mercoledì 30 gennaio 2008

Mi piace chi tenta di vivere

Stamattina influenza. Non è grave, qualche giorno di riposo e tutto si ripristina. Le mie cure di vitamine hanno un effetto collaterale: come le interrompo mi ammalo. Anche la signora al piano di sotto mi parla che il marito è influenzato: "Non ha la febbre - dice - perché ha fatto il vaccino. Però è pieno di tosse e catarro!". Mi chiedo: "A che cazzo serve fare il vaccino!?". Qualcuno dice: ad abbassare il nostro sistema immunitario.

Stamattina mi sono svegliato con la politica nel cervello. Allora ho preso a cercare qualche pagina web che si occupasse di diritto costituzionale. All'articolo 94 della Costituzione leggo:
"Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere"; e poi al comma 2:
"Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale".
E infine al comma 4:
"Il voto contrario di una o di entrambe le camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni".
Insomma: perché il primo ministro si è presentato al quirinale con le dimissioni bell'e pronte? Evidentemente come si dice in quei film di Sergio Leone: "E' arrivata la tua ora!". E basta.
Qualche domanda dopo ciò me la pongo. Mi chiedo se sia veramente il momento di passare ad estremi rimedi; mi chiedo quante persone vogliono questi rimedi. Dico questo perché tira una brutta aria per la democrazia, un'aria di rimozione e ritorno della parola "forza" associata alla politica. Mi chiedo quante persone ritengano che la stabilità politica ed amministrativa di uno stato possa prevalere sulla privazione della libertà. Penso che dovremo difenderci da chi in questo momento fa questi discorsi.
D'altra parte credo che non bisogna neanche difendere a spada tratta questo sistema democratico come "il migliore possibile"; anche se penso che siamo "nell'ultimo momento possibile" in cui prendere coscienza di chi, come e quando siamo stati ingannati.

Politicamente parlando siamo sottoposti ad un esperimento d'avanguardia che si chiama Unione Europea. Confederazione di Stati Dipendenti da un potere centralista, che si asservono ad un parlamento che nessuno ha votato, che rispettano una Costituzione che i tecnocrati di tutti gli stati europei (e non c'è da stare molto allegri!) hanno redatto. Mi chiedo solo in questo momento come prendere atto del fatto che l'UE ha la moneta più forte, l'economia più stabile e durevole. E quando si confereranno gli altri stati del mondo? Quando la Cina si fonderà al Giappone; e gli Stati Uniti al Canada? Non è possibile...(Se l'Italia si è confederata alla Germania ed all'Olanda, allora tutto è possibile). Allora penso che tra poco sarà tutto il mondo in confederazione. Senza dubbio. C'è una tendenza a inglobare stati, individualità, identità. Ma attenzione...tutto è appeso ad un filo chiamato Sistema Bancario.

Mi affaccio alla finestra e prendo aria. Tento di accendere una sigaretta ma il mal di gola...Allora penso a chi, a che cosa mi piace. Mi piace chi, in questo momento di sfacelo, non si lascia andare; in questo momento dove è facile arrendersi ad un sistema ingiusto e benevolo allo stesso tempo: una società (noi tutti) che tenta quotidianamente di tagliare i fili tra le persone; tappare la bocca a chi tenta di riflettere e pensare; occlude la strade a chi vuole cambiare le cose. Ma tutto ciò non è operato con la violenza, bensì con sistemi molto più sottili e morbidi che rispondono a due criteri: l'indifferenza verso la propria situazione esistenziale; il benessere, che ci fa dormire tranquilli tra due guanciali che si chiamano odio e assistenza.

sabato 26 gennaio 2008

Attenti all'IBAN!


