domenica 14 ottobre 2007

Arrivederci amore, ciao


Arrivederci amore, ciao. Un titolo evocativo di una canzone -scritta da Pallavicini e Conte per la voce di Caterina Caselli- che scandisce i momenti cruciali della vita di Giorgio, terrorista rosso, interpretato nella finzione cinematografica da Alessio Boni. Siamo nel 1989. Il grande sogno comunista è stato seppellito dalle macerie del muro di Berlino. Le note della canzone di Paolo Conte risuonano nell'aria quando Giorgio, impegnato sul fronte di una guerriglia nell'America Centrale, spara alle spalle un suo compagno di lotta, suo migliore amico. Il Boni barricadero si è venduto ai governativi del luogo in cambio di un passaporto falso che gli consentirà di ritornare in Europa Occidentale per ricostruirsi una verginità democratica. Giorgio transita per la Francia, ove incontra in un confortevole appartamento di Parigi un ex teorico della rivoluzione, ora divenuto un famoso scrittore di romanzi gialli; a lui, il Nostro rivolge una richiesta di aiuto rinfacciandogli che i cattivi maestri pontificavano mentre "noi ficcavamo le mani nella merda". Alessio Boni-Giorgio intende riferirsi, in particolare, alla sera in cui una bomba -che egli stesso piazzò- esplose davanti alla sede della Unione degli Industriali di Padova, uccidendo un metronotte. Anche quella sera la radio trasmetteva Arrivederci amore, ciao.
Ritornato in Italia, Giorgio si imbatte nel vice questore Anedda (un viscido Michele Placido), funzionario corrotto in servizio presso la Digos di Milano, e ne subisce i ricatti e le intimidazioni. Anedda promette di dimenticare il passato di Giorgio in cambio di informazioni sui suoi vecchi compagni. Così, dopo due anni di carcere, Giorgio torna in libertà, ed inizia la sua "carriera", prima come garzone di un bar e poi come uomo di fiducia di un camorrista napoletano, il Vesuviano, che controlla il traffico di droga e il giro della prostituzione nel ricco Nord-Est. Nel mentre, il Boni si libera dalle grinfie del Vesuviano e diviene gestore di un ristorante alla moda, dove conosce Roberta -una tenera e spaurita Alina Nedelea- tipico esempio della brava ragazza veneta di estrazione cattolica, con il timore di Dio ed il terrore dei comunisti, che sogna il grande amore. Giorgio, intanto, procede lungo la strada che dovrebbe condurlo verso la riabilitazione prescritta da due articoli del Codice Penale; il percorso è lungo, ma risulterà agevolato dai favori di un parlamentare della Lega, alla cui figura presta il corpo e la voce l'attore napoletano Carlo Cecchi. Tutto sembra procedere per il meglio, ma all'improvviso Anedda torna alla carica -dopo essere stato protagonista con Giorgio di una rapina, ad un portavalori, e dei suoi cruenti postumi- chiedendo al Boni-Giorgio di eliminare una persona che gli sta intralciando la strada; Giorgio, accecato dalla rabbia e sfiancato dai continui ricatti di chi conosce il suo passato, uccide il vice questore. Da qui in poi, sempre peggio. Roberta si rende conto che qualcosa non quadra, e dopo una serie di strane coincidenze decide di separarsi dall'uomo della sua vita. Passa del tempo, e durante una cena di riconciliazione tra i due, Giorgio disperde delle compresse di Aspirina, a cui Roberta è allergica, nel pesto che condisce la pasta. Roberta, in preda ad una letale reazione allergica, muore mentre implora pietà ai piedi del suo carnefice, stringendo nella mano il crocefisso che soleva portare al collo. Da un'altra stanza, in sottofondo la voce di "casco d'oro " che intona Arrivederci amore, ciao, frase che Giorgio farà comporre sulla corona di fiori nel giorno dei funerali, data in cui, da Roma, arriverà la comunicazione della sua riabilitazione ufficiale. Giorgio è divenuto come tutti gli altri. Un dolly, dal basso verso l'alto, stacca sull'ombrello, che in mezzo a tanti ombrelli, si apre sulla testa di Alessio Boni, il quale fino a qualche istante prima era l'unica persona a capo nudo sotto la pioggia battente.

Il film diretto nel duemilasei da Michele Soavi - lo ricordiamo per la regia, era il 1994, di Della Morte DellAmore ispirato da Tiziano Sclavi, il creatore di Dylan Dog, e per varie regie televisive (Uno Bianca, San Francesco, e via discorrendo)- è tratto dall'omonimo romanzo di Massimo Carlotto. Pellicola e libro parlano della tematica spinosa e complessa della ideologia della quale una intera generazione si è nutrita, sotto l'influsso di un vento di cambiamento che pareva alle porte e sedotta dalle voci e dalle argomentazioni di quelli che oggi molti definiscono cattivi maestri. Non è facile, asolutamente, fornire risposte a quanti si domandano quali siano le ragioni che inducono una persona a passare da un impegno politico così totalizzante ad una vita in cui cinismo e violenza ne divengono i tratti distintivi. Un dato di fatto gioca un ruolo di primo piano in queste vicende, che in maniera quasi automatica, danno adito ad una sociologia d'accatto; intendo riferirmi al "contrordine compagni!", pronunziato a gran voce e scritto a chiare lettere da chi, un tempo, con quella stessa voce e con quelle stesse lettere paventava la possibilità, nemmeno tanto remota, di afferrare la luna in fondo al pozzo. In mezzo a tante gambe levate, molti sono caduti, inciampando nei passi dei più scaltri e dei più veloci, oppure nella droga di turno; molti sono nelle patrie galere a scontare le responsabilità che si sono assunti; molti altri, dalle tribune dei giornali, della editoria, e della televisione, continuano a essere profeti e ladri di futuro.