martedì 16 dicembre 2008

L'agnello cattivo di K. Lange-Muller

Harry e Sonja si conoscono in una Berlino ancora divisa dal Muro che separa capitalismo e comunismo. Tra loro nasce un rapporto d'amore tenero e libero, fatto di gelosia ma anche di spazi e libertà. Proprio come la Berlino di quegli anni, descritta nelle strade e nelle piazze come se i dettagli scrupolosi dell'autrice volessero mostrare un percorso di vita più che uno spazio urbano. Un percorso tortuoso quello di Katja Lange-Muller, berlinese di nascita, reazionaria fin dalla scuola da dove viene espulsa giovanissima, giornalista nella stessa capitale tedesca, poi studentessa a Lipsia e operaia in Mongolia.
Quella che descrive l'autrice berlinese è il suo universo cognitivo di spazio e di sentimenti. L'amore che prova per Harry può essere considerato simile a quello che prova per la sua Berlino: contraddittorio e contrastante con la sua realtà idealizzata, ma profondo e radicale; tanto da rimanere vicino a lui fino alla morte che arriva dopo una lunga agonia in un centro di malati di Aids; tanto da ritornare a Berlino dopo una lunga permanenza in Svizzera, quando la sua vita poteva prendere un'altra piega.
Quello che viene raccontato in questo romanzo è un amore tenero, al limite dell'infantile, tra due adulti navigati: l'uno nell'esperienza dell'eroina, l'altra da storie d'amore soffocanti e da dimenticare.
Una storia che spicca più che per la descrizione in prima persona dell'autrice che spesso diventa epistolare, come una lettera mai scritta al suo Harry, come un racconto fatto al suo spirito. Ciò che è interessante è il doppio piano narrativo, la scrittura di Sonja-Katja accorata, oggettiva, incombente e le frasi prese dal diario di Harry dove lei si lamenta di non comparire mai, come se non avesse fatto parte della sua vita intima, ma che hanno una grande efficacia narrativa, quasi poetica. Un estratto del diario di Harry vale la pena di riportarlo:

"A far bene i conti, ci dividiamo in quattro categorie: i buoni buoni, i cattivi cattivi, i buoni cattivi e i cattivi buoni. I buoni buoni e i cattivi cattivi rimangono sempre uguali a se stessi, sono rari ma noiosi. Lo stesso vale per i buoni cattivi: per un po' fanno i bravi bambini, figli di genitori modello, con casetta e giardino; poi però crescono e vogliono anche loro le casette e i giardini, e fanno di tutto per ottenere ciò che credono spetti loro di diritto. Gli unici che contano sono i cattivi buoni, che pescano il due di picche il giorno stesso in cui vengono al mondo, e imparano come i cattivi cattivi a mentire e imbrogliare e picchiare e rubare finché si beccano un paio d'anni e finiscono col culo a terra, o a volte sotto le sottane di qualche religione o ideologia. A quel punto non fanno più male a nessuno, solo a loro stessi, per paura di venire puniti e diventare recidivi, ovvero cattivi cattivi, per il resto della loro vita, sempre e comunque dietro le sbarre."

Disgraziato!

lunedì 8 dicembre 2008

Tiziano Ferro

Blu in Berlin

Questa è l'opera di Blu, un writer o un gruppo di lavoro artistico, chi può dirlo...

Questo l'artista lo lascia quasi alla fantasia dell'osservatore. Non ci aiuta, non ci vuole aiutare. Di certo nella sua biografia nel bookshop del sito http://www.blublu.org/, dove c'è scritto "lui, veramente...veramente ama disegnare sui muri e mangiare molto poco." Tutto qua! Nessun curriculum, anche perché non si riuscirebbe ad immaginare uno che affitta (o si fa prestare da un amico? Oppure la ruba per una notte ad una ditta di costruzioni?) una gru passando la notte a dipingere sui muri dei palazzoni della capitale tedesca e poi affannarsi a spiegare chi è e da dove viene. Magari il suo curriculum l'ha già scritto e presentato ad una agenzia di lavoro interinale oppure è un'impiegato di una società di webmarketing che la mattina si ingiacca e sbarba mettendosi un po' di contorno occhi per nascondere le occhiaie della notte insonne passata a spalmare i suoi colori sulle grigie pareti dei muri berlinesi. In fondo non importa. La migliore presentazione è quello che fa, per cui vive, forse non quello "con cui vive".

Un video linkato dal sito http://www.rassegna.it/, un sito d'informazione molto interessante che ha una finestra aperta sulla capitale della Germania. Articoli come Italiani a Berlino al centro del mondo (qui), una rassegna degli italiani emigrati a Berlino dagli anni '70 ad oggi. Testimonianze che vanno da Ciro il parrucchiere originario di Salerno, a Filippo, regista e scenografo, che hanno scelto Berlino come città per vivere la loro voglia di multiculturalismo. Una emigrazione che nasce spesso per esigenza economica ma che con gli anni diventa anche voglia di conoscenza. Una emigrazione che cambia nel tempo e che vede oggi nella possibilità di integrazione europea un modo di vivere il multikulti della capitale che per anni è stata al centro del mondo per i suoi risvolti politici.

Proprio come racconta il film Goodbye Lenin di Wolfgang Becker, Berlino rappresenta oggi ancora una realtà contaminata e toccata da tante culture diverse, avvinghiata dal capitalismo post-cadutadelmuro ma ancora affascinata da un'idea socialista che nella storia dell'est ancora sembra tangibile dalle cronache attuali e che in questa fase storica caratterizzata dai tanti flussi migratori probabilmente ha saputo incanalarsi in un multiculturalismo dai risvolti più creativi.

domenica 23 novembre 2008

Al giusto ritmo


Ogni tanto vado sul sito di Roberto Carvelli. Roberto è uno scrittore, il direttore di una testata giornalistica che ignoro.
Ho conosciuto Roberto di persona in redazione, dove quel giorno iniziò la collaborazione per F. con Blue e la redazione di un libro sulle elezioni. Poi l’ho rincontrato un giorno a Roma quando ero di passaggio. Con lui fu un incontro fugace, un caffè in un bar vicino dove lui lavorava. Lo contattai per telefono, lui mi diede appuntamento in un bar dove lo attesi per diversi minuti. Si presentò a me con l’aria un po’ spaesata ma sicura del “direttore”, dell’uomo impegnato per qualcosa di importante. Non so se quello che fa di professione Roberto sia importante o meno, ma la sua vita di scrittore lo è. Il suo blog è molto bello, elegante e pieno di contenuti originali. Dimostra la sua grande sensibilità letteraria ed esistenziale che io credo fatichi ad esprimersi in pieno per qualche complicato motivo che nessuno, forse saprà mai. Lo capisco, lo capisco bene…Ho sempre creduto di capire questa persona fin dal primo momento che l’ho incontrato. Ogni tanto gli invio delle cose che scrivo, ma lui non risponde mai. Preferisco pensare che non si ricorda di me, che è impegnato. La cosa mi interessa poco. Io lo conosco.
Per la serie “Scrittori”, quel giorno al nostro incontro in quel bar, mi diede una serie di idee da proporre a F. per un libro, io pensavo che ne aveva di fantasia per credere che io mi sarei fatto avanti con una simile ipotesi. Eppure lui credeva in me ed in quello che potevo dare. Evidentemente rivedeva se stesso qualche anno fa, quando ancora non era uno scrittore, non era un direttore e cercava la prima pubblicazione.
Nell’ultimo post di Roberto, dal titolo molto carino “Non morire prima di morire”, leggo:
“Ci sono scrittori con il cuore che ancora batte ma aritmico, sotto incubatrici adulte che li tengono in una vita artificiale”. Credo che le idee che Roberto esprime in questo blog sono a tratti geniali. Oh! Se solo riuscisse a tenerle in vita per più di un giorno, se solo riuscisse a dare seguito e crescita a questi meravigliosi embrioni. Mi ricordo che una volta mi disse che leggeva come un pazzo. Ci credo, perché nelle sue parole c’è un vissuto letterario che riesce a mantenere aperta la sua prospettiva più infantile e sognatrice. Contrariamente a quello che succede spesso a me, che del vissuto della strada faccio la mia bandiera: esperienze che ti danno tanto nel momento in cui le fai ma che poi finiscono per svuotarti dentro.
Ci vorrebbe una giusta alternanza, per uno scrittore, o anche solamente per un uomo che voglia restare in vita al giusto ritmo.

sabato 13 settembre 2008

Il ritornello

Due sere fa ho ripreso in mano certe letture. Un ritornello di questi anni è appunto il desiderio di gettarmi dentro le pagine de' La quarta via di PD Ouspensky, un libro scritto per pubblicare i esperienze e gli studi dell'autore con GI Gurdjeff. Letture come queste, direi avvolgenti, mi aiutano a riprendere le fila del discorso o meglio concretamente a riprendere a leggere ed a studiare. Ogni volta che lo riprendo in mano mi capita, ciclicamente, di apprezzare sempre di più, sempre una tacchetta in più, la bontà di certe idee. Una di queste, la prima e più importante, esposte nel libro è "ricordarsi di sé". Non è un concetto facile da estrapolare dal contesto, seppur semplice in sé, della scrittura di Ouspensky che può essere un po' catalogata (almeno così tante volte mi è stato detto in quanto non sono e non mi ritengo un esperto di questo settore che viene generalmente chiamato esoterico) come una lettura pedagogica fino all'ipnotismo che io amo definire di "deprogrammazione" (debunking!).
Una volta parlando con un amico (un vecchio e buon amico, allora) gli posi il problema se questo libro così come Frammenti di un insegnamento sconosciuto (sempre di Ouspensky, praticamente nel secondo uscito per la stessa collana della casa editrice Astrolabio) non si potesse catalogare come PNL. Lui mi disse assolutamente no, "perché - diceva - la pnl tende a crearti intorno una realtà che al di fuori di quel cerchio non puoi riscontrare" e che viene clamorosamente meno. Questo lui la identificava come un limite della pnl e, d'altro canto, come la grandezza della scrittura di Ouspensky (della "parola" di Gurdjeff).
II ricordarsi di sé...una cosa interessante! Nel libro viene detto da Ouspensky: "Ho cercato per molti anni di spiegare i fenomeni della psicologia supernormale, poi ho capito che non potevo studiare questa materia nel mio stato di coscienza normale". E poi ancora: "Non capisco proprio come possa essere sfuggito alla psicologia occidentale l'idea del ricordarsi di sé".
Vuol dire essere presenti in quel momento, osservarsi senza giudizio, senza capire e dedurre nulla: iniziare a trovarsi semplicemente nella "realtà". Questo perché secondo lo studioso che riporta gli insegnamenti di questo controverso personaggio che è stato Gurdjeff l'uomo vive in una specie di stato di trans quando è sveglio dettato in gran parte dall'immaginazione e dalle false idee che ha su di sè, oltre che dalle emozioni negative che a loro volta creano quelle immagini che gli impediscono di rendersi conto di "esserci".
Mi sembra sempre più interessante, con l'andare avanti negli anni questo tipo di approccio a quello che si può considerare uno "studio del sé". Un po' quello che fanno gli psichiatri e psicologi. Una sorta di autoanalisi davanti alla quale ti mettono testi come questo che ti evita lo psichiatra ed il suo lettino oltre che ad insegnarti un sacco di trucchi interessanti per capire meglio (e soprattutto ti danno un punto di vista nuovo e per molti versi sconvolgente!) il mondo che ci circonda senza pregiudizi, sperimentandolo. Una bella pretesa!... Ma assolutamente un viaggio nell'iperspazio della conoscenza: unico, da provare. L'unica cosa da evitare con tali tipi di letture sarebbe quello di farne una "bibbia" perché per quella ognuno ha la sua...Mentre per quello che riguarda l'insegnamento di Ouspensky egli dice proprio così: "Non dovete credermi, anzi, con questo modo di conoscere voi stessi imparerete a non credere in nulla; ma a sperimentare tutto"(!).

sabato 23 agosto 2008

Dal divano al Libano

(in alto una foto tratta dal blog Donnelibertadistampa)

In allegato sopra un articolo preso dalla rassegna stampa del Ministero della Difesa tratto da Il Riformista del 19/08. Una articolo dal titolo un po' ammiccante e ironico "Nella terra di Hezbollah i napoletani insegnano la raccolta differenziata". Dietro queste righe ed al titolo un briciolo di ingenuità. Pena: l'inosservanza, se non fossi capitato sul blog di Donnelibertadistampa e seguito la storia di Valeria, giovane giornalista (probabilmente romana) che parte per il Libano, inviata non so se speciale oppure occasionale del quotidiano Il Riformista. A colpirmi sono stati i post un po' nostalgici, melanconici ma sempre molto battaglieri di una donna italiana che decide di mettersi in gioco seguendo un'ispirazione, un'idea, una rabbia più che un lavoro o roba simile.