IBAN: International Bank Account Number. All'inizio dell'anno ho ricevuto una lettera di Poste Italiane, presso cui ho aperto un conto bancario. Nella comunicazione mi informavano che da gennaio 2008 il codice IBAM sarà obbligatorio anche per il trasferimento di fondi anche in Italia. Questo codice negli anni addietro serviva ad identificare la tracciabilità a livello europeo dei trasferimenti di flussi di denaro all'interno dei diversi paesi dell'Unione Europea. Dunque un codice identificativo internazionale nel caso tu, dall'estero, volessi effettuare operazioni bancarie.
L'introduzione dell'IBAN è avvenuta nel 1997 con un un provvedimento della Commissione Europea per gli Standard Bancari (detta in sigla inglese ECBS) con un ISO, International Standards Organization, n° 13616. E' stata ratificata e resa nota dal Garante della Privacy, (allora era presidente Stefano Rodotà) con una nota del 10 ottobre 2001 (qui).
Ma dal gennaio di quest'anno ci sono due novità: la prima, riguarda l'obbligatorietà di tutte le banche a comunicare i trasferimenti di fondi comunicando anche l'IBAN, un codice che riporta direttamente i dati alla SWIFT ovvero la Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunications. E qui è la seconda novità ovvero che la SWIFT, una società con sede legale in Belgio ma fisicamente presente negli Stati Uniti dove sono fisicamente presenti i database di raccolta delle informazioni derivanti dalle trasmissioni del codice IBAN corrispondenti a tutte le transazioni da ora effettuate come operazioni bancarie. Da notare che le operazioni comprensive in questa procedura riguardano bonifici e medio-grandi trasferimenti di fondi di denaro elettronico.

Questa forma di controllo dei flussi che dall'Unione Europea transitano per gli Stati Uniti attraverso la SWIFT di cui poco si sa e si conosce, è un'operazione poco trasparente e che viola i cosiddetti accordi di Safe Harbor, una sorta di trattato internazionale della protezione dei dati cosiddetti "sensibili" che l'Unione Europea aveva stilato proprio con l'entrata in vigore di quello che in Italia si chiama Codice della privacy.

Oltre la palese violazione che è figlia di una ulteriore prevaricazione ovvero la possibilità che i dati dei miei trasferimenti di fondi in Italia siano monitorati da un codice di tracciabilità europeo; c'è adesso una elucubrazione del governo (bancario?) europeo che oltre a pretendere dai cittadini dei singoli paesi membri di avere degli identificativi per la tracciabilità dei trasferimenti di denaro, opera questa ulteriore delegittimazione alla privacy mandando questi dati direttamente negli archivi della SWIFT negli Stati Uniti.
Qual è il motivo di questa decisione?

Se lo sono chiesti quelli della rivista on line Punto Informatico che hanno azzardato un titolo audace come: "Il naso della CIA nei conti correnti italiani", nel quale però non c'è alcun riferimento al perché la SWIFT dovrebbe identificarsi con la CIA, la Central Intelligence Agency che secondo anche un articolo apparso nel dicembre scorso sulla versione on line Nexus avrebbero le mani in pasta ovunque.

Da parte mia non mi identifico con nessuna teoria ma ho solo una certezza che è anche la cosa più preoccupante di questa ed altre vicende. E' la tendenza dell'Unione Europea a rappresentare un ostacolo, contrariamente a quello che ci si attendeva, alla libertà dell'individuo, anche della sua determinazione finanziaria. Infatti la Commissione Europea esercita da tempo un accentramento del potere di controllo dei cittadini dei singoli paesi da essa sovragovernati e che queste regole di ingaggio non le hanno mai votate, non le voterebbero mai. Ciò è preoccupante almeno quanto la tendenza dei media dei singoli paesi, in Italia per i nostri quotidiani e settimanali, tg e quant'altro a tenere occultate simili decisioni che poi vengon fuori solamente dopo una serie di denunce o sopprusi commessi.

