lunedì 19 novembre 2007

La passione di Pier Paolo


Nei giorni passati ho comprato un libriccino. Titolo: La passione di Pier Paolo. Lo ha scritto Selim Rauer, e lo hanno pubblicato i tipi della Coniglio editore. Tutto prende le mosse da Salò o le 120 giornate di Sodoma (ispirato allo scritto del marchese De Sade), film che Pasolini diresse nel 1975.


Dalle righe scritte da Rauer, emerge ancora una volta la dote di preconizzatore che Pier Paolo Pasolini tentò di mettere a servizio del progresso civile dell'Italia. L'analisi dell'autore de Le ceneri di Gramsci, si sviluppa a partire dalla constatazione che impoverimento e degrado culturale si stavano consumando nel nostro Paese. Esso, in perfetta continuità con il Ventennio mussoliniano, non aveva mai smesso di essere un Paese fascista. Un fascismo, che non era più vestito del nero delle squadre di miliziani, ma pregnante i gangli dei legami e dei rapporti umani, sociali, economici. La società di massa, nella sua declinazione democristiana, era la versione aggiornata ai tempi, di quello che il regime fascista fu. Non più manganello ed olio di ricino, ma omologazione e consumismo ad allineare le coscienze e a spengere o emarginare gli spiriti critici. Oblio e possesso in luogo dell'essere e del sapere. E proprio nel possesso Pasolini identificava una delle chiavi di lettura della correità della ideologia comunista alla degenerazione vertigionosa dello stato delle cose. Sia chiaro, il Nostro rimase fedele alla idea marxista sino alla fine dei suoi giorni. La ideologia comunista cui egli si riferiva, era quella assimilata dalla classe borghese italiana alla propria smania di possesso e alla propria paura della morte, divenendo, perciò, uno strumento di manipolazione di massa per rinviare, in un lontano punto del tempo, la emancipazione delle classi subalterne. In ultimo, un nazionalismo a tutti gli effetti.

Il profeta Pasolini. La eco della analisi impietosa sulla evoluzione del comunismo all'italiana trova riscontro in quel che è successo e sta avendo luogo negli ultimi tempi. Le fila di quel che rimase del Partito Comunista sono rette da una classe dirigente che risponde agli interessi di agglomerati di poteri che da sempre rappresentano il dominio del capitale sul lavoro. Le scalate, le banche, le assicurazioni, la grande distribuzione, nient'altro sono che la perfetta concretizzazione di quel che Pasolini evocava. La borghesia che adegua alle sue necessità sociali e culturali quella forza politica che catalizza i voti e le aspettative popolari. In disarmante sintonia con le profezie pasoliniane, lo scioglimento dei Democratici di Sinistra nel Partito Democratico rappresenta l'ultimo atto di una farsa che, negli anni, è andata in scena: dalla svolta di Salerno in poi.

A questo punto della storia, risulta lampante come l'oggi sia determinato in maniera stringente e vincolante da quello che accadde ieri. Risulta, altresì, chiaro che il Partito Democratico non è affatto una creatura nuova, ma è la risultante di una stratificazione, i cui livelli sono i compromessi tra coloro che promettevano la rivoluzione e coloro che, nel delirio della cultura di massa, alla rivoluzione erano reazionari.

Il cerchio si chiude. Il piano sequenza girato alla fine del primo degli espisodi di Caro Diario di Nanni Moretti, restituisce l'immagine del lungomare di Ostia, ove campeggiava tra arbusti ed erbacce incolte il monumento eretto alla memoria di Pier Paolo Pasolini. Lungo il litorale ostiense, dove il poeta trovò la morte, la straziante metafora di quello che il Belpaese fa con i suo figli più cari e generosi.

E se mamma...

Sempre più spesso mi sveglio all'alba. Così metto la moka sul fuoco ed aspetto il sole del mattino. La luce fa capolino da dietro il tetto del palazzo di fronte, ma prima spunta dietro la cima più alta dell'Amiata. Se cambio finestra riesco a vederlo. Dopo pochi minuti adagiato sul divano, mi scaldo mani e bocca, palato con il nerastro liquido eccitante finalmente traboccato. Ma non basta: è troppo lento il primo caffè del mattino. Non so perché. Allora pigio "3" sul telecomando: "Berlusconi scende in campo per la seconda volta". Scende in campo...Ripenso a ieri: la partita, la vittoria. La mia prima vittoria in Toscana; ma in verità ho giocato poco: giusto il tempo di toccare un pallone, fare un tunnel, un lancio fuori misura, prendere un calcione sulla caviglia da giovanottone militare dell'aereonautica che gioca a fare il calciatore la domenica. Anch'io gioco a fare il calciatore, adesso. In realtà ho sempre giocato, da sempre. Ma adesso ci gioco sul serio, perché tant'è ora per me il calcio: un gioco (Nota: "Ora forse le cose miglioreranno"). Il gioco della politica non finisce mai. Yahoo.com: "Berlusconi launches new political party": in inglese ha più senso, devi fare un minimo sforzo per afferrare le parole. In italiano sono inafferabili. Ed allora viva l'inglese, leggo l'inglese:

"ROME (Reuters) - Italian centre-right leader Silvio Berlusconi, under attack from his coalition allies, said on Sunday he was launching a new party and would dissolve the Forza Italia (Go Italy!) group he founded in the early 1990s."

Ma poi l'occhio ricade sulla tv. Corradino Mineo: "...La lealtà degli scozzesi, il loro modo sempre e comunque di interpretare la sportività". Ebbene, riprendo lucidità e rispondo ad alta voce: "Popoli di ubriaconi e rissosi di merda". Poi mi rendo conto di esagerare e abbasso la testa sulla tazza. Ricordo Londra, i londinesi: niente a che vedere con inglesi e scozzesi. Quasi un'altra stirpe. Quando vedi un inglese a Londra lo capisci subito. Il resto è londonishers.
Italia - Scozia, 33' del secondo tempo. McFadden perde il pallone sulla fascia sinistra, su difesa di Zambrotta. Il suo compagno la riconquista e lui ritorna verso il centro in cerca di vendetta. Mentre l'azione si sposta dall'altra parte, McFadden facendo finta di incrociarsi con Zambrotta gli tira un calcione negli stinchi, a palla lontana. Alla faccia della sportività: ad un certo punto hanno cominciato a menare duro e i loro tifosi che ce le promettevano a morte. Che cazzo dici Mineo!

Il sole è già abbastanza alto, ma nella casa fa ancora freddo. La coperta a quadroni adagiata sulle gambe non mi da tristezza nè quel senso di perdita che può dare a qualcuno in cerca di risposte. Mi da calore, e basta. Una cosa che odio è essere fotografato in casa. G. l'ha capito, ma ogni tanto lo fa e mi incazzo a morte. Litighiamo. A volte si fa pace, a volte il muso permane per ore; mai per giorni. è una fortuna!
Merda! Devo partire anche oggi. Roma, Battipaglia, Salerno...E poi ancora Grosseto, Roma, Aprilia e ancora Grosseto. E poi l'Argentario e poi la partita domenica. E chi ce la farebbe se non fossi superman!?
Oggi ho sentito un disegnatore di Salerno e poi ancora un altro. Questi ragazzi sono iperattivi: disegnano, suonano, scrivono e tutto ad alto livello. Ripenso agli anni trascorsi a casa dei miei. Quanto tempo preso e buttato nel cesso! Eppure: non faccio le stesse cose adesso. Forse no! In più lavoro...Però ancora voglio giocare a calcio. Ma sì, finche "aregge la pompa" va bene! Rall'n'facc' come diceva qualcuno. Ho notato da tempo che ho perso (forse mai avuto?) la mia identità dialettale. Questo mi costringerà a migliorare il mio italiano, per non sembrare goffo o addirittura perdere il vizio di alzare la voce. Questo mi porterà problemi quando scenderò giù: lì si dice "spicchi o 'taliano". Allora...reciterò e parlerò un dialetto battipagliese-salernitano misto (per non offendere nessuno); e poi a Roma, romano e qui toscano un po' meticcio napoletano, come lo parlano tanti qui. Sì, lo senti che all'improvviso in quella recita toscana ci azzeccano un accento che non c'entra nulla. AHHAHAHHAHA!! Mi ammazzo dalle risate, ma solo perché li capisco come si sentono goffi. Ma cazzo!...dico, parlate come v'ha fatto mamma!
E se mamma era una puttana?
Anche lì, avrai un padre: e che lingua parla?
Il sardo.
Eccheccazzo!
Il sardo...ma il sardo è un dialetto non una lingua.
Nico dice che è una lingua.
E chi è Nico?
Non lo so, non ricordo...
Ed allora niente, vabbé...Senti, fai un po' come ti pare. Pensa solo: la comunicazione è una cosa seria. Non credere di poter recitare dove vai vai con il dialetto che vuoi. Non parlerai mai così bene e se la gente se ne accorge finisce che ci fai una figura di merda che te la ricordi.
CONTINUA