A colpirmi di queste parole è il rifuggire da questa penosa condizione di una generazione di giovani a caccia di benessere e tranquillità e la consapevolezza che qualcuno ancora vuole seguire delle proprie visioni. Questo è il punto: seguire queste visioni!

"Andare al fronte" a vent'otto anni è una bella sfida, una di quelle che danno risposte ben più ampie di quelle cercate invano nella "realtà inventata" italiana. Lì, forse, c'è la verità sbattuta in faccia che vorremo vedere e che qui percepiamo solamente ovvero le reali contraddizioni insite nella guerra e figlie di un sistema di benessere che è tanto evidente dal di fuori quanto sfuggente dal di dentro. Lì dal di fuori, laddove persiste una forma di guerra permanente ed a bassa intensità ma anche laddove la guerra è diventata quasi abitudine, corollario ormai "necessario" della politica e della società che reagisce e risponde alle vibrazioni delle bombe.

Chissà cosa vuol dire uscire dal mondo per guardare fuori dal solotto e magari trovare la risposta di cosa sia in realtà ciò che mantiene in piedi il nostro benessere? Chissà cosa vuol dire alzarsi dal divano per entrare in quelle immagini di guerra, distruzione, disperazione e morte o comunque sentirla ogni giorno nelle parole e guardarle incise sui volti della gente?

domenica 17 agosto 2008

Addavenì Baffone

Ieri pomeriggio ho rivisto "Caro Diario" di Nanni Moretti. Non vengo qui a fare una recensione o qualcosa così. Guardando le sequenze del film, ascoltando le battute scritte e recitate da Moretti, mi è venuta in mente una canzone di Vasco Rossi, "Senza Parole", quella che hanno usato pure per uno spot pubblicitario della Fiat. E' una delle mie canzoni preferite, e ad un certo punto dice così:

...
e ho capito che è una malattia
dalla quale non si può guarire mai

...

Eh, si dalla quale non si può guarire mai. Non c'è niente che possa disintossicarmi, non c'è niente che mi possa cambiare. Non mi importa una sega che il muro è caduto; non mi frega un cazzo che le coop rosse hanno mangiato con gli appalti truccati e il PCI si è nutrito con le tangenti dell'ENI; non mi interessa che Stalin purgava gli oppositori politici, lo farei pure io se è per questo, se si deve fare la rivoluzione mica la fai distribuendo confetti all'uscita dalla chiesa, questo potrebbe andare bene per un matrimonio, ma per fare il socialismo proprio no.
E allora affanculo tutto e tutti. Addavenì Baffone.

Brevi scuse senza alibi

Non c'è scusa che tenga. In chiesa è difficile entrare. E' come un banco di nebbia dove si offusca la mente e la via d'uscita è la porta di una stanza dalla quale arriva un rimbombo di bassi e contralti ed al di là della quale trovo...

Mi alzo alle 8, un caffè. Alle 8 e 45 sono già in strada a fare jogging. alle 9 e 30 sono rientrato ed alle 10 e 45 ho acceso già la prima sigaretta. La connessione col cellulare è lenta: apre le pagine riga per riga, foto per foto ed io ho il tempo di leggere le notizie di yahoo senza fretta. Noto, osservo: non schizzo col mouse. La lentezza: una qualità che riscopri nel disagio.
Non c'è scusa che tenga...sono innamorato della solitudine e dell'introspezione, ma soprattutto del giusto viaggio e della riscoperta.

"E domenica...che facciamo!?"
"Niente, tu vai se vuoi"
"E tu che fai qui da solo?"
"Non so, non mi pesa. Potrei stendere i panni ad asciugare oppure trivellare il mio io in mutevoli essere"
"Tutt'al più potresti studiare o lavorare..."
"Sì, mi ritroverei nel mio essere più giusto"
"Che cosa pensi del giorno?"
"Che è opposto alla notte: inutilità e giudizio contro sogno e creazione di mondi"
"E della tecnologia? Cosa pensi?"
"Che è uguale alla pedofilia: feticcio ad alto rischio, illusione di liberazione"
"E che cosa pensi di me?"
"Nulla. Penso che ti amo, come amo il mondo e la vita, l'ossigeno e ogni tipo di viaggio che sussiste nella chimica. Tu per me sei la mia migliore chimica."
"Pensi a quello che dici, qualche volta?"
"Sì, ma più spesso dico quello che vivo (pensare mi è diventato angusto!)"

sabato 16 agosto 2008

Sciamu a ballare

L'umidità si appiccica sulla pelle. E' solo condensazione, mi diceva Giada.
Cammino radente i muri. Il catrame emette. E pure il cemento di cui son fatti tutti questi palazzi cresciuti in maniera esplosiva, edera sulle colline di questa città. Il corpo nero, ecco. L'ho studiato molti anni fa. Erano belle quelle lezioni all'università. Giada mi domandava dove mi sarei seduto. Puntualmente, me la ritrovavo alle mie spalle o seduta di fianco a me. Una trasparenza dietro l'altra e pareva che comprendessimo come funzionavano veramente il mondo e la natura. Le leggi ci sono, basta applicarle così; questo Giada mi scriveva sul blocco degli appunti parafrasando una canzone dei Diaframma.

A questo punto della storia e in mezzo a tutte queste correnti di neutrini, a me poco interessa di capire quale sia la ragione che spinge la gente ad essere così odiosa. Lasciatemi da solo con la matita in pugno, appena temperata. Quando sarò stanco di scarabocchiare i miei fogli potrò conficcarmela nel ventre e fare fuoriuscire tutto il veleno che ho in corpo. Ne trarrò forze nuove e fresche per ricominciare a sputarvi in faccia. Il vostro disprezzo, la vostra indifferenza, le vostre case comperate a mutui che come malattie vi gettate addosso, saranno per me energia vitale; incontrandoti nei vicoli dei mercanti, avrò di nuovo il coraggio di invitarti a ballare.

Fumo blu

domenica 10 agosto 2008

Aspettando Papillon

Quattordici orizzontale: "Interpretava Papillon nell'omonimo film".
Lui, sicuro, scrive: "STEVEMCQUEEN".

Tornando dalla spiaggia, lo riesco a scorgere seduto, le gambe incrociate sotto al tavolo e il capo chino sulle parole crociate. La veranda di plastica gli permette di scorgere e frugare tra il via vai di bagnanti, personale delle pulizie, furgoni che portano il pane o la frutta fresca. Da un pò di anni, mio padre non si unisce alle nostre puntate mattutine sulla sabbia e nel mare. Lui ha deciso di trascorrere le mattinate sul terrazzo del bilocale che ci ospita per un paio di settimane. Una cedrata Tassoni un anagramma un bicchiere di birra belga un rebus un crostino tra il dire e il fare un cantuccino in fondo al mare le notizie del telegiornale l'aneddoto cifrato un bicchiere di bianco una sciarada. Lui ha deciso di restarsene a casa. Un giorno gli ho chiesto perchè. Lui mi ha risposto: "Sto aspettando che Papillon ritorni. Parrebbe brutto se non trovasse nessuno".

venerdì 8 agosto 2008

Shine a light: operazione commerciale o testamento artistico

E' di oggi la notizia che i Rolling Stones pubblicheranno in novembre un doppio dvd con le immagini del backstage del film di Martin Scorsese Shine A Light più 4 inediti. Uno dei due dvd conterrà una copia in digitale della pellicola che i fan potranno scarica sull'iPod. Il film di Scorsese non era destinato a far parlare troppo di sé per le caratteristiche dell'operazione commerciale che fin da subito, dall'uscita del film, si è configurata agli occhi dei più. Shine A Light altro non è che una ripresa artistica (con un po' di montaggio nostalgico dei Rolling Stones dell'era che fu) del concerto della storica band americana nell'agosto del 2006 al Bacon Theatre di New York durante il tour Bigger Bang. "La più grande band" che fa il verso a sé stessa, celebrata da una delle icone del cinema americano che appare sul set anche un po' svogliato: entrambi non sembravano avere bisogno di riconoscimenti per lanciare un film che ha avuto più funzioni celebratiche che artistiche. Una pellicola da appassionati, certo, da feticisti oltremodo della band che da 30 anni è sulla cresta dell'onda e rappresenta un pezzo di storia vivente della musica rock. Un ulteriore tentativo di mitizzare il mito Mick Jagger che in barba agli anni anche nel film appare in tutta la sua energia sempre pulsante e coinvolgente, nel suo ballo un po' tarantolato un po' sconvolto che coinvolge come sempre la platea che assiste allo spettacolo.
Non però la platea di Shine A Light, o meglio, non una platea cinematografica che assiste ad una eterna ripezione nella quale non possono esserci le urgenze artistiche che hanno da sempre caratterizzato le pellicole di Scorsese.

Operazione commerciale o testamento artistico, Shine A Light se per gli appassionati del gruppo britannico resta una chicca imperdibile; per lo spettatore di oggi è solo un bel ricordo del simpaticissimo Keith Richards e della sua inimitabile personalità distruttrice e sognatrice allo stesso tempo. E' proprio qui he nel film offre degli spunti di sa follia che lascia spazio ad un ottimismo eterno di un gruppo di vecchietti che ci offre comunque ricordi indelebili di anni indimenticabili non solo per la musica ma anche per le idee.

lunedì 23 giugno 2008

Reazione creativa al dispaccio di Tremonti


Ad un mondo virtualmente reale preferisco una realtà arbitrariamente virtuale. Alle bugie prediligo la distrazione. Si potrebbe obiettare che conviene alquanto scegliere la lotta ma la sperimentazione è conclusa e la conclusione è che l'era dell'impegno è finita già da un pezzo. La distrazione, il tempo libero, l'ozio è l'unico antidoto da usare per salvarsi dall'intossicazione delle bugie. Quando l'impeto della rivolta (interiore e collettiva) non serve più ad interrompere un processo di distruzione del senso, perché ormai quella rivolta è diretta solamente contro sé stessi, allora l'impegno deve cedere il passo alla pratica dell'ozio, dello svago: unica pratica possibile per la rigenerazione della volontà. La domanda successiva è: da dove ripartire? Ancora più importante è il "perché"...