Ma prima che si verifichino nuovi disastri finanziari (micro o macro) si dovrebbe prendere seriamente segnali come questi: la tendenza di un governo monetario mondiale ad imporsi sulle singole realtà statali. Preoccupante perché? Semplicemente perché questo potere di controllo dato in mano a società delle quali noi non conosciamo nulla e non possiamo appellarci con nessuno strumento democratico hanno mani libere sulle risorse finanziarie di milioni di cittadini. Una difesa del territorio dunque ci vorrebbe. Ma soprattutto ci vorrebbe un rispetto delle regole secondo le quali se lo Stato italiano ha un Garante per la protezione dei dati personali, eletto da una commissione formata da esponenti eletti dai cittadini, prima che questi decida deliberatamente di autorizzare il trasferimento senza garanzie di quei dati in "una società posta negli Stati Uniti d'America" senza chiederlo ai cittadini che rappresenta; a che cosa serve un Garante? Tanto vale non ci sia.

Ed invece no, il Garante ci deve essere e con esso il rispetto dei ruoli. Quindi la difesa del territorio si deve ricercare e con essa il rispetto dei cittadini che si rappresenta. Ma, mi chiedo infine, se questa difesa non c'è attraverso gli apparati democratici statali, quale potrà essere mai l'argine ed il limite al dilagare di questo potere sovranazionale fuori da ogni controllo democratico?


Link e Fonti:




venerdì 25 gennaio 2008

Italiani in ostaggio

Solo poco più di un terzo delle famiglie italiane riesce ad arrivare alla fine del mese, mentre è raddoppiata la percentuale di chi chiede un finanziamento e sono aumentate a un massimo degli ultimi sei anni le persone pessimiste riguardo alla situazione economica dei prossimi 12 mesi.
E' quanto emerge dall'ultimo Rapporto Italia 2008 di Eurispes, in cui si parla di un solco profondo tra società e classe politica, a cui i cittadini chiedono di assumersi la responsabilità di prendere decisioni e di fare scelte importanti.
"L'Italia è un Paese in ostaggio", spiega il presidente dell'Eurispes Gian Maria Fara. "Un Paese prigioniero della propria classe politica che ha steso sulla società una rete a trame sempre più fitte impedendone ogni movimento, ogni desiderio di cambiamento e di modernità, riducendo progressivamente gli spazi di democrazia e mortificando le vocazioni, i talenti, i meriti, le attese, le aspirazioni di milioni di cittadini".
"Ma a sua volta la politica stessa è diventata ostaggio. Tanto è forte e invasiva nella società, tanto è prona e remissiva nei confronti dei poteri forti, della finanza, delle banche, delle assicurazioni, delle grandi agenzie di rating, del sistema della comunicazione e dell'informazione, delle mille corporazioni che caratterizzano la storia ed i percorsi del nostro Paese", aggiunge Fara.
PEGGIORATA LA SITUAZIONE ECONOMICA DELLE FAMIGLIE. GIOVANI I PIU' POVERI
Secondo Eurispes, in un anno la situazione economica delle famiglie è "decisamente peggiorata": il 32,1% degli italiani registra lievi segnali di peggioramento economico del proprio nucleo familiare e il 13,7% percepisce un peggioramento economico di più marcata entità (rispetto all'11% del 2007).
Per quanto riguarda i prestiti, anche se in termini assoluti pesano soprattutto i mutui per la casa, percentualmente è il credito al consumo a registrare il maggiore aumento (+17,6%).
Il pagamento a rate viene usato per pagare di tutto, dalle visite mediche, ai libri scolastici e ai viaggi, con la Lombardia che risulta la regione più indebitata.
Secondo Eurispes, "la povertà dilaga nel Paese ed è sempre più giovane", aggiungendo che "il totale delle persone a rischio di povertà e di quelle già comprese tra gli indigenti è allarmante: si possono stimare circa 5.100.000 nuclei familiari, all'incirca il 23% delle famiglie italiane e più di 15 milioni di individui". Di questi quasi 3 milioni sono minori di 18 anni.
Il rapporto evidenzia che sono oltre 20 milioni i lavoratori sottopagati, con i salari mediamente inferiori del 10% rispetto alla Germania, del 20% rispetto al Regno Unito e del 25% rispetto alla Francia. E in ogni caso "i salari italiani sono tra i più bassi in Europa".

