venerdì 8 febbraio 2008

Mi e' venuta come l'impressione

Ci risiamo. Caduto un governo, se ne fara' un altro. Tutto sotto controllo. E' la normale fisiologia della democrazia declinata all'italica maniera, quella dei governi balneari, come si diceva un tempo. Ogni cosa si ripete uguale a se' stessa, o forse anche peggio. Politici e politicanti si accomodano nel salotto di Vespa, si sbracciano dalle poltrone di Mentana, si scannano sugli spalti di AnnoZero. Una volta, tempo fa, assistendo alle trasmissioni televisive che pretendevano di parlare dei problemi del Paese, mi appassionavo. Ad un certo punto, ho cominciato a sintonizzarmi su quei programmi per divertirmi un po', magari per stemperare le tensioni inflittemi da una donna che non me la voleva dare o me la voleva dare troppo esplicitamente. Ora, nulla. Sono approdato alla fase della indifferenza prima e a quella della tristezza poscia. Si, guardo la Prestigiacomo e sono triste, perche' penso che una "cavalla" del genere, con quell'accento siculo che la rende cosi' eccitante, potrebbe dedicarsi a qualche atro mestiere, facendomi felice quando vado in videoteca a consultare il catalogo dei nuovi arrivi. Guardo Ciriaco De Mita e sono triste. Ottandueanni suonati, e il ras di Nusco e' ancora la' a mettere bocca, e in maniera determinante, sulla fattibilita' di alleanze, sulla papabilita' di questo o di quello per il segretariato campano della piddue in salsa buonista, sulla spartizione della ultima lenzuolata di fondi freschi freschi da Brussel. Guardo Franceschini - non il capo storico delle bierre- e sono triste. Cazzo, mi sembra il clone di Gianfranco Fini, bello e ripulito dall'odore di fogna, con il capo circondato dall'aureola approntata giusto per lui tra i sentieri di Barbiana.
Ieri sera, mi e' venuta come l'impressione che mi stessero rubando il tempo e che tu, tu mi rubi l'amore, avrebbe cantato l'uomo di Zocca. Mi sono percio' rivestito, e in piena seconda serata mi son gettato in strada tra una pattuglia di "falchi' alle prese con due presunti spacciatori di erba, e un gruppo di ragazzi che festeggiavano un loro amico che si era laureato la mattina. Mi sono diretto verso la stazione centrale, dove dall'altoparlante una voce dall'accento meridionale annunciava un treno intercity proveniente da Trieste e diretto a Lecce. Mi sono immaginato seduto in uno di quei vagoni, a guardare fuori dal finestrino il mare Adriatico incollarsi con il cielo di una qualunque notte di febbraio, e leggere i nomi delle fermate giu' giu' fino a Lecce. Mi son visto, prima curioso dell'irrisolto paesaggio, e poi piano piano addormentato, con la testa ora tra le mani, ora riversa sui poggiatesta di sedili impregnati di polvere, di capelli, e di chissa' che altro ancora. Ad ogni fermata, un sobbalzo. Ad ogni nome di citta', il sogno si interrompe, ma niente paura, ho ancora un altro bel pezzo si strada ferrata a disposizione per concentrami e riprendere da dove tutto si e' fermato. Fino a destinazione di tempo ce n'e', e forse questa e' la volta buona che la riesco a conquistare e magari a farci pure l'amore. Poi, potremo scendere insieme a Lecce, andare alla spiaggia di San Cataldo o a quella di San Foca, che di questi tempi, e a mattina presto, devono essere proprio belle.

Camminando camminando mi concentravo, e facendo del mio meglio riuscivo a sentire la sabbia entrare nelle scarpe, risolvere una parlata salentina, un accenno di taranta. Guardo l'ora. Si e' fatto proprio tardi. Seguendo i binari del tram numero quattro, guardo le gocce di umidita' che si e' fatta sui binari. Sono sotto il portone di casa. Tre scale alla volta, e sono nella mia stanza.

Un altro giorno, ci sono ancora. Anche oggi cerchero' il mio posto nel mondo. Va tutto bene, se non fosse per questi maledetti granelli di sabbia che si insinuano tra le dita, e mi fanno prurito.

1 commento:

Lazarus ha detto...

è dura prendere atto del crollo dell'ideologia, eh? scusa se lo dico con un po' di amaro autocompiacimento. ma io oggi riesco ad emozionarmi solo davanti a cose vere come la morte a Prato di quel camionista originario di Moliterno, in Basilicata. Sì, penso alla sua storia, alla sua famiglia, alla necessità di passar la vita sulla strada per portare avanti un tenore di vita che "non bastano mai i soldi", che "con l'euro non si capisce più nulla", ecc. Vallo a dire a lui che ha passato gli anni migliori della sua vita su un camion a portare su e giù cose pressocché inutili all'uomo di ogni tempo ma indispensabili a quello di oggi. è così, per lui è stata ancora più dura.
Oh, lo sai che l'ho pensato anch'io che Franceschini fosse un clone di Fini? Secondo me l'hanno creato nel laboratorio di genetica della Fiat, insieme all'operaio obbediente di questi ultimi anni. Sì, deve essere stato concepito con lo scarto genetico di uno di quegli operai...