Il potere è iperconsapevolezza della mente collettiva. E' il suo specchio e la sua immagine riflessa e immediatamente immagine rielaborata e proiettata sullo schermo sociale (TV?). Egli ha generato consapevolezza nella collettività dell'alto grado di bugie raccontate nella storia. E con questa consapevolezza che cosa ne facciamo? Nulla, perché Egli ha già codificato le presunte reazioni, ci controlla, e ci ha fornito gli strumenti idonei per superare il contraddittorio: "Se so devo agire! Perché non lo faccio?".

Distrazione, Consumo, Relazioni: sono tra i principali elementi di controreazione. Tutti ci cadiamo, anzi, ne siamo già dentro. Ma per evitare di rientrare nella statistica della controreazione possiamo tentare delle reazioni diverse, non omologate, creative possibilmente.

Eccone alcune:


  1. RECUPERO DELLA MANUALITA'. a) Se ti piace raccontare compra una macchina da scrivere non elettrica. Niente di esterno, tranne la scarsità d'inchiostro, dovrà frapporsi tra te e la tua voglia di esprimerti. Scrivi le parole che più pronunci e cercale sul vocabolario una ad una. Chiediti perché le pronunci così spesso. Scrivi perché. Poi scrivi i nomi di tutti i tuoi amici, poi quelli della tua famiglia fino ai cugini più lontani. Chiediti da quanto tempo non li vedi e perché. Scrivilo, descrivilo. Pensa che non sei uno scrittore, sei solo uno che ha letto un blog da far schifo e si è fatto convincere a comprare una macchina non elettrica...e che la cosa gli piace. Continua e continua. Scrivi il nome della via dove abiti. Per es. via Manzoni. Chiediti chi era. Se vuoi risponditi se non inventa chi potrebbe essere. Scrivi il nome della tua città. Scrivi se è piccola, grande; se è calda o fredda; se è nel sud o nel nord di cosa; ad est o ad ovest di cosa. Chiediti se ne conosci il numero degli abitanti, la storia...No? Studia e scrivi! b) Se ti piace la musica non farti mancare uno strumento. Quando ce l'hai approfitta del tuo tempo libero per suonare. Non andare da un maestro. Non comprare corsi di musica in scatola. Non pensare di fare il musicista. Suona quel che vuoi e come vuoi: presto sarai in grado di strimpellare qualcosa; più avanti suonerai le tue canzoni preferite; se lo fai con costanza e ne fai un impegno quotidiano sappi che un giorno suonerai. Non chiederti quando e perché: fallo e basta! Quando potrai inventare composizioni di ritmi o accordi inizia a scrivere delle parole che ti vengono, (cercale sul vocabolario prima!). Quando sarai in grado di suonare e cantare le tue parole e i tuoi accordi non paragonarti ai musicisti veri: quelli lo fanno per soldi, tu no! c) Se ti piace dipingere compra un set di colori e di pennelli. Inizia a pitturare quel che ti pare. Inizia su un A4, poi passa ad un A5; poi passa ad un muro, ad una parete, al soffitto o ad una superficie irregolare. Poi comprati una tela. Dipingi per terra all'inizio, arrangiati più che puoi: non spendere mai troppi soldi perché è solo un hobby per te! x) Se ti piace l'elettronica prendi un vecchio transistor. Accendilo e vedi se funziona. Poi smontalo e rimontalo. Se non funziona l'hai rotto, buttalo via: era solo un vecchio transistor! Fallo con tutte le cose che non usi più: dal computer a cellulare. Alla fine ne saprai più di prima o mal che vada avrai fatto un po' di pulizia nel garage! Se non hai nessuna preferenza riguardo alla manualità, allora mettiti sul divano dopo aver staccato la presa della Tele, poi fissa un punto nella stanza e ripercorri tutte le tappe, lentamente, persona dopo persona, dialogo dopo dialogo, gesto dopo gesto della tua giornata passata. Scoprirai che ne hai fatte di cazzate e che sei nella merda. E dalla merda, si sa, nascono i fiori.

  2. NO! ALLE RELAZIONI SCHIZO. Quando esci con un amico o con la tua donna, spegni rigorosamente il cellulare. Ascolta molto, parla il giusto necessario. Non accavallarti mai a chi parla! Osserva i posti dove vai anche se sono sempre gli stessi. Vai a piedi, evita il più possibile l'automobile. Mangiate insieme qualcosa di piacevole, senza abbuffarsi!, e fate di nuovo una passeggiata. Non parlate troppo. Ad un certo punto taci e non sentirti in dovere di dire sempre qualcosa. Prova ad osservare la gente che ti circonda, senza giudizio, senza fastidio. Non dire mai: "facciamo questo", lascia che le cose arrivino da sé. Se poi fai sempre quello che vuole il tuo amico/amica, mollalo! Non fa per te: tra voi due ci sarà sempre un rapporto dall'alto verso il basso. Se sei uno che non sa decidere, vai con quelli come te: prima o poi sarai costretto a prendere l'iniziativa. Non vedere troppi amici durante la settimana: concediti sempre più tempo per te. Massimo due, tre persone. Non avere aspettativa su di loro. Non fare programmi con loro o meglio falli pure se vuoi ma sappi che da un momento all'altro cambieranno: qualcuno s'innamora perdutamente, qualcun altro viene colpito da sfighe, altri ancora cambiano e basta. Scegli poche persone come amici e fai in modo che loro scelgano te: non cercare in loro qualcosa che non hai ma solo il piacere di starci insieme. Non cercare da loro risposte né fare troppe domande. Fate delle cose insieme possibilmente all'aperto o in luoghi pubblici. Evitate la casa e le famiglie: possono nuocere gravemente all'amicizia. Se vivi con un uomo/una donna sappi che è lui/lei il tuo migliore amico: altrimenti non ci vivevi! Se non è il tuo migliore amico fai in modo che lo sia. Se non ci riesci, mollalo! Tutto finisce nella vita... Non puoi dividere lo stesso bagno con uno/una che non stimi profondamente. Non puoi continuare ad asciugarti la faccia sullo stesso asciugamano che l'altro/l'altra usa per farsi il bidet! Il sesso? A carn's'ietta!

  3. RECUPERO CREDITI. Togli i soldi dalla tua carta di credito: strisciare troppo fa male alla salute! Fatti un libretto postale e mettici tutti soldi che puoi a fine mese. Tieni sulla carta solo i soldi che ti sono necessari: affitto, spese personali, cibo, uno sfizio (al mese basta!). Chissà se è rimasto qualcosa...Primo comandamento: "Non strisciare!" Prendi i soldi che ti servono ed usali fino a finirli. Resisti più che puoi senza soldi in tasca: una bella sfida! Hai la macchina? Fai la benzina necessaria, ma non troppa, non serve se non ad aumentarne il prezzo domani! Cammina a piedi quando puoi; usa anche la bici. Prendi l'aereo se stettamente necessario: dove cazzo devi andare così lontano!...

...CONTINUA...FORSE!

domenica 22 giugno 2008

Gli Illuminati diventano realtà



La notizia dell'ultima ora è che il segretario della Cigl, Guglielmo Epifani, ha dichiarato che i salari medi dei lavoratori stipendiati ed ovviamente tutelati dalla tessera dei sindacati dal 2009 diminuiranno drasticamente e subiranno un ribasso di beni 1.500 euro l'anno. E che saranno destinati a diminuire in maniera drastica negli anni successivi. Si potrebbe continuare ad approfondire una notizia che crea panico sociale di per sé, anche se nella realtà dei fatti in questo momento tra il catastrofismo ed il nulla non c'è alcuna differenza. "Tutta colpa dell'inflazione e del debito pubblico italiano" tuonano gli economisti della Standard & Poor's ed ancora più cinica e lapidaria è stata la risposta del Ministro dell'Economia Giulio Tremonti, presente alla riunione nazionale della Cigl come in quasi tutte le platee televisivo-parlamentari di Anno Zero e Porta a Porta degli ultimi mesi: "Non siamo noi a volere la restrizione dei salari...E' la Banca Centrale Europea ad imporcelo".

A seguito di dichiarazioni come quelle che sta facendo il ministro (che ad oggi ha rivestito in Italia anche il ruolo di scrittore ed intellettuale, tanto da essere ormai definito un genio e finanche un marxista!) stanno girando da mesi anche sui blog e youtube a seguito di una serie di prese di posizione dell'uomo politico più deriso dalla sinistra italiana. Eppure il ministro sta dicendo quello che prima circolava solamente tra gli appassionati e isolati dal mondo mediatico, i cosiddetti "teorici della cospirazione": il mondo sarebbe governato da una tecnocrazia globale che risponde al nome di Illuminati, uomini al di sopra della politica che avrebbero deciso di accellerare da dieci anni a questa parte un processo di globalizzazione e liberalismo che porterà la popolazione mondiale (già fatto in molti paesi di Asia e delle Americhe) ed europea compresa ad un incremento esponenziale della povertà. Parafrasando le parole del ministro: "Il fantasma della povertà è arrivato!"

Insomma, quello che fino a ieri era persino dichiarato come tabù parlarne oggi è diventato realtà. Da quando Giulio Tremonti ha nominato gli Illuminati in TV nessuno potrà più dire che non esiste nessun piano globale di dominio del mondo e di soggiogamento da parte di una élite di potere sulla popolazione. "Già lo sapevamo grazie!" potrebbe rispondermi chiunque. Sì! Ma il prenderne coscienza è cosa ben diversa; e la tv dice sempre la verità!

Se il mondo dell'informazione e dei media stanno faticando ad entrare in connessione con questa nuova "realtà" in parte perché spiazzati dalle dichiarazioni del ministro, dall'altro lato tacciono sfruttando in questo momento più che in altri la follia pallonara legata agli Europei di calcio per occultare neanche tanto l'assurdità dei provvedimenti che stanno caratterizzando la politica italiana ed europea.

Di certo non è passata inosservata la furia inspiegabile in quanto ad impeto della classe politica italiana, tutta, al cospetto del no irlandese al trattato di Lisbona a partire dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che dice: "E' una vergogna bisogna subito porre rimedio!". Forse neanche durante una dittatura totalitaria un capo di stato avrebbe osato tanto, mettendo bocca in quello che è pur sempre un'espressione democratica e cristallina di un voto popolare di un altro paese. Un voto che a noi italiani manca e che solo la lega di Calderoli, più che di Maroni, sta tentando di portare alla ribalta popolare con il referendum. Chi lo avrebbe mai detto che per avere partecipazione popolare si doveva chiamare in causa i cel'hodur della Lega Nord! Se Tremonti vien chiamato marxista allora prepariamoci a vivere un nuovo '68, con sfilate e marce in testa alle quali sventoleranno vessilli del gladiatore che impugna la spada al posto della falce e martello...