I "WOORKING POORS"
Nasce una nuova categoria, quella dei "'working poors", lavoratori poveri, "persone che pur avendo una occupazione professionale hanno un tenore di vita molto vicino a quello di un disoccupato".
Per far fronte alla situazione, secondo Eurispes, occorre "diminuire la pressione fiscale sui redditi da lavoro dipendente e agire sulla struttura temporale della contrattazione" per rendere "disponibili risorse per il miglior sostentamento delle famiglie".
Il 78,5% degli italiani inoltre nutre pessimismo e sfiducia nella situazione economica complessiva che si prospetta nei prossimi dodici mesi.
"Questo sentimento di pessimismo è il più alto registrato nel corso degli ultimi sei anni", spiega Eurispes, con soltanto il 10,9% dei cittadini che continua a guardare con speranza al futuro dell'economia italiana.

Fonte: Reuters. Pubblicata su Yahoo.it

Zeitgeist - Uomini dietro le quinte

Questo era solo un estratto del Web film Zeitgeist, prodotto nel 2007 esclusivamente su internet. Per la visione continua e completa del film l'indirizzo è http://www.zeitgeistmovie.com/. NE VALE LA PENA!

martedì 22 gennaio 2008

Sulle mie labbra

Brucia come sale su ferite aperte la polvere sparata nei giorni passati. Certo, non per me.
Reminescenza, retaggio per i vecchi soloni della laicita' della scienza persi nel loro folle sogno di rintracciare il tempo che non tornera' piu'. Ore, minuti, secondi si son cristallizzati nel fumo delle barricate e tra gli striscioni dei cortei degli anni sessanta e degli anni settanta. Mi sono fatto persuaso - come direbbe la voce di Camilleri prestata alle burbere fattezze di Montalbano- che le polemiche, le voci di dissenso, le lettere rese manifeste dai professoroni siano dettate dal volere recuperare, anche a costo di apparire patetici, quella gioventu' che non ritornera', persa, oramai in un improbabile esercizio rivoluzionario svolto tra le pagine del libretto rosso e una contestazione alla societa' dei padri, cosi ben scimmiottata e riperpetuata da chi, oggi all'ombra di Minerva, si straccia le vesti. Fareste meglio, voi docenti liberi, a fare ritorno nella vostra di chiesa, e provare a riavvolgere il nastro del tempo attorno alle colonne. Dalla sommita' dei templi cullate ancora la pia illusione di far da maestri, ma solo stiliti urlanti siete, rassegnatevi alla evidenza. Lasciate che i pargoli vengano a me. Questa volta no. Il flauto del pifferaio di Hameln e' stonato, il suo suono distorto dalle sbarre ossidate della ideologia e dallo specchio incrinato della memoria. Tendiamo l'orecchio verso un altro canto. L'aria contiene ioni, conduce la corrente. Attendiamo che scocchi la scintilla giusta, ne imprigioneremo il bagliore nei nostri barattoli ancora vuoti, e, poi, aprendoli lasceremo che il fragore di tuono invada le vie di citta', le aule di giustizia, i corridoi delle facolta', finalmemte ardere sulle mie labbra.

