giovedì 17 gennaio 2008

Vorrei ma non sono

Vorrei imparare a valutare senza giudicare...per adesso so appena osservare. Osservare un bel ricamo di donna; una serata di pioggia passata a guardare dalla finestra,; un piatto ben cucinato e poi mangiato. Mi piace anche assaporare a dire il vero: meglio godere che guardar godere.
Sarà che non mi identifico in nulla di immateriale da un bel pezzo. Non mi identifico neanche in quei discorsi partigiani o sopra le parti che tengono banco oggi giorno; che impegnano le menti di perdigiorno stipendiati che si atteggiano ad intellettuali e che, per giunta, ne hanno anche il titolo! Quelli delle citazioni e delle impressioni tipo: "Io direi che..."; "Riflettevo su...", "Ci vorrebbe un dittatore!". Dov'è la produzione, dov'è il sudore, il sangue!... Dello sforzo in qualcosa che sia domani?
Non amo più discutere; amo i silenzi. Non voglio più passeggiare, ma viaggiare, correre, volare!
La solitudine è terribile: ti riempie il cuore e ti svuota l'anima fin quando ad un certo punto avresti voglia di gridare senza sapere che cosa dire.
La solitudine è bellissima: ti svuota il cuore e carezza l'anima che si fa lieve e questa, cullata nella sua leggerezza, si apre come le ali di un uccello quando sta per prendere il volo. Così, con la stessa naturalezza, essa si libera nelle parole, in un gesto, in uno sguardo.
Non amo molto le metafore, perché in fondo sono una riduzione. Una riduzione linguistica nata in un'epoca in cui il mondo parlava idiomi chiari; parole complesse - come solo le parole sanno essere -, ma riconoscibili. Ora le parole non servono più, non servono più i luoghi, le persone. Tutto è muto, cieco, grigio. Tutto è noto; tutto è uguale ad un modello ignoto, che tutti sanno ma nessuno conosce. Tutto è slogan: senza molteplice e privo di memoria. Tutto è merce: prima l'anima!...Che nessuno sa dov'è eppure tutti ne parlano; che nessuno sa cos'è eppure tutti la nutrono. Anima nera, anima bianca; anima rossa, anima blu. Il mondo è a colori ma io comincio a vedere solo il bianco e il nero, la luce e l'oscurità. Saranno i miei occhi che non sanno più neanche guardare; solo il mio gusto funziona, oramai. Ed è con esso che guardo il mondo che tento di osservare, cercando di valutare senza giudicare. E con una grande illusione: essere.
Vorrei essere una speranza, una voglia, anche solo un oggetto che attiri l'attenzione su di sé, per poi potersi sentir dire: "Eccolo lì, c'è". Vorrei imparare a catturare: perché il giorno è giorno solo se lo guardi da dietro le sbarre di una cella.

2 commenti:

Giovanni ha detto...

Bellissimo!!!

Vale ha detto...

Sono molto d'accordo con ciò che hai scritto. D'accordo oltre le mode. oltre le bieche accondiscendenze...d'accordo perchè vi leggo una verità....Ed è stato bellissimo vedere che qualcuno usi il proprio blog per librare pensieri e parole, al di là delle semplici narrazioni quotidiane...ho cominciato anch'io da poco.....www.telavevodetto-vale.blogspot.com