venerdì 21 marzo 2008

Voglio te!



In Italia tutti devono passare attraverso il travaglio del non voto. Chi non ci passa è una persona che non pensa! Basta pensare al concetto tirato in ballo in questa campagna elettorale: il voto utile. E' una sfida a non farsi attaccare, a non scatenare una reazione violenta da parte di chi ha ancora un briciolo di dignità. E' una provocazione con quel "rendi utile il mio certificato elettorale" Io mi dissocio e mi dissocerò!
Di fronte alle provocazioni tutti reagiamo ed invece c'è un elettorato ballerino o cieco che continua a partecipare alla querelle delle "facce". Apprezzo la spontaneità di chi durante la campagna elettorale si spegne e non vive più bene. La sensibilità è ancora una dote di molti dei miei amici. Ma, ahimé, siamo un popolo di vigliacchi, per la maggior parte e nessuno vuole esprimersi o sbilanciarsi. Il motivo è il bieco tornaconto personale: nessuno stia a raccontare storie! Un esempio: in qualsiasi altro Stato la vicenda ALITALIA avrebbe fatto bloccare tutto; sarebbero scesi in piazza pure le vecchiette contro quello che il governo Prodi sta facendo in questo ultimo lembo di mandato governativo: vendere la compagnia di bandiera nazionale. Ma stiamo scherzando! Tra poco venderà anche le nostre case. E a chi mi chiede perché non valga la pena votare Bertinotti dico: "La sinistra italiana è simulazione di una libertà e di un pluralismo mai avuti". In Italia meglio essere cani sciolti che di sinistra. A proposito di Alitalia, che cosa stanno facendo quelli della Sinistra Arcobaleno. Nulla! Non so se si è capita la logica: vendiamo all'Air France (nella quale Prodi ha interessi di amici da tutelare) perché costa troppo al bilancio dello stato. Certo!...Dopo aver fatto lievitare i costi per fini politici ora si svende a quattro soldi ai furbacchioni francesi che figurati quanto avrebbero potuto offrire per una compagnia (seppure prestigiosa) che se l'Italia non vende fallisce.
Ed ancora siamo il paese dove la mattina accendi la televisione e c'è nientepocodimeno che il ministro dei trasporti (chi l'ha visto?), che risponde al nome di Alessandro Bianchi, andare fresco fresco in tv con la giacca nuova e tutto bello pettinato e sbarbato a parlare di Alitalia con il piglio del filosofo, gesticolando con gesti ampi, senza smuoversi ed accennando lievemente a poteri economici occulti che avrebbero messo in campo la loro forza per monopolizzare l'accordo con AirFrance. E tanto lui che cosa ci perde? Lui è il ministro della moda...mica dei Trasporti. "Dovrebbe dimettersi" dopo il fallimento della compagnia di bandiera italiana di volo che oggi rappresenta il principale mezzo di trasporto del globo; ed invece lui interviene con audacia misurata e senza il minimo senso di responsabilità nella trasmissione della prima mattina di Corrado Mineo.
E' colpa nostra. Colpa nostra che non scendiamo in piazza a rompere tutto, che con le ciabatte ai piedi non portiamo per le strade i nostri televisori per tirarli nelle vetrine di Gucci. Colpa nostra, solo colpa nostra che siamo un popolo di vigliacchi per la maggior parte; e per la maggior parte affiliati o aspiranti affiliati ai poteri forti e neanche tanto occulti che dal basso determinano la forza di questa schiera di MASSONI che capeggiano le liste elettorali. Se c'è qualcuno che non ci crede, si vada a vedere lo speciale de La Voce di questo mese. Tanto per citare una fonte...Perché basterebbe leggere tutte le mattine il giornale ad OCCHI APERTI per capire chi sono e che cosa vuole con il TUO voto.