E inganno...il tempo

Stamattina quando sono sceso per strada non tirava una bell'aria. C'era paura tra la gente. O forse ero solo io a leggerla nei loro volti. L'aria era pesante, il cielo grigio. Forse è solo Gennaio che si dispiega. Eppure non è un mese spiacevole: è il preludio all'inizio della rinascita della primavera, della vita, del sole che torna a scaldare la natura. E' come la lunga notte che aspetta il giorno per morire. Non c'è niente di vero nella natura, soprattutto in quella celebrata dall'uomo laddove al posto di un bosco fitto ed impraticabile ed ostile sorge un panorama multiforme e stilizzato: griglie di alberi allineati perfettamente intorno ad uno sterrato; vitigni squadrati, radure abarbicate su colline colorate; agriturismi nati apposta per sembrar rustici.
Ed invece no! La natura è selvaggia e piena di mistero. Altrimenti non sarebbe stato Dio, L'architetto, a crearla così: perfetta e caotica.
La realtà è quella che ogni tanto qualcuno o qualcosa ti sussurra all'orecchio; è una sensazione, un sentore, un odore; è più un sentire che un vedere o un toccare, un raccontare. Solo se ascolti te stesso essa si manifesta e quando l'avrai osservata...Girati dall'altra parte per continuare a cercarla perché essa è già fuggita lasciando in quell'immagine che ha dimenticato solo ricordi e bugie. Questa è la realtà: un fantasma che ti coglie all'improvviso di notte!

lunedì 21 gennaio 2008

Calmi gli altri mari

Fendenti di luce nella nebbia mattutina, coltre di girasoli voltati dall'altra parte per specchiarsi nel vetro lavorato ad oriente. Hai comprato la borsa nuova per la festa di questa sera, che io, come sempre, ho dimenticato nell'agenda degli appuntamenti dell'anno che fu. Il tempo passa tra le tue cosce nude, cerco di afferrarlo invano, come il sorriso di un amico. Lui scriveva di polli di allevamento, lui scriveva che vorrebbe ma non e'.
Freddo stamane sotto i ponti del Brenta, autobus zeppi di capotti umidi in partenza per le valli, giornali quotidiani sporcati dall'inchiostro grondante bugie. Lontana la rabbia e le sirene di Porto Marghera, la pala che scava nella miniera. Un pianto di donna, un urlo soffocato di un uomo. Manca l'aria nella stiva della grossa nave, sciopero per qualche miserabile euro in piu', il Papa non parla. Stasera, a tavola, manchera' un coperto.

giovedì 17 gennaio 2008

Vorrei ma non sono

Vorrei imparare a valutare senza giudicare...per adesso so appena osservare. Osservare un bel ricamo di donna; una serata di pioggia passata a guardare dalla finestra,; un piatto ben cucinato e poi mangiato. Mi piace anche assaporare a dire il vero: meglio godere che guardar godere.
Sarà che non mi identifico in nulla di immateriale da un bel pezzo. Non mi identifico neanche in quei discorsi partigiani o sopra le parti che tengono banco oggi giorno; che impegnano le menti di perdigiorno stipendiati che si atteggiano ad intellettuali e che, per giunta, ne hanno anche il titolo! Quelli delle citazioni e delle impressioni tipo: "Io direi che..."; "Riflettevo su...", "Ci vorrebbe un dittatore!". Dov'è la produzione, dov'è il sudore, il sangue!... Dello sforzo in qualcosa che sia domani?
Non amo più discutere; amo i silenzi. Non voglio più passeggiare, ma viaggiare, correre, volare!
La solitudine è terribile: ti riempie il cuore e ti svuota l'anima fin quando ad un certo punto avresti voglia di gridare senza sapere che cosa dire.
La solitudine è bellissima: ti svuota il cuore e carezza l'anima che si fa lieve e questa, cullata nella sua leggerezza, si apre come le ali di un uccello quando sta per prendere il volo. Così, con la stessa naturalezza, essa si libera nelle parole, in un gesto, in uno sguardo.
Non amo molto le metafore, perché in fondo sono una riduzione. Una riduzione linguistica nata in un'epoca in cui il mondo parlava idiomi chiari; parole complesse - come solo le parole sanno essere -, ma riconoscibili. Ora le parole non servono più, non servono più i luoghi, le persone. Tutto è muto, cieco, grigio. Tutto è noto; tutto è uguale ad un modello ignoto, che tutti sanno ma nessuno conosce. Tutto è slogan: senza molteplice e privo di memoria. Tutto è merce: prima l'anima!...Che nessuno sa dov'è eppure tutti ne parlano; che nessuno sa cos'è eppure tutti la nutrono. Anima nera, anima bianca; anima rossa, anima blu. Il mondo è a colori ma io comincio a vedere solo il bianco e il nero, la luce e l'oscurità. Saranno i miei occhi che non sanno più neanche guardare; solo il mio gusto funziona, oramai. Ed è con esso che guardo il mondo che tento di osservare, cercando di valutare senza giudicare. E con una grande illusione: essere.
Vorrei essere una speranza, una voglia, anche solo un oggetto che attiri l'attenzione su di sé, per poi potersi sentir dire: "Eccolo lì, c'è". Vorrei imparare a catturare: perché il giorno è giorno solo se lo guardi da dietro le sbarre di una cella.