Ma la verità di Tremonti puzza di bruciato a kilometri di distanza ed anche se D'Alema rimane interdetto difronte alle dichiarazioni shock del ministro dell'economia nel biancheggiante salone televisivo di un Bruno Vespa altrettando sbigottito, appare quanto mai naturale pensare che il dibattito politico sia arrivato talmente alla frutta che si ricorre a qualsiasi strumento per strumentalizzare la verità. Anche a costo di dirla, quella verità o meglio una delle verità che sono state sottaciute ma che tutti quelli che fanno il mestiere della politica conoscono.

Infatti gli scopi del ministro dell'economia vengono fuori quando fa le conclusioni: bisogna allearsi a livello globale contro banchieri ed affaristi mondiali del capitale privato. Una balla! Una scusa, un'ulteriore modo di strumentalizzare il barlume di verità che ha osato appena sfiorare, costellandolo da discorsi penosi su come la popolazione mondiale rischi di patire la fame. Ormai siamo lì, nel punto di chiusura di tutte le istanze del capitalismo e i primi risultati sono visibili. Le strutture pubbliche stanno cedendo il passo a quelle finanziarie, la politica all'economia, gli stati alle banche e la classe politica non è che lo strumento che utilizzano (adesso sì) quegli Illuminati per ridurre la popolazione europea (ora sì che si può dire anche europea) allo stremo delle risorse finanziarie. Essi non sono che affiliati ad un gioco di potere e famiglie, banche e massonerie che tutti i giorni percepiamo ma che non riusciamo a vedere quando ce la fanno sotto il naso. Perché siamo troppo ciechi per affrontare l'inevitabile, l'insormontabile ovvero il sentirci solo dei microspici esseri difronte ad un potere enorme e contro il quale tutt'al più si può sbirciare ed origliare dalla serratura di una porta ben chiusa quello che fa e che dice.

Il fantasma della povertà. Il problema di chiama BANCHE. Dopo aver installato nelle nostre vite le abitudini e le comodità più impensabili ora si comincia a tirare la cinghia; dopo aver indebitato tutti, persino i lavoratori precari, si inizia a dire basta con il credito, sù i tassi di interesse, largo all'inflazione: questo vuol dire fare un'attentato al pubblico benessere, vuol dire togliere alle persone la possibilità di pagare per quello che erano "sicuri" di poter estinguere. Tutto è troppo facile: "Vuoi una casa, accendi un mutuo!" Ed invece no perché se vogliono ti tagliano le palle da un momento all'altro. E questo non ricadrà solo direttamente su chi ha contratto mutui, investito o accumulato capitali ma su tutti, su ognuno di noi, in quanto il lavoro tenderà a diminuire, i consumi anche, gli investimenti si sposteranno rapidamente in paesi che garantiscono un "rifugio sicuro" dei capitali. Una nuova era è all'orizzonte; per chi non ci crede si affacci pure alla finestra.

Fonti:

1) Trattato di Lisbona e nuovo ordine mondiale di Marcello Pamio da Disinformazione.it

2) Tremonti a Porta a Porta parla con un D'Alema balbettante:

martedì 17 giugno 2008

L'Uefa si fa i "diritti" suoi

A dire il vero non ero affatto partito per fare un articolo contro il calcio...Purtroppo mi devo ritrovare impenemente davanti alle solite cialtronerie di potere che girano, neanche a dirlo, intorno ad un bel gruzzolo di denaro. E già perché il mondo pallonaro, costellato da bambini cresciuti dall'ultimo dei calciatori al primo dirigente Uefa (toh! Chi si rivede: quello sbruffoncello Michel Platinì!), è soprattutto interessato al "gruzzolo" perché di potere non è che se ne interessi molto. Il mondo del calcio forse si sintetizza un po' in quei giocatori dilettanti che smantellano squadre e società per 200 euro in più. Insomma un fatalismo adolescenziale caratterizza questo sport e che avalla in esso la presenza di furbastri dell'ultima ora sempre pronti a vendersi una stretta di mano per un assegno sottobanco.
I vertici calcistici europei non sono migliori di quelli italiani ed in quanto ad affari si stanno già sfregando le mani. Un milardo e trecento milioni (1.300.000.000,00 per capirci) di euro di fatturato per gli Europei 2008 dei quali ben € 825.000.000 sono solo di diritti televisivi incassati. Seguono i diritti commerciali con le sponsorizzazione euro 2008 e i prodotti su licenza. Ed infine la vendita sui biglietti ed i pacchetti turistici per le imprese che mettono insieme biglietti e accoglienza personalizzata. 1,400 euro per spettatore nelle partite decisive. Si è calcolato che solo un terzo dei biglietti, di già piccoli e tecnologici stadi, erano disponibili per i semplici tifosi.


In pratica i nostri parenti ed amici in Svizzera non hanno trovato un biglietto neanche a pagarlo oro...Forse pagandolo per oro, sì.
Il mondo pallonaro è diventato un bel business e scoppia di salute. Lo dimostra la nomina del primo presidente salariato della storia dell'Uefa, Michel Platini eletto dal 2007 per quattro anni e di cui, dice lui stesso, "neanche mia moglie sa quanto guadagno!". Una cifra indicibile...Non crediamo certo che quelli prima di lui non fossero generosamente rimborsati del loro lavoro per l'ASSOCIAZIONE, ma forse per arrivare a dichiarare, con imbarazzo certo, che Platini è stipendiato vorrà dire che si è superata una soglia di plausibilità...


E tutti questi soldini dove vanno oltre che nelle tasche di Platini e di tutti i dirigenti Uefa impegnati nei loro difficilissimi incarichi organizzativi? Certamente non per potenziare le federazioni calcistiche più bisognose o le scuole calcio dilettantistiche dalle quali cioè tutti i futuri campioni partono nella loro attività. Il sistema europeo non era di tipo socialdemocratico? Forse solo nei nostri sogni.
Mettiamoci anche gli introiti per l'Uefa di una manifestazione chiamata Champions League, mutuata dalla vecchia Coppa dei Campioni della quale si sono guardati bene dal cancellare la dicitura storica sul trofeo ma nella quale decine di partite sono lì solo per far lievitare incassi e diritti televisivi. Ma del resto sono soluzioni che vanno bene a tutti: per prime le società sportive che stanno in prima linea nella spartizione della torta.


Una torta si restringe per tutti si allarga per i pochi.
Una torta protetta dal filo spinato che l'Uefa fa del tutto per proteggere. Persino da quei "piccoli parassiti" che hanno tentato di aggrapparsi ad EURO 2008 ed accusati dagli avvocati dell'associazione di ambush marketing. In poche parole l'Uefa ha intentato decine di cause con supermercati, attività commerciali e catene di negozi che hanno utilizzato "abusivamente" il marchio EURO 2008 senza pagarne i diritti.


Come organismo sovranazionale europeo anche l'Uefa come la Comunità europea presta grande attenzione alla carta dei diritti, anche se questi sono "di proprietà".*




*Notizie tratte dall'articolo Uefa, il vero vincitore di Mary Vakaridis, Le Monde Diplomatique, Giugno 2008.

Remi è un mito!

sabato 14 giugno 2008

L'Effetto domino di Bush e i nuovi Vespri siciliani


Appare quanto mai difficile giustificare in maniera non allarmistica l'emendamento contenuto nel disegno di legge sulla sicurezza che mette 2.500 soldati per le strade italiane con il compito di pattugliare le principali città. Anche perché non era mai accaduto nella storia della Repubblica, se non in casi di reale crisi dell'ordine pubblico come le stragi di mafia dei magistrati Giovanni Falcone (ucciso nel maggio 1992) e Paolo Borsellino (ucciso nel luglio 1992) in Sicilia. Proprio laddove una seconda volta , nel 1998, ne fu protagonista l'allora ministro della difesa, socialista e siciliano Salvo Andò nel primo governo Amato con i cosiddetti "Vespri siciliani".
Ma oggi cosa c'è da difendere in Italia se non un po' di stipendio ed uno stato sociale a pezzi oltre che una squadra di calcio arrivata alla frutta?
Ma questo provvedimento annunciato dal ministro della difesa siciliano, ex missino, attualmente iscritto ad Alleanza Nazionale, Ignazio La Russa con il sorriso tra i denti e due generali alle sue spalle davanti alle telecamere del TG1 mette quantomeno inquietudine oltre a gettare un velo di assurdo mistero dietro un provvedimento incostituzionale e che rappresenta una presa di posizione inspiegabile del potere del governo nei confronti delle strutture democratiche.
Chi ha voluto i militari e come giustificarne la presenza arbitraria senza apparenti motivi di sicurezza?Quale sarebbe, dunque, l' "emergenza" che giustifica uno spiegamento di forze militari per le strade? Che cosa stiamo combattendo? E soprattutto chi si combatte?

I primi a farne le spese sono i diritti civili in quanto questo provvedimento ha tutta l'aria di essere un primo passo verso la normalizzazione della presenza di forze militari sul territorio senza alcuna apparente motivazione.

Se fino allo scorso anno, seppure con uno scalcagnato schieramento di centro sinistra all'opposizione poteva essere considerata come scontata una presa di posizione forte contro un'idea del genere ed una pazzia pensare solamente all'attuazione di un provvedimento del genere; oggi sembra ordinaria amministrazione per un governo che non fa che inseguire sé stesso e contro il quale non esiste opposizione ma solo affiliazione politica. Uno di questo è appunto quello sulle intercettazioni che, da qualsiasi lato lo si vuol vedere, rappresenta una limitazione notevole all'"ingerenza" della magistratura e della stampa nelle beghe della politica. Secondo il sito on line di Repubblica, l'operazione sarà finanziata con i fondi sulla sicurezza stanziati dall'operazione "Domino", (di cui praticamente nulla sappiamo!) inaugurata dal 2001 e sponsorizzata dal governo di George W. Bush dopo gli attentati alle Torri Gemelle ed al Pentagono dell'11 settembre. A proposito di Bush, il presidente americano è sbarcato martedi a Roma e ieri è andato a far visita dal Papa dopo aver incontrato giovedi il presidente del consiglio Berlusconi. Non è forse un caso che la dichiarazione di La Russa è arrivata proprio ieri, durante uno dei giorni di massima distrazione dei media nei confronti della gara degli europei di calcio Italia - Romania. Così il ministro ieri al TG1: "Mettiamo a disposizione del ministero dell'interno 2500 uomini che possano garantire la sicurezza nelle città, come i cittadini ci chiedono da tempo".