Me ne vado al mare

Eccoci qua. La campagna elettorale procede, oggi qui, domani là, con i suoi camper, con i suoi pullmann colorati. La propaganda va avanti tra un colpo di tetta della Santanchè, un accavallo in autoreggenti della sciura Brambilla, e la bella coscia lunga di Stefania Prestigiacomo - cazzo, se fosse candidata capolista in Campania, voterei piddielle ad occhi chiusi!!! Il casting organizzato da Veltroni e dalla eminenza grigia del piddì Goffredo Bettini ha selezionato gli attori migliori. Ed allora, eccoli, in fila come le puttane sulla litoranea tra Salerno e Pontecagnano, riempire le liste per pararsi il culo in vista della prossima bozza di legislatura di questa eterna prima Repubblica. Il ragionamento che questa gente ha fatto è molto semplice. Visto che i problemi strutturali di questo assurdo belpaese non verranno mai risolti da nessuno, meglio pensare a portare a casa la pagnotta in qualche altra maniera. E allora cosa c'è di meglio di presentarsi (con questa legge elettorale, è sufficiente presentarsi)nelle liste degli uni o degli altri? In tutta franchezza e sincerità, lo schieramento che mi fa più schifo e ribrezzo è quello di centro-sinistra. Lo trovo sinistro. Sì, perchè della vecchia scuola comunista all'italiana è rimasta solo la insopportabile spocchia radical-chic. Questi democratici qua - a loro, preferisco di gran lunga i democratici americani- hanno il brutto vizio di riconoscere il mostro nell'avversario per mettere a tacere l'animale che cova e scalcia nel loro ventre. La battuta del berlusca all'indirizzo della giovane precaria invitata a trovarsi un miliardario da sposare, non fa forse il paio con lo svendere la tragedia delle acciaierie nella vetrina del piddì? E che unità di intenti, poi, vanno reclamando sti democratici? Che razza di unità c'è tra chi muore nelle fabbriche e chi, i sindacati confederali e confindustria, ha agevolato il processo di deresponsabilizzazione della proprietà e delle maestranze all'interno delle fabbriche? Io, sarò pure un reazionario di sinistra, un compagno di destra - come mi chiamavano un tempo tra le terre della Piana del Sele- ma ste cose non le riesco proprio a capire. Una mia amica carissima direbbe che dovrei sintonizzarmi. Ma su che cosa, se nell'aria non ci sono segnali di vita? Davvero, non riesco a cogliere segnali che possano dirsi confortanti. Quest'anno non farò danni, quest'anno voglio fare il qualunquista, quest'anno me ne vado al mare.

mercoledì 19 marzo 2008

Chissà se sono ancora una bambina...

...E' la domanda che si fa Cassia Eller alla fine della sua canzone più famosa Malandragen ovvero Incoscienza. Una cantautrice considerata un mito in patria dove giovani e vecchi sanno a memoria le sue canzoni, mentre nella nostra piccola Italia è quasi sconosciuta. Normalissimo visto che anche in tutta europa e negli Stati Uniti non esistono etichette che abbiano pubblicato Cassia Eller, una cantautrice che scrive dei testi bellissimi (eccezionali i due che ho letto io Malandragen, appunto e O Secundo Sol) interpetrati con un'energia straordinaria. A conoscerla tra i pochi, uno dei più grandi conoscitori di musica in Italia, a detta di molti di nome Maurizio Becker, avellinese di nascita, romano di adozione e già autore radiofonico e televisivo da giovanissimo. La musica gira intorno al mondo...Ed è tanta e varia e per essere ottimisti una volta ogni tanto dichiaro di essere fortunato di vivere in un mondo "collegato" laddove l'accesso alle informazione, (seppure combattuto in Italia più che mai, in questo becero paese di strette di mano e grattate di coglioni) è comunque ancora alla portata di tutti.

Prima del video voglio riportare un'esperienza confacente a questo tema della "diffusione del sapere" e che si riferisce ad un incontro a Roma con un produttore discografico di cui non farò il nome. Mentre si consumava piacevolmente una cena e si chiacchierava di tante cose interessanti
del mondo della musica italiana, improvvisamente, si è imposto il discorso del file sharing e di internet. Lì mi sono sentito dire che "internet sarebbe la prima causa del crollo delle vendite della musica". Io ho sorriso perché penso come un ragazzetto con un computerino che scarica da emule possa metterlo al culo a tutto un apparato di conoscenza di marketing e menate varie che si rompono la testa a tentare di piazzare OVUNQUE dei compact disk e venderli. Ma questa immagine non è proprio piaciuta al mio compagno di forchetta che ha cominciato a tuonare in favore del diritto d'autore. Io ho lasciato cadere la cosa perché non ritengo giusto rovinare una bella serata per una legge che, in Italia e finora non ha prodotto alcun effetto e neanche i più potenti discografici hanno strumenti necessari per comprare la legge. E poi attualmente tutti i provvedimenti che hanno riguardato sequestri o arresti sul file sharing che tecnicamente non è affatto pirateria, non ci sono mai stati. Ma mi viene da dire: troppo facile dare la colpa ad internet. Quanto si è mangiato, mi chiedo, nella fase del post vinile. E mi riferisco a tutti: discografici, manager, musicisti, ecc. Ed ancora: quale credibilità può avere un mondo che vede lo sviluppo di tecnologie di comunicazione come un ostacolo invece che una risorsa?
Perché è una risorsa!
GdBye