venerdì 11 gennaio 2008

Al di là dello specchio

Giovanni scrive oggi:
"Avanza la notte con i suoi sogni migliori. Ripiegata su te stessa, sul tuo ventre pieno di un altro me, aspetti che il giorni ti sorprenda a interrompa il filo che hai sviluppato sino a mattina. Le luci dell' alba in lontananza, cumuli di rifiuti bruciati tra le vie di un rione di città. Ricordi di anni lontani, persi nel fondo di una memoria non più condivisa, ma presa a morsi da cani arrabbiati che fingono la storia e ribaltano. Sirene spiegate, giornalai commentano l'accaduto, la voce di tua madre che ti chiede se vuoi una tazza d'oro. Tu, la faccia nello specchio delle otto e mezza, non rispondi; come Alice lo vorresti attraversare. Lì, dall'altra parte, uomini scalzi e donne gentili stanno ancora preparando il mondo che verrà. Laddove riuscissi a superare le barriere del tempo, ti prego, non tornare più indietro. Vedrai, sarà bellissimo, continuare a vivere nel divenire della speranza."

giovedì 10 gennaio 2008

Polli da allevamento

"Gli umani sono complessi": è una frase che ultimamente mi ritorna alla mente; una frase detta da un amico un giorno a pranzo in un ristorante di Roma. Quanto è vero! Ma è vero anche che i comportamenti umani si possono codificare in base al territorio, alla tradizione, alla cultura di un Paese, inteso come sistema nazionale; oppure nell'ambito di una regione di quel Paese, o ad una città. Di certo i comportamenti umani hanno una matrice comune che raggruppa anche più stati, anche dall'Europa all'Oceania, agli Stati Uniti fino al Sudafrica. Uno dei comportamenti tipici che ci accomuna tutti noi appartenenti ad una civiltà cristiana e capitalistica in senso avanzato, dalla pendice del Bianco Sud Africa fino al Canada, passando dalla tradizionalista Europa, è l'opulenza. L'opulenza, quella che caratterizza questo inizio anno, questo fatidico Gennaio del 2008, quando dopo la sbornia di acquisti e di mangiate e festeggiamenti e saluti e rapporti sociali all'apparenza cordiali ed idilliaci, ci si rituffa in una routine quotidiana che ci induce a dire frasi tipo: "La solita solfa" oppure "Si ritorna alla vita di tutti i giorni".

