mercoledì 31 ottobre 2007

Il latte degli uccelli

La gente è confusa e non sa più cosa pensare. Riuscirei a difendere persino Veltroni quando mi trovo al cospetto di persone della vecchia generazione fascista che non muore mai. Per la strada discorsi di questi individui che rappresentano pienamente la mediocrità dell'italiano medio, fascista e borghese che fu. Ma in giro ci sono anche vecchi con l'accento meridionale che dicono: "Dicono che una famiglia italiana su quattro è indebitata fino al collo. E poi se la prendono con l'economia: se tutti vogliono fare il passo più lungo della gamba...Solo il latte degli uccelli non comprano. Se gli uccelli lo facessero, sta sicuro che comprerebbero anche quello."
"Leggo": un giornalaccio che forse non è degno neanche di essere definito quotidiano; "Leggo", una specie di esperimento della sottoeditoria gratuita urbana; una specie di attentato alla salute pubblica peggio delle polveri sottili. "Leggo" che mi ha falsato la frase perché volevo usare il medesimo verbo...che infatti userò! Leggo su Leggo il titolo d'apertura "Italia, caput immigrati". Non mi permetterei mai di leggere un articolo di quella roba; preferirei leggere le scritte sui muri di via Appia piuttosto. Un messaggio di intolleranza, un'intolleranza sempre più latente che sguazza nella confusione politica nella quale siamo caduti a culo dritto dopo il fantomatico "crollo delle ideologie". Gaber una volta disse: "Prima era tutto più chiaro: comunismo, ideologia, lotta di classe". Ma se queste cose non esistono più, che si fa? Ci si organizza, si ricomincia a pensare. Gran lusso! Chi ci riesce in questo mare di casino? Forse è giusto così: giusto che siamo condizionabili da queste inflenze esterne alle quali fa comodo che non si sveli "un piano" o "i piani": piccoli, medi o grandi che siano. Il verbo più rivoluzionario del momento è sempre quello: sveglia!