NOTA BENE. Il video è di qualità audio video bassissima. Per una qualità migliore ed una garanzia di qualità, mo' to dico, c'è il dvd originale in rete a pochi euro ed con sottotitoli e tutto. A volte si può anche comprare...

Voglio un mondo minorenne

Voglio un mondo minorenne. Stamattina, attraversando i giardini comunali, mi e' venuta in mente questa canzone di Ivan Graziani. Cercavo di ricordarne le parole, e ho pensato, ricordando ricordando, che, alla fine dei conti, eccezion fatta per uno sparuto gruppo di amici, sono circondato da gente triste, ma piu' che triste, direi da gente che si prende troppo sul serio. Ascolto certi loro discorsi che oramai il tempo di scherzare e' finito, che bisogna cambiare musica, che bisogna prendersi le proprie responsabilita'. Ma chi glielo ha ordinato il dottore, per caso? Io voglio rimanere un irresponsabile del cazzo, ma non per questo vado a rompere i coglioni alla gente suggerendole di comportarsi da incoscienti, o di fare come me che il massimo progetto che riesco a fare e' dove andare a mangiare tra un paio d'ore o al massimo al massimo trovare chi me la dara' stasera. E' come il fatto di chi si alza presto la mattina e di chi dorme fino a tardi. Quelli che si svegliano presto scassano la minchia a chi se ne vorrebbe stare a letto fino a mezzogiorno passato. Io vado avanti per la mia strada, e i miei comportamenti, i miei pensieri, purtroppo, non si combaciano con quelli della maggior parte della gente. E mi rattrista, e lo dico sinceramente, rendermi conto che chi mi sta davanti -mai dietro per carita' di dio- si aspetta da me azioni e pensieri - sono sempre un castrista romantico!!!- che sono codificate dal loro modo di ragionare, dal loro modo di pensare, escludendo quasi a priori che un altro modo di fare e' possibile. Ed ogni volta e' sempre la stessa storia, hai voglia a spiegare che con una donna ci puoi anche essere solo amico e che non e' detto che te la devi per forza scopare, hai voglia a dire che a te della carriera te ne strafotte, hai voglia a dire che ti interessa stare con le persone senza aspettare che ti diano per forza qualcosa in cambio, hai voglia a... . Al momento mi danno anche ragione, ma in fondo, presuntuosi del cazzo, sono convinti che loro si che hanno capito come si fa, e che prima o poi andro' a parare dove dicono loro.
Mo veramente mi sono rotto il cazzo, e, come direbbero a Roma, che annassero tutti a pigliarlo nder culo, che magari gli piace pure, ma non lo hanno scoperto ancora.

lunedì 17 marzo 2008

Sedimenti

I nodi vengono al pettine o giu' di li'. Tutto pare liscio, tranquillo. Ma e' solo quello che appare in superficie. Bisogna andare un poco piu' in profondita'. E li' concentrarsi, con lo sguardo su tutti i pezzi ed i frantumi che mi vedono fluttuante in mezzo a loro, per capire come stanno veramnete le cose. Difficile la ricomposizione del quadro generale. Impossibile, direi, la pacificazione, specie se all'iniziale incrinatura del cristallo e' seguita una rottura in tanti, tantissimi frammenti. In ciascuno di essi, pero', mi posso ancora specchiare, e vederci ogni minuscola parte di me di cui avevo perso quasi cognizione, di cui avevo perso quasi memoria. Libero, oramai, dal dogma delle fedi, recupero la distanza giusta per vedere al di la' del fumo delle parole e delle barricate. Dietro ogni tua frase, dietro ogni tua parola, alla fine dei conti, scorgo un perverso giro di attenzioni mirate, di adulazioni premeditate per una eventuale contropartita. Ora ti lascio parlare, ti lascio articolare gli stessi pensieri dei tempi che furono, lascio che mi guardi negli occhi, e fisso il mio sguardo nel tuo. Vedo, tra le mille sfumature che fanno il colore delle tue pupille, quelle stesse parti di me che vedo riflesse nei frammenti che raccolgo tra le pieghe degli abissi tra cui, disperato, mi aggiro. Non gia' ricordo di persona, ma sedimento che non torna piu' a galla.

