venerdì 2 novembre 2007

La storia dimentica. Io no!

Il tempo passa, cancella, dimentica, ti spinge, ti obbliga con violenza subdola e sopraffina a guardare oltre l'attuale con la forza ineluttabile della sua presenza. Il tempo macina, rielabora, ridefinisce, e spesso cancella la storia. Viviamo come spesso si sente dire nell'epoca della visibilità delle opportunità, della comunicazione, della velocità, della partecipazione, dell'essere come appari, come gli altri ti vogliono, o forse semplicemente siamo nell'epoca delle maschere.
La notte tra l'1 e il 2 di novembre del 1975, venne meno, in modo del tutto improvviso e sismico per la semplicità e la fermezza ingombrante delle sue idee, chi questa maschera non la mai indossata, rifiutando qualsiasi forma di etichetta e di categorizzazione; mettendosi sempre in gioco, -portando ovunque e contro chiunque la forza disturbante del suo linguaggio, del suo sguardo, della sua presenza fisica, della sua faccia granitica e marmorea, scolpita e segnata dall'idiozia e dalla violenza del potere- fino a giungere alle estreme conseguenze in uno dei tanti anonimi sobborghi che abbelliscono la ridente, gaudente, aristocratica Roma papalina.
Da quella tragica e infausta notte sono trascorsi tanti anni. Il tempo fa il suo dovere; egli scorre veloce come un fiume in piena, mentre la storia che è stata, viene con certosina pazienza giorno dopo giorno nell'indifferenza sociale cesellata, ridefinita e messa da parte: vecchie paia di scarpe consumate, e per questo scomode da indossare.
Ma d'altronde siamo nell'era del computer, del palmare, dell'ipod, dell'ingegneria genetica, dei viaggi su marte, della realtà virtuale, dell'amore celebrale, della televisione a.. infiniti pollici, delle video conferenze a distanza, dei telefonini tutto fare: basta con il passato, o meglio con la storia: un vecchio feticcio da bruciare.
Abbiamo tutto, possiamo ottenere quasi tutto, possiamo arrivare a tutto e a tutti: allora bisogna chiedersi cosa vogliamo ancora, o cosa è che ci manca?. Manca ciò che ci è stato sottratto in quella notte di trentadue anni fa. O meglio sentiamo avvertiamo in modo inquietante la mancanza di ciò che l'uomo, il poeta scrittore e regista nella figura di Pier Paolo Pasolini ha rappresentato: il pensiero critico, la determinazione e il coraggio delle sue idee. Avvertiamo l'assenza di un pensiero- giusto o sbagliato che sia- forte, coraggioso, determinato, pericoloso, destabilizzante; avvertiamo l'assenza di uomini e non di burattini. Avvertiamo la mancanza di chi ha cercato di farci guardare oltre il nostro personale orticello, di farci andare oltre i nostri personalismi egoistici. Avvertiamo la mancanza di coloro che attraverso la scrittura, il cinema, la pittura, o semplicemente attraverso un sorriso, hanno cercato di affrontare, spiegare e scardinare il potere e tutti i suoi viscidi scherani.
Ma come dicono in tanti bisogna guardare in avanti, bisogna costruire per il futuro, bisogna lavorare, lavorare, lavorare, e non fermarsi mai a pensare che....E allora grazie a Silvio, a Romano, a Ualter; grazie a Maurizio Costanzo, a Paolo Bonolis, a Pippo Baudo, grazie a Gabriele Muccino, ai fratelli Vanzina, grazie a tutti coloro che ho dimenticato ( ma la lista sarebbe lunga), grazie di cuore a tutti voi per aver formato il mio pensiero critico. Altro che Pier Paolo Pasolini. Ma come sono stupido. E' il passato. Avevo dimenticato.
RSK

__________________________________________________
Do You Yahoo!?
Tired of spam? Yahoo! Mail has the best spam protection around
http://mail.yahoo.com