Eccoci dunque tutti davanti alle responsabilità, alle bollette da pagare, alle pensioni misere, agli aumenti di inizio anno, alle superficiali relazioni di lavoro, alle subordinazioni sociali. E allora, ancora, noti che in tutti i luoghi pubblici, ed anche privati, la voglia di ricominciare è zero perché tutti ci si aspettava una sorta di cambiamento per l'anno nuovo. Tutto ciò è un danno sociale enorme, in quanto risulta essere una carenza di energia vitale nella vita di tutti noi che a questa carenza non siamo pronti, pur vivendola annualmente in un tremendo deja vu. Questa tossicità nell'aria dovrebbe farci capire di che pasta siamo fatti: influenzabili da forze neanche tanto più grandi di noi e che potremmo sicuramente ignorare. Al di là di un sistema economico/amministrativo che ci mette in condizione di ripensare alla nostra vita in termini di scadenze contrattuali, di bilanci sommari, di nuovi obiettivi e plafond esaurito di buoni sentimenti con la fine dell'anno, dovremmo chiederci se veramente siamo o no i padroni del nostro "essere" oppure come polli da allevamento solo indirizzati dalla mangiatoia al pascolo, come sosteneva nella sua compilation memorabile il grande Giorgio Gaber. Il problema non sta nell'ammettere che siamo trattati da "polli" e noi stessi ci sentiamo tali; il punto sta nella presa di coscienza di uno dei tanti strumenti di coercizione che caratterizzano la nostra sopravvivenza quotidiana (la sopravvivenza dell'umano) in questo sistema socio-economico: l'organizzazione del tempo. Parole come "il lunedì", "il primo dell'anno", "Ferragosto", "L'esodo di Natale", "il week-end" sono tutte scelte da parte di qualcosa altro al nostro posto che ci impediscono assolutamente di rivedere la nostra vita prima che gli anni ce la porti via. Del resto pensiamo a che cosa si riduce la vita organizzata in questo modo se non in una vana speranza di esserci domani, una ottimistica visione che sarà diverso, che potremo cambiare le cose, cambiare la vita. Tempo, non ce ne sta. E più lo si insegue, più sfugge; ed in questo modo passano le settimane, i mesi e gli anni e sfugge via l'aspettativa del domani. Forse è proprio qui, quando non si pensa più al domani, che scatta in noi il piacere di godere un attimo con noi stessi, con la propria casa, la propria moglie, i propri libri, il proprio corpo. Quando non si pensa alla trappola del domani che verrà e cambierà le cose. Forse è proprio a questo punto che l'uomo comincia ad attivare una produzione creativa dell'attimo, quell'attimo fuggevole che passa e non ritornerà: quell'attimo che va goduto nella sua essenza più neutra possibile, lasciando ad altri giudizi, passioni e contraddizioni, bilanci e ossessioni. Quanti attimi abbiamo in una vita? Tanti e molteplici. Un tiro di sigaretta espulso subito via e poi, il secondo, che scende nei polmoni ed il fumo che esce più scuro dalla bocca; i rumori della strada che entrano dalla finestra e ti sembra di assistere all'immenso che scorre; il sentire il battito del cuore mentre corri su per un viale alberato ed il respirare che si fa regolare con il tuo passo costante; l'aria della mattina presto, la luce arancione del sole. Un albero difronte alla mia finestra chiede attenzione. Io lo guardo. E' un grosso ficus, enorme, alto più di dieci metri: "Una cosa incredibile!" penso, con le sue foglie arroccate sui rami e la sua forma verso il cielo. E' un attimo, è passato e non ritornerà. Ma io sono ancora qui.

martedì 8 gennaio 2008

Buon anno!


Un'altro po' come i musulmani cominciavo l'anno in febbraio...Il primo post dell'anno è preso spunto da una mail di Manuela, una cara amica appassionatissima di politica e che lavora in una radio locale in provincia di Salerno. Lei ha scritto una tesi su Antonio Gramsci, della quale ignoro il titolo perché Manuela non è una che si fa molta pubblicità e nonostante gli abbia chiesto di leggerla un sacco di volte, ha sempre evitato di farlo. Ma quado può tira fuori Gramsci ad ogni occasione. Ed ecco qui un bello scritto per cominciare l'anno:

Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto il cielo, sento che per me è capodanno. Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un'azienda commerciale col suo bravo consuntivo e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso e rinnovarmi ogni giorno. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse.”

Antonio Gramsci(1° gennaio 1916, "Sotto la mole", Avanti!)