mercoledì 12 marzo 2008

Jung e il nazismo


Nel 1930 Jung fu nominato presidente onorario della Associazione tedesca di psicoterapia. Con l'avvento del nazismo questa Associazione, alla quale aderivano parecchi psicoterapeuti ebrei, fu sciolta e ne fu creata un'altra a carattere internazionale e sempre con Jung presidente.


Nel 1934 Jung fu criticato per la sua adesione ad un'organizzazione di origine nazista, oltre che per la sua funzione di redattore capo della rivista Zentralblatt fur Psychotherapie, un periodico di analoga matrice nazista. Jung e i suoi difensori, in questa querelle sulla presunta adesione di Jung al nazismo, replicarono sostenendo che la sua presenza in questi organismi avrebbe permesso di salvaguardare l'attività degli psicoterapeuti tedeschi ebrei.


In questa stessa epoca Hitler prendeva il potere in Germania e, sfortunatamente per Jung, il caso volle che il redattore tedesco della rivista, il cui nome compariva accostato a quello di Jung risultava essere il professor Göring, cugino del più famoso Hermann Göring, delfino di Adolf Hitler.
In questo periodo di presidenza Jung scrisse l'articolo "Wotan" apparso sulla Neue Schwezer Rundschau che in seguito diverrà il primo capitolo dell'opera Aspetti del dramma contemporaneo.
Sempre i sostenitori di Jung in questa querelle sostennero che Jung non accettò questo incarico a cuor leggero ma nella speranza di salvare il salvabile, tant'è che, quando si accorse di non poter fare nulla, nel 1939 rassegnò le dimissioni sia dalla carica di presidente della "Società medica internazionale di psicoterapia" sia da redattore della rivista. In questo stesso periodo le autorità hitleriane avevano già preso misure contro Jung: gli era stato negato l'accesso in territorio tedesco, le sue opere vennero bruciate o mandate al macero in tutti i paesi d'Europa nei quali era possibile e il suo nome figurò nella famigerata lista "Otto", vicino a quella di Freud e di molti altri (come testimoniato da alcuni conoscenti, Jung temeva di poter essere "liquidato" dalle SS in caso di invasione della Svizzera durante la seconda guerra mondiale, proprio per via delle sue note posizioni critiche antinaziste).

lunedì 10 marzo 2008

Jung child

Nel 1912 Jung pubblicò il suo testo fondamentale Trasformazioni e simboli della libido, dove erano presenti i primi disaccordi teorici con Freud assieme al primo abbozzo di una concezione finalistica della psiche. I disaccordi continuarono nelle conferenze sulla psicoanalisi (Fordham lectures) tenute da Jung lo stesso anno a New York. L'aspetto centrale delle differenze teoriche risiedeva in un diverso modo di concepire la libido: mentre per Freud il "motore primo" dello psichismo risiedeva nella pulsionalità sessuale, Jung proponeva di riarticolare ed estendere il costrutto teorico di Libido, rendendolo così comprensivo anche di altri aspetti pulsionali costitutivi "dell'energia psichica". La "sessualità" passa così dall'essere costrutto unico e centrale nella metapsicologia Freudiana, a costrutto importante ma non esclusivo della vita psichica in quella Junghiana. La libido è l’energia psichica in generale, motore di ogni manifestazione umana, compresa la sessualità. Essa va aldilà di una semplice matrice istintuale proprio perché non è interpretabile solo in termini causali. Le sue “trasformazioni”, necessarie a spiegare l’infinita varietà di modi in cui si dà l’uomo, sono dovute alla presenza di un particolare apparato di conversione dell’energia, la funzione simbolica.

lunedì 3 marzo 2008

Un filo di paglia

A volte mi capita di censurarmi: mi sembra necessario! Non sempre si può dire quello che viene dalle viscere, si potrebbe essere detestati più di quanto si vorrebbe...Il mio limite è il non detestarmi abbastanza, il non raggiungere quel punto di totale perdita di cui il mio animo - un po' torbido - ha bisogno di raggiungere per tirare fuori la verità di cui esso ama nutrirsi.

