martedì 22 gennaio 2008

Sulle mie labbra

Brucia come sale su ferite aperte la polvere sparata nei giorni passati. Certo, non per me.
Reminescenza, retaggio per i vecchi soloni della laicita' della scienza persi nel loro folle sogno di rintracciare il tempo che non tornera' piu'. Ore, minuti, secondi si son cristallizzati nel fumo delle barricate e tra gli striscioni dei cortei degli anni sessanta e degli anni settanta. Mi sono fatto persuaso - come direbbe la voce di Camilleri prestata alle burbere fattezze di Montalbano- che le polemiche, le voci di dissenso, le lettere rese manifeste dai professoroni siano dettate dal volere recuperare, anche a costo di apparire patetici, quella gioventu' che non ritornera', persa, oramai in un improbabile esercizio rivoluzionario svolto tra le pagine del libretto rosso e una contestazione alla societa' dei padri, cosi ben scimmiottata e riperpetuata da chi, oggi all'ombra di Minerva, si straccia le vesti. Fareste meglio, voi docenti liberi, a fare ritorno nella vostra di chiesa, e provare a riavvolgere il nastro del tempo attorno alle colonne. Dalla sommita' dei templi cullate ancora la pia illusione di far da maestri, ma solo stiliti urlanti siete, rassegnatevi alla evidenza. Lasciate che i pargoli vengano a me. Questa volta no. Il flauto del pifferaio di Hameln e' stonato, il suo suono distorto dalle sbarre ossidate della ideologia e dallo specchio incrinato della memoria. Tendiamo l'orecchio verso un altro canto. L'aria contiene ioni, conduce la corrente. Attendiamo che scocchi la scintilla giusta, ne imprigioneremo il bagliore nei nostri barattoli ancora vuoti, e, poi, aprendoli lasceremo che il fragore di tuono invada le vie di citta', le aule di giustizia, i corridoi delle facolta', finalmemte ardere sulle mie labbra.

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