Senza considerare l'iniquità delle parole di Walter Veltroni come leader del Partito Democratico e dell'opposizione delle Camere al governo ("Non ci sono motivi apparenti per militarizzare l'Italia") quello che più mi preoccupa è l'assenza di attenzione a provvedimenti come questo che rappresentano una deriva democratica e l'ultima stazione che possa dare un significato di quella che si definisce come "emergenza". Se non ci sarà un rapido dietrofront delle forze militari impiegate in un inutile presidio del territorio italiano le parole "emergenza" o "sicurezza" inaugureranno un nuovo inizio di Stato di diritto dove non ci sarà più differenza tra libertà e controllo.
Chi vuole allarmarsi faccia pure: da oggi ne ha facoltà.

venerdì 6 giugno 2008

Prodotto scalare

Ti chiederei di fare più piano, se solo potessi farlo. Le mie corde vocali, aste rigide inchiodate a due punti fissi, non vibrano più. In questa quiete, solo il bagliore degli occhi lucenti, la unica cosa che mi rimane di me, ai margini di uno schermo piatto di enne pollici. Non scambiarlo per pianto, questo luccichio, ti prego; è un rimandare, un invertire il moto, dalla laringe alle pupille, dalle pupille alla laringe, ma seguendo sempre traiettorie diverse, facendo dispetto alla pigrizia cosmica. Basta, luce flebile, Ancora, due brillanti negli occhi, e via dicendo, chissà come si farà con il brillio degli occhi via dicendo. Qualcuno me lo insegnerà. Vedremo.

Ma adesso piango, te ne sei accorta, il fatto è che non esistono solo i numeri naturali, il fatto è che non esistono solo i numeri positivi, è possibile contare anche sotto zero, come quando fa freddo, ma se poi uso il grado Kelvin, non posso andare sotto zero, e non fa più tanto freddo. Il tempo immaginario è come una temperatura, faccio finta di stare al sole immaginando di averci un orologio.
E vi cancello tutti, nel mio mondo che ci ha il prodotto scalare zero con le vostre menate di gente per bene. Non più mondi paralleli, solo proiezioni nulle.

Senza fili

Ecco, stavolta sono sicuro che il tutto andrà a convergenza. Ho scelto le condizioni iniziali nella maniera giusta, deve funzionare per forza. In questo imbuto fatto di montagne alpine, sono seduto accanto al vetro della sala wi-fi, e sto facendo dei conti. Non quelli soliti che faccio per campare, ma quelli che servono per sopravvivere. Era parecchio tempo che non mi capitava di fare lo stato dell'arte, come annunzia il titolo della prima trasparenza della lezione del grande Philippe Nozieres, un mostro sacro della fisica, sa tutto, ho il suo libro sempre sulla scrivania, la settimana scorsa gli ho scritto pure una mail; mi ha risposto dopo due minuti, due righe, i dubbi di un mese risolti con qualche battuta di tastiera. Bellissimo. Vorrei fare così pure nella vita, solo che un Nozieres non lo incontro mai, oppure c'è ma non so dove abita, e qual è il suo indirizzo di posta elettronica. Incontro solo persone, figuranti che mi sparano in faccia la loro presunzione di mediocri che hanno capito come si fa nella vita, e me lo vogliono spiegare a tutti i costi. All'inizio mi paiono pure gentili, veramente interessati ad interagire con me, ma poi basta una loro frase, una battuta, un doppio senso da gente fintamente vissuta, e mi scadono subito dal cuore. Sono fatto così, sono rimasto, e lo rimarrò sempre, uno stalinista, pure nei rapporti umani. Ad essere ancora stalinisti mi sembra non ci sia nulla di male, anche se mi capita che alcuni che sembrano avere sempre la risposta in tasca, dicono che non serve a niente, che sono idee vecchie, che la realtà va decodificata usando altre chiavi. Ma chi sono loro? Spero davvero non si prendano sul serio con queste pillole di saggezza d'accatto che si baloccano a propinare agli interlocutori del momento. Ho come l'impressione che la gente, in generale, quando parla voglia solo convincersi che le loro scelte sono state quelle giuste; ma state tranquilli, che a me non me ne frega un cazzo, mantenete la calma, non son certo come voi che sputate addosso a quello che siete stati un tempo, o almeno me lo avete fatto credere; ma per favore,almeno, non rompetemi più i coglioni.

Adesso si è alzato un pò di vento, e dalla sala dei seminari sento la voce di un normalista di Parigi che parla di gas dipolari a basse dimensionalità. L'ho visto ieri sera a cena sto tizio, taciturno, parlava solo quando era necessario, e diceva cose sensate. In fondo i fisici, nonostante le loro stranezze, sono bella gente. Molti conservano la loro purezza di bambini, l'entusiasmo di adolescenti, la curiosità della ricerca. Non esistono cose giuste o sbagliate per loro, solo punti di vista diversi. Conoscendo da anni questo modo di pensare, mi risulta sempre più difficile rapportarmi con le persone normali e la loro presunzione che come facciamo noi cosi si fa. Scrivo, scrivo, vicino a me ci sono due di Torino che vogliono fare una cosa sui fermioni, o cose così. Mi volto verso di loro, mi guardano, tacciono per un momento, poi ricominciano a parlare. La saletta si sta affollando. Le dita sulla tastiera, riconosco le voci dei vari personaggi, un materano che lavora a Parigi, una romena che lavora a Trento, un umbro da cinque anni a Trieste. Per stemperare la monotonia guardo fuori da questo acquario, c'è un gruppo di ragazzi che fa footing, hanno le gambe lunghe e secche e le casacche di colore arancione, che mi paiono quelli dell'Anas. Qualche macchina passa, qualche aereo vola basso, qualche goccia di caffè della macchinetta si rapprende sul cucchiaino di plastica; tensione superficiale, mi dice il materano, un ragazzo che conosco dai convegni che si organnizzavano sull'altopiano della Paganella, che sembra un giocatore di football americano, i capelli lunghi e ricci, la barba incolta, adesso passeggia nervosamente con le mani dietro la schiena e il capo chino, starà pensando a qualche stratagemma per risolvere il problema a cui sta sta lavorando da sei mesi a questa parte. Rumori di borse, di quelle che ci si mettono dentro i portatili, cazzo non vede la rete, devo vedere se mi hanno accettato l'ultimo lavoro, c'ho un'ansia; è la voce di Francesco, un ragazzino sui ventiquattro anni, promettente studente di dottorato a Trento.

Il vento continua a soffiare, ma la rabbia mi mantiene calmo, cantava Vecchioni. E mentre gli applausi scrosciano per la fine del seminario di Orignac, penso che oggi è un bel giorno per morire.

martedì 27 maggio 2008

Sorprese nel cabinato verso il confine

In uno spazio vuoto si fa largo una vampata di calore. Si chiama morte. Un'afa tremenda ossessiva stimola il mio glande, mentre all'incedere dei passi si fanno sotto turbini di aria fredda provenienti da dentro la realtà: il consumo. Io sono fuori e cammino sotto al sole, tra qualche linea d'ombra ed in mezzo all'afa. A grandi falcate avanzo su una delle tante salite, parlando da solo.Del resto che fare? Hicstress. Nessuna idea dell'orrido fetare, della insulsa putrefazione del corpo e dell'anima. Solo la sensazione che presto mi invaderà i sensi. Francesca sa già tutto ed io ancora niente: per me la morte non è che un lontano ricordo, una spiacevole sensazione; mentre per lei una realtà impellente, che le entra a poco a poco dentro lo stomaco, fino ad essere espulsa con un sorriso amaro, con parole vuote.
- Che c'è che non va - mi fa lei.
- Tutto! - dico io - E niente. Non ci si può lamentare quando le cose vanno come devono andare- . L'inevitabile accade ancora, ogni giorno. Il lavoro va come deve andare, il sesso anche, anzi molto meglio. Se tutto funzionasse così naturalmente, se tutto andasse forte come quella turbina...
Al confine della città c'è una stazione, laddove finisce tutto e ricomincia la nuova volontà. Un corto circuito manderebbe tutto a puttane. Ma intanto la ferrovia scorre sotto città e campagne. Entro in un mondo fatto di mostri lucidi e specchi nei quali vedere chi sei. Insetti enormi spuntano dagli scompartimenti stagni dei vagoni.
- Mi scusi lei dove va?
- In un posto che non ha ritorno
- E quale sarebbe questo posto?
- Il confine della vita conosciuta, laddove tutto ciò che assume una vita ti sorprende e spaventa come un maniaco deformato che sbuca da una porta a vetri con il volto dell'assassino. E lo vedi prima che ti agguanti!
- Buona sera a tutti...Mi scusi quello è il mio posto! - Il tipo ha l'impermeabile e trasuda sicurezza e potere e morte. - Nessun problema, mi siedo affianco a lei. Le dispiace?
- Affatto. Sarà un viaggio di piacere e niente e nessuno me lo rovinerà!
L'uomo con l'impermeabile parla con voce cancerosa e si muove con gesti lenti e decisi, dita sottili, . Magro, nella sua pettinatura robotica apre il mantello da invertebrato da dove sbuca una cintura ascellare. Rovista nella tasca interna e tira fuori una sigaretta fatta a mano. Se l'accende e prima che me ne accorga è in piedi ad aprire un lembo di finestrino che scatta verso il basso a serramanico. Si apre di più l'impermeabile, da dove sbuca una fondina in pelle chiara e marroncina, di stile. Il fumo di rigetto si dipana nel cabinato: è salvia divina e subito mi penetra nei polmoni e si diffonde nel plasma, fino al cervello. Il vetro del cabinato diventa convesso e tutto l'ambiente si stringe e si allunga verso la testa sempre più sottile e squamata del nostro. L'ambiente è sempre più instabile, traballante. L'uomo si gira verso di me, dall'alto del suo collo allungato. Ha gli occhi di un serpente, senza vita, e mi guarda come fossi una preda ma si vede che si prende gioco di me. Ora anche la sua bocca non ha più labbra e si allunga verso le orecchie sempre più spalmate dietro la nuca. La sua testa è schiacciata e con le sue dita sempre affusolate si riporta quella sigaretta tra le labbra traslucide e sempre più magre, fa un tiro e sputando fuori altro fumo divino porta la lingua bipartita a dieci centimetri fuori dalla bocca, passandosela lievemente sotto il mento. Mi porge il magico calumé, sorridendo senza espressione. Io inizio a tirare guardandolo negli occhi sempre più tetri ed inespressivi. La stanza è tutta pervasa da una luce blu. Di fronte a me, l'uomo che "va in un posto senza ritorno" non c'è più. I suoi vestiti? Ammucchiati sul sedile come in cesto di panni sporchi. Da sotto al sedile sbuca una coda grigia, enorme. I miei polsi iniziano a vibrare e così il pavimento del cabinato e le pareti e fuori non si vede il panorama che scorre. Solo il rumore assordante mi fa capire che sto andando verso un luogo che non c'è a folle velocità. Come un terremoto la terrà trema e sbucano montagne che mi rimbalzano verso l'alto con scosse violente e secche. Il topo enorme finalmente esce furtivo da una siepe, non più dal sedile e sgattaiola verso fuori dalla scena. Il serpente mi guarda con uno sguardo assassino e penso: "Mi ucciderà! Non ho più scampo!" e mentre io muoio di terrore quello si avventa con le fauci velenose verso la mangusta enorme che grassa si incastra nella porta del cabinato. Un morso: arrghh! E il topo squittisce di dolore ma continua a fuggire, agitandosi e riuscendo a passare nel corridoio del vagone dove si allontana a gambe all'aria a passi pesanti di rumore. Il serpente strisciante e famelico gli si fionda alle spalle, mentre il topo culone fugge via. Cado per un secondo, in preda al cuore impazzito - un tilt cardiaco! - e mi precipito senza fiato fuori dalla cabina. Vedo l'UOMO con l'impermeabile che insegue quell'altro, come un cacciatore la sua preda per catturarla e fare cena della sua carcassa. Lo vedo già che morde e scortica le ossa, strappando via fino all'ultimo lembo di carne ancora viva.