Siamo giunti nell'era della verità, dove ogni dogma sta per essere messo in discussione e lentamente abbattuto. La lista è già scorsa e sta lentamente ultimandosi. Il processo è già in atto, anche se si tenta di non manifestarlo; anche se tutte le forze, le più visibili e le più occulte, lavorano per mettere il fuoco sotto la cenere. Non ci sono quasi più cadaveri da bruciare...

Dobbiamo dunque fare i conti con le nostre viscere e con quelle dei nostri nemici più acerrimi, nonché compagni di battaglia: guerriglieri nella savana armati chissà della loro voglia di essere (finalmente!); del non credere più, del tacere meno, di non far tornare più i conti.

Seppur divisi lavoreremo tutti per far crescere un filo di paglia.

domenica 2 marzo 2008

Le allettanti promesse

Era ieri l'altro. Un amico mi diceva del sogno che aveva fatto durante la nottata. Io, lui, il mio vecchio, un campo coltivato. Si passeggiava, si parlava di politica. Ebbene si. Di politica. Da molte lune, oramai, non se ne sente più parlare. Solo verbose discussioni e parole estratte a sorte da un cilindro. Mi sembra di vederle galleggiare nel liquido denso ma trasparente di questi anni, le vocali e le consonanti. Dal basso però. Perchè noi rimaniamo, corpi gravi, vittime del peso, ancorati con i piedi per terra. A volte, qualcuno tenta di liberarsi per librarsi. Ma niente da fare. Il gas che ci riempie, esce dalle nostre mortali spoglie e disperdendosi ci fa precipitare di nuovo a terra, sul selciato, come il protagonista di quella canzone di Daniele Silvestri, Salirò si chiamava. La canzone si intende. Però, a ben vedere, non è poi così malaccio rimanere al suolo, specie se la terra è quella di un orto. Disteso, una guancia contro la terra, guardo di traverso i solchi che mio padre ha preparato per le patate e le cipolle. Schiaccio una delle mie orecchie contro il suolo, proprio come in quei film dei cow-boys quando il protagonista si stende sui binari per capire se il treno sta per arrivare. Mi sistemo per bene, e mi pare di riuscire a sentire le radici tuberose che piano piano si dipartono dal cuore delle sementi per farsi spazio tra le pieghe del sottosuolo. E' un rumore strisciante, mi rassicura. Mi rassicura pensare che ogni cosa della natura ha il suo tempo. Dare tempo al tempo. A giugno si raccolgono le patate, ora e' il tempo dei broccoli, dopo nove mesi nasce un bambino. Intanto, in sovrapposizione, il rumore della zappa del mio vecchio, addosso una camicia di quando faceva l'operaio, che dissoda tutta la terra intorno. Non perde un colpo. Affonda tra le zolle dure, poi l'arnese che si stacca dalla terra fino ad arrivare all'altezza delle spalle, forse appena un poco più indietro, e poi di nuovo giù, e ancora così avanti per tutto questo pomeriggio, in cui mi sento come in certe canzoni di Mogol e Battisti, sai di quelle belle reazionarie come quella delle promesse allettanti o quell' altra del canto brasileiro, o quell'altra ancora del leone e della gallina. E a proposito di cose reazionarie, mio padre mi ha sempre ricordato Pietro Germi, non fisicamente però perchè mio padre è bello, quello del film Il Ferroviere. Lo stesso modo di essere triste e disilluso, lo stesso modo di essere contro il comunismo dei borghesi che scioperano per un miserabile aumento in busta paga, stesso modo di finire stanco e distrutto sul divano del soggiorno, mentre di là stupide galline - qua è Battiato che parla- si azzuffano per niente, e le barricate in piazza le fai per conto della borghesia. Si, questo pomeriggio sta andando incontro alla sua fine, e mi vengono in mente tante cose, anche perchè in questo sogno non ci siamo solo io e il mio babbo, ma pure chi sto sogno me lo ha raccontato. E mi pare di intravederlo, anzi lo vedo proprio, riflesso nell'acqua piovana che si è raccolta in quei fusti di plastica alti poco più di mezzo metro, quelli che si usano mettere lungo il perimetro del capanno degli attrezzi. La sua camminata da giocatore di pallone, la sigaretta nella destra, sempre pronto a dividere un caffè, una frittata alle verdure, un blog sulla rete fatta di bit. Era parecchio che non lo vedevo questo fratello aggiunto, forse dalle feste di natale. Mi ha fatto davvero piacere incontrarlo oggi, in quest'acqua piovuta dal cielo, lontano dai facciotti appesi ai muri di città e sufficientemente distante, tanto da non udirli, dai diffusori che dai palchi fanno propagare comizi e musica da bancarella. E' proprio un bel sogno, ma sta volgendo al termine. Ancora un altro po', il tempo di un altro caffè, il tempo di raccogliere i frutti, il tempo di un altro riflesso, di un altro miraggio.

