sabato 13 ottobre 2007

Agiografia, sed cum iudicio



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Pezzi di strada, pezzi di bella città Pezzi di marciapiedi, pezzi di pubblicità Pezzi di cuori, pezzi di fedi Pezzi di chilometri e pezzi di metri Pezzi di come, pezzi di così Pezzi di plastica, pezzi di mtv Pezzi di scambio, pezzi sotto scacco Pezzi di gente che si tiene il pacco Ognuno è figlio del suo tempo Ognuno è complice del suo destino Chiudi la porta e vai in Africa, Celestino!
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(Vai in Africa Celestino, Francesco De Gregori, 2005)



Walter l'Africano, EgoWalter Veltroni. Molto si è sentito e molto si è scritto in questi giorni sul conto del candidato favorito alla segreteria del pidì, come lo chiama Giampaolo Pansa nel suo Bestiario settimanale. Dalle colonne dei quotidiani che virano a mancina - La Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Messaggero e compagnia suonando- si sono levate voci a lode e a sostegno di chi dovrebbe garantire, a partire da lunedi quindici ottobre, la rinascita della politica, e sancire, de facto, il varo a livello nazionale del "veltron-riformismo" che coniuga la famiglia Kennedy con Don Lorenzo Milani, passando per Martin Luther King, Enrico Berlinguer e Nanni Moretti.

"Non sono mai stato comunista". Con queste parole il sindaco di Roma, si presenta come homo novus nel panorama politico italiano. La ventata di fresco di cui Walter Veltroni pretende (nel senso di to pretend) di essere foriero, si materializza in una collezione di dati di fatto. Il nostro caro angelo è organico al Partito Comunista Italiano (PCI) sin dagli anni settanta, quando diviene responsabile dei giovani comunisti romani, e viene eletto in seno al Consiglio Comunale della città di Roma. Sempre per i comunisti, Veltroni è responsabile -in veste di membro del Comitato Centrale del PCI- del settore "Comunicazione e Propaganda" del partito, e viene eletto alla Camera dei Deputati nel 1987. Nel maggio del 1992, Walter Veltroni assume la direzione de L'Unità; grazie alla trovata del cosiddetto "panino", cioè allegati di vario genere al giornale (dai Vangeli agli antichi album Panini delle figurine dei calciatori, passando per le videocassette delle pellicole del cinema d'autore), risolleva le vendite del quotidiano fondato da Antonio Gramsci: le copie vendute passano dalle 115.000 del 1991 alle quasi 400.000 di fine '94. Un tale rialzo nel riscontro delle vendite induce un piano di ampliamento degli organici, specialmente nelle redazioni periferiche del quotidiano; il conseguente aumento dei costi condurrà ad uno stato di crisi per il giornale che segnerà l'anticamera della sua scomparsa dalle edicole sul finire degli anni novanta. Contestualmente alle difficoltà del vecchio organo di stampa del PCI, Veltroni abbandona la nave; il Nostro, nel 1996, entra a pieno titolo nel primo governo Prodi, divenendone vicepresidente del Consiglio e ministro per i Beni e le Attività Culturali. Le sorti, come sempre magnifiche e progressive, sono in agguato sottoforma di segreteria dei Democratici di Sinistra (DS). I DS, sotto la guida di Walter, raggiungono il minimo storico alle elezioni politiche del duemilauno; ma il genio si crea da sè, e Veltroni, da Botteghe Oscure si trasferisce in Campidoglio, lasciando la patata bollente nelle mani del povero Piero Fassino. Ora che EgoWalter è borgomastro della città eterna, può attuare quello che i giornalisti hanno definito "Modello Romano", il cui fulcro sono un alto numero - ben novanta- di società partecipate dal Comune di Roma e una rielaborazione, in versione quattro stagioni e propagandistica, della "Estate Romana" inaugurata sul finire degli anni settanta dal compianto sindaco comunista Luigi Petroselli; vera e propria eminenza grigia del Veltroni-pensiero è un altro notabile del partito che fu di Togliatti e Berlinguer, il senatore Goffredo Bettini, numero uno dell'ente preposto alla organizzazione della "Festa del Cinema di Roma".
Tra il personale delle municipalizzate romane trovano collocazione innumerevoli "ggiovani" con contratti di lavoro a termine. Dette politiche di assunzione vengono perseguite non tanto per esigenze di funzionalità e di efficienza, ma per questioni, per così dire di welfare, di tenuta e controllo elettorale. Dunque, nemmeno su questo fronte, nulla di nuovo sotto il sole. Semplicemente una specializzazione al contesto capitolino dei modelli di gestione applicati in una delle regioni rosse per eccellenza, l'Emilia-Romagna, e in corso di applicazione nelle città amministrate dal centro-sinistra, da Napoli a Bari, da Salerno ad Ancona.

E' chiaro che per quanto Walter Veltroni possa aver costruito la propria immagine e la propria carriera attraverso un continuo, e dunque proficuo, presenzialismo nei salotti e nelle prime teatrali e cinematografiche, e mediante la fisiologia dell'intrallazzo e del "paraculismo" su cui la politica odierna si regge, è altrettanto chiaro che la sua figura non è per nulla paragonabile a quella di Silvio Berlusconi, personalità contigua al potere mafioso.
D'altro canto, però, la si pianti di far passare per vergine un personaggio che ha attraversato e, scientemente, utilizzato il suo cursus honorum nella politica italiana degli ultimi trent'anni, agendo all'interno di un partito che è stato in prima linea nella gestione e nella spartizione del potere con il suo duale atlantico, la Democrazia Cristiana.