Paolo Sorrentino

All'indomani del festival di Cannes, voglio omaggiare quello che secondo Dino Risi è il miglior regista italiano.

Nell'ordine:

L'uomo in più

Le conseguenze dell'amore

L'amico di famiglia








mercoledì 21 maggio 2008

Scrivere non conta per me

Scrivere non è una cosa importante nella mia vita. Più importante è pensare. Sarebbe importante più di tutto studiare, continuare a studiare. Leggere! Quello sì che è prioritario!
Anche per puro piacere; anche e persino il giornale. Per me, a volte leggere il giornale è necessario. Almeno per avere un contatto materiale, anche lento e macchinoso, con quelle informazioni che, comunque, pervadono la mia sfera percettiva (Che talento!). Dicevo percezione...Cambiare la propria percezione, delle cose che siamo abituati ad ascoltare davanti un piatto caldo, in una modalità audio/video. Provare a leggerla, esaminarla, scomporarla e ricomporla con qualcos'altro, così da costruirsi una propria realtà. Era questo che intendevo per "pensare".
Ma neanche questo è prioritario in questo momento per me.
Mi interessa andare a fondo. E scrivere è lo strumento, lo strumento indispensabile. Ciò che ha creato Dio sulla Terra!... La Scrittura! Non si può rinunciare ad essa se si vuole lasciare una traccia del passaggio. Una traccia e non uno strascico.

lunedì 19 maggio 2008

Uno più uno fa tre

Alla stazione Termini di Roma non c'è umanità. Tutti calpestano ed ignorano tutti. Viaggiatori incazzati con le ferrovie, ferrovieri sdegnati con i viaggiatori; baristi ladri, tassisti peggio. Gente sbandata con treni sbandati, lobotomizzati davanti a cartelli elettronici strampalati. E poi intossicati in cerca di spiccioli (1 euro per favore!), pazzi sbandati a darsi pugni in petto e sulla faccia; signore con l'accento meridionale che ti attaccano bottone per scucirti qualche euro con le scuse più pietose; prostitute che si fingono gentili compagne di viaggio. E poi c'è quello che ti chiede i soldi alla biglietteria automatica, quello che scippa il cellulare alla grassona distratta; e quell'altro che ti taglia la borsa e ti ruba tutto il possibile mentre tu timbri il tuo bel biglietto di viaggio. Tutto farebbe pensare alla caduta più bieca dell'umanità, ed invece non è così...Perché è facile parlar male di un contesto caotico e decadente come questo. Non sempre uno più uno fa due.
La cosa più incredibile mi è successa proprio un giorno mentre facevo il biglietto alla macchinetta automatica. Solitamente infilo la carta di credito e faccio il biglietto per far prima e non aver scocciatori intorno ai miei soldi che ti assediano fino al binario. Stavolta non potevo perché nella carta niente credito! Ed allora ero lì con gli spiccioli, le banconote a far il mio biglietto e dietro di me uno che educatamente aspettava che finissi per chiedermi dei soldi. Quando hanno un minimo di tatto, rispetto e porgo perché so' che vuol dire "appararsi" e dunque gli faccio un sorriso, qualche spicciolo in mano e me ne vado di corsa a prendere il mio treno. Alché ad un certo punto mi accorgo di non avere più il portafogli. "Cazzo!" penso, "lo tenevo tra le gambe mentre tenevo una borsa con una mano e prendevo il biglietto con l'altra!". Quando ad un certo punto mi sento chiamare in lontananza "Giovane! Dove vai?!" era il mio elemosinante (pure paesano) che mi inseguiva con il mio portafogli in mano! Mi correva incontro per restituirmelo. E dentro: tutto! Carta di credito, soldi, patente!...
...Ed allora me ne sono tornato a casa senza neanche riuscire a dir nulla, a pensar nulla se non a che quello che mi era acccaduto come una piccola meraviglia di un'umanità in decadenza.

venerdì 16 maggio 2008

Prostitute.

Stasera mi sento leggero. E' davvero una strana sensazione. Stavo al banco del bar a sorseggiare il mio solito caffe' della sera. All'improvviso, cosi', senza colpo ferire, senza un preambolo apparente, mi son sentito a gravita' zero. Deve trattarsi di una transizione netta, di quelle che non avvengono in maniera graduale, di quelle che hanno luogo bruscamente. E' chiaro che questo passaggio dal pesante al leggero ha tutta una fase di preparazione dietro, e' la natura che me lo insegnato questo. C'e' una storia che si sviluppa lungo la linea del tempo, e poi ad un certo punto avviene quel che deve accadere. Ma qual e' questa storia, laddove essa esista. Mi sono reso semplicemente conto di come sono fatto, di quello che sono, e soprattutto di quello che non potro' mai essere. Prendere coscienza di me stesso, questo quello che la mia freccia del tempo ha visto compiersi. Sono cambiato molto negli ultimi tempi, e sono arrivato ad essere quello che sono in questo momento, e di qui ai prossimi tre secondi, tre mesi, tre anni, questo non lo so ancora.
Vivere dei momenti con alcune persone, anche intensi, ma poi basta, non cercarsi piu' per mesi. Odio stabilre un rapporto che poi rischi di precipitare nella abitudine, che si trascini per inerzia secondo gli stilemi di un meccanicismo consunto dal tempo. Ritrovarsi dopo mesi, anni, e sentirsi ancora vicini, e' qui che si vede se il rapporto tra due persone e' vero, se esiste la sostanza umana. Perche' avere necessariamente il bisogno della quotidianita' per saldare un sodalizio con una persona. La gente ha sempre paura che l'altro possa scappare, e quindi si inventa la convenzione, che sia essa il matrimonio, il rapporto di lavoro, o una qualsivoglia forma di contratto da stipulare fra le parti. Coraggio, gettiamo giu' la maschera, e diciamo che siamo tutti un esercito di puttane pronte a vendersi a chi si fa titolare dell'interesse piu' appetitoso. La possibilita' di fare un figlio per la donna vicina alla menopausa, la possibilita' di ricevere un favore dall'amico appena promosso ad una carica prestigiosa. Amici, compagni, forza il marciapiede ci aspetta, bruciamo l'ultimo copertone per scaldare questa nottata del cazzo.

mercoledì 14 maggio 2008

Scambi

Io non ho mai capito come fa a ricordarsi il punto preciso dove il treno sembra perdere il controllo sugli scambi. Ogni volta rimango stupefatto dalla sistematicita' con cui dice: ecco ci siamo, questo e' un brutto scambio, e non sbaglia mai, si tratti della Battipaglia-Potenza, della Torre-Cancello, o della Salerno-Napoli. Un sobbalzo, siamo fuori binario, anzi no, la corsa procede. Fra un poco siamo arrivati. E qui, a mangiare un saporito burrino, una sfogliatella calda di forno, riccia o frolla come la vuoi?, o un piatto di pere e o musso da una bancarella fuori della stazione di Nocera inferiore, chissa' se ci sta ancora quello che ti faceva un piatto enorme di lupini, di olive e di pere e o musso appunto. Davvero bei momenti, e lo dico sul serio, non e' una cosa retorica, io veramente stavo bene mentre a piazza Garibaldi mi promettevi di portarmi da Attanasio per una sfogliata o nella duchesca per una pizza piegata a portafoglio. E mo che cazzo vuoi continuare a scrivere che mi e' venuto pure da piangere!!!

domenica 4 maggio 2008

Vai Alemanno, pensaci tu

Davvero penso non sia il caso stracciarsi le vesti dinanzi ad Alemanno sindaco di Roma; tra le altre cose, il fascistissimo Giovanni mi sta pure simpatico, sarà che si chiama come me, oppure perchè spero che levi le sedie da sotto al culo alla gente come la Dandini e a tutta la vulgata intelletualoide che EgoWalter ha fatto sedere sulle più importanti poltrone romane. In fondo lo so che non lo farà, ma per un momento mi piace immaginare che questo possa succedere. E già me la vedo, con i suoi collant neri che le avvolgono le gambe ben curate e depilate, la maestrina dalla penna rossa a parlare contro la dittatura, a dire che in Italia la democrazia rischia di scomparire. E mò se ne accorge sta paracula, dopo che tutti gli amichetti suoi se so fatti li cazzi loro, dopo che hanno piazzato i rampolli e le fidanzate dei rampolli davanti ad un microfono, dietro ad una macchina da presa, o con una penna in mano davanti ad un quaderno immacolato a scrivere un copione o il testo di una trasmissione. Ve piaceva, a 'mpuniti, spartirve la torta alla faccia de noantri, azzerando tutte le dinamiche sociali e meritocratiche. Non è forse pure questa morte della democrazia? Ma di cosa state a parlare, voi uomini austeri della sinistra, se per anni avete snobbato la televisione? Ma cosa cazzo reclamate se per anni avete considerato la televisione come er passatempo delle casalinghe anarfabete e dei pensionati 'gnoranti? E' arrivato Berlusconi, si è fagocitato tutti sti spazi, ha fatto le trasmissioni per prendersi i voti, mentre voi facevate i sordi con Mondadori, e la Medusa. E chi era er padrone de Mondadori e d'a Medusa? Ma quel dittatore der cavaliere. Dandini, Mannoia, e quant'altri: lo sapevate già che le cose sarebbero andate a finire così. Ma in fondo, ma neanche tanto in fondo, avete pensato, ma che ce frega? Fino a quando ce facciamo er giro nostro, fino a quando facciamo i nostri film, le nostre belle trasmissioni radical-chic, che cazzo ce frega? Ma sta branca de farisei!!! Alla fine della storia, ve voglio dì solo di andarlo a prendere nel culo.

giovedì 1 maggio 2008

Language is a virus



Londra, 8 Duke Street, St. James, Piccadilly, 1972.
Robert Palmer, giornalista di Rolling Stone, intervista William S. Burroughs.


RP. Senti, quando hai detto "cancellate la parola", intendevi dire "imparate ad usare le parole invece di lasciare che le parole vi usino?".

WSB. (...) In origine, naturalmente era un concetto di Brion. Diciamo che prima bisognerebbe farsi un'idea precisa di cosa sia il mondo e con che logica funzioni. Posso annunciare che il linguaggio è a tutti gli effetti un virus, che ha raggiunto una condizione di equilibrio con l'organismo ospite e quindi non è avvertito come tale. Possiedo molti libri scientifici sull'argomento e ci sono diversi virus che hanno raggiunto questa condizione. Ne consegue che possono autoriprodursi all'interno delle cellule senza però danneggiarle.