sabato 1 marzo 2008

Alla ricerca dei Nirvana mentre Veltroni parlava...


Stamattina come ogni sabato mattina una veloce puntata in libreria a prendere un po' di ossigeno dalle tossine settimanali e vedere un po' di novità. Quello che più mi ha colpito sono i due libri sui Nirvana che, manco a dirlo o a farlo apposta, sto ascoltando a tutta in questi giorni. I libri sono Kill your friends (Arcana libri, 16 euro) e Nirvana - La vera storia (Mondadori, 22 euro). Per la verità due libri molto approfonditi sul gruppo principe del grunge americano ma, ovviamente, molto diversi. Il primo è strettamente indicati per appassionati con traduzione e commentodei ai testi; una copertina a dir poco ammiccante con Kurt Cobain stile angelo caduto dal cielo e con un formato molto agile. Il secondo con la copertina di Nevermind, una di quelle operazioni mondadori di grande spessore perché sembra che questo sia un pezzo di storia dei Nirvana sul quale si battono da tempo per una pubblicazione italiana i "malati" del forum di Kurt Cobain qualcuno dei quali ha letto il libro in inglese. Apro il libro e leggo la biografia del giornalista Everett True, un accolto dalla famiglia Cobain dopo il funerale e dallo stesso Kurt in un'esibizione sulla sedia a rotelle. Apro il forum e trovo una breve recensione che parla del libro come uno dei migliori pubblicabili.

Sono nella mattinata giusta ed ho voglia di cercare. Dopo aver letto Nirvana della Coniglio, un libro più documentaristico e fotografico, avrei voglia di immergermi un po' nell'atmosfera di quegli anni e disquisire insieme all'autore della morte di Cobain. Malattie di un sabato mattina...Allora prendo e vado nel negozio di dischi del centro a poche centinaia di metri dalla libreria. Mentre attraverso via dei rovi, tra i soliti negozi e qualche bottega sopravvivente, sento uno scroscio di applausi ed una voce familiare, quasi quotidiana che rimbomba dalla piazza nella via tra antichi palazzi del centro storico. Tiro dritto e penso che questa penosa e allo stesso tempo divertente campagna elettorale all'italiana è cominciata, consolandomi che fosse normale un comizio di questi tempi. Del resto la faccia di Veltroni l'hanno appesa da poco sotto la finestra della mia cucina e continua a sventolare dicendo "Non cambiare governo..."

...Cambia canale!

Tiro dritto nel negozio di dischi e cerco tra i libri Arcana. Niente non c'è neanche il nuovo e nessuno di quelli vecchi che parla dei Nirvana. "Eppure, ci deve essere..." penso ed intanto giro l'angolo e scorgo un cd, il primo, BLEACH, lo prendo e nel momento che nella mia mente si materializzano i pezzi sento: "In questo momento che sto parlando, credo che tutti voi lo sappiate, voglio rivolgere il pensiero ad un amico, ad un grande rappresentante popolare oggi raggiunto da un avviso di garanzia...Sono momenti brutti e noi vorremo che non accadessero mai certe cose...E' per questo che vi chiedo un applauso di solidarietà per...ANTONIO BASSOLINO!

