi, attraverso le maglie digitali delle rete, riesce a costruirsi il suo di giornale, e a comprendere che il mondo non si è fermato alla caduta del muro di Berlino.