[Estratto da Rock'n'roll virus di William S. Burroughs]

sabato 26 aprile 2008

38 luglio

Geppetto

L'altra sera ho visto gli ultimi scorci del Pinocchio televisivo, quello di Luigi Comencini, tanto per intenderci. Geppetto e il burattino-bambino stavano nel ventre del pescecane, e il vecchio falegname sembrava starci proprio bene. Geppetto non era per nulla intenzionato a lasciare quel rassicurante acquario per ritornare tra gli uomini. Ma alla fine, per amore di Pinocchio, e consapevole del fatto che il bambino dovesse prendere conoscenza e coscienza del mondo attraverso i suoi occhi, e non attraverso quelli di un uomo deluso e disilluso, egli si decide a salire a bordo di un tonno e a guadagnare il bagnasciuga.
Non ho fatto fatica a riconoscermi in Geppetto, e devo dirla tutta, in questo periodo pure io sto galleggiando nel ventre di una balena, senza troppa volontà di interagire con gli altri, e con la precisa intenzione di sporgere solo la testa, di tanto in tanto, attraverso la bocca del mostro marino, per mandare qualcuno al diavolo. E' sicuramente un periodo strano, ma è dura realizzare che i conti oramai non tornano più, e hai voglia ad usare algoritmi diversi che tanto il risultato è sempre quello. Credevi che una cosa fosse così, e invece no. Allora, tanto vale starsene accovacciati in un qualsivoglia anfratto a masturbarsi, o a spararsi qualcosa in vena, piuttosto che avere fede nelle persone, alle quali per giunta non ci chiedi nulla in cambio, e manco va bene, quasi ti fanno un favore a farti compagnia o anche a mandarti a fare in culo. Io non lo so, anzi in questo periodo non so più niente, e ho perso tutti questi anni senza manco qualcuno per cui valesse la pena prendere un passaggio dal tonno.

martedì 22 aprile 2008

Un altro giro di valzer

Ora che e' sera, riesco a raccogliere la testa tra le mani, ed udire il rumore del tuo amore che, inesorabile, respinge il mio. Non ci siamo mai conosciuti cosi' profondamente come in questo momento di duello a chi odia di piu'. Sul pavimento il rumore delle gocce del tuo piacere, e io che sto a guardarle stillarsi una dopo l'altra. Un peccato non raccoglierle, ancora piu' grave non esserne l'artefice. Tu balli da sola, nonostante me, ingenuo ed inutile cavaliere, anzi scudiero delle tue ansie e delle tue paure. Ti stendi tra la coltre di un mattino nebbioso, e io, impaziente del giorno che sara', mi allontano in attesa di un altro giro di valzer.

domenica 20 aprile 2008

Input: Gregory Corso


Beat è il viaggio dantesco, il beat è Cristo, il beat è Ivan, Il beat è qualunque uomo, qualunque uomo che rompa il sentiero stabilito per seguire il sentiero destinato

...quando dicevo a mio padre che desideravo moltissimo scrivere, lui diceva che non c'era posto a questo mondo per uno scrittore poeta. Ma la prigione era diversa, c'era posto per uno scrittore poeta...

Mi capitò in gioventù, a 12 anni in riformatorio...ci rimasi cinque mesi niente aria, niete latte e la maggioranza erano negri e odiavano i bianchi approfittando terribilmente di me...ed io ero veramente come un angelo allora perché quando mi picchiavano e mi buttavano piscia nella cella, il giorno dopo venivo fuori e gli raccontavo il mio bel sogno di una ragazza che volava e scendeva davanti a un pozzo profondo e si metteva a guardare...

Uscii di prigione amando i miei simili perché tutti quelli che incontrai là dentro erano fieri e tristi e belli e perduti, perduti...

Al mio diciassettesimo anno quando rubai e presi i tre anni alla prigione di Clinton dove un vecchio passò I fratelli Karamazov, Les Miserables, Il rosso e il nero e così imparai e fui libero di pensare e sentire e scrivere.

mercoledì 9 aprile 2008

Il gatto blu

Oggi Nicola ha visto un gatto blu attraversargli la strada. Nicola stava tornando a casa dall'asilo, e già me lo vedo mentre, sul suo bel tavolinetto di legno, mette ordine tra i suoi chiodini, tra le sue costruzioni, tra i suoi mocci fatti con il pongo, che una volta un fisioterapista mi prescrisse per farci gli esercizi per riparare un dito mezzo storto. Nicola è un bambino silenzioso, a lui piace starsene in disparte, procedere lentamente tra un ricamo con i chiodi fatti di plastica, e un morso alla merendina che la madre, Debora si chiama, gli prepara la mattina. A Nicola sarebbe piaciuto certamente un uccellino che una mia amica carissima ci aveva sulla scrivania, Oronso l'aveva chiamato, e io la sfottevo che quel pennuto, in realtà era un porco. Si gli sarebbe veramente piaciuto, ne sono convinto. Ma sta storia del gatto blu, a me mi ha fatto troppo pariare, anche perchè lui chiedeva al padre se avesse visto sto caspita di animale, e il babbo diceva che proprio niente era passato per davanti alla loro di macchina. Io ci ho sempre creduto che gli animali e i bambini vedono cose che gli altri cristiani non riescono a vedere, e la cosa brutta, per i bimbi, è che nessuno gli crede, nemmanco la madre ed il padre. Ma io a sto fatto del gatto blu ci voglio proprio credere, cazzo!!! Ho creduto a tante cose in vita mia. Ho creduto nel comunismo, ho creduto che una, dico una donna almeno, si fosse potuta innamorare di me o al massimo destare in ella un interesse minimale, ho creduto che la Salernitana potesse andare in coppa Uefa, e che sti conti maledetti che faccio servano pur a qualcosa, oltre che, di tanto in tanto, a farmi campare. E mo che a ste cose non ci credo più, mo che mi son convinto che siamo tanto avidi e stronzi che il comunismo nun se po fà, che mi so fatto una ragione che nessuna mai me se piglierà, e che al massimo per le donne posso essere un fottuto confessore, che al massimo al massimo potremmo fare una serie B onesta, e che i cavaiuoli sono uguali a noi, non mi resta che affacciarmi dal finestrino e cercare di vedere il gatto blu di Nicola.

mercoledì 2 aprile 2008

Scintille

Come i sassi consumati dal mare, come il fiume che scava nelle viscere della Terra, come un canto di gabbiano che dall'alto vede solo cumuli di macerie. Tutto cancellato in un sol colpo, tutto il vino bevuto d'un sol fiato, senza respirare. Quello che era parola, ora nel vento fa compagnia alle note suonate dagli strumenti della banda che passa, agli accordi di una chitarra diffusi tutt'intorno, ai lapilli di fuoco e di lava che da cenere si fanno atmosfera. Restiamo seduti sul bordo della strada con le mani sulle ginocchia, lo sguardo rivolto verso il futuro che aspettavamo, verso quel sole dell'avvenire oramai divenuto una stella fredda di cartapesta. La croce che la traccino mani innocenti e grondanti speranza, che' la tua e' la piu' pesante di tutte, e, miserabile, io non riesco ad alleviarne il peso, ieri, oggi, domani, cosi' insostenibile dalle tue piccole spalle. Una macchina parcheggia proprio qui sotto, il rumore del motore fa vibrare i vetri di questa stanza presa a nolo, e nel dolo anneghiamo mentre fuori la notte promette scintille, fuochi fatui che si accendono tra le lastre dell'alba appena scoppiata tra le tue labbra, tu che non me lo vuoi dire, io che non te lo so chiedere.

venerdì 21 marzo 2008

Voglio te!



In Italia tutti devono passare attraverso il travaglio del non voto. Chi non ci passa è una persona che non pensa! Basta pensare al concetto tirato in ballo in questa campagna elettorale: il voto utile. E' una sfida a non farsi attaccare, a non scatenare una reazione violenta da parte di chi ha ancora un briciolo di dignità. E' una provocazione con quel "rendi utile il mio certificato elettorale" Io mi dissocio e mi dissocerò!
Di fronte alle provocazioni tutti reagiamo ed invece c'è un elettorato ballerino o cieco che continua a partecipare alla querelle delle "facce". Apprezzo la spontaneità di chi durante la campagna elettorale si spegne e non vive più bene. La sensibilità è ancora una dote di molti dei miei amici. Ma, ahimé, siamo un popolo di vigliacchi, per la maggior parte e nessuno vuole esprimersi o sbilanciarsi. Il motivo è il bieco tornaconto personale: nessuno stia a raccontare storie! Un esempio: in qualsiasi altro Stato la vicenda ALITALIA avrebbe fatto bloccare tutto; sarebbero scesi in piazza pure le vecchiette contro quello che il governo Prodi sta facendo in questo ultimo lembo di mandato governativo: vendere la compagnia di bandiera nazionale. Ma stiamo scherzando! Tra poco venderà anche le nostre case. E a chi mi chiede perché non valga la pena votare Bertinotti dico: "La sinistra italiana è simulazione di una libertà e di un pluralismo mai avuti". In Italia meglio essere cani sciolti che di sinistra. A proposito di Alitalia, che cosa stanno facendo quelli della Sinistra Arcobaleno. Nulla! Non so se si è capita la logica: vendiamo all'Air France (nella quale Prodi ha interessi di amici da tutelare) perché costa troppo al bilancio dello stato. Certo!...Dopo aver fatto lievitare i costi per fini politici ora si svende a quattro soldi ai furbacchioni francesi che figurati quanto avrebbero potuto offrire per una compagnia (seppure prestigiosa) che se l'Italia non vende fallisce.
Ed ancora siamo il paese dove la mattina accendi la televisione e c'è nientepocodimeno che il ministro dei trasporti (chi l'ha visto?), che risponde al nome di Alessandro Bianchi, andare fresco fresco in tv con la giacca nuova e tutto bello pettinato e sbarbato a parlare di Alitalia con il piglio del filosofo, gesticolando con gesti ampi, senza smuoversi ed accennando lievemente a poteri economici occulti che avrebbero messo in campo la loro forza per monopolizzare l'accordo con AirFrance. E tanto lui che cosa ci perde? Lui è il ministro della moda...mica dei Trasporti. "Dovrebbe dimettersi" dopo il fallimento della compagnia di bandiera italiana di volo che oggi rappresenta il principale mezzo di trasporto del globo; ed invece lui interviene con audacia misurata e senza il minimo senso di responsabilità nella trasmissione della prima mattina di Corrado Mineo.
E' colpa nostra. Colpa nostra che non scendiamo in piazza a rompere tutto, che con le ciabatte ai piedi non portiamo per le strade i nostri televisori per tirarli nelle vetrine di Gucci. Colpa nostra, solo colpa nostra che siamo un popolo di vigliacchi per la maggior parte; e per la maggior parte affiliati o aspiranti affiliati ai poteri forti e neanche tanto occulti che dal basso determinano la forza di questa schiera di MASSONI che capeggiano le liste elettorali. Se c'è qualcuno che non ci crede, si vada a vedere lo speciale de La Voce di questo mese. Tanto per citare una fonte...Perché basterebbe leggere tutte le mattine il giornale ad OCCHI APERTI per capire chi sono e che cosa vuole con il TUO voto.