Rimango impietrito: ho riconosciuto la voce. Non c'è bisogno che io esca e mi affacci nella piazza gremita ed applaudente. L'ho riconosciuto. Quella faccia che sventola, quello slogan...Solo un uomo sarebbe capace di dire tanto...Non oso neanche nominarlo nella mia mente. Ripongo l'attenzione su Kurt Cobain, sdraiato su una batteria, strafatto con la chitarra penzolante. Vedo i suoi occhi che mi dicono: "Come si sta lassù? Quaggiù benissimo!". Prendo il disco, lo compro, esco dal negozio. La gente applaude, è ancora nel delirio. Mi allontano piano, sento partire dalla piazza un inno che solo raramente mi capita di riconoscere: "Fratelli d'Italia, l'Italia sedesta, sull'elmo di Sciopio s'è cinta la testa...."

Rifiuti: Bassolino, ex Impregilo rinviati a giudizio

Lazarus (lanza280@yahoo.com) ti ha inviato un articolo

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Testo del messaggio:

Finalmente i nodi vengono al pettine. Chi parlava di corruzione e combatteva la figura di Antonio Bassolino, invece che esaltarne le doti di grande principe della Campania, può prendere fiato e fare un sorriso di soddisfazione. Un sorriso e niente più perché la situazione non permette certo di esultare. Oggi per chi vive in Campania e particolarmente a sud di Napoli (nonché suddito di Napoli...) tra arretratezza economica e penuria lavorativa deve continuare a sentire parlare male, malissimo della Campania per anni tenuta in mano al potere di Antonio Bassolino e Ciriaco De Mita. Finalmente! Antonio Bassolino ormai indagato su più fronti dalla magistratura napoletana, quella stessa magistratura che ha sottaciuto per anni ora finalmente si è svegliata ed ha deciso di porre fine ad un potere che iniziava a evacuare il suo puzzo stantio del marcio che lo ha contraddistinto. E Ciriaco De Mita, l'uomo dalle sette vite come i gatti, quello che non muore mai e non è mai morto; l'uomo che è riuscito a partorire un ministro della giustizia figlio dell'Opus Dei; proprio lui Ciriaco De Mita cacciato a calci dal Partito Democratico da parolaio Veltroni che questa volta ha detto "No grazie". E' la frattura, la spaccatura tra il vecchio potere prodiano, cattolico e massone, ed il nuovo "non si sa cosa" veltroniano che si dice nuovo solo perché ultimo. Tornando alla Campania, dunque, anche se nessuno si illude che le cose possano cambiare possiamo gridare a viva voce: "Finalmente sta morendo!" in riferimento proprio a questo cancro di comunisti e democristiani che continuavano a nuocere non solo a Napoli ma a tutta una regione straordinaria con un patrimonio umano e naturale da far invidia a tutta l'Italia. Ma la guerra contro il "vecchio" non è ancora finita ed ormai ci si aspetta solo un colpo di coda da parte di questi dinosauri della politica.
Chi è stato costretto ad andare a testa alta, chi invece a rimanere a testa bassa. Chi ha deciso di mandare affanculo lui e tutta la sequela di potere vetero comunista/democristiamo con il quale il duo De Mita-Bassolino hanno tenuto per le palle la Campania per vent'anni ora finalmente li può vedere arrampicarsi sugli specchi per cercare di mantenere un decoro davanti all'opinione pubblica. Il caso di corruzione dell'Impregilo è una cosa vecchia come il cucco. Anche a Battipaglia la ditta per anni figlia della Fiat e della FisiaItalimpianti (vera appaltatrice di quell'opera) voleva costruire un termovalorizzatore a suon di tangenti pagate ad amministrazione locale (allora Fernando Zara) su terreni tenuti da famiglia affiliate alla camorra. Qui doveva sorgere un impianto con un progetto del 1970! Allora, nel 2000, qualcuno si ribellava a questa situazione, qualcuno, solo qualcuno, ha protestato passando le notti in quella "particella" di terra sotto la ferrovia, proprio dove ora sorge l'impianto di compostaggio dei rifiuti, ora finalmente può dire di essere soddisfatto e di avere avuto ragione ('a ragion è de' i' fessi) ad opporsi ad una situazione vergognosa di violenza su un territorio e sulla legalità delle competenze dello Stato contro le quali questi piccoli uomini dal grande potere continuano a nuocere.

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Rifiuti: Bassolino, ex Impregilo rinviati a giudizio
http://it.notizie.yahoo.com/rtrs/20080229/tts-rifiuti-rinvio-ca02f96.html

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