Me ne vado al mare

Eccoci qua. La campagna elettorale procede, oggi qui, domani là, con i suoi camper, con i suoi pullmann colorati. La propaganda va avanti tra un colpo di tetta della Santanchè, un accavallo in autoreggenti della sciura Brambilla, e la bella coscia lunga di Stefania Prestigiacomo - cazzo, se fosse candidata capolista in Campania, voterei piddielle ad occhi chiusi!!! Il casting organizzato da Veltroni e dalla eminenza grigia del piddì Goffredo Bettini ha selezionato gli attori migliori. Ed allora, eccoli, in fila come le puttane sulla litoranea tra Salerno e Pontecagnano, riempire le liste per pararsi il culo in vista della prossima bozza di legislatura di questa eterna prima Repubblica. Il ragionamento che questa gente ha fatto è molto semplice. Visto che i problemi strutturali di questo assurdo belpaese non verranno mai risolti da nessuno, meglio pensare a portare a casa la pagnotta in qualche altra maniera. E allora cosa c'è di meglio di presentarsi (con questa legge elettorale, è sufficiente presentarsi)nelle liste degli uni o degli altri? In tutta franchezza e sincerità, lo schieramento che mi fa più schifo e ribrezzo è quello di centro-sinistra. Lo trovo sinistro. Sì, perchè della vecchia scuola comunista all'italiana è rimasta solo la insopportabile spocchia radical-chic. Questi democratici qua - a loro, preferisco di gran lunga i democratici americani- hanno il brutto vizio di riconoscere il mostro nell'avversario per mettere a tacere l'animale che cova e scalcia nel loro ventre. La battuta del berlusca all'indirizzo della giovane precaria invitata a trovarsi un miliardario da sposare, non fa forse il paio con lo svendere la tragedia delle acciaierie nella vetrina del piddì? E che unità di intenti, poi, vanno reclamando sti democratici? Che razza di unità c'è tra chi muore nelle fabbriche e chi, i sindacati confederali e confindustria, ha agevolato il processo di deresponsabilizzazione della proprietà e delle maestranze all'interno delle fabbriche? Io, sarò pure un reazionario di sinistra, un compagno di destra - come mi chiamavano un tempo tra le terre della Piana del Sele- ma ste cose non le riesco proprio a capire. Una mia amica carissima direbbe che dovrei sintonizzarmi. Ma su che cosa, se nell'aria non ci sono segnali di vita? Davvero, non riesco a cogliere segnali che possano dirsi confortanti. Quest'anno non farò danni, quest'anno voglio fare il qualunquista, quest'anno me ne vado al mare.

mercoledì 19 marzo 2008

Chissà se sono ancora una bambina...

...E' la domanda che si fa Cassia Eller alla fine della sua canzone più famosa Malandragen ovvero Incoscienza. Una cantautrice considerata un mito in patria dove giovani e vecchi sanno a memoria le sue canzoni, mentre nella nostra piccola Italia è quasi sconosciuta. Normalissimo visto che anche in tutta europa e negli Stati Uniti non esistono etichette che abbiano pubblicato Cassia Eller, una cantautrice che scrive dei testi bellissimi (eccezionali i due che ho letto io Malandragen, appunto e O Secundo Sol) interpetrati con un'energia straordinaria. A conoscerla tra i pochi, uno dei più grandi conoscitori di musica in Italia, a detta di molti di nome Maurizio Becker, avellinese di nascita, romano di adozione e già autore radiofonico e televisivo da giovanissimo. La musica gira intorno al mondo...Ed è tanta e varia e per essere ottimisti una volta ogni tanto dichiaro di essere fortunato di vivere in un mondo "collegato" laddove l'accesso alle informazione, (seppure combattuto in Italia più che mai, in questo becero paese di strette di mano e grattate di coglioni) è comunque ancora alla portata di tutti.

Prima del video voglio riportare un'esperienza confacente a questo tema della "diffusione del sapere" e che si riferisce ad un incontro a Roma con un produttore discografico di cui non farò il nome. Mentre si consumava piacevolmente una cena e si chiacchierava di tante cose interessanti
del mondo della musica italiana, improvvisamente, si è imposto il discorso del file sharing e di internet. Lì mi sono sentito dire che "internet sarebbe la prima causa del crollo delle vendite della musica". Io ho sorriso perché penso come un ragazzetto con un computerino che scarica da emule possa metterlo al culo a tutto un apparato di conoscenza di marketing e menate varie che si rompono la testa a tentare di piazzare OVUNQUE dei compact disk e venderli. Ma questa immagine non è proprio piaciuta al mio compagno di forchetta che ha cominciato a tuonare in favore del diritto d'autore. Io ho lasciato cadere la cosa perché non ritengo giusto rovinare una bella serata per una legge che, in Italia e finora non ha prodotto alcun effetto e neanche i più potenti discografici hanno strumenti necessari per comprare la legge. E poi attualmente tutti i provvedimenti che hanno riguardato sequestri o arresti sul file sharing che tecnicamente non è affatto pirateria, non ci sono mai stati. Ma mi viene da dire: troppo facile dare la colpa ad internet. Quanto si è mangiato, mi chiedo, nella fase del post vinile. E mi riferisco a tutti: discografici, manager, musicisti, ecc. Ed ancora: quale credibilità può avere un mondo che vede lo sviluppo di tecnologie di comunicazione come un ostacolo invece che una risorsa?
Perché è una risorsa!
GdBye




NOTA BENE. Il video è di qualità audio video bassissima. Per una qualità migliore ed una garanzia di qualità, mo' to dico, c'è il dvd originale in rete a pochi euro ed con sottotitoli e tutto. A volte si può anche comprare...

Voglio un mondo minorenne

Voglio un mondo minorenne. Stamattina, attraversando i giardini comunali, mi e' venuta in mente questa canzone di Ivan Graziani. Cercavo di ricordarne le parole, e ho pensato, ricordando ricordando, che, alla fine dei conti, eccezion fatta per uno sparuto gruppo di amici, sono circondato da gente triste, ma piu' che triste, direi da gente che si prende troppo sul serio. Ascolto certi loro discorsi che oramai il tempo di scherzare e' finito, che bisogna cambiare musica, che bisogna prendersi le proprie responsabilita'. Ma chi glielo ha ordinato il dottore, per caso? Io voglio rimanere un irresponsabile del cazzo, ma non per questo vado a rompere i coglioni alla gente suggerendole di comportarsi da incoscienti, o di fare come me che il massimo progetto che riesco a fare e' dove andare a mangiare tra un paio d'ore o al massimo al massimo trovare chi me la dara' stasera. E' come il fatto di chi si alza presto la mattina e di chi dorme fino a tardi. Quelli che si svegliano presto scassano la minchia a chi se ne vorrebbe stare a letto fino a mezzogiorno passato. Io vado avanti per la mia strada, e i miei comportamenti, i miei pensieri, purtroppo, non si combaciano con quelli della maggior parte della gente. E mi rattrista, e lo dico sinceramente, rendermi conto che chi mi sta davanti -mai dietro per carita' di dio- si aspetta da me azioni e pensieri - sono sempre un castrista romantico!!!- che sono codificate dal loro modo di ragionare, dal loro modo di pensare, escludendo quasi a priori che un altro modo di fare e' possibile. Ed ogni volta e' sempre la stessa storia, hai voglia a spiegare che con una donna ci puoi anche essere solo amico e che non e' detto che te la devi per forza scopare, hai voglia a dire che a te della carriera te ne strafotte, hai voglia a dire che ti interessa stare con le persone senza aspettare che ti diano per forza qualcosa in cambio, hai voglia a... . Al momento mi danno anche ragione, ma in fondo, presuntuosi del cazzo, sono convinti che loro si che hanno capito come si fa, e che prima o poi andro' a parare dove dicono loro.
Mo veramente mi sono rotto il cazzo, e, come direbbero a Roma, che annassero tutti a pigliarlo nder culo, che magari gli piace pure, ma non lo hanno scoperto ancora.

lunedì 17 marzo 2008

Sedimenti

I nodi vengono al pettine o giu' di li'. Tutto pare liscio, tranquillo. Ma e' solo quello che appare in superficie. Bisogna andare un poco piu' in profondita'. E li' concentrarsi, con lo sguardo su tutti i pezzi ed i frantumi che mi vedono fluttuante in mezzo a loro, per capire come stanno veramnete le cose. Difficile la ricomposizione del quadro generale. Impossibile, direi, la pacificazione, specie se all'iniziale incrinatura del cristallo e' seguita una rottura in tanti, tantissimi frammenti. In ciascuno di essi, pero', mi posso ancora specchiare, e vederci ogni minuscola parte di me di cui avevo perso quasi cognizione, di cui avevo perso quasi memoria. Libero, oramai, dal dogma delle fedi, recupero la distanza giusta per vedere al di la' del fumo delle parole e delle barricate. Dietro ogni tua frase, dietro ogni tua parola, alla fine dei conti, scorgo un perverso giro di attenzioni mirate, di adulazioni premeditate per una eventuale contropartita. Ora ti lascio parlare, ti lascio articolare gli stessi pensieri dei tempi che furono, lascio che mi guardi negli occhi, e fisso il mio sguardo nel tuo. Vedo, tra le mille sfumature che fanno il colore delle tue pupille, quelle stesse parti di me che vedo riflesse nei frammenti che raccolgo tra le pieghe degli abissi tra cui, disperato, mi aggiro. Non gia' ricordo di persona, ma sedimento che non torna piu' a galla.

mercoledì 12 marzo 2008

Jung e il nazismo


Nel 1930 Jung fu nominato presidente onorario della Associazione tedesca di psicoterapia. Con l'avvento del nazismo questa Associazione, alla quale aderivano parecchi psicoterapeuti ebrei, fu sciolta e ne fu creata un'altra a carattere internazionale e sempre con Jung presidente.


Nel 1934 Jung fu criticato per la sua adesione ad un'organizzazione di origine nazista, oltre che per la sua funzione di redattore capo della rivista Zentralblatt fur Psychotherapie, un periodico di analoga matrice nazista. Jung e i suoi difensori, in questa querelle sulla presunta adesione di Jung al nazismo, replicarono sostenendo che la sua presenza in questi organismi avrebbe permesso di salvaguardare l'attività degli psicoterapeuti tedeschi ebrei.


In questa stessa epoca Hitler prendeva il potere in Germania e, sfortunatamente per Jung, il caso volle che il redattore tedesco della rivista, il cui nome compariva accostato a quello di Jung risultava essere il professor Göring, cugino del più famoso Hermann Göring, delfino di Adolf Hitler.
In questo periodo di presidenza Jung scrisse l'articolo "Wotan" apparso sulla Neue Schwezer Rundschau che in seguito diverrà il primo capitolo dell'opera Aspetti del dramma contemporaneo.
Sempre i sostenitori di Jung in questa querelle sostennero che Jung non accettò questo incarico a cuor leggero ma nella speranza di salvare il salvabile, tant'è che, quando si accorse di non poter fare nulla, nel 1939 rassegnò le dimissioni sia dalla carica di presidente della "Società medica internazionale di psicoterapia" sia da redattore della rivista. In questo stesso periodo le autorità hitleriane avevano già preso misure contro Jung: gli era stato negato l'accesso in territorio tedesco, le sue opere vennero bruciate o mandate al macero in tutti i paesi d'Europa nei quali era possibile e il suo nome figurò nella famigerata lista "Otto", vicino a quella di Freud e di molti altri (come testimoniato da alcuni conoscenti, Jung temeva di poter essere "liquidato" dalle SS in caso di invasione della Svizzera durante la seconda guerra mondiale, proprio per via delle sue note posizioni critiche antinaziste).